Sono persistite le restrizioni alla libertà d’espressione e all’accesso all’informazione pubblica. Il sovraffollamento delle carceri ha determinato condizioni di detenzione disumane, con tassi di mortalità elevati. Sono proseguiti i procedimenti a carico di alcuni elementi militari per crimini contro l’umanità commessi durante il regime civile-militare (1973-1985), ma non sono stati registrati progressi nelle indagini sulle sparizioni forzate compiute durante quel periodo. Il tasso di femminicidi e denunce per violenza contro le donne è rimasto alto. La fornitura di servizi di salute mentale e di assistenza sociale era inadeguata. Le gravidanze tra le adolescenti sono rimaste motivo di preoccupazione.
Il sistema di garanzie dei diritti in Uruguay ha continuato a indebolirsi. Durante il dibattito sul bilancio governativo 2025-2029, è stata individuata una riduzione dello stanziamento delle risorse destinate alle politiche volte a rafforzare il sistema di garanzie dei diritti, in aree come la lotta contro la violenza di genere, la protezione di bambini e adolescenti e l’accesso ai servizi di salute mentale.
A settembre, la procuratrice generale ad interim, Mónica Ferrero, è stata aggredita nella sua abitazione, generando grande allarme pubblico.
Secondo un rapporto pubblicato a maggio dal Centro per gli archivi e l’accesso all’informazione pubblica, tra aprile 2024 e marzo 2025 c’erano stati 51 episodi di minacce e limitazioni alla libertà d’espressione ai danni di giornalisti e giornaliste. Le restrizioni imposte sul libero giornalismo hanno continuato a destare preoccupazione.
A luglio, la giornalista Fernanda Kosak è stata censurata dopo essere intervenuta a sostegno della Palestina.
A oltre 15 anni dall’approvazione della legge sull’accesso all’informazione pubblica (legge 18381), l’accesso all’informazione pubblica è rimasto inadeguato, con le politiche di trasparenza e di accesso all’informazione pubblica non ancora implementate dalle istituzioni pubbliche soggette a questa legge.
Ad aprile, la procuratrice generale ad interim ha vietato la pubblicazione delle richieste di ufficializzare le indagini sui casi di pubblico interesse. Ciò ha oscurato il lavoro della procura generale della repubblica e limitato l’accesso all’informazione.
Nel sistema penitenziario persistevano condizioni di sovraffollamento. Secondo le informazioni fornite dal ministero dell’Interno, la popolazione carceraria era aumentata costantemente, superando le 16.000 persone recluse a dicembre, che rappresentavano un tasso di 32 persone per agente di polizia, 63 per ogni persona civile che lavorava nel carcere e 157 per ogni operatore sanitario, a fronte degli standard internazionali di tre persone in custodia in diretto contatto con ciascuna figura che lavora all’interno del carcere. Inoltre, il sistema aveva 10.000 persone sottoposte a misure alternative alla prigione, supervisionate dal ministero dell’Interno. Le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per il deterioramento e l’insalubrità delle condizioni di detenzione, anche per il sovraffollamento, con conseguenti ripercussioni sulla salute dei prigionieri. A giugno, quattro reclusi sono morti a causa di un incendio scoppiato nel modulo 11 del penitenziario di Santiago Vázquez (precedentemente conosciuto come Comcar).
A maggio, il ministero dell’Interno ha annunciato che i fascicoli della Direzione per l’informazione e l’intelligence contenenti informazioni riguardanti gli eventi del regime civile-militare (1973-1985) sarebbero stati riaperti.
Sono state emesse condanne contro membri dell’esercito e della polizia, in servizio o in congedo e la polizia è stata condannata per accuse di tortura, rapimento e uccisione, che costituivano crimini contro l’umanità, compiuti sotto il regime civile-militare negli anni Settanta e Ottanta. Inoltre, un ex agente dell’esercito uruguayano è stato condannato a Roma, in Italia, nel contesto delle indagini in corso nel paese nella così detta Operazione Condor. Tuttavia, non sono stati compiuti sostanziali progressi nelle indagini per chiarire la sorte delle vittime di sparizione forzata durante quel periodo.
L’accesso ai servizi di salute mentale era inadeguato e i tassi di suicidi hanno suscitato preoccupazione sia tra le autorità sia tra le organizzazioni della società civile rilevanti. Secondo il Sindacato nazionale di polizia, 15 agenti sono morti suicidi nel 2025, un tasso decisamente più alto rispetto alla popolazione in generale. A luglio, il governo ha fatto sapere che 764 persone erano morte suicide nel 2024, con un tasso di suicidi di 21,35 per 100.000 abitanti.
Secondo il ministero dell’Interno, nel 2025 sono stati registrati 16 femminicidi e 35.443 denunce di violenza contro le donne tra gennaio e ottobre. Gli alti livelli della violenza di genere hanno continuato a essere attribuiti alla mancata implementazione della legge 19580 sulla violenza di genere contro le donne, dato anche il mancato stanziamento di risorse sufficienti per la creazione di tribunali multifunzionali in grado di trattare tutti gli aspetti legati a questo tipo di violenza.
A settembre, un uomo si è suicidato dopo avere ucciso i propri figli, una bambina di due anni e un bambino di sei, in un episodio di violenza indiretta nel dipartimento di Río Negro. Nei tre anni precedenti, almeno 13 minori hanno perso la vita a causa di violenze indirette.
Ad aprile, il ministero dello Sviluppo sociale ha annunciato che avrebbe lavorato allo sviluppo di un piano nazionale di assistenza. A ottobre, il Consiglio nazionale per l’assistenza ha presentato il piano per il periodo 2026-2030 senza avere convocato le organizzazioni della società civile rilevanti durante il processo di elaborazione.
A un decennio dalla sua creazione attraverso la legge 19353, il sistema nazionale integrato di assistenza non funzionava ancora in maniera efficace. La sua popolazione non era ancora in grado di accedere ai servizi di assistenza istituiti dalla legge. Le donne, che spesso sostenevano il lavoro di cura non retribuito, erano colpite in modo sproporzionato.
Nonostante i progressi compiuti durante l’anno in termini di accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, permanevano ostacoli nella prevenzione delle gravidanze in adolescenza a causa delle croniche carenze nella politica di governo in quest’ambito. Secondo le informazioni precedentemente pubblicate dal ministero della Salute pubblica e dall’amministrazione dei servizi sanitari statali, 190 ragazze con meno di 15 anni erano rimaste incinte nel periodo il 2021 e il 2024. Nel 2024, del totale di 29.899 parti, 2.390 erano di ragazze tra i 15 e i 18 anni e 37 di ragazze sotto i 15 anni.
A giugno, una neonata di tre mesi in cura presso l’Istituto uruguayano per bambini e adolescenti (Instituto del niño y el adolescente del Uruguay – Inau) è stata trovata morta nel dipartimento di Colonia. Ad agosto, una ragazza di 13 anni, anch’essa in cura presso l’Inau è stata uccisa dal padre mentre si sottoponeva a un controllo medico nel dipartimento di Maldonado.
A luglio, il governo ha deciso di cancellare l’implementazione del progetto Neptuno per la costruzione di un impianto di trattamento delle acque per l’area metropolitana della capitale, Montevideo, e ha annunciato la costruzione di un nuovo impianto nella città di Aguas Corrientes, nel dipartimento di Canelones, senza presentare informazioni dettagliate sull’eventuale impatto ambientale o sull’impatto per le comunità vicine.
Le persistenti gravi limitazioni nell’accesso all’informazione pubblica sulla realizzazione di progetti di investimento produttivo e mega-progetti rendevano impossibile determinare l’impatto di questi progetti sull’ambiente, sull’accesso alle risorse idriche e sulla qualità di vita delle persone.