Siria: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2020

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REPUBBLICA ARABA DI SIRIA

Capo di stato: Bashar al-Assad

Capo di governo: Hussein Arnous (subentrato a Imad Khamis a giugno)

Le parti coinvolte nel conflitto in Siria hanno continuato a commettere nell’impunità gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e altre palesi violazioni dei diritti umani. Le truppe governative siriane e russe hanno compiuto attacchi diretti contro la popolazione e obiettivi civili, compresi ospedali e scuole, lanciando bombardamenti aerei sulle città dei governatorati di Idlib, Hama e Aleppo, causando lo sfollamento di quasi un milione di persone. Le forze governative hanno continuato a ostacolare l’accesso dei civili agli aiuti umanitari. Le forze di sicurezza hanno arbitrariamente detenuto manifestanti pacifici, oltre che ex combattenti riconciliati con il governo, e hanno continuato a trattenere arbitrariamente in carcere decine di migliaia di persone, tra cui attivisti pacifici, operatori umanitari, avvocati e giornalisti; molti di loro sono stati sottoposti a sparizione forzata. L’autoproclamato Esercito nazionale siriano, sostenuto dalla Turchia, ha sottoposto i civili nelle città settentrionali di Afrin e Ras al-Ayn, di fatto controllate dalla Turchia, a un’ampia gamma di abusi, confiscando e saccheggiando le loro proprietà e sottoponendoli a detenzione arbitraria e rapimento. Nel nord-ovest, il gruppo armato d’opposizione Hay’at Tahrir al-Sham ha arbitrariamente detenuto e attaccato, tra gli altri, media attivisti, giornalisti, operatori sanitari e umanitari. Nel nord-est, l’Amministrazione autonoma guidata dal Partito dell’unione democratica (Democratic Union Party – Pyd) ha effettuato detenzioni arbitrarie e continuato a trattenere in condizioni disumane decine di migliaia di persone sospettate di affiliazione con il gruppo armato Stato islamico (Islamic State – Is). Il governo siriano non ha saputo proteggere in maniera adeguata gli operatori sanitari dal Covid-19 né organizzare una solida risposta alla pandemia, mettendo così in pericolo migliaia di vite. Decine di migliaia di sfollati interni erano a rischio di contrarre il Covid-19 a causa delle drammatiche condizioni in cui vivevano.

 

CONTESTO

È proseguito a Idlib, Aleppo e Daraa il conflitto tra le truppe governative e i loro alleati da un lato e i gruppi armati d’opposizione dall’altro. A gennaio, le ostilità tra il governo, sostenuto dalla Russia, e Hay’at Tahrir al-Sham hanno avuto una forte escalation nel nord-ovest della Siria. Al 2 marzo, il governo aveva riconquistato il controllo dell’autostrada che collega Damasco e Aleppo, oltre che di altre località e città chiave nel governatorato meridionale di Idlib e nella parte occidentale del governatorato di Aleppo. Il 5 marzo, Russia e Turchia hanno concordato un cessate il fuoco e il pattugliamento militare congiunto dell’autostrada che collega Aleppo e Latakia (conosciuta anche come autostrada M4).

Tra gennaio e aprile, gruppi armati non identificati hanno bombardato e fatto esplodere autobombe ad Afrin, una città nel nord della Siria controllata dai gruppi armati filoturchi, causando molti morti e feriti tra la popolazione civile e danneggiando infrastrutture civili, come abitazioni e mercati. Tra marzo e luglio, nel governatorato di Daraa, nel sud-ovest, le tensioni tra i gruppi armati d’opposizione e le forze governative si sono intensificate, dopo che l’area era stata teatro di scontri armati, lanci d’artiglieria e uccisioni mirate da entrambe le parti.

Ad aprile, la Commissione d’inchiesta, creata dal segretariato generale delle Nazioni Unite nel 2019 per indagare sugli “incidenti” che avevano distrutto o danneggiato “obiettivi inseriti nell’elenco delle strutture da non colpire e strutture supportate dalle Nazioni Unite” nella Siria nordoccidentale, ha pubblicato una sintesi delle sue conclusioni. Secondo la commissione era “altamente probabile” che “il governo della Siria e/o i suoi alleati” avessero lanciato tre raid aerei e che il lancio di un razzo in un attacco di terra su cui aveva indagato fosse stato effettuato da “gruppi armati d’opposizione o da Hay’at Tahrir al-Sham”. A ottobre, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha pubblicato due rapporti sui presunti attacchi compiuti con armi chimiche su Idlib e Aleppo, rispettivamente il 1° agosto 2016 e il 24 novembre 2018. Non è stata in grado di stabilire se fossero stati utilizzati agenti chimici come armi.

Israele ha continuato a lanciare raid aerei contro le truppe governative siriane, le forze iraniane e gli Hezbollah in Siria.

A giugno, gli Usa hanno adottato la legge Caesar per la protezione dei civili siriani, che ha imposto sanzioni a funzionari del governo, ufficiali dell’esercito e uomini d’affari.

 

ATTACCHI ILLEGALI

Attacchi diretti contro civili e obiettivi civili da parte del governo siriano e della Russia

La popolazione civile nel nord-ovest della Siria, compresi i governatorati di Idlib, Hama settentrionale e Aleppo occidentale, ha continuato a subire attacchi aerei e di terra, che sono andati ad aggravare una situazione umanitaria già drammatica. Tra gennaio e marzo, il governo siriano, sostenuto dalla Russia, ha sottoposto la popolazione civile ad attacchi illegali che hanno preso di mira aree densamente popolate e infrastrutture civili, comprese strutture sanitarie e scuole.

Abitanti, operatori sanitari e insegnanti hanno descritto il modo in cui hanno cercato di sopravvivere ai continui attacchi contro le loro abitazioni, ospedali e scuole. Un medico ha raccontato che a gennaio, tre raid aerei lanciati nelle vicinanze dell’ospedale presso cui lavorava a Idlib avevano raso al suolo almeno due edifici vicini, uccidendo 11 civili, tra cui un suo collega. Sul luogo sono stati raccolti elementi che provavano che la Russia era responsabile dell’attacco.

Negazione dell’assistenza umanitaria

La sospensione degli attacchi contro la popolazione e le infrastrutture civili nel nord-ovest della Siria in vigore da dicembre 2019 a marzo 2020, quando era stato raggiunto un cessate il fuoco, ha spinto quasi un milione di persone a cercare rifugio nei campi già oltremodo sovraffollati vicino al confine turco o in edifici in costruzione, fattorie e scuole, o per strada. Le persone sfollate vivevano in condizioni intollerabili, con limitato accesso a riparo, cibo o assistenza medica adeguati.

La diffusione del Covid-19 nel nord-ovest della Siria ha ulteriormente aggravato la situazione e messo a dura prova le organizzazioni umanitarie, che già faticavano a soddisfare i bisogni della popolazione. Il 10 gennaio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso fino a luglio l’autorizzazione del meccanismo che consentiva alle Nazioni Unite di consegnare gli aiuti umanitari alla Siria attraverso il confine con la Turchia. La risoluzione ha ridotto la competenza geografica del meccanismo da quattro a due valichi di frontiera: Bab al-Hawa e Bab al-Salam. Dopo diversi tentativi falliti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato l’11 luglio la risoluzione 2533, che rinnovava per altri 12 mesi la consegna degli aiuti agevolata dalle Nazioni Unite, solo dal valico di Bab al-Hawa.

Le forze governative hanno continuato a ostacolare l’accesso delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie internazionali con base a Damasco su tutto il territorio siriano. Un rapporto pubblicato a luglio da Oxfam e dal Consiglio norvegese per i rifugiati ha descritto le difficoltà e gli ostacoli imposti dalle forze governative alla consegna degli aiuti umanitari, compresi impedimenti burocratici, interferenze nelle attività umanitarie e limitazioni alla collaborazione tra le Ong siriane e le comunità locali.

 

DETENZIONE ARBITRARIA E SPARIZIONI FORZATE

Il governo siriano ha continuato a sottoporre a sparizione forzata decine di migliaia di persone, tra cui giornalisti, difensori dei diritti umani, avvocati e attivisti politici.

Ha inoltre continuato a fare ricorso alla detenzione arbitraria per reprimere proteste pacifiche e controllare le attività delle agenzie umanitarie e di tutela dei diritti umani. Il 7 giugno, la città di Sweida è stata al centro di rare proteste antigovernative, che invocavano un “cambiamento di regime” e migliori condizioni di vita, dopo che la crisi economica aveva prodotto, tra le varie problematiche, un aumento della disoccupazione e dei prezzi dei generi alimentari. Tra il 9 e 16 giugno, le forze di sicurezza hanno arbitrariamente arrestato almeno 11 uomini per avere partecipato alle proteste, rifiutando loro l’accesso ad avvocati e familiari. Sono stati rilasciati a luglio in seguito alle pressioni esercitate da leader comunitari locali.

Nei governatorati di Daraa e del Rif di Damasco, le forze governative hanno continuato a detenere arbitrariamente ex operatori umanitari, medici, ex membri della difesa civile, attivisti politici e leader di comitati locali, nonostante fossero passati attraverso i cosiddetti accordi di riconciliazione e avessero ottenuto il nulla osta della sicurezza.

 

VIOLAZIONI DA PARTE DEI GRUPPI ARMATI

Esercito nazionale siriano

L’Esercito nazionale siriano (Syrian National Army – Sna), un gruppo armato filoturco, ha perpetrato un’ampia gamma di violazioni dei diritti umani contro i civili ad Afrin e Ras al-Ayn, saccheggiando e confiscando le loro proprietà e sottoponendoli a detenzioni arbitrarie, rapimenti, tortura e altro maltrattamento.

Il saccheggio e la confisca delle proprietà hanno colpito in maniera particolare i curdo-siriani, che avevano abbandonato l’area durante le offensive del 2018 e 2019. In alcuni episodi, i combattenti hanno confiscato le case degli ultimi civili rimasti, dopo averli sottoposti a estorsione, vessazione, rapimento e tortura per costringerli ad andarsene. Hanno anche minacciato e arbitrariamente detenuto persone che avevano sporto denuncia, costringendole a pagare somme di denaro in cambio del rilascio, secondo quanto documentato dalla Commissione internazionale d’inchiesta indipendente sulla Repubblica Araba di Siria (Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite).

L’Sna ha arbitrariamente detenuto e rapito civili ad Afrin e li ha quindi torturati e altrimenti maltrattati per le più svariate motivazioni, come l’avere criticato membri dell’Sna o essere stati in precedenza affiliati all’Amministrazione autonoma guidata dal Pyd e al suo apparato militare e di sicurezza. Per citare un esempio, ad agosto, i membri di un gruppo armato hanno prelevato un uomo curdo di 70 anni dalla sua abitazione ad Afrin e lo hanno trattenuto per due mesi, dopo che aveva espresso parole di condanna sul pestaggio di un giovane da parte di combattenti dell’Sna. Gli hanno anche impedito di contattare la famiglia, che ha dovuto pagare una considerevole somma di denaro a degli “intermediari” per il suo rilascio. Il gruppo armato gli ha inoltre confiscato l’auto.

La Commissione d’inchiesta ha documentato casi in cui l’Sna ha detenuto, stuprato e sottoposto ad altre forme di aggressione sessuale donne e ragazze.

Hay’at Tahrir al-Sham

Hay’at Tahrir al-Sham, che controllava zone a nord-est della Siria, ha arbitrariamente detenuto persone che si erano opposte al suo dominio o ideologia, come ad esempio media attivisti, giornalisti, operatori sanitari e umanitari. Il 20 agosto, combattenti di Hay’at Tahrir al-Sham hanno arbitrariamente arrestato un medico, che era anche direttore di una scuola di specializzazione medica, per avere esposto alcuni disegni in una mostra d’arte, ritenuti contrari alle norme della sharia (legge islamica).

In varie occasioni tra aprile e giugno, Hay’at Tahrir al-Sham ha disperso con violenza le proteste, aprendo il fuoco, picchiando e arrestando i manifestanti. Le contestazioni erano incentrate sull’apertura di valichi commerciali tra Idlib, Aleppo e le aree controllate dal governo. Il 10 giugno, secondo la Rete siriana per i diritti umani, Hay’at Tahrir al-Sham ha percosso e insultato verbalmente 13 giornalisti che riprendevano con le telecamere una pattuglia militare turco-russa sull’autostrada M4.

 

VIOLAZIONI DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA GUIDATA DAL PYD

L’Amministrazione autonoma guidata dal Pyd ha mantenuto il controllo su parte della regione nordorientale della Siria a predominanza curda, comprese Raqqa e Qamishli. Ha arbitrariamente arrestato e detenuto operatori umanitari, attivisti politici e arabi.

Le Forze democratiche siriane, il braccio militare dell’Amministrazione autonoma, hanno continuato a trattenere decine di migliaia di persone sospettate di affiliazione all’Is nel campo di al-Hol, in condizioni squallide e senza possibilità di ricorso giudiziario.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

Il governo siriano non ha saputo proteggere in maniera adeguata la salute degli operatori sanitari dal Covid-19 né approntare una solida risposta contro la diffusione della malattia e si è rifiutato di fornire informazioni trasparenti e coerenti sull’andamento dell’epidemia nel paese.

La mancanza d’informazioni attendibili e trasparenti o di test diagnostici ha continuato a mettere in pericolo migliaia di vite. Familiari di pazienti affetti da Covid-19, operatori medico-sanitari e umanitari hanno affermato che gli ospedali pubblici erano stati costretti a rimandare indietro i pazienti a causa della mancanza di posti letto, bombole d’ossigeno e ventilatori polmonari. Presi dalla disperazione, alcuni abitanti sono stati costretti a noleggiare privatamente bombole d’ossigeno e ventilatori polmonari a prezzi esorbitanti.

L’inadeguata distribuzione di dispositivi di protezione individuale (Dpi) da parte del governo siriano ha messo a repentaglio la vita degli operatori sanitari. Il ministero della Salute non ha pubblicato informazioni riguardanti l’impatto del Covid-19 sugli operatori sanitari; gli unici dati disponibili erano quelli che il ministero aveva presentato alle Nazioni Unite. Il sindacato dei medici siriani ha riferito che gli operatori sanitari deceduti a causa della malattia erano stati fino ad agosto almeno 61, mentre le fonti ufficiali parlavano di 15 decessi.

 

RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI

A fine anno, le persone sfollate internamente nel territorio siriano dall’inizio della crisi nel 2011 erano 6,7 milioni, mentre 5,5 milioni avevano cercato rifugio fuori del paese. A causa dei limitati posti per il reinsediamento messi a disposizione dai paesi occidentali, il numero di domande di adesione ai programmi di reinsediamento da parte dei rifugiati siriani più vulnerabili è sceso a 10.056, rispetto alle 29.562 domande del 2019, secondo i dati forniti dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

L’aggravamento delle condizioni umanitarie nei paesi confinanti, sommato alla crescente disoccupazione e agli ostacoli amministrativi e finanziari nell’ottenimento o rinnovo dei permessi di soggiorno, ha spinto ancora molti rifugiati a fare ritorno in Siria. Tra gennaio e luglio, secondo l’Unhcr, erano 21.618 i rifugiati siriani che si erano organizzati autonomamente per rientrare in patria da Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia.

In tutta la Siria, le persone sfollate continuavano a vivere in campi improvvisati oltremodo sovraffollati, oltre che dentro scuole e moschee senza uno standard di vita adeguato. Avevano un accesso limitato ad aiuti, servizi essenziali, acqua potabile, servizi igienici, cibo, assistenza medica, istruzione e opportunità di sostentamento; in queste situazioni il rischio di contrarre il Covid-19 era altissimo.

Tra gennaio e marzo, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, l’offensiva militare nella Siria nordoccidentale ha spinto quasi un milione di persone a fuggire in altre parti del paese. Tra gennaio e giugno, 204.000 persone erano tornate nelle loro case. Altre migliaia rimanevano sfollate internamente nella Siria nordorientale, a seguito dell’offensiva militare lanciata dalla Turchia nel 2019.

Nel campo di al-Hol, nel governatorato di al-Hasake, che ospitava la maggior parte degli sfollati, circa 65.000 persone, prevalentemente donne e bambini, vivevano in condizioni drammatiche. A causa del limitato accesso all’assistenza medica nel campo di al-Hol, otto bambini con meno di cinque anni sono morti tra il 6 e il 10 agosto, per complicanze legate allo stato di malnutrizione, disidratazione, collasso cardiaco, emorragia interna e altre cause, secondo quanto documentato dall’Unicef. Tra gennaio e agosto, la fornitura d’acqua dalla centrale idrica di Allouk nelle aree sotto il controllo dei gruppi armati filoturchi è rimasta fuori servizio per 13 volte, interrompendo la fornitura d’acqua potabile per i residenti e le persone sfollate internamente nella città di al-Hasake, oltre che a Tel Tamer e aree circostanti, compreso al-Hol e altri campi.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Ad aprile, è cominciato davanti alla Corte suprema regionale di Coblenza, in Germania, il processo di due ex funzionari dei servizi di sicurezza del governo siriano, accusati di crimini contro l’umanità. Il 18 settembre, i Paesi Bassi hanno invocato la responsabilità della Siria per le palesi violazioni dei diritti umani, in particolare atti di tortura secondo la definizione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Ai sensi della Convenzione, se entro sei mesi dalla richiesta di arbitrato Siria e Paesi Bassi non perverranno a un accordo, una delle parti potrebbe sottoporre la questione alla Corte internazionale di giustizia.

 

PENA DI MORTE

La pena di morte è rimasta in vigore per molti reati. Le autorità hanno fornito poche informazioni riguardanti le condanne a morte emesse e nessuna sulle esecuzioni effettuate.

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