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Repubblica dell’Unione del Myanmar

Capo di stato: Myint Swe (subentrato a U Win Myint a febbraio)
Capo di governo: Min Aung Hlaing (da agosto)

A febbraio, la situazione dei diritti umani si è deteriorata drammaticamente dopo un colpo di stato militare. Le forze di sicurezza hanno ucciso oltre 1.000 persone e arrestato molte migliaia di altre che si opponevano alla presa del potere da parte dei militari. Sono state segnalate torture diffuse sui detenuti. Il conflitto armato, che ha visto attacchi indiscriminati e contro persone e obiettivi civili da parte dei militari, ha provocato lo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone. Il numero di persone ancora sfollate per conflitti o violenze del passato era altrettanto alto. Coloro che vivevano nelle zone coinvolte nei conflitti armati non avevano servizi minimi e in alcune aree i militari hanno bloccato la consegna di aiuti umanitari. Donne e ragazze sono state sottoposte a violenza sessuale da parte dei militari. Ai bambini è stato negato il diritto all’istruzione. Decine di persone sono state condannate a morte dai tribunali militari in contumacia.

 

CONTESTO

Il 1° febbraio, i militari hanno compiuto un colpo di stato e hanno arrestato la consigliera di stato Aung San Suu Kyi e il presidente U Win Myint, insieme ad altri esponenti di alto livello della Lega nazionale per la democrazia (National League for Democracy – Nld), il partito al potere. Per governare il paese, i militari hanno formato un consiglio amministrativo di stato (State Administrative Council – Sac), guidato dal generale Min Aung Hlaing, che è anche stato nominato primo ministro ad agosto, quando la carica è stata ristabilita.

Dopo la salita al potere dei militari, migliaia di persone in tutto il paese hanno preso parte a manifestazioni di protesta e dipendenti del settore pubblico e privato hanno partecipato a un movimento di disobbedienza civile di massa.

Il comitato rappresentante l’assemblea dell’Unione (un gruppo di parlamentari, guidato dalla Nld) ha formato un governo di unità nazionale che ha scelto Duwa Lashi La come presidente ad interim, al posto di U Win Myint, che era in carcere. Il governo di unità nazionale, che comprendeva anche alcuni rappresentanti di gruppi etnici minoritari, è stato definito un gruppo terroristico dai militari.

Il 5 maggio, il governo di unità nazionale ha annunciato l’istituzione della forza di difesa popolare (People’s Defence Force – Pdf) per contrastare la “violenza contro il popolo e le offensive militari” del Sac. Il 7 settembre, ha dichiarato una “guerra di difesa popolare”, che ha scatenato un’escalation di violenza in tutto il Myanmar. Si sono intensificati anche i combattimenti tra le forze del governo militare e le organizzazioni etniche armate.

 

REPRESSIONE DEL DISSENSO

Il governo militare ha represso con violenza coloro che si opponevano al colpo di stato di febbraio, facendo ampio uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, munizioni vere e altra forza letale contro i manifestanti. Secondo l’Ong Associazione di assistenza per i prigionieri politici (Assistance Association for Political Prisoners – Aapp), al 31 dicembre, le forze di sicurezza del governo militare avevano ucciso almeno 1.384 persone, compresi 91 bambini, e ne avevano arrestate 11.289.

Tra le persone uccise c’erano manifestanti e passanti. Il 10 marzo, dopo aver esaminato più di 50 registrazioni video della repressione in corso, Amnesty International ha concluso che i militari avevano usato tattiche letali e armi adatte solo all’uso sul campo di battaglia contro manifestanti pacifici in città e località di tutto il paese1. Il 2 maggio, ad esempio, è stato segnalato che le forze di sicurezza avevano lanciato granate su una folla in protesta nel nord dello stato di Kachin. In più occasioni, i soldati sono anche stati visti sparare indiscriminatamente con proiettili veri nelle aree urbane.

Migliaia di medici e altri operatori sanitari si sono uniti alle proteste e si sono rifiutati di prestare servizio sotto il governo militare, anche se molti hanno fornito assistenza medica ai manifestanti feriti e a pazienti con il Covid-19 e altre patologie al di fuori degli ospedali statali. Al 31 dicembre, almeno 12 operatori sanitari erano stati uccisi e almeno 86 rimanevano in detenzione.

Le autorità militari hanno anche attaccato sindacalisti, lavoratori e dipendenti pubblici che si erano uniti alle proteste e chiedevano il ritorno alla democrazia. I lavoratori sono stati intimiditi e minacciati per farli tornare al lavoro; sindacalisti e lavoratori sono stati tra le persone arrestate e uccise.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Il governo militare ha annunciato modifiche al codice penale per punire sia l’intento di criticare l’azione del governo, sia le critiche effettive, tra cui l’aggiunta della sezione 505(a), che ha reso reato i commenti che “causano paura” e diffondono “notizie false”, oltre a punire chi “commetta o istighi a commettere, direttamente o indirettamente, un reato contro un dipendente governativo”. Al 31 dicembre, 189 persone erano state condannate ai sensi della sezione 505(a). Secondo l’Aapp, almeno altre 1.143 persone detenute erano in attesa di sentenza e sono stati emessi mandati di cattura per altre 1.545, anche in base alla sezione 505(a), che prevede una pena fino a tre anni di reclusione.

Nuove disposizioni sono state introdotte anche nel codice di procedura penale per consentire perquisizioni, sequestri, arresti, sorveglianza e intercettazione di comunicazioni senza mandato. Le autorità militari hanno periodicamente imposto chiusure di Internet e delle telecomunicazioni a livello nazionale, violando il diritto alla libertà d’espressione. Nelle aree in cui erano in corso operazioni militari, come nel comune di Hpakant nello stato di Kachin, nello stato di Chin e nelle regioni di Sagaing, Magway e Mandalay, i servizi Internet e wi-fi sono stati sospesi e, in alcuni casi, le reti di telefonia mobile sono state interrotte. Ciò ha gravemente ostacolato le comunicazioni, comprese quelle riguardanti le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza, oltre ad avere avuto un impatto negativo sulle operazioni umanitarie.

Le autorità militari hanno chiuso almeno cinque testate giornalistiche indipendenti e revocato le licenze di otto organi d’informazione. Dopo il colpo di stato sono stati arrestati almeno 98 giornalisti, di cui tre stranieri. Un giornalista, Ko Soe Naing è morto in custodia.

A fine anno, almeno 46 giornalisti e altri operatori dei media erano ancora in detenzione. Tra questi, 13 sono stati giudicati colpevoli e condannati a periodi di carcere.

A inizio dicembre, un tribunale ha condannato Aung San Suu Kyi a quattro anni di reclusione, poi ridotti a due, con l’accusa fasulla di incitamento al dissenso e violazione delle regole relative al Covid-19. I verdetti relativi ad altre accuse contro Aung San Suu Kyi sono stati rinviati2.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Secondo l’Aapp, al 31 dicembre erano ancora detenute almeno 8.338 persone arrestate dal 1° febbraio in poi, tra cui 196 minori. Oltre ai giornalisti, si contavano esponenti del partito Nld e loro parenti, manifestanti pacifici, membri del movimento di disobbedienza civile e altri attivisti, nonché semplici passanti. I parenti che sono riusciti a visitare i familiari in detenzione hanno riferito di aver visto sui loro corpi ferite e altri segni di tortura o maltrattamenti. Le Nazioni Unite hanno anche documentato l’uso diffuso della tortura contro i detenuti da parte delle forze di sicurezza, che in alcuni casi ha provocato decessi. Le Nazioni Unite e altri hanno anche documentato violenza sessuale e minacce di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza contro donne, ragazze, e in alcuni casi uomini, durante gli arresti e gli interrogatori nel contesto delle proteste. Anche le persone Lgbti che avevano partecipato alle proteste, spesso sotto bandiere arcobaleno, sono state sottoposte a torture, tra cui violenze sessuali.

 

ATTACCHI CONTRO I CIVILI

L’esercito ha usato la strategia dei “quattro tagli” per escludere le organizzazioni etniche armate e la Pdf da finanziamenti, cibo, informazioni di intelligence e reclutamento, con conseguenze devastanti per i civili. I militari hanno lanciato attacchi aerei, bombardamenti e incendi dolosi contro città e villaggi negli stati etnici di Kayah, Kayin, Kachin e Chin e nelle regioni di Sagaing, Magway e Thanintharyi. Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar ha riferito che, a fine settembre, 200.000 persone erano state costrette ad
abbandonare le loro case nel tentativo di sfuggire agli attacchi dei militari.

A maggio, in seguito agli assalti di un’unità di difesa popolare di nuova formazione, la Chinland Defence Force (Cdf), i militari hanno assediato la città di Mindat, nello stato di Chin, usando il fuoco dell’artiglieria pesante e tagliando i servizi essenziali. Secondo le Nazioni Unite, circa 15 abitanti del villaggio, tra cui una donna incinta, sono stati usati dai militari come scudi umani e altri sono rimasti intrappolati senza acqua o elettricità. A ottobre, mentre gli scontri tra l’esercito e la Cdf si intensificavano, sono stati segnalati anche attacchi incendiari da parte dei militari. A fine ottobre, nella sola città di Thantlang, sarebbero state distrutte almeno 160 case e quattro chiese.

Da maggio a novembre, i militari hanno lanciato attacchi per rappresaglia contro villaggi negli stati di Kayah e Shan Meridionale, in risposta agli attacchi della Karenni Nationalities Defence Force, una forza congiunta armata di difesa popolare ed etnica, contro strutture di polizia ed esercito nei comuni di Demoso e Loikaw, nello stato di Kayah, e in quello di Pekon, nello stato Shan Meridionale. Almeno 55 civili sarebbero stati uccisi e le chiese distrutte durante i successivi attacchi militari in queste aree.

A dicembre, i rapporti sull’uccisione da parte dei militari di almeno 35 civili nello stato del Kayah orientale, compresi quattro bambini e due operatori umanitari di Save the Children, hanno spinto alla condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, oltre a nuove richieste di un embargo globale sulle armi nei confronti del governo militare di Myanmar.

Nelle aree interessate dal conflitto sono stati segnalati stupri e altre violenze sessuali da parte dei militari contro donne e bambini. Secondo i resoconti dei media, a novembre i soldati hanno violentato in gruppo una donna di fronte al marito, durante un raid militare nel villaggio di Aklui, vicino alla cittadina di Tedim, nello stato di Chin. Anche la sorella incinta della vittima, che viveva nello stesso villaggio, sarebbe stata violentata. Secondo la stessa fonte, i militari hanno anche violentato una donna di 62 anni nella cittadina di Kutkai, nello Shan Settentrionale.

 

DIRITTI DEGLI SFOLLATI INTERNI

Al 9 dicembre, gli attacchi indiscriminati e gli attacchi diretti contro persone e obiettivi civili, principalmente da parte dei militari, e i combattimenti tra militari, organizzazioni etniche armate e forze di difesa popolari, avevano sfollato più di 284.700 persone, tra cui oltre 76.000 minori.

Prima del colpo di stato militare, circa 336.000 persone erano già sfollate internamente. Oltre 130.000 persone vivevano in campi a Kachin, nello Shan Settentrionale e in altre parti del sud-est, mentre più di 90.000 erano negli stati di Rakhine e Chin, sfollate dai combattimenti tra l’esercito Arakan e le forze armate birmane, prima della cessazione delle ostilità del novembre 2020. Sono state espresse preoccupazioni per la mancanza di accesso e aiuti umanitari a molti dei siti in cui vivevano gli sfollati.

Dallo scoppio delle violenze nel 2012, almeno 126.000 musulmani rohingya sono rimasti a tutti gli effetti internati in campi nello stato di Rakhine. Dopo il colpo di stato, le autorità locali hanno ripristinato una direttiva che limitava ulteriormente la libertà di movimento delle comunità rohingya del Rakhine Settentrionale. Queste comunità hanno continuato ad avere un accesso estremamente limitato ai servizi basilari, tra cui assistenza sanitaria e istruzione. Il rapido deteriorarsi della situazione dei diritti umani in Myanmar non ha creato un ambiente favorevole per i rimpatri volontari dei rifugiati rohingya, fuggiti in Bangladesh dopo le atrocità nello stato di Rakhine del 2016 e 2017.

 

DINIEGO DELL’ACCESSO UMANITARIO

Le autorità militari hanno limitato l’accesso umanitario agli sfollati interni negli stati di Kayah, Chin e Shan. Ci sono state segnalazioni di strade bloccate e convogli di aiuti respinti dai soldati. A giugno, i militari hanno distrutto un’ambulanza e bruciato scorte di riso e medicine destinate agli sfollati del comune di Pekon, nello stato Shan3. In altre aree, tra cui gli stati di Kachin e Rakhine, le autorità militari hanno imposto requisiti aggiuntivi alle organizzazioni umanitarie per ottenere le autorizzazioni a viaggiare, che hanno gravemente ritardato la consegna degli aiuti alle popolazioni vulnerabili.

ABUSI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

A luglio e settembre, sono scoppiati combattimenti tra il Consiglio di restaurazione dello stato Shan, l’Esercito dello stato Shan-Nord e l’Esercito di liberazione nazionale Ta’ang, tre organizzazioni etniche armate dello Shan. Secondo quanto riferito, questi gruppi hanno rapito gli abitanti dei villaggi e li hanno costretti a svolgere lavori forzati.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

Il sistema sanitario è a tutti gli effetti collassato all’indomani della presa del potere da parte dei militari, quando gli operatori sanitari si sono uniti al movimento di disobbedienza civile e una terza ondata di Covid-19 ha colpito il paese. Gli operatori sanitari che fornivano assistenza medica clandestinamente, anche ai manifestanti feriti, sono stati aggrediti e arrestati dalle forze di sicurezza. Secondo l’Oms, nel corso dell’anno si sono verificati più di 286 attacchi a strutture e personale sanitari, pari a oltre un terzo degli attacchi all’assistenza sanitaria a livello mondiale. La responsabilità della maggior parte degli attacchi è stata attribuita ai militari, anche se sono stati segnalati attacchi dinamitardi da parte di assalitori sconosciuti contro ospedali gestiti dai militari. Durante l’anno sono stati uccisi almeno 26 operatori sanitari e 64 sono stati feriti.

Il governo militare ha ulteriormente indebolito il contrasto al Covid-19, confiscando i dispositivi di protezione individuale e le forniture di ossigeno già gravemente limitate a Chin, Kayin e Yangon, per l’uso da parte dell’esercito. Secondo quanto riferito, a luglio le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco a Yangon per disperdere le persone in coda per le bombole di ossigeno.

Donne e ragazze hanno incontrato difficoltà di accesso all’assistenza medica sessuale e riproduttiva, specialmente nelle aree di conflitto armato. Sono stati segnalati casi di donne sfollate che hanno partorito senza poter accedere a servizi sanitari di base. In diversi casi segnalati negli stati Kayah e Shan, neonati delle famiglie sfollate sono morti a causa della mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria e di un riparo.

 

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Quasi 12 milioni di bambini e giovani non hanno avuto accesso all’istruzione formale a causa degli effetti combinati della chiusura di scuole primarie, secondarie e università per il Covid-19, dei conflitti armati e delle azioni delle autorità militari. Gli insegnanti che avevano partecipato al movimento di disobbedienza civile sono stati arrestati e almeno 139 risultavano detenuti a fine  novembre. Scuole e altre strutture educative sono state bombardate o altrimenti attaccateda attori sconosciuti. Nel solo mese di maggio sono stati segnalati almeno 103 attacchi di questo
tipo. I militari hanno occupato scuole e campus universitari in tutto il Myanmar.

PENA DI MORTE

I tribunali militari hanno condannato a morte decine di persone, inclusi molti minori, in seguito a processi iniqui. Molte persone sono state condannate in contumacia.

 


Note:
1 Myanmar: Vast arsenal and notorious troops deployed during nationwide “killing spree” protest crackdown, 11 marzo.
2 Myanmar: Unbridled destruction of freedoms as Aung San Suu Kyi sentenced, 6 dicembre.
3 Myanmar: After coup, Myanmar military puts chokehold on people’s basic needs, 17 dicembre.

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