I meccanismi di protezione e le garanzie dei diritti umani si sono deteriorati. Difensori dei diritti, giornalisti, e coloro che cercavano persone scomparse hanno continuato a essere esposti a minacce, forme di criminalizzazione, uccisioni e sparizioni forzate. Le autorità non hanno riconosciuto il lavoro delle donne impegnate nella ricerca delle persone scomparse, nonostante le raccomandazioni degli organismi internazionali. Le proteste sono state ancora represse dalla polizia. La tortura è rimasta diffusa. Il numero delle sparizioni forzate è aumentato del 10,5 per cento rispetto all’anno precedente e sono persistiti i femminicidi e i transfemminicidi. L’aborto è stato depenalizzato nella maggior parte degli stati. Le autorità hanno continuato a negare i diritti e la protezione internazionale a migranti. Il numero delle persone sfollate internamente al paese è aumentato.
A marzo, il congresso dell’unione ha approvato un pacchetto di leggi secondarie, necessarie per rendere operativa la riforma costituzionale che aveva soppresso l’Istituto nazionale per la trasparenza, l’accesso alle informazioni e la protezione dei dati personali. Ad agosto, le organizzazioni della società civile hanno avvertito che il nuovo ente Trasparenza per il popolo, istituito presso la Segreteria per l’anticorruzione e il buon governo, aveva archiviato il 99,6 per cento dei ricorsi presentati per essere esaminati.
Il numero degli omicidi denunciati è diminuito del 27,4 per cento rispetto al 2024.
Il governo ha continuato a negare che fosse in corso un processo di militarizzazione del paese, sostenendo che il comando della guardia nazionale spettava al presidente, che la strategia della sicurezza era elaborata dal ministero della Sicurezza e che non c’era alcuna violazione dei diritti umani nel paese.
Il 1° giugno si sono svolte le prime elezioni dirette della magistratura, nonostante le preoccupazioni riguardanti l’indipendenza del sistema giudiziario. Sono state così ricoperte un totale di 881 posizioni a livello federale e quasi altre 2.000 in 18 stati e a Città del Messico. L’affluenza al voto è stata di appena il 13 per cento, con il 22 per cento dei voti dichiarati nulli o incompleti. L’Oas ha sostenuto che i nove candidati più votati alla Corte suprema di giustizia della nazione erano stati raccomandati attraverso liste distribuite da partiti politici e strutture governative locali prima delle elezioni.
A novembre è stata approvata la legge generale per prevenire, indagare e punire le estorsioni. Le organizzazioni della società civile hanno evidenziato con preoccupazione alcune disposizioni contrarie ai diritti umani contenute nella legge, che consentivano l’ammissione agli atti di prove ottenute attraverso mezzi che violano i diritti umani, come la tortura, in determinate circostanze eccezionali. Inoltre, la formulazione ambigua della legge permetteva di fatto di perseguire penalmente i giornalisti e i mezzi d’informazione che pubblicano informazioni di pubblico interesse.
A ottobre, il senato ha approvato una riforma alla legge sull’amparo (protezione giudiziaria per i diritti costituzionali), caratterizzata da alcuni elementi positivi, come l’accelerazione dei procedimenti amparo, ma anche da una serie di elementi negativi, tra cui la limitazione alla concessione di sospensioni, l’uso continuato della detenzione cautelare obbligatoria e nuovi criteri per determinare l’interesse legittimo, che potrebbero limitare l’accesso all’amparo per individui o gruppi vulnerabili.
Secondo un rapporto di Front Line Defenders pubblicato a maggio, il Messico continuava a occupare il secondo posto a livello mondiale per numero di omicidi di difensori dei diritti umani, con 32 casi registrati nel 2024, in aumento rispetto ai 30 del 2023. In un rapporto pubblicato ad aprile, il Centro messicano per il diritto ambientale ha lanciato l’allarme per l’aumento del numero di persone uccise in relazione alla tutela dell’ambiente, con 25 casi registrati nel 2024 rispetto ai 19 del 2023.
Anche le organizzazioni della società civile erano prese di mira. A luglio, individui non identificati hanno fatto irruzione nell’abitazione di Dora Roblero, direttrice del Centro per i diritti umani Fray Bartolomé de Las Casas. Nei precedenti 11 mesi, l’organizzazione aveva denunciato 51 episodi ai danni dei suoi membri, comprendenti vessazioni, intimidazioni e sorveglianza.1
A settembre, le autorità di Città del Messico hanno tentato di smantellare la recinzione che circondava la Rotatoria delle donne che lottano, un luogo simbolico occupato nel 2021 da un gruppo di donne che aveva installato una statua raffigurante l’impegno delle donne che chiedono giustizia per i femminicidi, quelle impegnate nella ricerca di parenti scomparsi e personalità femminili della storia. La rimozione della recinzione è stata interrotta dopo che vari collettivi, attivisti e organizzazioni della società civile avevano fatto sentire la loro voce.
Secondo Reporters sans frontières, il Messico continuava a essere uno dei paesi più pericolosi del mondo per i giornalisti. Articolo 19 ha segnalato che durante l’anno erano stati uccisi sette giornalisti per il loro lavoro d’informazione e ha espresso allarme per il crescente utilizzo di quadri normativi come strumenti di censura all’interno del paese. L’organizzazione ha registrato tra gennaio e luglio 51 casi di vessazioni giudiziarie, ai danni di 39 giornalisti e giornaliste e 12 organi d’informazione, pari a più del doppio dell’anno precedente (21).
Tra giugno e settembre, il congresso ha approvato diverse leggi sulla sorveglianza di massa che hanno reso informazioni confidenziali disponibili alle istituzioni pubbliche, comprese le forze armate.
Nel quinto anniversario della repressione da parte della polizia della protesta femminista del 9 novembre 2020 nella municipalità di Benito Juárez, nello stato di Quintana Roo, rappresentanti del governo locale hanno inaugurato un memoriale ma non hanno presentato pubbliche scuse, non consentendo pertanto una completa riparazione per i danni causati.
In almeno 14 degli stati federali del paese, le autorità hanno continuato a commettere violazioni dei diritti umani durante le manifestazioni. Nello stato di Puebla,2 la polizia ha represso due proteste guidate dalle donne ad agosto e settembre.
A marzo, un tribunale ha condannato quattro ufficiali militari a 40 anni di carcere per l’esecuzione extragiudiziale di cinque giovani a Nuevo Laredo, nello stato di Tamaulipas, nel 2023.
Il 6 maggio, due bambine di sette e 11 anni sono morte quando membri del 42° battaglione di fanteria hanno aperto il fuoco contro un veicolo nella municipalità di Badiraguato, nello stato di Sinaloa. Le persone sopravvissute all’incidente hanno respinto i resoconti iniziali ufficiali secondo cui la sparatoria era stata in risposta a un attacco contro i militari. A dicembre, la commissione nazionale per i diritti umani ha raccomandato alle autorità di garantire riparazione per i danni causati dall’uso illegale della forza.
Il Global Torture Index 2025 dell’Organizzazione mondiale contro la tortura ha classificato il Messico come un paese in cui le persone erano ad alto rischio di tortura e maltrattamento, osservando che la tortura era diffusa e avveniva nell’impunità.
In seguito a una sentenza di tribunale, a febbraio la procura generale ha pubblicato il programma nazionale per prevenire e punire la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti, un programma sviluppato con la partecipazione delle organizzazioni della società civile rimasto in sospeso dall’emanazione nel 2017 della legge generale per prevenire, indagare e punire la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti.
In un caso riguardante una persona sopravvissuta a tortura sessuale, la Corte suprema di giustizia ha stabilito a giugno che le misure precauzionali disposte dagli organismi internazionali sui diritti umani erano vincolanti per lo stato messicano e che le autorità giurisdizionali avevano facoltà di supervisione su tali misure.
Il numero delle persone scomparse è aumentato del 10,5 per cento rispetto all’anno precedente. A dicembre, il numero di questi casi si attestava a 133.500.
Data la scarsa risposta da parte delle autorità, i parenti delle persone scomparse, principalmente donne organizzate in collettivi, hanno intrapreso ricerche proprie e trovato centinaia di resti umani, alcuni bruciati, e tombe clandestine. Le ricerche erano ad alto rischio e chi le conduceva si esponeva a minacce, estorsioni, sparizioni e omicidio.3 Durante l’anno, sono stati uccisi sei ricercatori (quattro donne e due uomini). Il Comitato Cedaw ha raccomandato allo stato messicano di riconoscere formalmente le mujeres buscadoras (donne che cercano persone scomparse) come una categoria speciale di difensori dei diritti umani, di monitorare la violenza specifica da loro subita, garantire misure di protezione sensibili al genere, fornire riparazione completa dei danni e includerle nei processi di ricerca della verità e memorializzazione.
Le cifre ufficiali riguardanti il numero delle fosse clandestine localizzate non sono state aggiornate per il 2025. I collettivi di ricerca hanno trovato fosse comuni in almeno 10 stati del paese. A marzo, il collettivo Guerreros buscadores de Jalisco (Guerrieri ricercatori di Jalisco) ha trovato un campo di reclutamento forzato, che potenzialmente funzionava anche come campo di sterminio, nella municipalità di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, scioccando la società messicana. Sul sito sono stati trovati elementi che comprovavano le uccisioni e centinaia di effetti personali come scarpe, zaini e documenti d’identità. Le autorità erano consapevoli dell’esistenza del campo già da sei mesi, prima che questo fosse scoperto dal collettivo di ricerca, ma non avevano aperto indagini sulle sparizioni forzate o cercato altre fosse comuni.
Ad aprile, il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha annunciato che per la prima volta avrebbe attivato la procedura di infrazione dell’art. 34 della Convenzione internazionale contro la sparizione forzata in riferimento alla situazione in Messico, al fine di determinare se le sparizioni forzate nel paese fossero sistematiche o diffuse, e avrebbe sottoposto la questione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In risposta, la presidente messicana ha categoricamente negato l’esistenza di sparizioni forzate nel paese e il senato ha sollecitato l’imposizione di sanzioni nei confronti del presidente del Comitato per “avere fatto congetture” sul fatto che nel paese avvenissero sparizioni forzate diffuse o sistematiche. Anche la Commissione nazionale per i diritti umani ha negato che il Messico stesse attraversando una crisi di sparizioni forzate e ha messo in discussione la decisione del Comitato di attivare la procedura d’infrazione.
A giugno, il congresso ha approvato un pacchetto di emendamenti alla legge generale sulla sparizione forzata delle persone, la sparizione perpetrata da individui e il sistema nazionale di ricerca, oltre che modifiche alla legge generale sulla popolazione in relazione alle sparizioni forzate. Le modifiche riguardavano principalmente i riferimenti incrociati di massa dei dati attraverso la creazione di una singola piattaforma d’identità e di un documento di identità comprendente dati biometrici, che rappresentava un rischio per la privacy e poteva essere utilizzato per scopi di sorveglianza della cittadinanza. Inoltre, questi cambiamenti non contrastavano l’impunità né rafforzavano gli uffici della procura o il Centro nazionale per l’identificazione umana al fine di ridurre l’arretrato forense. Secondo una ricerca condotta da organizzazioni della società civile in assenza di dati ufficiali attendibili, nel 2023 nel paese rimanevano 72.100 cadaveri non identificati.
Sempre a giugno, la Corte suprema di giustizia ha ordinato all’ufficio del procuratore generale di pubblicare il fascicolo giudiziario riguardante la sparizione forzata nel 2014 di 43 studenti dell’istituto magistrale di Ayotzinapa. L’esercito ha continuato a negare ai familiari le informazioni che potrebbero contribuire a stabilire la verità sul caso e a rendere giustizia.
A settembre, il senato ha nominato 13 membri del consiglio dei cittadini del sistema nazionale di ricerca, comprendente parenti delle persone scomparse, esperti e membri di organizzazioni della società civile. Il consiglio era rimasto inattivo per 16 mesi.4
Dall’inizio dell’anno fino a novembre, gli uffici della procura avevano aperto 2.589 indagini riguardanti uccisioni di donne, di cui 672 riguardavano casi classificati come possibili femminicidi. Queste cifre rappresentavano una diminuzione rispettivamente del 24,16 e del 21,2 per cento, rispetto al 2024. Inoltre, le autorità hanno registrato durante l’anno 3.637 casi di donne scomparse, di cui 1.745 avevano meno di 19 anni, un aumento rispettivamente dell’11,5 e del 29,4 per cento rispetto al 2024.
A luglio, il Comitato Cedaw ha espresso preoccupazione per l’aumento della violenza di genere da parte di attori statali e non statali, come le organizzazioni criminali, oltre che per il crescente coinvolgimento dell’esercito in operazioni di pubblica sicurezza e in altri ambiti, che aveva portato a un aumento della violenza di genere contro le donne da parte dei militari.
Gli stati di Campeche, Nayarit e Yucatán hanno adottato legislazioni che hanno depenalizzato l’aborto. A fine anno, l’aborto era legale in 24 dei 32 stati del paese.
A dicembre, la Corte suprema di giustizia ha revocato diverse norme che criminalizzavano l’aborto e limitavano l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva nello stato di Tlaxcala.
Tra giugno e luglio, gli stati di Baja California, Baja California Sur, Campeche e Messico hanno incorporato nei rispettivi codici penali il reato di transfemminicidio. A fine anno, il reato di transfemminicidio era riconosciuto in sei dei 32 stati del paese.
L’Osservatorio nazionale su crimini d’odio contro le persone lgbti ha registrato durante l’anno almeno 17 transfemminicidi.
A dicembre, il congresso di Guanajuato ha approvato il matrimonio egualitario e vietato le terapie di conversione. A fine 2025, tutte le entità federali messicane avevano legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
La Corte suprema di giustizia si è pronunciata due volte a favore delle persone transgender. A febbraio, ha ordinato risarcimenti per il danno arrecato a diverse donne transgender vittime di discriminazione alle quali era stato negato l’accesso ai servizi igienici riservati alle donne e chiesto di esibire un documento d’identità ufficiale, con la motivazione che la loro presenza in questi spazi rappresentava un potenziale rischio; la sentenza comprendeva una multa per l’azienda responsabile. A giugno, ha concesso misure di protezione a una donna transgender rifugiata, ordinando all’Istituto nazionale della migrazione di riconoscere la sua identità di genere nei documenti d’immigrazione e di elaborare una procedura semplice e accessibile per adattare i documenti d’immigrazione al fine di garantire l’identità di genere delle persone.
Durante la Cop30 a novembre, il Messico ha annunciato nuovi impegni per affrontare la crisi climatica, che prevedevano, per la prima volta, una componente per le perdite e i danni, e l’integrazione di approcci sociali come la giustizia climatica, una prospettiva di genere e un approccio incentrato sui diritti umani. Ha inoltre aggiornato i suoi obiettivi Ndc per il 2035 secondo due scenari: una riduzione delle emissioni compresa tra 332 e 363 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (MtCO2e) con il supporto internazionale, o tra 364 e 404 MtCO2e incondizionatamente.
La Commissione messicana per l’assistenza ai rifugiati ha ricevuto più di 58.800 domande d’asilo durante l’anno, il maggior numero delle quali proveniva da cittadini di Cuba (più di 28.700), Venezuela (più di 12.100) e Haiti (oltre 7.000).
A febbraio, il Messico ha dispiegato 10.000 truppe della guardia nazionale al confine con gli Usa. Le persone migranti e rifugiate in viaggio attraverso il Messico continuavano a essere costrette a corrispondere pagamenti illegali alle autorità messicane, a membri delle bande criminali o a individui non identificati ai posti di blocco per l’immigrazione allestiti lungo le strade di tutto il paese. Erano anche frequentemente vittime di estorsioni e rapimenti e avevano difficoltà ad accedere ad assistenza medica, istruzione e opportunità d’impiego.5
Le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per il mancato rilascio di documenti temporanei per ragioni umanitarie per le persone richiedenti asilo e le vittime del crimine in Messico, che poneva questi gruppi ancora più a rischio e ostacolava il loro accesso ai diritti.
A settembre, in ottemperanza con un’ordinanza di tribunale, l’allora capo dell’Istituto nazionale per la migrazione si è scusato pubblicamente con le famiglie delle vittime dell’incendio del 27 marzo 2023 al centro di detenzione per migranti di Ciudad Juárez, nello stato di Chihuahua, agendo a titolo personale. Tuttavia, le responsabilità rimanevano poco chiare e non erano state ancora fornite riparazioni complete.
Secondo un rapporto pubblicato ad agosto dall’Istituto nazionale di statistica e geografia, il 29,6 per cento della popolazione viveva una situazione di povertà multidimensionale nel 2024, una diminuzione del 6,3 per cento rispetto al 2022. Anche il tasso di povertà estrema era diminuito, passando dal 7,1 al 5,3 per cento nello stesso periodo. Gli stati di Chiapas, Guerrero e Oaxaca erano quelli con i tassi di povertà più alti.
A giugno, il Programma sui diritti umani dell’università Ibero-americana ha pubblicato un rapporto che ha documentato un aumento dello sfollamento forzato interno al paese, salito da almeno 12.623 persone nel 2023 ad almeno 28.900 nel 2024. Di tutti gli sfollamenti, il 79 per cento era dovuto a violenza e il 20 per cento a cause sociali o disastri naturali. La maggior parte era avvenuta negli stati di Chiapas, Sinaloa, Michoacán, Chihuahua e Guerrero, con 17.860 persone sfollate registrate nel solo stato del Chiapas.
A settembre, lo stato di Oaxaca ha approvato la legge per prevenire, affrontare e riparare integralmente lo sfollamento forzato interno, diventando il quinto stato ad avere una legge specifica che trattava il problema.
Note:
1 Mexico: Human rights organization at risk, 28 agosto.
2 Amnesty International calls on the Mexican state to guarantee the right to peaceful protest, 18 dicembre (solo in spagnolo).
3 Mexico: Disappearing Again: Violence and Impacts Experienced by Women Searchers in Mexico, 8 luglio.
4 Mexico: Senate must renew Citizen Council, 28 marzo.
5 USA: Lives in Limbo: Devastating Impacts of Trump’s Migration and Asylum Policies, 20 febbraio.