Sono continuati gli abusi e le violazioni dei diritti umani contro civili nel contesto del conflitto armato. Le autorità militari hanno proseguito la loro stretta sui diritti alla libertà d’espressione, associazione e libertà di stampa, attraverso l’arresto di giornalisti e giornaliste, la sospensione dei media, sparizioni forzate e la sospensione di Ong.
Il conflitto armato ha continuato a colpire molte parti del paese e ha avuto un impatto significativo sull’economia, compresa la produzione del cotone, determinando sfollamenti interni. Ad aprile, le autorità militari hanno annunciato di avere sventato un altro colpo di stato. A luglio, il governo ha introdotto un nuovo programma amministrativo per il paese, che prevedeva la ridenominazione e ridistribuzione delle province. Ad agosto, il coordinatore residente delle Nazioni Unite è stato espulso. A settembre, il Burkina Faso ha annunciato, in una dichiarazione congiunta con Mali e Niger, la decisione di ritirarsi dallo Statuto di Roma dell’Icc. A ottobre, la commissione elettorale nazionale indipendente è stata sciolta.
Le autorità di governo erano impegnate dal 2016 in un conflitto armato non-internazionale con i gruppi armati Gruppo di supporto all’Islam e ai musulmani (Groupe de soutien à l’Islam et aux musulmans – Gsim) e Stato islamico nel Sahel (État islamique dans le Sahel – Eis). A gennaio, il Gsim ha attaccato la città di Sebba, nella provincia di Yagha, prendendo illegalmente di mira i civili. Secondo i media locali, negli attacchi hanno perso la vita sette civili, tra cui quattro minori.
A maggio, membri del Gsim hanno attaccato Djibo, la capitale della neoformata regione di Soum, nel nord del paese, e hanno assunto il controllo della base militare locale. Secondo fonti delle agenzie umanitarie e locali, hanno ucciso circa 100 soldati. I membri del gruppo armato sono quindi entrati in diversi quartieri e hanno ucciso illegalmente almeno 26 civili, secondo quanto riportato da Human Rights Watch.
Durante il conflitto armato l’esercito e le sue forze ausiliari tra cui i Volontari per la difesa della patria (Volontaires pour la défense de la patrie – Vdp), hanno commesso violazioni del diritto internazionale umanitario. Secondo fonti locali, notizie di stampa e organizzazioni per i diritti umani, tra il 10 e l’11 marzo, l’esercito e i Vdp hanno ucciso illegalmente almeno 58 persone civili disarmate nella città e nei dintorni di Solenzo, nella regione di Bankui (prima chiamata Boucle du Mouhoun). Nei video ampiamente diffusi sui social media, si sentivano individui armati (ritenuti essere membri dei Vdp) insultare le vittime accusandole di essere terroristi, usando contro di loro insulti a sfondo etnico, e sparare a persone disarmate, inclusi minori e persone anziane.
Il governo ha proseguito la sua stretta sulla libertà d’espressione, sollevando al contempo la questione della diffusione dei discorsi d’odio sui social media.
Il 1° settembre, l’avocata e difensora dei diritti umani Ini Benjamine Esther Doli è stata arrestata nella sua casa nella capitale, Ougadougou, al suo ritorno da un viaggio all’estero. A dicembre è stata processata dall’Alta corte di Ougadougou per oltraggio al capo dello stato e per la demoralizzazione dell’esercito nazionale, con i suoi post critici verso il regime sui social media. È stata condannata a un anno di detenzione e al pagamento di una multa di un milione di franchi Cfa (1.525 euro).
Giornalisti
Il 24 marzo, Guezouma Sanogo e Boukari Ouoba, due dirigenti dell’Associazione dei giornalisti del Burkina Faso (Ajb), sono stati arrestati da agenti dei servizi di intelligence e portati in una località non identificata. Il giorno seguente, un altro giornalista, Luc Pagbelguem, è stato condotto in una località non identificata da “due agenti del consiglio di sicurezza nazionale”, secondo una dichiarazione diffusa dal suo datore di lavoro, il canale BF1 Tv. Queste detenzioni illegali hanno avuto luogo successivamente al congresso dell’Ajb del 21 marzo. Durante il congresso Guezouma Sanogo e Boukari Ouoba, rieletti rispettivamente come presidente e segretario generale, hanno condannato il fatto che i militari “tenessero del tutto per il collo” gli organi d’informazione pubblica del paese. Luc Pagbelguem aveva filmato questa dichiarazione, che è stata successivamente trasmessa da BF1 Tv. Diversi giorni dopo, sui social media sono circolate le immagini dei tre uomini in tuta militare. Sono stati rilasciati a luglio.
Ad agosto, il consiglio superiore delle comunicazioni ha sospeso per tre mesi l’autorizzazione alle trasmissioni di Radio Omega, in seguito a un post pubblicato sulla sua pagina Facebook il 30 luglio che criticava il governo, definendolo una “giunta militare”.
Durante l’anno ci sono state diverse sparizioni forzate di attivisti e attiviste. Il 15 marzo, Idrissa Barry, segretario nazionale del movimento politico Servire e non servire se stesso (Servir et Non se Servir – Sens), è stato arrestato da individui che si erano presentati come poliziotti. Il fatto è accaduto durante un incontro con le autorità presso il municipio del distretto di Saaba, a Ouagadougou. È stato portato via a bordo di un veicolo senza targa. Quattro giorni prima del suo arresto, Idrissa Barry e Sens avevano rilasciato una dichiarazione che condannava le “uccisioni efferate” di civili inermi a Solenzo, nella regione di Bankui, da parte del governo e dei suoi ausiliari locali. A fine anno non c’erano notizie sulla sua sorte o sul luogo dove si trovava. Altri cinque membri del direttivo di Sens, quattro uomini e una donna, sono stati arrestati a
fine marzo ma successivamente rilasciati.
Ad aprile, Miphal Ousmane Lankoandé, segretario generale di Le Balai Citoyen (La scopa civica), un movimento politico di base, è stato arrestato mentre rientrava da un viaggio in Benin. Aveva partecipato a un corso di formazione sull’attivismo, organizzato dalla Fondazione per l’innovazione della democrazia. A fine anno non c’erano notizie sulla sua sorte o sul luogo in cui si trovasse.
Ad aprile, Idrissa Badini, attivista e membro dell’associazione Salviamo Djibo, un gruppo di residenti che cercava di ottenere supporto umanitario e del governo per la città, in prima linea nel conflitto, è stato rapito a Ouagadougou da membri del servizio di sicurezza e portato in una località non identificata.
A ottobre, quattro magistrati, tra cui Jean-Jacques Ouedraogo, ex procuratore generale presso la corte d’appello di Ouagadougou, e Arnaud Sempebré, un avvocato, sono stati arrestati e portati in una località non identificata da uomini armati sospettati di essere membri dei servizi dell’intelligence.
Per tutto l’anno, il governo ha rafforzato ulteriormente le già gravi limitazioni al diritto alla libertà d’associazione attraverso leggi e misure repressive. A giugno, le autorità hanno sospeso due Ong internazionali: Sant’Egidio, un’associazione laica d’ispirazione cattolica; e Diakonia, un’organizzazione per lo sviluppo e il diritto umanitario. Entrambe sono state sospese per “tre mesi rinnovabili”, per “raccolta di dati personali in territorio burkinabé e loro conservazione all’estero senza autorizzazione anticipata”. Durante lo stesso periodo, anche altre tre Ong sono state sospese per tre mesi per mancato rispetto degli obblighi statutari riguardanti il loro lavoro in Burkina Faso.
A luglio, l’Ong internazionale Safety Organization (Inso), un’associazione che sostiene le Ong nei paesi colpiti dai conflitti, è stata anch’essa sospesa per tre mesi, rinnovabili, con le stesse accuse. A ottobre, è stata avanzata un’accusa di tradimento e spionaggio contro otto componenti dello staff di Inso, per il presunto coinvolgimento nella raccolta sistematica di “informazioni riguardanti la sicurezza, le attività politiche e amministrative del paese”, presumibilmente in violazione della legislazione vigente. A luglio, l’assemblea legislativa di transizione ha adottato una nuova normativa per regolamentare le associazioni e le Ong, con la motivazione dichiarata di prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro. Tuttavia, si temeva che questa legge potesse essere utilizzata per esercitare un maggiore controllo sulle Ong e le loro attività. A novembre, il governo ha emanato un decreto che chiedeva a Ong e associazione approvate di aprire i loro conti bancari solo con la Banca di deposito del Tesoro.
Non sono stati compiuti progressi per revocare le sospensioni che erano state imposte sui partiti politici dopo il colpo di stato del 2022.
A settembre, il governo ha adottato un nuovo codice delle persone e della famiglia, che ha rafforzato il riconoscimento dei matrimoni tradizionali e religiosi attraverso una registrazione ufficiale. Questo prevedeva nuove garanzie per donne, minori e nucleo familiare: la legge armonizzava l’età legale del matrimonio a 18 anni sia per gli uomini che per le donne e riduceva le disuguaglianze in materia di eredità consentendo ai genitori di ereditare dalla loro prole.
Donne e ragazze continuavano a dover affrontare ostacoli nell’accesso alla giustizia e ai servizi medici essenziali.
Lo stesso codice delle persone e della famiglia criminalizzava le relazioni omosessuali tra adulti, discriminando le persone lgbti+ e violando il loro diritto all’uguaglianza davanti alla legge.1 Stabiliva che questi reati erano punibili con pene carcerarie dai due ai cinque anni e con multe variabili dai due milioni di franchi Cfa (3.000 euro) ai 10 milioni di franchi Cfa (15.000 euro).
Note:
1 Burkina Faso: Criminalization of consensual same-sex relations between adults an alarming setback undermining progressive provisions of the new Persons and Family Code, 2 settembre.