Russia: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2020

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Federazione russa

Capo di stato: Vladimir Putin

Capo di governo: Michail Mišustin (subentrato a Dmitrij Medvedev a gennaio)

La pandemia da Covid-19 ha messo in luce la cronica mancanza di risorse dell’assistenza sanitaria. Le autorità hanno usato la pandemia come pretesto per continuare la repressione di ogni tipo di dissenso, anche modificando una legge formulata in modo vago sulle “fake news” e inasprendo le restrizioni per le riunioni pubbliche. Manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani e attivisti civili e politici sono stati arrestati e perseguiti. La persecuzione dei testimoni di Geova si è intensificata. La tortura è rimasta endemica, così come la quasi totale impunità per i responsabili. Il diritto a un processo equo è stato regolarmente violato, mentre modifiche alle leggi hanno determinato un’ulteriore riduzione dell’indipendenza giudiziaria. Le segnalazioni di violenza domestica sono aumentate notevolmente durante le misure di lockdown per il Covid-19, mentre il progetto di legge sulla violenza domestica è rimasto bloccato in parlamento. Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazioni e persecuzioni. Migliaia di lavoratori migranti hanno perso il lavoro durante la pandemia ma non sono stati in grado di lasciare il paese per la chiusura delle frontiere. Sono emerse prove che confermano le accuse di crimini di guerra da parte delle forze russe in Siria.

 

CONTESTO

La recessione economica, dovuta al calo dei prezzi del petrolio, alla diminuzione degli investimenti e alle sanzioni straniere ed esacerbata dalla pandemia da Covid-19, ha portato a un ulteriore impoverimento di una porzione crescente della popolazione. Il malcontento si è allargato, con un lento ma costante aumento delle proteste. Il governo ha regolarmente affrontato, e ignorato, crescenti accuse di corruzione a tutti i livelli. Le misure annunciate dal presidente Vladimir Putin e dal suo governo, come il congedo retribuito esteso per tutti i lavoratori, in risposta al Covid-19, non sono riuscite a rispondere alle più ampie preoccupazioni della gente.

Le autorità hanno introdotto molteplici modifiche alla costituzione, con l’evidente scopo di rimuovere le restrizioni legali alla partecipazione del presidente Putin alle future elezioni presidenziali.

La Russia ha mantenuto una forte influenza sui paesi più prossimi e ha proseguito l’occupazione della Crimea e di altri territori.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova il sistema sanitario, evidenziando la cronica mancanza di risorse. In tutto il paese è stata segnalata frequentemente la carenza di posti letto in ospedale, di farmaci, di attrezzature mediche e di protezione, oltre al ritardo nel pagamento dei salari degli operatori sanitari. La notevole differenza fra le cifre ufficiali e quelle indipendenti sulla percentuale di contagi e di mortalità ha fatto ritenere che il governo avesse comunicato numeri inferiori.

Operatori sanitari

Chi tra gli operatori sanitari e altri gruppi ha denunciato la situazione, ha subìto rappresaglie, comprese misure disciplinari e procedimenti giudiziari per “fake news”.

La dottoressa Tat’jana Revva è stata arbitrariamente redarguita e minacciata di licenziamento per aver ripetutamente lamentato la carenza e l’inadeguatezza dei dispositivi di protezione. La polizia ha esaminato e respinto le accuse contro di lei a seguito di una denuncia del primario dell’ospedale che l’ha accusata di diffondere “fake news”.

Condizioni carcerarie

L’assistenza medica e le norme sanitarie negli istituti di pena sono rimaste inadeguate e ulteriormente aggravate dalla pandemia. Sebbene le autorità abbiano implementato misure sanitarie restrittive aggiuntive, non hanno intrapreso iniziative per ridurre la popolazione carceraria. Osservatori indipendenti hanno considerato inaffidabili i dati ufficiali sul Covid-19 nelle prigioni.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE

La libertà di riunione pacifica è rimasta limitata, con ulteriori restrizioni introdotte a dicembre. Le regole relative alle assemblee pubbliche e ai picchetti di una sola persona sono state ulteriormente ridotte in risposta alla pandemia e alcune regioni le hanno vietate completamente. Nonostante le rappresaglie, le manifestazioni pubbliche di protesta sono state in genere piccole ma regolari. Si è avuto un forte incremento del numero di singoli manifestanti arrestati e perseguiti.

Il 15 luglio, oltre un centinaio di manifestanti pacifici contrari alle modifiche costituzionali sono stati arrestati arbitrariamente e almeno tre picchiati duramente dalla polizia di Mosca. Decine di persone sono state multate o detenute da cinque a 14 giorni.

Il 9 luglio, l’arresto di Sergej Furgal, che nel 2018 aveva sconfitto il candidato vicino al Cremlino ed era stato eletto governatore nella regione di Chabarovsk, nell’estremo oriente russo, ha provocato proteste di massa pacifiche ogni settimana nella città di Chabarovsk e manifestazioni di solidarietà in tutta la Russia. Insolitamente, a decine di migliaia di persone è stato permesso di marciare ripetutamente a Chabarovsk, prima che, il 18 luglio, la polizia effettuasse i primi arresti. Il 10 ottobre, la polizia ha disperso la protesta per la prima volta, arrestando almeno 25 persone, di cui almeno cinque sono state condannate a diversi giorni di detenzione. A fine anno, le proteste a Chabarovsk erano ancora in corso.

A dicembre, il manifestante pacifico Konstantin Kotov è stato rilasciato dopo essere stato arrestato nel 2019 per “ripetuta violazione” delle norme sulle riunioni pubbliche. A gennaio, la Corte costituzionale aveva ordinato una revisione del suo caso e ad aprile un tribunale di Mosca ha ridotto la sua pena da quattro anni a 18 mesi. Altri perseguiti per lo stesso reato includevano l’attivista politica Julia Galjamina, a cui è stata inflitta una condanna a due anni con la condizionale a dicembre, l’attivista Vjačeslav Egorov, sotto processo a Kolomna, e il manifestante Aleksandr Prikhod’ko di Chabarovsk. A dicembre, il caso di Aleksandr Prikhod’ko è stato archiviato.

Oltre ad aver fatto uso abituale di forza eccessiva e non necessaria contro chi protestava, la polizia ha anche consentito la violenza contro i manifestanti da parte di altri gruppi. A Kuštau, in Baschiria, attivisti ambientali pacifici che si opponevano a un progetto minerario locale sono stati ripetutamente aggrediti da personale di sicurezza privato, che occasionalmente operava a fianco della polizia, nell’impunità. Il 9 agosto, circa 30 guardie di sicurezza private e circa 100 uomini mascherati hanno attaccato un accampamento dove si trovavano 10 attivisti ambientali. La polizia è stata chiamata ma non è intervenuta. Ciò ha innescato ulteriori proteste locali che, a fine agosto, hanno indotto alla chiusura del progetto minerario.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Sono proseguite le restrizioni alla libertà d’espressione. Il 1° aprile, le modifiche alla cosiddetta legge sulle “fake news”, approvata per la prima volta nel 2019, hanno reso reato la diffusione di “informazioni consapevolmente false su circostanze che minacciano la vita e la sicurezza dei cittadini e/o sulle azioni del governo per proteggere la popolazione”. Si rischiavano fino a cinque anni di reclusione se la diffusione d’informazioni portava a lesioni personali o morte, con pesanti multe per i media. Centinaia di persone sono state multate con procedimenti amministrativi e almeno 37 hanno subìto procedimenti penali ai sensi di questa legge, molti dei quali erano attivisti civili critici, giornalisti o blogger. Almeno cinque organi di stampa sono stati perseguiti. Il quotidiano Novaja Gazeta e il suo caporedattore sono stati multati due volte, ad agosto e settembre, per articoli sul Covid-19 e hanno ricevuto l’ordine di cancellare i relativi articoli online.

Giornalisti

Sono continuate le vessazioni, i procedimenti giudiziari e le aggressioni fisiche contro i giornalisti. Il 30 giugno, la polizia di San Pietroburgo ha aggredito il giornalista David Frenkel in un seggio elettorale e gli ha rotto un braccio. Il 15 ottobre, un giornalista di Chabarovsk, Sergej Plotnikov, è stato rapito da uomini mascherati, condotto nei boschi, picchiato e sottoposto a una finta esecuzione. Una volta rilasciato, l’uomo ha denunciato l’incidente alla polizia ma a fine anno non era stato informato di alcuna indagine.

Una giornalista di Nižnij Novgorod, Irina Slavina, ha subìto continue molestie da parte delle autorità. Il 1° ottobre, la sua casa è stata oggetto d’irruzione e perquisizione e la polizia l’ha convocata come testimone in un procedimento penale contro un attivista locale, ai sensi della legge sulle “organizzazioni indesiderate”. Il 2 ottobre è morta dopo essersi autoimmolata per protesta davanti alla sede regionale della polizia.

Il 6 luglio, un tribunale militare di Pskov ha condannato la giornalista Svetlana Prokopieva per “giustificazione pubblica del terrorismo” e l’ha multata per 500.000 rubli (circa 6.300 dollari Usa) per i suoi commenti pubblici sulle politiche repressive che potrebbero aver spinto un uomo di 17 anni a farsi saltare in aria vicino all’edificio del servizio di sicurezza federale, nella città di Arcangelo.

Internet

La censura di Internet è proseguita. A giugno, la Corte europea dei diritti umani (Cedu), nel caso Vladimir Kharitonov vs. Russia e altri tre casi, ha stabilito che le misure di blocco di Internet erano “eccessive e arbitrarie” e violavano il diritto di trasmettere e ricevere informazioni. Ad agosto, un tribunale di Mosca ha inflitto a Google una multa di 1,5 milioni di rubli (18.899 dollari Usa) e a dicembre una da tre milioni di rubli (40.580 dollari Usa), perché il suo motore di ricerca elencava “contenuti pericolosi” vietati dalle autorità russe. A dicembre, il presidente Putin ha firmato una legge che ha introdotto sanzioni alle piattaforme Internet straniere per il blocco dei contenuti dei media russi. Un’altra legge approvata a dicembre ha introdotto la reclusione per diffamazione commessa via Internet.

Repressione del dissenso

Gli attivisti dell’opposizione e altre voci dissenzienti hanno subìto gravi rappresaglie. Nell’ambito del procedimento penale politicamente motivato contro la Fondazione anticorruzione del leader dell’opposizione Aleksej Naval’nyj, a gennaio sono stati congelati 126 conti bancari appartenenti ai suoi associati e sono stati intentati casi di diffamazione penale e civile contro Aleksej Naval’nyj e altri. Il 20 agosto, Aleksej Naval’nyj si è ammalato durante un volo da Tomsk. È stato ricoverato d’urgenza e in seguito trasportato in aereo in Germania, dove gli è stato diagnosticato un avvelenamento da agente nervino, usato a livello militare. Le autorità russe non hanno indagato sull’avvelenamento.

Il 12 maggio, lo sciamano siberiano Aleksandr Gabyšev, che aveva promesso di “epurare” il presidente Putin dal Cremlino, è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico dopo essersi rifiutato di sottoporsi al test per il Covid-19. È stato dimesso il 22 luglio a seguito di critiche in Russia e all’estero.

A giugno, il blogger politico Nikolaj Platoškin è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa penale di “incitamento a disordini di massa” e diffusione di “informazioni consapevolmente false”, per aver pianificato una protesta pacifica contro le modifiche alla costituzione.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Molestie, procedimenti giudiziari e aggressioni fisiche contro i difensori dei diritti umani sono rimasti all’ordine del giorno.

Gli attivisti Alexandra Koroleva, a Kaliningrad, e Semën Simonov, a Soči, sono stati accusati e hanno rischiato la reclusione per il mancato pagamento di multe arbitrarie e pesanti, per conto delle rispettive Ong.

Il 6 febbraio, la giornalista Elena Milašina e l’avvocata Marina Dubrovina sono state aggredite dalla folla in un albergo a Groznyj, in Cecenia. A marzo è iniziata un’indagine formale ma è stata evidentemente inefficace. Nel frattempo, il capo ceceno Ramzan Kadyrov ha emesso minacce di morte, solo in parte velate, contro Elena Milashina, nella completa impunità.

L’appello dell’avvocato Mikhail Benjaš contro la sua condanna penale, che potrebbe comportare la radiazione dall’ordine degli avvocati, iniziato a ottobre, a fine anno era ancora in corso.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Le leggi sugli “agenti stranieri” e sulle “organizzazioni indesiderate” sono state spesso utilizzate per diffamare le Ong indipendenti, privarle dei fondi e sanzionare severamente i loro membri. A dicembre sono state firmate ulteriori modifiche legislative draconiane, inclusa l’estensione delle disposizioni sugli “agenti stranieri” al personale delle Ong, ai gruppi non registrati e a singoli individui.

Ad aprile, l’Ong educativa Projectoria è stata costretta a registrarsi come “agente straniero” per evitare multe, mentre il suo ente donatore all’estero, Project Harmony, è stato dichiarato “indesiderato”.

A ottobre, l’attivista Jana Antonova di Krasnodar è stata condannata a 240 ore di lavoro obbligatorio, per associazione con una “organizzazione indesiderata”, per aver condiviso online contenuti con il marchio di Open Russia e aver preso parte a picchetti di una sola persona. In seguito, è stata nuovamente multata nell’ambito di un nuovo procedimento amministrativo.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO

I procedimenti contro i testimoni di Geova per accuse di “estremismo” sono aumentati, anche nella Crimea occupata, con un numero crescente di condanne e pene più lunghe. A fine anno, 362 persone erano sotto inchiesta o a processo, 39 erano state condannate e sei incarcerate. A giugno, per esempio, la Corte suprema de facto della Crimea ha condannato in appello Artem Gerasimov a sei anni di reclusione e al pagamento di una multa di 400.000 rubli (5.144 dollari Usa).

 

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Tortura e altri maltrattamenti sono rimasti dilaganti, mentre il numero di responsabili condannati è stato insignificante. I procedimenti giudiziari erano tipicamente per “abuso di autorità” e hanno originato condanne miti.

Dodici ex agenti penitenziari della colonia penale di Jaroslavl’ sono stati condannati fino a quattro anni e tre mesi di reclusione, dopo che è trapelato un video del 2017 che mostrava le percosse inflitte a un detenuto. Sei di loro sono stati immediatamente rilasciati a causa del tempo già trascorso in detenzione. L’ex capo e vice capo della colonia sono stati assolti.

 

PROCESSI INIQUI

Le violazioni del diritto a un equo processo sono state frequenti. Ai detenuti sono stati negati gli incontri con gli avvocati e vari processi hanno continuato a essere chiusi al pubblico, spesso usando arbitrariamente la pandemia da Covid-19 come giustificazione.

Rispettivamente a febbraio e giugno, sette giovani di Penza e due di San Pietroburgo hanno ricevuto condanne fino a 18 anni di reclusione con accuse di terrorismo inventate, per il loro presunto coinvolgimento con un’organizzazione inesistente chiamata “Rete”. Sono state ignorate numerose accuse di tortura e altri maltrattamenti e di fabbricazione di prove.

Modifiche alla costituzione e alle leggi hanno ulteriormente eroso il diritto a un equo processo, anche conferendo al presidente il potere di nominare i giudici delle corti costituzionale e suprema e di orientare la nomina di tutti i giudici federali e il licenziamento di giudici federali anziani.

Controterrorismo

La legislazione antiterrorismo è stata ampiamente utilizzata in modo ingiusto, spesso per prendere di mira il dissenso.

Il giornalista Abdulmumin Gadžjev, del Daghestan, è rimasto in custodia con accuse fittizie di finanziamento del terrorismo e partecipazione a organizzazioni terroristiche ed estremiste. Il suo processo è iniziato a novembre.

Nella Crimea occupata, le accuse di appartenenza all’organizzazione islamista Hizb-ut-Tahrir (etichettata come movimento “terrorista” dalla Russia nel 2003) sono state ampiamente utilizzate per incarcerare i tatari di Crimea. A giugno, il difensore dei diritti umani della Crimea Emir-Usein Kuku ha perso l’appello contro la sua condanna a 12 anni di carcere. A settembre, un altro difensore dei diritti umani della Crimea, Server Mustafajev, è stato condannato a 14 anni di reclusione.

A settembre, 19 uomini di Ufa, in Baschiria, accusati di presunta appartenenza a Hizb-ut-Tahrir e condannati da 10 a 24 anni, hanno perso il processo di appello; uno degli imputati si è visto ridurre la pena di un anno.

 

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Le proposte per introdurre una legge sulla violenza domestica sono rimaste bloccate in parlamento, mentre le Ong hanno segnalato un forte aumento della violenza domestica a seguito delle misure di lockdown per il Covid-19.

A giugno, nella causa Polšina vs. Russia, la Cedu ha dichiarato che le carenze del sistema legale relative alla violenza domestica violavano i divieti di tortura e discriminazione. La Corte ha sottolineato la costante incapacità della Russia d’indagare sulle violenze e la tolleranza pluriennale di “un clima che favoriva la violenza domestica”.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazioni e persecuzioni. Le modifiche costituzionali hanno ridefinito il matrimonio come “unione tra un uomo e una donna”, rafforzando le limitazioni esistenti al matrimonio tra persone dello stesso sesso e le conseguenti restrizioni, inclusa l’adozione da parte di coppie omosessuali.

L’attivista per i diritti Lgbti Julia Cvetkova è stata multata per 75.000 rubli (1.014 dollari Usa) per aver pubblicato online i suoi disegni a sostegno di coppie dello stesso sesso e ha subìto altre sanzioni, tra cui un procedimento penale in corso per pornografia, relativo ai suoi disegni sulla body positive, che rappresentavano genitali femminili.

 

DIRITTI DEI MIGRANTI

Oltre un terzo dei lavoratori migranti stranieri ha riferito di aver perso il lavoro a causa della pandemia da Covid-19 e migliaia sono rimasti bloccati in Russia a causa della chiusura delle frontiere. Ad aprile, un decreto presidenziale ha alleggerito i permessi di lavoro e le norme di soggiorno per migranti e rifugiati e ha sospeso temporaneamente i rimpatri forzati di stranieri e apolidi. Alcune autorità regionali hanno bloccato la detenzione temporanea dei migranti, sebbene siano state anche segnalate nuove decisioni su rimpatri forzati.

 

ATTACCHI ILLEGALI

Le prove, comprese dichiarazioni di testimoni, video, fotografie e immagini satellitari, di sette attacchi aerei contro strutture mediche e scuole da parte delle forze russe e quattro delle forze siriane o russe, tra maggio 2019 e febbraio 2020 in Siria, hanno confermato le accuse di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, equivalenti a crimini di guerra (cfr. Siria).

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