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REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

Capo di stato: Ali Khamenei (leader supremo)

Capo di governo: Ebrahim Raisi (presidente, subentrato a Hassan Rouhani ad agosto)

Migliaia di persone sono state interrogate, perseguite iniquamente e/o detenute arbitrariamente, solo per avere esercitato pacificamente i loro diritti umani e centinaia sono rimaste incarcerate ingiustamente. Le forze di sicurezza hanno fatto un uso illegale della forza letale, sparando anche pallini da caccia per reprimere le proteste. Le donne, così come le persone Lgbti e le minoranze etniche e religiose, hanno subìto una radicata discriminazione e violenza. Alcuni sviluppi legislativi hanno ulteriormente compromesso l’esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi, il diritto alla libertà di religione e culto e l’accesso a Internet. Tortura e altri maltrattamenti, compreso il diniego di adeguate cure mediche ai prigionieri, sono rimaste pratiche diffuse e sistematiche. Le autorità non hanno saputo garantire un accesso tempestivo ed equo ai vaccini contro il Covid-19. Sono state imposte pene giudiziarie come fustigazioni, amputazioni e accecamenti. La pena di morte è stata ampiamente utilizzata, anche come arma di repressione politica. Sono state effettuate esecuzioni al termine di processi iniqui. Ha continuato a prevalere un clima di impunità sistemica per i crimini contro l’umanità attuali e per quelli del passato, come i massacri nelle carceri risalenti al 1988 e altri crimini di diritto internazionale.

 

CONTESTO

L’ex capo della magistratura iraniana, Ebrahim Raisi, è salito alla presidenza a giugno, invece che essere indagato per crimini contro l’umanità in relazione alle sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali di massa compiute nel 1988, rispecchiando il clima di impunità sistemica presente in Iran1.

Le elezioni presidenziali si sono svolte in un ambiente repressivo, con una affluenza alle urne decisamente bassa. Le autorità hanno impedito alle donne, ai membri di minoranze religiose e alle voci critiche di candidarsi e hanno minacciato di perseguire chiunque incoraggiasse il boicottaggio delle elezioni.

Le sanzioni imposte dagli Usa, il Covid-19 e la corruzione hanno ulteriormente aggravato la crisi economica dell’Iran, caratterizzata da un elevato tasso d’inflazione, perdita di posti di lavoro e salari bassi o non pagati. Scioperi e contestazioni si sono susseguiti per tutto l’anno, poiché le autorità continuavano a non dare la dovuta priorità nei bilanci della spesa pubblica a questioni come l’adeguamento dei salari, gli alloggi, l’assistenza sanitaria, la sicurezza alimentare e l’istruzione.

Esperti ambientalisti hanno criticato l’incapacità delle autorità di affrontare la crisi ambientale dell’Iran, segnata dalla scomparsa di laghi, fiumi e terre umide, dalla deforestazione, dall’inquinamento idrico da acque reflue e scarichi industriali e dall’abbassamento delle terre emerse.

L’Iran ha continuato a fornire sostegno militare alle forze governative nel conflitto armato in Siria (cfr. Siria).

A febbraio, un tribunale belga ha condannato il diplomatico iraniano Assadollah Asadi a 20 anni di carcere per il ruolo da lui svolto in un fallito attentato dinamitardo contro un raduno organizzato da un gruppo d’opposizione iraniano in esilio, avvenuto in Francia nel 2018.

A marzo, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha rinnovato il mandato del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran. Le autorità non hanno concesso l’ingresso nel paese né a lui, né ad altri esperti delle Nazioni Unite od osservatori indipendenti dei diritti umani.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno continuato a reprimere duramente i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Hanno vietato partiti politici indipendenti, sindacati e organizzazioni della società civile, censurato media e disturbato con interferenze canali televisivi satellitari.

A gennaio, le autorità hanno aggiunto Signal all’elenco delle piattaforme dei social network bloccate, che comprendeva, tra l’altro, Facebook, Telegram, Twitter e YouTube. Funzionari della sicurezza e dell’intelligence hanno effettuato arresti arbitrari per post pubblicati sui social network ritenuti “controrivoluzionari” o “antiislamici”.

Le autorità hanno ripetutamente bloccato l’accesso a Internet durante le proteste, nascondendo la portata delle violazioni compiute dalle forze di sicurezza. A luglio, il parlamento ha accelerato la stesura di un disegno di legge che con ogni probabilità sarebbe stato approvato nel 2022 e che avrebbe criminalizzato la produzione e distribuzione di strumenti volti ad aggirare la censura e intensificato la sorveglianza.

Diverse migliaia di uomini, donne e minorenni sono stati interrogati, perseguiti iniquamente e/o detenuti arbitrariamente, solo per avere esercitato pacificamente i loro diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Tra questi c’erano manifestanti, giornalisti, dissidenti, artisti, scrittori, insegnanti e cittadini dal doppio passaporto. Alcuni erano anche difensori dei
diritti umani, inclusi avvocati, difensori dei diritti delle donne, delle persone Lgbti, attivisti dei diritti dei lavoratori e delle minoranze, ambientalisti, attivisti contro la pena di morte e familiari in lutto che chiedevano giustizia per i loro cari, vittime delle esecuzioni e sparizioni di massa compiute negli anni Ottanta. A fine anno erano centinaia quelli ancora incarcerati ingiustamente.

È proseguita l’ormai decennale detenzione arbitraria agli arresti domiciliari degli ex candidati presidenziali Mehdi Karroubi e Mir Hossein Mousavi e della moglie di quest’ultimo, Zahra Rahnavard.

Dissidenti e giornalisti espatriati hanno subìto crescenti minacce e le loro famiglie in Iran sono state interrogate e/o arbitrariamente detenute come forma di rappresaglia per il loro lavoro2. A luglio, quattro agenti iraniani sono stati incriminati negli Usa, con l’accusa di aver orchestrato il rapimento sul suolo americano della giornalista iraniano-statunitense Masih Alinejad. Ad agosto, agenti d’intelligence hanno interrogato i parenti del difensore dei diritti umani in esilio Arsalan Yarahmadi e lo hanno minacciato di morte. Il dissidente iraniano-svedese Habib Chaab e il dissidente iraniano-tedesco Jamshid Sharmhad, che erano stati in precedenza rapiti all’estero e riportati con la forza in Iran, continuavano a rischiare la pena di morte.

Le forze di sicurezza hanno fatto uso illegale della forza, sparando tra l’altro proiettili veri e pallini da caccia per reprimere proteste per lo più pacifiche. A luglio, almeno 11 persone sono morte per ferite d’arma da fuoco durante le proteste per la mancanza di acqua nelle province del Khuzestan e Lorestan, mentre altre decine sono rimaste ferite3. Il 26 novembre, le forze di sicurezza hanno sparato pallini di metallo per disperdere le proteste contro la cattiva gestione delle risorse idriche a Esfahan, provocando gravi lesioni oculari o addirittura l’accecamento di decine di persone, compresi bambini.

Oltre 700 lavoratori del settore petrolchimico sono stati ingiustamente licenziati per avere partecipato agli scioperi nazionali di giugno.

 

TORTURA E ALTRO MALTRATTAMENTO

Le autorità hanno fatto ricorso in maniera diffusa e sistematica a tortura e altri maltrattamenti, soprattutto durante gli interrogatori. Le “confessioni” forzate ottenute sotto tortura sono state trasmesse dalla televisione di stato e sono state costantemente utilizzate come prove dai tribunali per emettere condanne.

Sia le direzioni delle carceri che le procure, sotto la direzione della magistratura, hanno trattenuto i prigionieri in condizioni crudeli, disumane e degradanti, in situazioni di sovraffollamento, antigieniche, con cibo e acqua potabile inadeguati, letti insufficienti, scarsa ventilazione e infestazioni di insetti, che li hanno esposti a un rischio maggiore di contagio da Covid-19.

Le autorità hanno fatto trasferire sempre più spesso prigioniere di coscienza in carceri dalle condizioni squallide, situate lontano dalle loro famiglie, come rappresaglia per avere continuato a denunciare dal carcere le violazioni dei diritti umani.

Ad agosto, sono trapelate sequenze video girate nel carcere di Evin, a Teheran, che mostravano le guardie carcerarie che picchiavano, molestavano sessualmente e torturavano o maltrattavano i reclusi4.

Almeno 24 prigionieri sono morti in circostanze sospette legate a possibili episodi di tortura e altro maltrattamento, compreso il diniego di cure mediche adeguate5.

Il codice penale ha continuato a prevedere punizioni corporali equivalenti a tortura e altro maltrattamento, tra cui fustigazione, accecamento, amputazione, crocifissione e lapidazione. A febbraio, Hadi Rostami ha ricevuto 60 frustate nel carcere di Urumieh, come ritorsione per gli scioperi della fame che ha condotto per protestare contro le continue minacce di vedere eseguita da un momento all’altro la sua condanna all’amputazione.

A settembre, Hadi Atazadeh è deceduto in carcere ad Ahar dopo essere stato fustigato.

A ottobre, un tribunale di Teheran ha condannato un uomo a essere accecato a un occhio, in base al principio della “restituzione dello stesso tipo” (qisas) per aggressione.

Secondo il Centro Abdorrahman Boroumand, durante l’anno sono state almeno 152 le persone condannate alla fustigazione.

 

DISCRIMINAZIONE

Donne e ragazze

Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi, anche in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, impiego, eredità e cariche politiche.

Le discriminatorie norme sull’obbligo di indossare il velo hanno continuato a condizionare la vita delle donne, determinando molestie quotidiane, detenzioni arbitrarie, aggressioni equiparabili a tortura e altro maltrattamento e diniego di accesso all’istruzione, all’impiego e agli spazi pubblici. Almeno sei difensori dei diritti delle donne sono rimasti in carcere per aver condotto campagne contro il velo forzato.

Il parlamento ha ulteriormente indebolito il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, adottando a novembre il disegno di legge sul “ringiovanimento della popolazione e la protezione della famiglia” che, tra i vari punti, ha stabilito il divieto alle strutture finanziate dallo stato di erogare gratuitamente metodi di controllo delle nascite; imposto alle farmacie la vendita di contraccettivi soltanto su prescrizione medica; vietato la vasectomia e la sterilizzazione chirurgica attraverso la chiusura delle tube, eccetto che nei casi in cui la gravidanza comporti un rischio per la vita della donna o determini gravi danni fisici o difficoltà insopportabili durante la gravidanza o dopo il travaglio; e soppresso l’accesso al servizio di diagnosi prenatale.

La commissione sociale del parlamento ha approvato a luglio un disegno di legge, rimasto a lungo in sospeso, sulla “difesa della dignità e la protezione delle donne contro la violenza”, dopo l’introduzione di emendamenti regressivi da parte della magistratura. Il documento, che attendeva l’approvazione finale, conteneva alcune disposizioni apprezzabili, come la creazione di speciali unità di polizia, case sicure e un gruppo di lavoro nazionale per individuare strategie in grado di combattere la violenza contro donne e ragazze. Tuttavia, la legge continuava a non definire la violenza domestica come un reato distinto, non criminalizzava lo stupro maritale e il matrimonio precoce, né garantiva pene proporzionate alla gravità dei crimini commessi per gli uomini che uccidono mogli o figlie. In caso di violenza domestica, il disegno di legge privilegiava la riconciliazione rispetto all’accertamento delle responsabilità.

L’età legale del matrimonio per le ragazze è rimasta a 13 anni e i padri potevano ottenere il permesso dai tribunali affinché le figlie si sposassero ancora prima. Secondo dati ufficiali, tra marzo 2020 e marzo 2021, sono stati registrati 31.379 matrimoni di ragazze nella fascia d’età compresa tra 10 e 14 anni, con un aumento del 10,5 per cento rispetto all’anno precedente.

Persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

L’omicidio a maggio di Alireza Fazeli Monfared, che si autoidentificava come uomo gay non binario, ha messo in evidenza come la criminalizzazione della condotta omosessuale consensuale e della non conformità di genere, attraverso sanzioni che andavano dalla fustigazione alla pena di morte, perpetuasse un clima di violenza e discriminazione contro le persone Lgbti6.

Le cosiddette “terapie di conversione”, avallate dallo stato, equivalenti a tortura o altro maltrattamento, continuavano a essere diffuse e praticate anche su minorenni.

Le persone di genere non conforme rischiavano di essere criminalizzate, a meno di non intraprendere un percorso per cambiare legalmente il loro genere, che richiedeva necessariamente un intervento chirurgico di riassegnazione del genere e la sterilizzazione.

L’esercito continuava a definire l’omosessualità come una “perversione”. I certificati di esenzione dal servizio militare rilasciati agli individui gay e transgender rivelavano indirettamente il loro orientamento sessuale o identità di genere senza il loro consenso, ponendoli a rischio di violenza.

Minoranze etniche

Le minoranze etniche, tra cui arabi ahwazi, turchi azeri, baluci, curdi e turkmeni, hanno subìto una radicata discriminazione, che ha limitato il loro accesso all’istruzione, al lavoro e agli incarichi politici. Nonostante i ripetuti appelli alla diversità linguistica, il persiano è rimasto l’unica lingua d’insegnamento nell’istruzione primaria e secondaria.

Le minoranze etniche sono rimaste sproporzionalmente soggette all’imposizione della pena di morte per accuse dalla formulazione vaga come “inimicizia contro Dio”. Le autorità hanno effettuato in segreto le esecuzioni di coloro che erano stati giudicati colpevoli di tali accuse e si sono rifiutate di restituire i corpi alle famiglie, come nel caso di quattro uomini arabi ahwazi, a marzo, e in quello di un uomo curdo, Heidar Ghorbani, a dicembre7. Almeno 20 uomini curdi rimanevano nel braccio della morte, dopo essere stati giudicati colpevoli di questo tipo di imputazioni.

Le autorità si sono rifiutate di porre fine e accertare le responsabilità per l’uccisione illegale di decine di corrieri transfrontalieri curdi disarmati (kulbar), tra le regioni del Kurdistan iraniano e iracheno, e dei portatori di carburante disarmati della minoranza baluci (soukhtbar), nelle provincie del Sistan e Balucistan8.

Più di 200 curdi, compresi dissidenti e attivisti della società civile, sono stati rastrellati in due ondate di arresti arbitrari, prima a gennaio e successivamente tra luglio e agosto9. La maggior parte è stata rilasciata a distanza di qualche settimana o mese, dopo essere stata sottoposta a sparizione forzata o detenuta in incommunicado, mentre diversi sono rimasti in carcere e altri ancora sono stati condannati a pene detentive.

Minoranze religiose

Le minoranze religiose, tra cui baha’i, cristiani, dervisci di Gonabadi, ebrei, adepti del culto di Yaresan e musulmani sunniti hanno subìto discriminazioni nella legge e nella prassi, anche nell’accesso all’istruzione, al lavoro, all’adozione dei figli, agli incarichi politici e ai luoghi di culto, nonché arresti arbitrari, tortura e altro maltrattamento, per avere professato o praticato la loro fede.

Persone nate da genitori classificati come musulmani dalle autorità sono rimaste a rischio di detenzione arbitraria, tortura o pena di morte per “apostasia” se adottavano altre religioni o culti atei.

I membri della minoranza baha’i hanno subìto violazioni diffuse e sistematiche, tra cui detenzione arbitraria, tortura e altro maltrattamento, sparizione forzata, chiusura forzata delle attività commerciali, confisca di proprietà, demolizione di case, distruzione di cimiteri e discorsi d’odio da parte delle autorità e dei media statali, e sono stati esclusi dall’istruzione superiore. Ad aprile, le autorità hanno impedito a membri della minoranza baha’i di dare sepoltura ai loro cari in lotti di terreno vuoti, in un cimitero nei pressi di Teheran, insistendo che dovessero seppellirli tra le tombe esistenti o presso il vicino sito della fossa comune di Khavaran, legata ai massacri nelle carceri del 1988; le autorità hanno revocato il divieto in seguito alle reazioni dell’opinione pubblica10. A giugno, le forze di sicurezza hanno demolito circa 50 abitazioni di membri della comunità baha’i nel villaggio di Ivel, della provincia del Mazandaran, nell’ambito di una campagna per espellerli dalla regione in corso da tempo.

A gennaio, il parlamento ha ulteriormente indebolito il diritto alla libertà di religione e culto, introducendo nel codice penale due nuovi articoli che prevedevano pene fino a cinque anni di carcere e/o un’ammenda per “avere insultato le etnicità iraniane, le religioni divine o le denominazioni islamiche” o per avere intrapreso “attività educative devianti o di proselitismo contrarie a […] l’Islam”. A luglio, tre musulmani convertiti al cristianesimo sono stati condannati a lunghe pene carcerarie su queste basi.

Diversi dervisci di Gonabadi sono rimasti ingiustamente incarcerati, anche in relazione a una protesta pacifica che le autorità avevano represso con la violenza nel 2018. Uno di loro, Behnam Mahjoubi, è morto in custodia il 21 febbraio, dopo mesi di torture e altri maltrattamenti, compreso il deliberato diniego di cure mediche adeguate.

Le autorità hanno continuato a effettuare irruzioni nelle chiese domestiche.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

La risposta delle autorità al Covid-19 è stata segnata da mancanza di trasparenza e dall’incapacità di affrontare la carenza di vaccini, letti ospedalieri, forniture d’ossigeno e personale infermieristico.

L’Iran ha inaugurato il suo programma di vaccinazione contro il Covid-19 a febbraio, ma data la decisione del leader supremo di gennaio, che vietava l’impiego di vaccini prodotti nel Regno Unito e negli Usa, ad agosto era stato vaccinato meno del sei per cento della popolazione. Il divieto è stato ritirato ad agosto e a fine anno oltre l’80 per cento della popolazione aveva ricevuto la prima dose.

Le autorità non hanno saputo elaborare una strategia nazionale in grado di garantire un accesso tempestivo e paritario ai vaccini contro il Covid-19 per migliaia di cittadini afgani senza documenti; le autorità locali di alcune province hanno creato speciali centri vaccinali per questa categoria a partire da ottobre.

In alcune città, sono state inviate unità di vaccinazione mobile per raggiungere gli insediamenti informali e le zone dove erano localizzate persone rimaste senza tetto, ma la loro distribuzione rimaneva ancora disomogenea a livello nazionale.

La vaccinazione dei prigionieri non è cominciata prima di agosto.

Sei persone sono state arbitrariamente arrestate ad agosto e processate a ottobre in relazione ad accuse pretestuose in materia di sicurezza nazionale, solo per essersi incontrate per discutere sull’eventualità di intentare una causa legale per l’incapacità delle autorità di assicurare l’accesso ai vaccini contro il Covid-19.

 

PENA DI MORTE

La pena di morte è stata comminata al termine di processi iniqui, anche per reati che non raggiungevano la soglia dei “reati più gravi”, come traffico di droga e corruzione finanziaria, e per atti che non sono riconosciuti come reati secondo il diritto internazionale. La pena capitale è stata utilizzata come arma di repressione contro manifestanti, dissidenti e membri di minoranze etniche.

Yousef Mehrdad e Saadollah Fazeli sono stati condannati a morte ad Arak per “avere insultato il Profeta”.

Sajad Sanjari, arrestato all’età di 15 anni, e Arman Abdolali, arrestato quando ne aveva 17, sono stati messi a morte rispettivamente ad agosto e novembre. Oltre 80 persone rimanevano nel braccio della morte per reati che risalivano a quando erano minorenni.

 

IMPUNITÀ

Le autorità hanno continuato a nascondere il numero reale delle vittime uccise durante le proteste del novembre 2019, hanno archiviato le denunce delle famiglie delle vittime ed elogiato le forze di sicurezza per il loro ruolo nella repressione. Per tutto l’anno, le forze di sicurezza hanno disperso i raduni pacifici dei parenti che chiedevano giustizia, li hanno picchiati e trattenuti in stato di fermo per brevi periodi. Manouchehr Bakhtiari, padre di un manifestante ucciso, è stato arrestato ad aprile e condannato al carcere a luglio per avere denunciato l’impunità.

Il processo di Hamid Nouri, arrestato in Svezia per il suo presunto coinvolgimento nei massacri compiuti nelle carceri nel 1988, è cominciato ad agosto, in base al principio della giurisdizione universale. Coerentemente con l’ormai consolidata narrativa fondata sul diniego e la distorsione della realtà, il ministero degli Affari esteri iraniano ha descritto il processo come un “complotto” orchestrato da “terroristi”, che faceva riferimento a “documentazione e testimonianze false”.

Le autorità hanno continuato a nascondere la verità riguardante l’abbattimento del volo 752 del gennaio 2020 da parte delle guardie rivoluzionarie, costato la vita a 176 persone, e hanno vessato, detenuto arbitrariamente, torturato o altrimenti maltrattato parenti in lutto che cercavano giustizia. A novembre, è cominciato a porte chiuse davanti a un tribunale militare di Teheran il procedimento contro 10 ufficiali di alto rango, tra le proteste dei parenti delle vittime per l’impunità concessa ai vertici militari e ai funzionari dell’esecutivo.

 


Note:
1 Iran: Ebrahim Raisi must be investigated for crimes against humanity, 19 giugno.
2 Iran: Rights Groups: Iranian Dissidents Remain at Risk Worldwide Without International Action (MDE 13/4480/2021), 19 luglio.
3 Iran: Security forces use live ammunition and birdshot to crush Khuzestan protests, 23 luglio; Iran: Security forces use ruthless force, mass arrests and torture to crush peaceful protest, 11 agosto.
4 Iran: Leaked video footage from Evin prison offers rare glimpse of cruelty against prisoners, 25 agosto.
5 Iran: A decade of deaths in custody unpunished amid systemic impunity for torture, 15 settembre.
6 Iran: Murder of 20-year-old Gay Man Highlights Urgent Need to Protect LGBTI Rights (MDE 13/4129/2021), 17 maggio.
7 Iran: Four Ahwazi Arab men secretly executed (MDE 13/3864/2021), 18 marzo.
8 Iran: Unlawful killings of destitute fuel porters must be independently investigated, 2 marzo.
9 Iran: Joint Statement: Urgent International Action Needed to Secure Release of Kurdish Activists and Others Arbitrarily Detained in Iran (MDE 13/3624/2021), 3 febbraio.
10 Iran: Stop destruction of mass grave site and allow dignified burials of persecuted Baha’is, 29 aprile.

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