Sono state introdotte nuove leggi per promuovere l’accesso all’informazione e combattere la corruzione, in un contesto in cui le persone continuavano a essere detenute per avere espresso le proprie convinzioni. La magistratura ha cominciato a indagare sulle morti e gli episodi violenti correlati alle proteste avvenute tra il 2021 e il 2024. Sono continuati lungo la costa atlantica gli annegamenti di migranti salpati dal Senegal. Non sono stati compiuti progressi sul piano legislativo in materia di diritti di donne e minori, e i minori talibé studenti delle scuole coraniche hanno continuato a essere vittime di violenza e abusi.
A luglio, il governo ha presentato un piano di ripresa economica dopo che una verifica dei conti statali aveva rivelato un debito pubblico non contabilizzato. Il governo ha anche emanato diverse norme e decreti per combattere la corruzione e promuovere una più equa ridistribuzione dei ricavi minerari.
Ad agosto, l’assemblea nazionale ha istituito un nuovo ufficio nazionale anticorruzione e approvato una nuova legge che richiedeva ai ministri e ai vertici istituzionali di dichiarare i propri beni. È stata anche adottata una nuova legge sullo status e la protezione degli informatori.
A luglio, le rimanenti truppe francesi di stanza in Senegal sono partite, dopo 137 anni di presenza permanente, in base a un precedente accordo che aveva restituito alle autorità nazionali tutte le basi militari francesi presenti nel paese.
Sono persistite le tensioni tra il governo e la stampa dopo la verifica dei conti statali e una recessione economica.
Il governo ha adottato una nuova legge che mirava a favorire un dibattito pubblico costruttivo fornendo alle persone l’accesso a informazioni governative autentiche e affidabili.
Ad aprile, il ministero delle Telecomunicazioni, dell’informazione e della tecnologia digitale ha annunciato che stava per sospendere le attività di trasmissione di diversi mezzi d’informazione, dichiarandoli non in regola con il codice della stampa. A giugno, la Corte suprema ha stabilito che il decreto ministeriale era illegale e ne ha ordinato la sospensione.
A novembre, le autorità senegalesi hanno sospeso per una settimana le trasmissioni di due emittenti televisive (7 Tv e Tfm), dopo che avevano intervistato un latitante che aveva violato la libertà su cauzione.
Diversi giornalisti e commentatori sono stati arrestati e detenuti per reati riguardanti l’espressione delle loro opinioni. Ad aprile, il commentatore televisivo Abdou Nguer è stato arrestato e accusato di diffusione di notizie false, offesa al capo dello stato e favoreggiamento. Questo in seguito alla pubblicazione su Tik Tok di un video in cui lasciava intendere che il governo era responsabile della morte di un ex presidente della Corte costituzionale. Abdou Nguer ha negato di essere responsabile del video pubblicato su Tik Tok. È stato processato a novembre e assolto dalle accuse di diffusione di notizie false e favoreggiamento, ma è stato giudicato colpevole di offesa al capo dello stato. È stato condannato a sei mesi di reclusione, di cui tre senza possibilità di libertà vigilata, nonché al pagamento di un’ammenda di 200.000 franchi Cfa (305 euro). È stato rilasciato dopo il processo.
A giugno, l’ex deputato e leader d’opposizione Moustapha Diakhaté è stato arrestato dopo un’apparizione televisiva e accusato di offesa al capo dello stato. A luglio è stato giudicato colpevole e condannato a due mesi di reclusione, inclusi 15 giorni senza possibilità di libertà vigilata. È stato rilasciato al termine della pena.
A luglio, il noto editorialista Badara Gadiaga è stato arrestato per diffusione di notizie false e “discorsi contrari alla morale pubblica”, dopo un battibecco pubblico in televisione con un parlamentare, durante il quale aveva accusato il primo ministro di essere uno stupratore. A dicembre, gli è stato concesso il rilascio con la condizionale, in seguito all’appello.
A ottobre, Mandoumbé Diop e Serigne Mbaye Diagne, due sostenitori del partito di governo, sono stati giudicati colpevoli e condannati a un mese di carcere, di cui cinque senza possibilità di libertà vigilata, per “discorsi contrari alla morale pubblica”, dopo che avevano pubblicato sui social media dei video in cui insultavano gli avversari del primo ministro.
Il 9 febbraio, quattro ambientalisti, Lamine Diédhiou, Aliou Sané, Mohamed Tendeng e Madeleine Senghor, sono stati arrestati mentre protestavano contro l’allestimento di una discarica a cielo aperto per rifiuti domestici nel villaggio di Tobor. Sono stati perseguiti per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata, giudicati colpevoli, condannati e successivamente rilasciati con la condizionale.
A marzo, è stata adottata una nuova legge che ha istituito l’osservatorio nazionale dei centri di detenzione. Il governo ha anche annunciato un piano per ridurre il numero delle persone in detenzione cautelare. Secondo il ministero della Giustizia, ad agosto si contavano 15.267 persone detenute, a fronte di una capacità massima di detenzione di soltanto 4.924.
A luglio, il diciottenne Talla Keita è morto in ospedale a Richard Toll, dopo esservi stato trasportato dalla stazione di polizia di Rosso, dove sarebbe stato vittima di abusi. Due poliziotti sono stati arrestati in relazione all’episodio.
A febbraio, prima della programmata indagine sul ricorso all’uso eccessivo della forza e alle detenzioni arbitrarie durante le proteste politiche avvenute tra il 2021 e il 2024, il ministero della Famiglia, dell’azione sociale e delle solidarietà ha fornito assistenza finanziaria e medica ad alcune delle vittime.
Ad aprile, la Corte costituzionale ha stabilito che la legge di amnistia del 2024 non avrebbe impedito il perseguimento delle uccisioni e della tortura commesse tra febbraio 2021 e febbraio 2024. Questa decisione apriva la porta ad azioni legali in relazione alle 65 morti e alle 1.000 persone e più che avevano riportato lesioni durante le proteste. Diversi uomini interessati sono stati ascoltati dalla magistratura a ottobre.
Secondo l’Ong spagnola Caminando Fronteras, tra gennaio e maggio 110 migranti hanno perso la vita in mare, nel tentativo di partire dalle coste senegalesi e gambiane.
Non ci sono stati progressi sul piano legislativo nella tutela di minori, in particolare riguardo ai minori talibé delle scuole coraniche, che rimanevano vulnerabili agli abusi.
A maggio, quattro minori talibé sono morti per intossicazione alimentare a Thienaba, una città nella regione occidentale di Thiès, dopo aver consumato una pianta selvatica senza supervisione, mentre un altro bambino ha accusato un grave malore. Sulle loro morti è stata annunciata un’indagine giudiziaria e il loro insegnante coranico è stato condannato da un tribunale a tre mesi di reclusione con sospensione della pena per “avere messo in pericolo la vite di altri”.
A settembre, un alunno talibé di otto anni è morto dopo che il suo insegnante coranico lo aveva privato del cibo e duramente picchiato a Ribot-Escale, una città nel Senegal centrale.
Il codice di famiglia continuava a discriminare donne e ragazze, conferendo i diritti di “autorità maritale e parentale” esclusiva agli uomini e assegnando il ruolo di capofamiglia al marito. Ciò privava donne e ragazze di ogni diritto e autorità sul loro nucleo familiare e sulla prole. L’art. 111 del codice di famiglia fissava a 16 anni l’età minima legale per il matrimonio delle ragazze, contrariamente ai 18 anni previsti per i ragazzi, rafforzando la disuguaglianza di genere. La legislazione senegalese inoltre proibiva alle donne di accedere ai servizi d’aborto, anche nei casi di stupro e incesto, nonostante la ratifica del Protocollo di Maputo. Di conseguenza, donne e ragazze si esponevano al rischio di sottoporsi ad aborti non sicuri e clandestini.