Rapporto 2026

Americhe

Foto di CONNIE FRANCE/AFP via Getty Images

I paesi dell'area (21)


PANORAMICA REGIONALE SULLE AMERICHE

I governi della regione delle Americhe hanno intensificato i loro sforzi per soffocare il dissenso, reprimendo le proteste e criminalizzando manifestanti. Non sono mancati attacchi a giornalisti e giornaliste e misure per censurare i media.

Persone impegnate nella difesa dei diritti umani hanno continuato a subire vessazioni, attacchi e forme di criminalizzazione, con le autorità che hanno ostacolato il funzionamento delle loro organizzazioni, anche attraverso controlli arbitrari sui finanziamenti.

L’uso illegale della forza da parte delle autorità ha determinato violazioni dei diritti umani.

Detenzioni arbitrarie e processi iniqui sono proseguiti, dimostrando che l’uso del potere punitivo degli stati non era soggetto a controlli adeguati e che spesso veniva asservito a interessi politici.

Le persone private della libertà hanno sofferto condizioni di detenzione disumane. Sono stati segnalati casi di tortura e maltrattamento, in particolare nel contesto della repressione politica.

Le sparizioni forzate sono persistite in tutta la regione, con i governi che non hanno saputo adottare misure preventive, permettendo così all’impunità di prevalere.

Anche le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale hanno continuato a godere di una sostanziale impunità, nonostante alcuni risultati positivi ottenuti in casi giudiziari risalenti a molti anni prima.

La mancanza di garanzie statali per la tutela dei diritti economici e sociali ha avuto particolari ripercussioni sui gruppi marginalizzati. Le persone hanno incontrato difficoltà nell’accedere ad alcuni servizi pubblici essenziali come istruzione, assistenza medica e acqua pulita.

La Cop30 in Brasile ha portato risultati limitati e non è riuscita a rinnovare l’impegno di eliminare gradualmente i combustibili fossili. Gli stati non hanno adottato misure sufficienti per contrastare la crisi climatica.

La violenza di genere è persistita, inclusi i femmicidi/femminicidi e la violenza sessuale, in un contesto di prevalente impunità. L’accesso all’aborto è stato ostacolato nella legge e nella prassi, e i servizi di salute riproduttiva non erano adeguatamente garantiti.

Gli stati hanno fallito anche nel garantire i diritti dei popoli nativi ai loro territori, alle loro terre e alle risorse e non hanno avviato processi in grado di garantire un consenso veramente libero, anticipato e informato su questioni che li riguardavano.

Le persone lgbti hanno continuato a subire violenza e discriminazione senza ricevere protezione da parte dei governi. Le persone transgender erano particolarmente vulnerabili e diversi paesi hanno approvato leggi e politiche che indebolivano i loro diritti.

Le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo sono state esposte ad allarmanti livelli di violenza e discriminazione in un contesto di aumento della retorica razzista e xenofoba in tutta la regione. In molti casi hanno incontrato ostacoli ad accedere ai loro diritti.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Lo spazio civico si è deteriorato in tutta la regione a seguito della violazione dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica.

Durante l’anno, ci sono state indebite restrizioni alle proteste in paesi come Argentina, Canada, Cile, Cuba, Ecuador, El Salvador, Messico, Paraguay, Portorico, Usa e Venezuela. In diverse occasioni, le autorità hanno fatto ricorso all’uso eccessivo della forza per disperdere le manifestazioni o per reprimere coloro che vi prendevano parte. L’impunità per questo tipo di eventi conosciuta negli anni precedenti è continuata anche nel 2025. Durante e dopo le proteste, le persone partecipanti sono state sottoposte a detenzione arbitraria e a indagini penali, una strategia che metteva in evidenza l’uso punitivo del potere da parte dello stato per limitare la libertà d’espressione e riunione pacifica.

In diversi paesi della regione, è proseguita la tendenza a riformare o creare nuove leggi per limitare indebitamente il diritto alla libertà d’associazione. Le legislazioni introdotte in Ecuador, El Salvador, Paraguay, Perù e Venezuela hanno suscitato preoccupazione per gli effetti negativi sull’esistenza e l’operatività delle organizzazioni della società civile, compresi i mezzi d’informazione. Per citare un esempio, la legge sulla creazione dell’Agenzia peruviana per la cooperazione internazionale è stata modificata allo scopo di stabilire controlli arbitrari e sproporzionati sulle organizzazioni.

Casi di vessazione, censura e attacchi contro persone professioniste dell’informazione sono stati registrati in Argentina, Brasile, Cuba, Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Paraguay, Perù, Uruguay, Usa e Venezuela. Gli attacchi hanno messo in pericolo le vite e l’integrità fisica di giornalisti e giornaliste, come nel caso degli omicidi di personale dell’informazione documentati in Colombia, Ecuador, Honduras, Messico e Perù. Allo stesso tempo, il giornalismo ha continuato a essere oggetto di forme di criminalizzazione e vessazioni giudiziarie. In Argentina, il presidente Javier Milei ha citato in giudizio almeno otto giornalisti per diffamazione e offese; in Guatemala, un giudice ha emesso un nuovo ordine di custodia nei confronti del giornalista José Rubén Zamora rimandandolo in carcere, nonostante le numerose e gravi irregolarità procedurali che avevano segnato il processo a suo carico.

La sorveglianza digitale illegale e altre forme di interferenza nelle comunicazioni e nella vita privata delle persone si sono intensificate. In Argentina, il ministero della Sicurezza nazionale ha autorizzato la polizia federale a monitorare gli utenti dei social media senza un mandato. Il Messico ha approvato una riforma legislativa che ha stabilito la creazione di un documento di identità contenente dati biometrici, che rappresentava un rischio per la privacy.

Gli stati devono abolire le leggi e le pratiche che ostacolano l’esercizio del diritto alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, e permettere la partecipazione della società civile negli affari pubblici.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Le persone impegnate nella difesa dei diritti umani sono andate incontro a criminalizzazione, vessazioni, attacchi, e uccisioni in quasi tutti i paesi della regione.

I difensori dell’ambiente e della terra erano particolarmente a rischio di criminalizzazione e violenza. In Bolivia, 12 persone impegnate nella protezione della Riserva floro-faunistica nazionale di Tariquía sono state incriminate; in Canada, tre persone native sono state condannate a svolgere lavori socialmente utili per avere difeso il territorio wet’suwet’en; in Cile, la difensora dei diritti umani María Ignacia González è scomparsa; e in Perù, gli ambientalisti Hipólito Quispe Huamán Conde e Isai Shuk Shawit sono stati uccisi. In Colombia, nel 2025 si profilava un aumento dei livelli di violenza contro i difensori dei diritti umani rispetto ai due anni precedenti.

Alcuni paesi hanno visto continui tentativi di indebolire la possibilità delle organizzazioni dei diritti umani di fare il loro lavoro normalmente. Per esempio, in El Salvador, la legge sugli agenti stranieri ha imposto una tassa del 30 per cento sui finanziamenti internazionali ricevuti dalle organizzazioni e garantito all’esecutivo i poteri di sanzionare con multe i trasgressori o di cancellare lo status di entità giuridiche. In Nicaragua, il ministero dell’Interno ha emanato a marzo una serie di regolamenti che, in pratica, facilitavano la cancellazione arbitraria dello status legale delle organizzazioni e aumentavano per loro il rischio di dover cessare le attività.

Difensori e organizzazioni per i diritti umani sono stati oggetto di vessazioni. Per esempio, nella Repubblica Dominicana, coloro che si occupavano di questioni riguardanti la giustizia razziale, il genere e la migrazione hanno denunciato atti di vessazione digitale e divulgazione di dati personali. Per di più, in Paraguay, una commissione parlamentare ha intentato un’azione legale contro cinque organizzazioni per accedere a informazioni sensibili riguardanti le loro attività e l’utilizzo dei fondi ricevuti.

Gli stati devono garantire alle persone che lavorano in difesa dei diritti umani di poter svolgere il loro lavoro senza ostacoli o paura di ritorsioni.

 

USO ILLEGALE DELLA FORZA

Le autorità della regione hanno fatto ricorso all’uso eccessivo e non necessario della forza, provocando violazioni dei diritti umani in operazioni dirette soprattutto contro manifestanti e persone soggette a molteplici forme di discriminazione.

In Brasile, un’operazione della polizia di Rio de Janeiro, che violava gli standard internazionali applicabili alla polizia, ha mobilitato migliaia di agenti civili e militari e causato l’uccisione di più di 120 persone.

Nel 2025 negli Usa la polizia ha sparato e ucciso un totale di 1.143 persone, con una percentuale sproporzionata di vittime tra la popolazione nera. A giugno, forze di polizia locali hanno utilizzato armi classificate come meno letali per reprimere le proteste pacifiche che si stavano svolgendo vicino a un edificio federale dove venivano detenuti gli immigrati a Los Angeles, ferendo sei persone. Durante le operazioni di controllo sul traffico di droga condotte nell’area dei Caraibi e Pacifico, gli Usa hanno ucciso almeno 123 persone in quelle che sono apparse essere esecuzioni extragiudiziali.

In Honduras, organizzazioni della società civile hanno denunciato violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di sicurezza durante lo stato d’emergenza e, in particolare, detenzione arbitraria, uso eccessivo della forza e tortura e maltrattamento.

In Perù, la polizia ha fatto ricorso all’uso non necessario e sproporzionato della forza durante le proteste, uccidendo Eduardo Mauricio Ruiz Sanz, morto per la ferita d’arma da fuoco riportata, e ferendo decine di persone.

Gli stati devono garantire che l’uso della forza sia conforme alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani, con particolare riferimento al principio di non discriminazione.

 

DETENZIONE ARBITRARIA E PROCESSI INIQUI

Diversi paesi della regione hanno fatto ricorso a detenzioni arbitrarie per motivi politici, principalmente di individui ritenuti essere opposti al governo, che sono stati generalmente sottoposti a processo al di fuori delle garanzie procedurali.

A Cuba, la detenzione arbitraria è stata praticata per reprimere persone considerate dissidenti. A gennaio, la scarcerazione di almeno 211 persone prigioniere politiche è stata seguita dall’imposizione da parte delle autorità di restrizioni arbitrarie dei loro diritti, con alcune che si sono viste revocare la libertà condizionale come ritorsione per avere continuato il loro attivismo politico e il loro impegno nella difesa dei diritti umani.

In El Salvador, le detenzioni arbitrarie sono proseguite e a fine anno erano oltre 90.000 le persone trattenute senza prove sufficienti. L’assemblea legislativa ha esteso in modo sproporzionato la durata della detenzione cautelare e ha aperto la strada alla possibilità di istruire processi di massa, senza una determinazione individuale della responsabilità penale.

È persistita in Nicaragua la detenzione arbitraria per motivi politici, con le organizzazioni locali che hanno documentato almeno 60 casi durante l’anno.

In Venezuela, sono state registrate nuove detenzioni arbitrarie politicamente motivate e, a fine anno, almeno 806 persone rimanevano in detenzione per ragioni politiche, secondo i dati raccolti da organizzazioni sociali. Le persone accusate sono state assistite da difensori pubblici che non li hanno rappresentati in maniera efficace, non sono mai state informate delle accuse a loro carico e sono state processate da tribunali privi di indipendenza.

In Bolivia, Ecuador, Guatemala, Messico, Paraguay, Usa e Venezuela, l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura è diventato un fenomeno sempre più marcato.

Le autorità devono smettere di utilizzare la magistratura per prendere di mira le voci dissidenti e adottare tutte le misure necessarie per prevenire la detenzione arbitraria e garantire il diritto a un equo processo.

 

DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE

Le persone private della libertà hanno dovuto sopportare condizioni di detenzione disumane e il sovraffollamento era un problema strutturale e ricorrente.

In Bolivia, l’ufficio del difensore civico ha lanciato l’allarme per le condizioni di estremo sovraffollamento nelle carceri, con oltre 33.000 persone detenute in un sistema designato per una capacità massima di circa 16.000 reclusi. In Ecuador ed El Salvador, le persone private della libertà hanno continuato ad affrontare condizioni di sovraffollamento e di mancanza di cibo e assistenza medica adeguati, oltre che a essere esposte a morti violente. Ad Haiti, il sistema di detenzione minorile era sovraffollato e persone minori sono state ospitate insieme a quelle adulte in almeno un centro di detenzione. In Uruguay, il deterioramento e l’insalubrità delle condizioni di detenzione hanno continuato a destare preoccupazione, così come il sovraffollamento.

Le persone private della libertà e coloro che difendevano i loro diritti hanno denunciato atti di tortura in detenzione in diversi paesi, tra cui Cile, Cuba, El Salvador, Honduras, Messico, Nicaragua, Usa e Venezuela.

In El Salvador, tortura e maltrattamento nelle carceri sono continuati sotto forma di percosse, umiliazione sessuale, privazione del sonno e punizioni collettive, tra le varie pratiche ravvisate. Inoltre, il numero dei decessi in custodia statale dall’inizio dello stato d’emergenza ha raggiunto i 470 casi.

A Cuba, così come in Nicaragua e Venezuela, le persone percepite come oppositori del governo erano particolarmente a rischio di tortura e maltrattamento. Il Nicaragua ha abrogato l’art.36 della costituzione, che vietava espressamente la tortura.

Gli stati devono garantire i diritti e la dignità delle persone private della libertà.

 

SPARIZIONI FORZATE

Nuovi casi di sparizione forzata sono stati registrati in tutta la regione in un clima di persistente impunità. Questi erano chiaramente collegate alla repressione del dissenso, mentre in altri erano il risultato dell’implementazione delle politiche di sicurezza.

A Cuba, le sparizioni forzate erano una precisa strategia repressiva utilizzata dalle autorità per colpire persone come difensori, attivisti, artisti e giornalisti. In Nicaragua, diverse persone detenute per ragioni politiche erano di fatto in una situazione di sparizione forzata, in quanto la loro localizzazione era tenuta nascosta e le visite erano sistematicamente negate. In Venezuela, le sparizioni forzate sono rimaste una pratica strutturata, che spesso iniziava con un arresto arbitrario effettuato da agenti statali, seguito dalla mancanza di informazioni, dal rifiuto di riconoscere la detenzione e, aspetto fondamentale, dal deliberato occultamento di informazioni riguardanti la sorte e la localizzazione della persona detenuta.

In Ecuador, l’ufficio del pubblico ministero ha aperto indagini sulla possibile sparizione forzata di 43 persone in seguito a operazioni di sicurezza condotte dalle forze armate nel 2024. In El Salvador, un gruppo di migranti e richiedenti asilo, che ha subìto l’espulsione illegale dagli Usa e il trasferimento a marzo nel Centro di confinamento del terrorismo (Terrorism Confinement Centre – Cecot), era di fatto sottoposto a sparizione forzata.

In Colombia, tra gennaio e maggio, la Cicr ha documentato 136 nuove sparizioni forzate in relazione al conflitto armato, inclusi 26 bambini, bambine e adolescenti.

Alla luce della crisi delle sparizioni in Messico, il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha per la prima volta attivato l’art. 34 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, al fine di determinare se le sparizioni forzate nel paese fossero sistematiche o diffuse.

Gli stati devono abolire completamente la pratica delle sparizioni forzate e adottare tutte le misure necessarie per prevenire le sparizioni forzate da parte di attori non statali.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Sono state emesse sentenze riguardanti gravi casi di violazioni dei diritti umani. In Cile, tre membri dei carabineros (forza di polizia) sono stati condannati per la brutale aggressione a Moisés Órdenes mentre manifestava pacificamente nel 2019. In Colombia, la Giurisdizione speciale per la pace ha emesso le sue prime sentenze per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In Messico, un tribunale civile ha condannato quattro ufficiali militari per l’esecuzione extragiudiziale nel 2023 di cinque giovani. In Uruguay, sono state emesse 15 condanne nei confronti di elementi dell’esercito e della polizia per atti che costituivano crimini contro l’umanità commessi durante il regime civile-militare negli anni Settanta e Ottanta.

In Argentina, è stato autorizzato il luogo a procedere del processo in contumacia contro 10 persone accusate di avere compiuto l’attacco del 1994 contro l’Associazione mutua israelita argentina. In Guatemala, un sospetto latitante da anni è stato arrestato e rinviato a processo per il possibile ruolo svolto nell’omicidio dell’arcivescovo Juan José Gerardi, nel 1998. In Honduras, un tribunale ha deciso il rinvio a giudizio di tre uomini accusati dell’omicidio dell’ambientalista Juan López, avvenuto nel 2024.

Non sono tuttavia mancate battute d’arresto e sentenze ribaltate in altri casi giudiziari. In Bolivia, i procedimenti giudiziari a carico di agenti di polizia e personale militare accusati dei massacri compiuti nel 2019 sono stati dichiarati nulli e inefficaci. In Cile, l’ufficio del pubblico ministero ha deciso il non luogo a procedere per 1.509 fascicoli giudiziari riguardanti le violazioni dei diritti umani che erano state commesse durante la rivolta sociale del 2019. In Colombia, conflitti di giurisdizione tra la giustizia penale militare e il sistema di giustizia penale ordinaria hanno continuato a influire sulle indagini relative a possibili violazioni dei diritti umani o crimini di diritto internazionale commessi da membri dell’esercito e della polizia. In Guatemala, la decisione dell’autorità giudiziaria di concedere gli arresti domiciliari a un ufficiale di alto rango dell’esercito condannato per le gravi violazioni dei diritti umani nel caso Molina Theissen costituiva una violazione degli standard internazionali sui diritti umani. In Perù, una legge ha garantito l’amnistia a tutti i membri delle forze armate, della polizia nazionale e dei comitati di autodifesa indagati, accusati, processati e condannati, in relazione alle gravi violazioni dei diritti umani, tra cui crimini contro l’umanità, commesse tra il 1980 e il 2000.

L’indagine sul Venezuela in corso presso l’Icc ha compiuto scarsi progressi e l’ufficio del procuratore dell’Icc ha deciso di chiudere i suoi uffici di Caracas a dicembre.

Gli stati devono garantire verità, giustizia e riparazione per le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale e assicurare le persone sospettate di responsabilità penale alla giustizia, nel pieno rispetto delle garanzie processuali dovute.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

Gli stati della regione non hanno garantito i diritti economici e sociali, con effetti particolarmente negativi sui gruppi marginalizzati.

Il diritto alla salute non è stato garantito a tutte le persone. Gli improvvisi tagli agli aiuti per la cooperazione estera degli Usa, che ci sono stati a inizio anno, hanno avuto un impatto negativo sui servizi sanitari in Guatemala e ad Haiti. Le autorità cubane hanno ammesso a luglio che nel paese era disponibile solo il 30 per cento dei farmaci essenziali necessari. In Paraguay, il sistema sanitario attraversava una crisi strutturale a causa della mancanza di investimenti pubblici, che rimanevano al di sotto del 6 per cento del pil raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità. In Uruguay, l’accesso ai servizi di salute mentale era inadeguato e i tassi di suicidi destavano preoccupazione.

Il diritto all’istruzione è stato condizionato da tagli di bilancio e violenza. In El Salvador, nei primi mesi dell’anno gli istituti scolastici hanno raccolto 25.000 iscrizioni in meno. Ad Haiti, la violenza ha ostacolato l’accesso all’istruzione.

In Argentina, la pensione minima non riusciva a coprire i bisogni essenziali e più di tre milioni di persone anziane vivevano nell’indigenza.

Sono persistiti anche ostacoli nell’accesso ai servizi pubblici essenziali. A Cuba, la fornitura dell’elettricità è stata in un costante stato di crisi durante tutto l’anno, con frequenti ed estesi blackout che hanno colpito milioni di persone. In Guatemala, l’accesso all’acqua pulita e a servizi igienici decenti era profondamente iniquo. Ad Haiti, la crisi umanitaria è continuata, con gravi ripercussioni sull’accesso al cibo, all’assistenza medica e all’acqua potabile, tra i vari diritti colpiti. In Venezuela sono persistite le interruzioni della fornitura di acqua ed elettricità, così come le proteste legate ai servizi essenziali.

Gli stati devono garantire che chiunque abbia pari accesso ai diritti economici e sociali, senza discriminazioni.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

La Cop30, tenutasi a novembre in Brasile, ha avuto un impatto limitato e non ha riaffermato un impegno preciso per delineare un allontanamento graduale dai combustibili fossili. Allo stesso modo, non è stato raggiunto un fermo impegno da parte dei paesi ad alto reddito ad aumentare la quota di finanziamenti basati su sovvenzioni che i paesi a basso reddito necessitano per l’adattamento.

Anche prima della Cop30, gli stati della regione non erano riusciti a intraprendere un’azione sufficientemente incisiva in grado di contrastare la crisi climatica, che ha continuato ad avere un impatto sui diritti umani durante tutto l’anno. Le autorità di alcuni paesi, come Argentina e Usa, hanno insistito a negare l’esistenza della crisi climatica.

Gli obiettivi e le politiche dell’Argentina in materia climatica sono rimasti insufficienti. Il Canada ha investito in progetti legati ai combustibili fossili e petrolchimici attraverso sovvenzioni, finanziamenti e agevolazioni fiscali. L’Ecuador ha continuato ad autorizzare la tecnica del gas flaring nella regione dell’Amazzonia nonostante una sentenza giudiziaria del 2021 che aveva ordinato l’eliminazione delle torce di combustione. Negli Usa, un ordine esecutivo ha dichiarato la “dominanza energetica” un’emergenza nazionale e puntava a rilanciare l’industria mineraria del carbone nonostante il suo impatto ambientale. L’Honduras è rimasto indietro nello sviluppo e nell’adozione di misure per l’adattamento al cambiamento climatico.

In Bolivia, il cambiamento climatico ha aggravato la deforestazione, gli incendi boschivi e influenzato la distribuzione e la frequenza delle piogge, intensificando la scarsità d’acqua e colpendo il diritto all’acqua e la sicurezza alimentare. In Brasile, scarsità d’acqua e di precipitazioni, frane, tempeste, alluvioni, ondate di caldo e siccità hanno colpito in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili, in particolare le comunità nere, native e a basso reddito. Il Paraguay affrontava rischi crescenti a causa degli effetti del cambiamento climatico, come siccità, alluvioni e innalzamento delle temperature.

Le autorità devono affrontare, prevenire e mitigare gli effetti della crisi climatica sui diritti umani attraverso l’adozione di misure a livello locale e regionale.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

In Cile, è stato approvato un nuovo regolamento sull’aborto per garantire cure tempestive. In Messico, quattro stati hanno adottato legislazioni che hanno depenalizzato l’aborto. Nonostante questi avanzamenti concreti, sono persistite nella legge e nella prassi barriere nell’accesso all’aborto in Argentina, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Perù, Portorico, Usa e Venezuela.

Negli Usa, il governo federale ha revocato le politiche precedenti che avevano contribuito ad ampliare e proteggere l’accesso ai servizi di salute riproduttiva e ha ridotto i finanziamenti per le strutture e i programmi specializzati. A Portorico, è stata approvata una legge che richiedeva il consenso scritto di un genitore o del tutore legale per le ragazze minori di 16 anni che volevano accedere ai servizi abortivi. Nella Repubblica Dominicana, è stato approvato un nuovo codice penale che ha stabilito il divieto assoluto d’aborto. L’aborto è rimasto un reato in tutte le circostanze in El Salvador, Haiti, Honduras e Nicaragua.

Le gravidanze tra ragazze e adolescenti sono continuate senza che i governi adottassero misure per affrontare il problema. In Argentina, un piano ufficiale che nell’arco dei quattro anni precedenti era riuscito a ridurre del 49 per cento il tasso di gravidanze nella fascia adolescenziale è stato smantellato. In Perù, 992 ragazze sono state costrette a portare a termine la gravidanza.

Le autorità devono garantire l’accesso a un aborto sicuro e ad altri diritti sessuali e riproduttivi.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Donne e ragazze sono rimaste esposte ad allarmanti livelli di violenza, comprendenti femmicidi, con casi registrati in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Honduras, Messico, Paraguay, Perù, Portorico e Uruguay. In diversi paesi, le statistiche riguardanti questo tipo di crimini erano inadeguate e inaffidabili.

A Cuba, il femminicidio non era ancora considerato un reato distinto. A Portorico, la corte d’appello ha stabilito che l’articolo del codice penale che codificava il reato di femminicidio era incostituzionale, con la motivazione che violava le procedure dovute e la presunzione d’innocenza.

Casi di altre forme di violenza contro donne e ragazze, inclusa la violenza sessuale, sono stati registrati in Argentina, Bolivia, Cile, Cuba, Repubblica Dominicana, Messico, Perù, Usa e Uruguay. Nella Repubblica Dominicana, il nuovo codice penale conteneva una regressiva classificazione del reato di violenza sessuale da parte di un partner intimo che non rispondeva agli standard internazionali.

Durante l’anno sono stati comunque compiuti alcuni passi avanti, come l’entrata in vigore in Bolivia della legge 1639, che ha vietato i matrimoni precoci e infantili sotto i 18 anni, o la promulgazione in Colombia a gennaio di una legge che ha introdotto la possibilità di ottenere il divorzio con la sola volontà di uno dei coniugi.

Gli stati devono adottare misure concrete per porre fine alla violenza di genere e garantire che donne e ragazze godano dei loro diritti senza discriminazioni.

 

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI

I popoli nativi hanno continuato a subire discriminazione e violenza, oltre che gli effetti della crisi climatica, con gli stati che non hanno saputo rispettare i loro diritti. In Bolivia, Canada ed Ecuador, tra i vari paesi, l’espansione dei progetti estrattivi sulle terre dei popoli nativi è continuata senza appropriate procedure di consultazione che rispettassero gli standard internazionali su un consenso libero, anticipato e informato.

La Corte interamericana dei diritti umani ha emesso sentenza contro l’Ecuador per avere violato il diritto alla proprietà collettiva dei popoli nativi nella regione dell’Amazzonia, con l’autorizzazione di progetti estrattivi all’interno del loro territorio.

In Canada, diverse proposte legislative minacciavano il diritto dei popoli nativi all’autodeterminazione, anche accelerando l’approvazione di progetti infrastrutturali su vasta scala.

In Brasile, leader nativi e membri delle comunità native sono stati uccisi in relazione a casi di rivendicazione di terreni e conflitti di proprietà. Il popolo avá guaraní paranaense attendeva ancora la restituzione, sia in Brasile che in Paraguay, del suo territorio ancestrale, da cui era stato sgomberato per la costruzione dell’impianto idroelettrico Binacional di Itaipú.

In Colombia, i popoli nativi e le comunità afrodiscendenti hanno continuato a subire molteplici sfollamenti forzati e su larga scala, confinamenti e restrizioni alla mobilità umana.

In Venezuela, le comunità native yekuana dello stato dell’Amazzonia hanno segnalato che erano sorte situazioni di conflitto all’interno del loro territorio dovute ad attività estrattive illegali.

Gli stati devono rispettare e proteggere il possesso, la proprietà e il controllo dei popoli nativi sulle loro terre e risorse.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

In tutta la regione sono stati registrati crimini contro le persone lgbti ed è aumentata la retorica stigmatizzante nei loro confronti, specialmente contro le persone transgender. Secondo i dati delle organizzazioni locali, a fine anno in Guatemala erano state uccise almeno 29 persone lgbti e 35 in Honduras, mentre in Messico erano stati registrati almeno 17 transfemminicidi. Nella maggior parte dei paesi, i governi non hanno fornito dati attendibili su questi crimini. Canada, Paraguay, Portorico e Usa hanno implementato leggi o politiche che hanno limitato i diritti delle persone transgender.

Violenza e discriminazione hanno colpito in modo sproporzionato coloro che soffrivano di molteplici forme di discriminazione. In Brasile sono stati registrati casi di violenza contro persone lgbti nere. Negli Usa sono state approvate leggi che hanno limitato i servizi di assistenza sanitaria per giovani transgender. In Paraguay, migranti transgender hanno visto negarsi il rilascio di documenti di identità coerenti con la loro identità di genere.

Le autorità non sono riuscite a mettere in atto misure adeguate a contrastare queste forme di violenza. In alcuni stati, i servizi che fornivano assistenza alle vittime sono stati indeboliti o smantellati. Per citare un esempio, il governo federale degli Usa ha chiuso un servizio della linea telefonica d’emergenza nazionale di prevenzione dei suicidi tra giovani lgbti.

Gli stati devono riconoscere i diritti delle persone lgbti, in particolare le persone transgender, e adottare misure in grado di proteggerle da tutte le forme di discriminazione e violenza.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo hanno subìto allarmanti livelli di violenza e discriminazione nella regione. La loro situazione è stata resa ancora più complessa dalle politiche e dalla retorica di vari paesi, in particolare gli Usa, che hanno avuto impatto sui flussi migratori nel continente. Le autorità di Canada, Costa Rica e Panama hanno rilevato che il flusso migratorio irregolare verso nord era diminuito significativamente, mentre quello verso sud era aumentato.

Le autorità di diversi paesi hanno diffuso una retorica stigmatizzante, ostile e discriminatoria. In Cile e negli Usa, la narrazione razzista e xenofoba si è intensificata in concomitanza con i processi elettorali.

Sempre negli Usa, è stata promossa un’agenda razzista e antimigranti. Agenti a volto coperto hanno arrestato persone indipendentemente dal loro status migratorio e veicoli blindati hanno pattugliato le strade e preso di mira aree situate in prossimità di scuole, centri religiosi, ospedali e altre aree in precedenza protette dalle azioni di controllo dell’immigrazione.

Nella Repubblica Dominicana, sono persistiti modelli di profilazione razziale, detenzione arbitraria, uso eccessivo della forza e trattamento crudele e disumano, così come le espulsioni collettive, che sono contrarie al diritto internazionale. Inoltre, l’applicazione di un protocollo sanitario negli ospedali ha fatto sì che chi non possedeva la documentazione richiesta era soggetto a espulsione e deportazione dopo avere ricevuto le cure, una misura che ha colpito principalmente le persone di nazionalità haitiana e i cittadini dominicani di origine haitiana.

Gli stati non hanno saputo garantire alle persone migranti e rifugiate un adeguato e non discriminatorio esercizio dei loro diritti e, in molti casi, hanno cercato di limitarli ulteriormente. In Canada, il programma per lavoratrici e lavoratori stranieri temporanei continuava a vincolare i lavoratori migranti ai loro datori di lavoro, nonostante i diffusi abusi e il rischio intrinseco di sfruttamento sul lavoro e discriminazione, oltre alle altre restrizioni che rendevano il loro status ancora più precario. In Cile, il congresso ha proseguito il dibattito su diversi disegni di legge che proponevano la criminalizzazione delle persone rifugiate e migranti. Colombia e Messico hanno continuato a non avere un sistema d’asilo efficace.

Gli stati devono combattere il razzismo e la xenofobia, proteggere le persone rifugiate, richiedenti asilo e migranti, e garantire tutti i loro diritti.

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