I gruppi armati, alcuni dei quali sostenuti dalle forze governative, hanno commesso un numero sempre maggiore di gravi violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario, che potrebbero configurarsi come crimini di guerra. Il Movimento 23 Marzo (M23) ha ucciso sommariamente civili e sottoposto persone detenute a tortura e maltrattamento e condizioni disumane. Combattenti del gruppo hanno attaccato gli ospedali a Goma e rapito pazienti, persone che li assistevano e, in alcuni casi, soldati congolesi che si nascondevano al loro interno. Gli episodi di violenza sessuale legata al conflitto sono continuati a un ritmo allarmante. I combattenti dei gruppi armati M23 e wazalendo hanno sottoposto a stupro di gruppo donne delle province del Nord Kivu e Sud Kivu. Sia i gruppi armati che le autorità hanno limitato lo spazio civico. I combattenti dell’M23 hanno detenuto, torturato e minacciato persone impegnate nel giornalismo, nella difesa dei diritti umani ed esponenti della società civile, a causa del loro lavoro. Centinaia di persone percepite in opposizione all’M23 sono state sottoposte a sparizione forzata. Decine di migliaia di persone sfollate internamente sono state costrette a lasciare i campi vicino a Goma. Una commissione regionale ha ordinato al governo di perseguire i membri delle forze governative per atti di violenza sessuale compiuti contro le donne nel Sud Kivu durante il 2011.
Il conflitto nell’est si è intensificato quando l’M23, sostenuto dal Ruanda, ha raggiunto a gennaio e febbraio le città di Goma e Bukavu, rispettivamente nelle province del Nord Kivu e Sud Kivu. L’M23 si è scontrato con l’esercito congolese e con i wazalendo (“patrioti” in swahili), una coalizione di gruppi armati, alcuni dei quali sostenuti dall’esercito congolese.
Il conflitto ha innescato vari sforzi diplomatici per fermare i combattimenti. A giugno, funzionari della Repubblica Democratica del Congo (Democratic Republic of the Congo – Drc) e del Ruanda hanno firmato un accordo di pace che esigeva la “neutralizzazione” delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda – Fdlr), un gruppo armato attivo principalmente nel Nord Kivu, e il “ritiro delle misure difensive” del Ruanda nella Drc. L’accordo è stato formalizzato il 4 dicembre, con la firma da parte dei presidenti della Drc e del Ruanda degli Accordi di Washington, che hanno consolidato i precedenti impegni di porre fine ai combattimenti (cfr. Ruanda). Tuttavia, i combattimenti sono continuati.
Separatamente, la mediazione facilitata dal Qatar ha portato a una “dichiarazione di principi” firmata a luglio dai rappresentanti della Drc e dell’M23. A novembre, le due parti hanno firmato una struttura di base per un accordo di pace contenente otto protocolli, la maggior parte dei quali necessitava ancora di negoziati.
Altri gruppi armati attivi nella Drc comprendevano la Cooperativa per lo sviluppo del Congo/ Unione dei rivoluzionari per la difesa del popolo congolese (Coopérative pour le développement du Congo/Union des révolutionnaires pour le développement du peuple congolais – Codeco/ Urdpc), che a gennaio e febbraio ha compiuto attacchi in cui sono state uccise più di 150 persone; e le Forze democratiche alleate (Allied Democratic Forces – Adf), un gruppo armato ugandese, che ha ucciso centinaia di civili. Gli eserciti congolese e ugandese hanno condotto operazioni militari contro entrambi i gruppi.
I gruppi armati hanno compiuto gravi violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario, che potrebbero configurarsi come crimini di guerra.1
L’M23 e altri gruppi armati hanno intensificato gli attacchi contro persone civili percepite come associate ai loro oppositori. Le Nazioni Unite hanno documentato almeno 70 episodi di omicidi mirati compiuti dall’M23 a Goma, che il 28 gennaio e il 9 aprile hanno causato almeno 200 vittime.
Tra fine febbraio e metà maggio, combattenti dell’M23 hanno compiuto sei incursioni negli ospedali di Goma. I combattenti hanno rapito e detenuto pazienti, persone che portavano assistenza e soldati congolesi o membri dell’esercito, che erano lì come pazienti o che si stavano nascondendo all’interno dell’ospedale. In tre occasioni, l’M23 ha utilizzato armi da fuoco nelle vicinanze o dentro gli ,compreso un episodio a metà marzo in cui ha sparato raffiche di munizioni vere all’interno dell’ospedale Cbca Ndosho, danneggiando il reparto di pronto soccorso. Agli inizi di aprile, combattenti dell’M23 hanno sparato munizioni vere dentro l’ospedale di Kyeshero, uccidendo una persona e ferendone almeno altre due.
Il 22 febbraio, durante uno scontro a fuoco nel quartiere Kasika di Goma, Yannick Zirhumanana è stato colpito alle costole dagli spari. Non è stato chiarito se fosse stato preso di mira deliberatamente. Dopo il suo ferimento, combattenti dell’M23 hanno perquisito la sua casa e lo hanno accusato di essere un soldato governativo, affermazione da lui negata. Un combattente dell’M23 lo ha accompagnato in un centro medico e gli ha sparato a bruciapelo un colpo in fronte, uccidendolo.
Tra febbraio e maggio, l’M23 ha ucciso almeno tre uomini a Goma e un padre con suo figlio nel Sud Kivu. Alcune delle vittime sono state uccise a colpi d’arma da fuoco mentre ad altre è stata tagliata la gola.
Il 10 aprile, un uomo ritenuto collegato all’M23 ha fatto fuoco contro Gilson Kasareka Makembe, un negoziante, colpendolo in pieno volto, nel quartiere di Nyabushongo, a Goma. Sebbene due combattenti dell’M23 si trovassero davanti al suo negozio durante l’aggressione, non hanno inseguito l’assalitore in fuga né indagato sull’episodio. Restava da chiarire perché Gilson Kasareka Makembe fosse stato ucciso.
Il 12 maggio, l’autista di camion Alain Byamungu è stato ucciso da combattenti dell’M23 in seguito a una discussione con un motociclista con il quale aveva evitato una collisione a Goma. In seguito all’incidente, un gruppo di combattenti dell’M23 a bordo di un veicolo e su una motocicletta hanno inseguito Alain Byamungu, sparando al camion e dentro la cabina, uccidendo lui e ferendo i membri del suo equipaggio. I combattenti dell’M23 hanno accusato l’uomo e le persone con lui di essere membri delle Fdlr.
A giugno, a Nyabiondo, una città nel territorio di Masisi, nel Nord Kivu, un combattente dell’M23 ha sparato a un uomo a bruciapelo, uccidendolo. L’uomo è stato ucciso con le braccia legate dietro la schiena. I combattenti dell’M23 lo avevano accusato di avere rubato.
Secondo l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, tra il 9 e il 21 luglio, combattenti dell’M23 affiancati da membri della Forza di difesa del Ruanda hanno ucciso almeno 319 civili, comprese donne e bambini, nel territorio di Rutshuru.
Tra luglio e agosto, le Adf hanno ucciso più di 250 civili in molteplici attacchi compiuti nella provincia dell’Ituri e a Lubero, un territorio del Nord Kivu. Gli attacchi erano stati a quanto pare compiuti come rappresaglia per le operazioni militari condotte dalle forze governative congolesi e ugandesi per sradicare le Adf.
Gli episodi di violenza sessuale, compresa violenza sessuale legata al conflitto, erano drammaticamente elevati nella Drc orientale, dove tra gennaio e settembre, secondo le Nazioni Unite, hanno avuto luogo oltre 81.000 stupri, con un aumento del 31,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024. I principali responsabili di questi episodi erano membri di gruppi armati e delle forze di sicurezza governative.
Tra gennaio e aprile, il personale delle strutture gestite dal ministero della Salute a Goma, coadiuvato dall’Ong Medici senza frontiere, ha curato più di 7.400 sopravvissute a violenza sessuale. A Sake, una città a ovest di Goma, 2.400 sopravvissute sono state assistite durante lo stesso periodo.
A febbraio, le Nazioni Unite hanno istituito la Missione d’inchiesta dell’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, sulla situazione nelle province del Sud e Nord Kivu della Repubblica Democratica del Congo (Fact-Finding Mission on the situation in the South and North Kivu provinces of the Democratic Republic of Congo – Offmk). L’Offmk ha documentato stupri di gruppo e altre violenze sessuali legate al conflitto da parte di combattenti dell’M23. Anche combattenti wazalendo hanno stuprato in gruppo donne a Masisi e nel territorio di Kabare, nel Sud Kivu. Una sopravvissuta ha affermato che un combattente wazalendo le aveva detto: “Qualsiasi donna venga nel campo, noi la stupreremo”.
L’M23 gestiva almeno sette siti di detenzione a Goma e Bukavu, dove le persone detenute erano sottoposte a tortura e maltrattamento. Combattenti dell’M23 le picchiavano con bastoni di legno flessibili, tavole, cavi elettrici, cinghie del motore, calci di pistola o manganelli, colpendoli sulla schiena, sulle gambe, sulle natiche e sui genitali. Nella struttura dell’M23 conosciuta come “Chien méchant” (cane feroce), i suoi combattenti portavano le persone detenute fuori dalle loro celle per frustarle nel cortile con cavi elettrici di gomma o bastoni di legno. Ad aprile, un combattente dell’M23 ha picchiato un detenuto così duramente nella struttura del Chien méchant che questi non poteva stare né in piedi né seduto, ma soltanto sdraiato per terra.
Tra fine febbraio e inizio marzo, l’M23 ha utilizzato lo stadio Unity di Goma come sito di tortura per le persone che aveva rapito negli ospedali: pazienti, gente addetta all’assistenza e alcuni elementi militari congolesi che si erano nascosti al loro interno (v. sopra, Attacchi e uccisioni illegali). A marzo, in un video girato allo stadio si vedevano uomini in uniforme che picchiavano un uomo con bastoni di legno.
Diversi video pubblicati durante l’anno sui social media mostravano combattenti dell’M23 in varie località che picchiavano o frustavano le persone.
Le Nazioni Unite hanno identificato almeno 13 siti di detenzione controllati da comandanti wazalendo dove le persone venivano frequentemente torturate e maltrattate.
Persone detenute nelle strutture dell’M23 (v. sopra, Tortura e maltrattamento) erano soggette a condizioni di detenzione disumane e degradanti. I combattenti dell’M23 le costringevano a dormire stando sedute o in piedi su un pavimento di cemento. Le celle erano buie, calde e poco ventilate. Veniva fornito un unico pasto al giorno, solitamente consistente in un piatto di mais bollito da condividere. Spesso non c’era acqua corrente e le persone detenute trascorrevano settimane senza potersi lavare. Alcune bevevano l’urina degli altri o acqua piovana. Nel sito di detenzione di Mount Goma, c’erano tre gabinetti per centinaia di persone alle quali era consentito andare in bagno solo una volta al giorno; alcune hanno riferito di avere dovuto defecare in sacchi o scatole.
Numerose persone impegnate nella difesa dei diritti umani con base nel Nord Kivu e Sud Kivu sono fuggite dalle aree controllate dall’M23; molte hanno cercato rifugio nei paesi vicini. L’M23 ha ripetutamente detenuto, interrogato, intimidito, maltrattato e, in alcuni casi torturato, esponenti della società civile, difensori dei diritti umani e giornalisti. A febbraio, un rappresentante dell’M23 ha dichiarato pubblicamente che il movimento non voleva che gruppi della società civile fossero attivi nelle aree sotto il suo controllo e che tutti i problemi dovevano essere portati alla loro attenzione, non alle organizzazioni della società civile. A marzo, un combattente dell’M23 ha arrestato un attivista della società civile a Goma e minacciato di ucciderlo per avere denunciato le violazioni dell’M23. Il gruppo lo ha trattenuto presso il complesso della 34 regione militare, dove l’uomo è stato frustato e percosso sulle orecchie fino a sanguinare dal naso. È stato successivamente rilasciato.
Lo stesso mese, combattenti dell’M23 hanno fermato un altro esponente della società civile alla periferia di Goma. Gli hanno chiesto con tono di sfida di spiegare perché avesse diffamato il loro movimento e anche di raccontare loro come avevano ucciso civili e quante persone avevano stuprato. Lo hanno fatto quindi sdraiare a pancia in giù mentre un uomo stava seduto sulle sue spalle e un altro sulle sue gambe. Nel frattempo, un combattente dell’M23 gli frustava natiche e cosce. È stato in seguito rilasciato quella sera.
Secondo le Nazioni Unite, le autorità ruandesi hanno arrestato un membro della società civile del Nord Kivu il 1° febbraio, al valico di frontiera tra Goma e la città ruandese di Gisenyi. È stato rilasciato dopo quattro giorni.
Per tutto l’anno, l’M23 ha effettuato operazioni di blocco e perquisizione, principalmente a Goma e Bukavu. I suoi membri hanno illegalmente arrestato un gran numero di persone che sono state portate in impianti sportivi e sottoposte a indottrinamenti da parte dell’M23 o a pressioni affinché si unissero al movimento. Molte sono state successivamente portate in località sconosciute. I combattenti dell’M23 hanno frequentemente sostenuto che le operazioni di perquisizione erano finalizzate a contrastare la criminalità. Hanno detto ad alcuni detenuti che sarebbero stati portati nella base militare di Rumangabo e nel villaggio di Runyoni, siti nell’area di Rutshuru utilizzati dall’M23 per addestramento militare e di altro tipo. Durante queste operazioni, i combattenti dell’M23 hanno utilizzato criteri arbitrari per determinare chi fosse un civile e chi fosse un soldato governativo della Drc o un membro dell’opposizione armata, formulando giudizi basati, ad esempio, sull’aspetto delle persone.
A maggio, l’M23 ha rapito centinaia di persone, tra cui donne e minori, durante le incursioni condotte in diversi quartieri nell’area e nei dintorni di Goma. In molti casi gli uomini e le donne arrestati in queste incursioni, così come in raid analoghi, sono stati sottoposti a sparizione forzata. Le famiglie che cercavano i loro parenti scomparsi hanno affermato di avere avvicinato i combattenti dell’M23 nei centri di detenzione di Goma, ma di non essere riusciti a localizzare le persone care.
Durante le incursioni, l’M23 ha portato centinaia di uomini, ragazzi, donne e ragazze in un campo da calcio di Goma. In un’occasione, un sindaco nominato dall’M23 ha additato Aloys Bigirumwami, un membro del movimento della società civile Lotta per il cambiamento (Lutte pur le changement). Dopo che il sindaco lo ha accusato di nascondere armi, Aloys Bigirumwami e altri cinque sono stati portati via. Quando la sua famiglia ha interpellato i combattenti dell’M23 in tre strutture di detenzione, chiedendo informazioni sul luogo dove era stato portato è stato detto loro che non era trattenuto lì. A fine anno, la sua localizzazione rimaneva sconosciuta.
A febbraio, l’M23 ha chiuso diversi campi per persone sfollate internamente vicino a Goma, sfollando altre decine di migliaia di persone in un contesto di sicurezza in deterioramento.
A gennaio, l’allora ministro della Giustizia ha annunciato che più di 170 reclusi in attesa di esecuzione sarebbero stati messi a morte per rapina a mano armata e presunti legami con le bande criminali, comunemente conosciute come kuluna, o “banditi”. A fine anno, secondo le notizie ricevute, le esecuzioni non avevano avuto luogo.
L’ex presidente Joseph Kabila è stato condannato a morte in contumacia da un tribunale militare il 30 settembre, dopo essere stato giudicato colpevole di tradimento, omicidio, aggressione sessuale, tortura e insurrezione, in relazione al suo presunto sostegno all’M23; accuse da lui negate. Joseph Kabila non è stato rappresentato da un legale durante il procedimento ed è stato anche condannato a pagare 33 miliardi di dollari Usa allo stato e alle associazioni delle vittime.
I tribunali militari hanno continuato a essere utilizzati per processare civili, in violazione degli standard internazionali sull’equo processo. Alcune persone civili sono state condannate a morte.
A settembre, un’alta corte della capitale, Kinshasa, ha giudicato l’ex ministro della Giustizia colpevole di appropriazione indebita per avere sottratto fondi pubblici per 19,9 milioni di dollari Usa per finanziare la costruzione di un carcere. È stato condannato a tre anni di carcere ai lavori forzati e all’incandidabilità alle elezioni per cinque anni dall’estinzione della pena.
A ottobre, la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli ha ritenuto la Drc responsabile di diffusi atti di violenza sessuale, tra cui stupro e tortura, commessi dalle proprie forze militari ai danni di oltre 50 donne nel territorio di Fizi, nel Sud Kivu, nel 2011. La Commissione ha ordinato alla Drc di perseguire e sanzionare i responsabili entro il termine di sei mesi, di risarcire le donne sopravvissute a stupro e fornire loro assistenza medica e psicologica gratuita.
Note:
1 Democratic Republic of the Congo: “They Said We Would Die” M23 and Wazalendo Abuses in Eastern Congo, 20 agosto.