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REPUBBLICA ARABA DI SIRIA

Capo di stato: Bashar al-Assad

Capo di governo: Hussein Arnous

Le parti coinvolte nel conflitto hanno continuato a commettere nell’impunità gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra e crimini contro l’umanità e altre palesi violazioni dei diritti umani. Le truppe governative hanno compiuto attacchi diretti contro la popolazione civile e infrastrutture civili, compresi ospedali e impianti di gas, e attacchi indiscriminati attraverso bombardamenti aerei e lanci d’artiglieria nel governatorato di Idlib e nell’area rurale a ovest di Aleppo. Hanno anche tenuto sotto assedio civili nel sud della Siria e limitato o negato l’accesso dei civili agli aiuti umanitari in tutto il paese. Le forze di sicurezza hanno sottoposto arbitrariamente i rifugiati che ritornavano nei loro luoghi d’origine a detenzione illegale, tortura e altro maltrattamento e sparizione forzata. Le autorità governative hanno continuato a detenere arbitrariamente decine di migliaia di persone, tra cui attivisti pacifici, operatori umanitari, avvocati e giornalisti, sottoponendo molti di loro a sparizione forzata. L’Esercito nazionale siriano (Syrian National Army – Sna), sostenuto dalla Turchia, ha sottoposto ancora i civili nelle città settentrionali di Afrin e Ras al-Ayn a detenzione arbitraria, tortura e altro maltrattamento e rapimento. Nel nord-est, l’Amministrazione autonoma guidata dal Partito dell’unione democratica (Democratic Union Party – Pyd) ha detenuto arbitrariamente minorenni nel campo di al-Hol, per poi trasferirli in penitenziari dove sono stati tenuti insieme agli adulti. Nel nord-ovest, il gruppo armato d’opposizione Hay’at Tahrir al-Sham ha arbitrariamente detenuto e vessato attivisti e giornalisti. Il governo siriano non ha saputo organizzare una forte risposta per contenere la diffusione del Covid-19 e ha bloccato l’accesso all’assistenza medica di migliaia di persone nel sud e nel nord-est della Siria. Decine di migliaia di sfollati interni erano a rischio di contrarre il Covid-19 a causa delle drammatiche condizioni in cui vivevano. Alcuni paesi europei hanno indagato e perseguito penalmente individui sospettati di avere commesso crimini di diritto internazionale in Siria attraverso i loro tribunali nazionali, in base al principio della “giurisdizione universale”. La pena di morte è rimasta in vigore e ci sono state notizie di esecuzioni.

 

CONTESTO

Il 12 aprile, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons – Opcw) ha affermato che “esistevano ragionevoli motivi” per ritenere che nell’attacco condotto nel 2018 contro la città di Saraqib, nel governatorato di Idlib, fosse stato impiegato cloro. Di conseguenza, l’Opcw ha sospeso “determinati diritti e privilegi” della Siria in quanto stato membro.

Il 26 maggio, Bashar al-Assad è stato eletto presidente per un quarto mandato. Al voto hanno potuto partecipare soltanto i cittadini che vivevano nelle aree controllate dal governo e i membri della diaspora siriana in alcuni paesi.

A giugno, le ostilità tra il governo, sostenuto dalla Russia, e Hay’at Tahrir al-Sham hanno avuto un’escalation nel governatorato di Idlib e nell’area rurale di Aleppo, con le truppe governative che cercavano di riconquistare il pieno controllo delle autostrade M4 e M5. A luglio, il governo ha lanciato un’offensiva militare contro i gruppi armati d’opposizione nella città di Daraa al-Balad, che si è conclusa con un accordo di cessate il fuoco intorno a metà settembre.

Tra luglio e agosto, gruppi armati non identificati hanno fatto esplodere ordigni artigianali ad Afrin e Ras al-Ayn, due città controllate da gruppi armati filoturchi, uccidendo e ferendo molti civili e danneggiando infrastrutture civili. Ad agosto, gruppi non identificati hanno bombardato al-Bab, una località nell’area rurale a nord di Aleppo controllata da gruppi armati filoturchi, causando vittime civili e distruggendo abitazioni.

Israele ha proseguito i suoi raid aerei sulla Siria, prendendo di mira le forze governative siriane, iraniane e di Hezbollah.

Fattori come la corruzione, il deprezzamento della valuta e le misure contro il Covid-19 hanno aggravato l’insicurezza alimentare e la povertà.

 

ATTACCHI ILLEGALI

Secondo le Nazioni Unite, agli inizi del 2021, il governo siriano, sostenuto dalle forze governative russe, ha intensificato gli attacchi aerei e di terra nelle aree del nord-ovest della Siria controllate da Hay’at Tahrir al-Sham, tra cui il governatorato di Idlib e l’area rurale di Aleppo. Gli attacchi hanno preso di mira civili e infrastrutture civili, come ad esempio ospedali inseriti nella cosiddetta “deconfliction list” delle Nazioni Unite [una lista delle strutture civili e umanitarie che dovrebbero essere salvaguardate nelle operazioni militari, N.d.T.], edifici residenziali e mercati, causando diversi morti e feriti tra i civili.

Secondo la Commissione internazionale d’inchiesta indipendente sulla Repubblica Araba di Siria (Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite), il governo ha lanciato missili guidati e colpi d’artiglieria contro un ospedale ad Atareb, nell’area rurale di Aleppo, all’alba del 21 marzo, uccidendo almeno otto pazienti civili e ferendo altre 13 persone, inclusi cinque operatori sanitari. Il rapporto aggiungeva anche che, lo stesso giorno, il governo aveva in seguito lanciato raid aerei su un impianto di gas, distruggendo 18 autoarticolati parcheggiati in prossimità del valico frontaliero di Bab al-Hawa. Le organizzazioni umanitarie che operavano nella zona di confine hanno di conseguenza dovuto sospendere temporaneamente le loro attività.

 

DINIEGO DELL’ACCESSO UMANITARIO

Le forze governative hanno messo sotto assedio i civili e bloccato il loro accesso a cibo, acqua e servizi essenziali, continuando anche a ostacolare l’accesso delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite nel sud e nel nord del paese.

Tra il 24 giugno e metà settembre, il governo ha assediato l’area di Daraa al-Balad, intrappolando migliaia di civili, nel tentativo di costringere le forze armate d’opposizione ad arrendersi e ad evacuare la zona. Per tutta la durata dell’assedio, le forze governative hanno impedito alle organizzazioni umanitarie di fornire viveri, medicinali e altri aiuti salvavita1. Un residente ha affermato che l’unica panetteria del quartiere aveva smesso di funzionare dopo aver esaurito tutta la farina e che cibo, elettricità e acqua sufficiente erano mancati per più di 60 giorni.

Il governo ha continuato a bloccare gli aiuti delle Nazioni Unite diretti al campo di Rukban, situato in un’area isolata conosciuta come “il berm”, al confine tra Giordania e Siria, dove decine di migliaia di persone continuavano a vivere in condizioni drammatiche, senza accesso all’assistenza medica, ai servizi igienici o all’acqua potabile. Il governo ha negato alle agenzie delle Nazioni Unite l’accesso alle città nordorientali siriane di Menbij e Kobani, costringendo i loro abitanti a dipendere principalmente dal sostegno delle organizzazioni umanitarie internazionali e dall’Amministrazione autonoma, che tuttavia non erano in grado di soddisfare i loro bisogni.

Il 9 luglio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato a determinate condizioni per altri sei mesi l’autorizzazione all’uso del valico di Bab al-Hawa per la fornitura degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, provenienti dalla Turchia e diretti al nord-ovest della Siria2.

La chiusura del valico frontaliero di al-Yarubiyah nel 2020, che aveva interrotto la consegna degli aiuti delle Nazioni Unite dall’Iraq, ha esacerbato la crisi umanitaria nel nord-est del territorio siriano. A causa degli impedimenti burocratici imposti dal governo e delle restrizioni d’accesso, le agenzie delle Nazioni Unite e i loro partner operativi non sono riusciti a far arrivare aiuti in misura sufficiente, specialmente quelli medico-sanitari.

 

DETENZIONE ARBITRARIA E SPARIZIONI FORZATE

Governo siriano

Il governo siriano continuava a sottoporre decine di migliaia di persone, inclusi giornalisti, difensori dei diritti umani, avvocati e attivisti politici, a sparizione forzata, alcuni anche fino a 10 anni.

Tra gennaio e aprile, il governo ha arbitrariamente arrestato 400 persone, inclusi giudici, avvocati, giornalisti e dipendenti del settore pubblico, per avere criticato online il modo con cui il governo stava gestendo la crisi economica. L’11 maggio, due settimane prima delle elezioni presidenziali, con una decisione insolita, il governo li ha scarcerati.

Le forze governative hanno sottoposto i rifugiati, minori compresi, che hanno fatto ritorno in Siria tra la metà del 2017 e aprile 2021 a detenzione arbitraria, tortura e altro maltrattamento, compreso stupro e altra violenza sessuale, e a sparizione forzata, nonché a interrogatori in merito alla loro percepita opposizione al governo3. Cinque rifugiati sottoposti a sparizione forzata sono morti in detenzione.

Sna

L’Sna, una coalizione di gruppi armati filoturchi, ha continuato a perpetrare un’ampia gamma di abusi contro i civili, in prevalenza curdi siriani, ad Afrin e Ras al-Ayn. Le violazioni comprendevano detenzioni arbitrarie, rapimenti, tortura e altro maltrattamento.

Secondo la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, l’Sna ha torturato i detenuti durante gli interrogatori per estorcere loro “confessioni”. I detenuti inoltre non potevano avere accesso a una rappresentanza legale e alle loro famiglie mentre erano in centri di detenzione non ufficiali.

Amministrazione autonoma guidata dal Pyd

L’Amministrazione autonoma ha continuato a trattenere decine di migliaia di persone sospettate di affiliazione allo Stato islamico, anche bambini, nel campo di al-Hol, in condizioni squallide e senza possibilità di ricorso giudiziario. Donne e bambini ospitati nella cosiddetta “aggiunta” del campo di al-Hol, ovvero la sezione separata dal campo principale dove erano tenuti i cittadini di altri paesi, non avevano libertà di movimento. Questo condizionava la loro capacità di accesso all’assistenza medica all’interno del campo, a causa dei molteplici posti di blocco e dei controlli di sicurezza da parte dell’asayish, il corpo di polizia dell’Amministrazione autonoma.

L’asayish ha arbitrariamente detenuto nell’“aggiunta” anche ragazzi di appena 12 anni, separandoli dalle loro madri o da chi ne aveva la tutela, solo perché erano ritenuti a rischio di futura “radicalizzazione” e senza alcuna prova che avessero fatto qualcosa di male. L’asayish spostava poi i ragazzi in centri di detenzione descritti come “centri di riabilitazione” al di fuori del campo di al-Hol, dove mancava un adeguato accesso a cibo, acqua e assistenza medica e dove malattie come tubercolosi e scabbia erano dilaganti.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Hay’at Tahrir al-Sham

Hay’at Tahrir al-Sham, che controllava zone a nord-ovest della Siria, ha continuato a reprimere la libertà d’espressione e riunione, detenendo arbitrariamente e vessando attivisti dei media e giornalisti per avere osato criticare il suo dominio o ideologia. Per citare un esempio, a settembre, ha vietato le trasmissioni dell’emittente Orient News Channel.

Amministrazione autonoma guidata dal Pyd

Il 18 maggio, le Forze democratiche siriane (Syrian Democratic Forces – Sdf), il braccio militare dell’Amministrazione autonoma, hanno ucciso almeno sette persone durante un’operazione per disperdere una protesta contro l’aumento delle tariffe del carburante, nel governatorato di al-Hasakeh. Il 31 maggio, le Sdf hanno aperto il fuoco su una protesta a Menbij per disperdere i manifestanti che chiedevano all’Amministrazione autonoma di cessare l’arruolamento militare forzato degli uomini di età compresa tra 18 e 21 anni. Un manifestante è rimasto ucciso.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

Come nel 2020, il governo non ha saputo organizzare una risposta efficace alla diffusione del Covid-19, dimostrandosi tra l’altro incapace di fornire un’informazione trasparente e coerente riguardante la pandemia nelle aree sotto il suo controllo. Gli ospedali pubblici non disponevano di un numero sufficiente di posti letto, bombole d’ossigeno, ventilatori polmonari e dispositivi di protezione individuale, ponendo così a rischio la vita di centinaia di pazienti e operatori sanitari.

Secondo l’Oms, a novembre, soltanto il 4,2 per cento della popolazione siriana aveva ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19, attraverso l’iniziativa Covax e le donazioni bilaterali consegnate in varie parti della Siria.

A causa delle restrizioni imposte dal governo alla fornitura degli aiuti umanitari e della mancanza di risorse da destinare al settore sanitario, le persone che abitavano nel nord-est della Siria hanno subìto l’impatto della grave scarsità di test diagnostici, bombole d’ossigeno e ventilatori polmonari, oltre che dell’insufficiente finanziamento delle organizzazioni umanitarie che fornivano aiuto alle strutture per la cura dei casi di Covid-19. Operatori umanitari hanno affermato che le Ong non erano in grado di assicurare una fornitura continuativa di farmaci salvavita per curare diabete, malattie cardiovascolari e infezioni batteriche, oltre che kit di emergenza per le vittime di violenza sessuale e di salute riproduttiva, tutte forniture di provenienza transfrontaliera che in precedenza erano fornite dall’Oms e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.

Un’operatrice sanitaria di Menbij, dove il governo siriano aveva bloccato l’accesso delle Nazioni Unite, ha affermato che gli operatori medici non erano in grado di curare tutti i malati di cancro, talassemia e diabete e che erano anche costretti a scegliere quali pazienti curare a causa della carenza di forniture.

Durante l’assedio di Daraa al-Balad, le forze governative hanno bloccato le evacuazioni mediche dei pazienti affetti da patologie croniche verso gli ospedali situati nelle aree controllate dal governo. Hanno anche bloccato l’ingresso dei soccorsi medici e di medicinali. Secondo gli operatori sanitari, queste azioni hanno causato la morte di persone ferite o malate.

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI

A fine anno, le persone sfollate internamente nel territorio siriano dall’inizio della crisi nel 2011 erano 6,7 milioni, mentre 5,6 milioni avevano cercato rifugio fuori del paese.

L’aggravamento delle condizioni umanitarie nei paesi confinanti, che hanno portato a ostacoli amministrativi e finanziari nell’ottenimento o nel rinnovo dei permessi di soggiorno, ha spinto ancora molti rifugiati a fare ritorno in Siria, dove alcuni hanno dovuto affrontare detenzioni, tortura e altro maltrattamento e sparizioni forzate.

A luglio, l’offensiva militare su Daraa al-Balad ha causato lo sfollamento di almeno 36.000 civili. La maggior parte di loro era ospitata presso amici e parenti, ma alcuni avevano trovato rifugi collettivi, come moschee e scuole, dove non avevano sufficiente accesso a cibo e assistenza medica. Tra giugno e agosto, l’escalation delle ostilità nel nord-ovest della Siria ha spinto quasi 100.000 persone a fuggire dalle loro case, nel più vasto flusso di sfollati dalla firma del cessate il fuoco nel marzo 2020. La maggior parte delle persone sfollate internamente viveva in campi improvvisati oltremodo sovraffollati e in rifugi collettivi con accesso insufficiente ad aiuti, servizi essenziali, acqua potabile, servizi igienici, cibo, assistenza medica, istruzione e opportunità di sostentamento.

I campi di al-Hol e al-Roj, nel governatorato di al-Hasake, continuavano a ospitare più di 60.000 persone, compresi rifugiati e sfollati interni siriani e iracheni, prevalentemente donne e bambini. I campi erano sovraffollati e privi di uno standard di vita adeguato. La popolazione che abitava nei campi aveva un limitato accesso agli aiuti umanitari, specialmente per cibo, acqua e servizi sanitari. I bambini continuavano a non avere un adeguato accesso all’istruzione e all’assistenza medica.

Per tutte le persone nei campi dislocati in territorio siriano il rischio di contrarre il Covid-19 e di subire le conseguenze della malattia era altissimo, a causa della mancanza di misure precauzionali come il distanziamento fisico, di acqua e servizi igienici sufficienti, di accesso all’assistenza medica e del sottofinanziamento delle organizzazioni umanitarie.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Nonostante la continua incapacità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire la situazione in Siria all’Icc, almeno quattro stati europei hanno indagato e perseguito attraverso i loro tribunali nazionali individui sospettati di avere commesso crimini di guerra o altri crimini di diritto internazionale in territorio siriano.

Il 24 febbraio, la Corte suprema regionale di Coblenza, in Germania, ha condannato un ex funzionario dei servizi di sicurezza del governo siriano a quattro anni e mezzo di carcere, per concorso diretto e favoreggiamento in crimini contro l’umanità, consistenti nelle torture commesse ai danni di manifestanti arrestati a Damasco.

Il 15 luglio, la procura federale tedesca ha incriminato un medico siriano, fuggito in Germania dalla Siria nel 2015, per crimini contro l’umanità, in relazione alla tortura di persone presso gli ospedali militari di Homs e Damasco.

Il 16 luglio, un tribunale dei Paesi Bassi ha condannato un ex comandante di un gruppo armato d’opposizione, che aveva chiesto asilo nel 2014, a 20 anni di reclusione per avere commesso crimini di guerra in Siria.

Il 26 agosto, la Corte suprema regionale di Düsseldorf, in Germania, ha condannato due cittadini siriani. Uno, un attivista dei media, è stato condannato a nove anni di carcere per avere filmato l’esecuzione di un soldato governativo siriano da parte del Fronte al-Nusra, un gruppo armato d’opposizione. L’altro è stato condannato all’ergastolo per “avere protetto l’esecuzione” e per appartenenza a un’“organizzazione terroristica straniera”.

 

PENA DI MORTE

La pena di morte è rimasta in vigore per molti reati. Le autorità hanno fornito poche informazioni riguardanti le condanne a morte emesse e raramente sulle esecuzioni effettuate. Tuttavia, il 21 ottobre, il ministero della Giustizia ha reso nota l’esecuzione di persone accusate di aver preso parte agli incendi boschivi che avevano devastato la Siria nel 2020.

 


Note:
1 Syria: Government must lift deadly siege of Daraa al-Balad and allow humanitarian aid to flow, 27 agosto.
2 Syria: Russian threat to veto renewal of last aid corridor leaves millions at risk of humanitarian catastrophe, 25 giugno.
3 Syria: “You’re Going to Your Death”: Violations Against Syrian Refugees Returning to Syria (MDE 24/4583/2021), 7 settembre.

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