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REPUBBLICA POPOLARE DEL BANGLADESH

Le libertà d’espressione, associazione e riunione sono rimaste limitate sotto il governo ad interim, senza una ragione. Molte persone, tra cui quelle che difendono i diritti umani, sono state sottoposte ad arresti arbitrari e molestie per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d’espressione. Il bando imposto al partito Lega popolare bangladese (Awami League) ha messo in discussione l’impegno del governo ad interim a sostenere la libertà d’associazione. La legge sulla cybersicurezza (Cyber Security Act – Csa) del 2023 ha continuato a essere utilizzata fino alla sua sostituzione con l’ordinanza sulla cybersicurezza (Cyber Security Ordinance – Cso), nel 2025. Il Tribunale bangladese per i crimini internazionali ha condannato a morte l’ex prima ministra Sheikh Hasina e l’ex ministro degli Interni Asaduzzaman Khan Kamal, dopo averli condannati in contumacia per crimini contro l’umanità, per il loro ruolo nell’impiego illegale della forza contro manifestanti nel 2024. Il governo ad interim ha proposto una bozza di ordinanza sulle sparizioni forzate e ha esteso il mandato della commissione nazionale incaricata di indagare sui casi. Per la prima volta, ex ufficiali militari sono stati arrestati con l’accusa di sparizione forzata. Le proposte di riforma volte a proteggere i diritti delle donne hanno incontrato resistenze da parte di gruppi islamisti. La crisi umanitaria per le persone rohingya rifugiate si è aggravata a causa dei tagli ai finanziamenti umanitari, nonostante la città di Cox’s Bazar abbia dato rifugio ai nuovi arrivi dallo stato di Rakhine. Almeno 59 esponenti della comunità nativa bawm erano in detenzione con accuse infondate di terrorismo. Sono proseguiti i negoziati tra il governo ad interim e leader sindacali sull’urgente necessità di riformare le leggi sul lavoro e migliorare salari e condizioni di impiego. Lavoratori e lavoratrici hanno protestato contro i bassi salari, le molestie e la repressione antisindacale. La crisi climatica ha rafforzato le disuguaglianze di genere e di casta.

 

CONTESTO

In seguito alla destituzione dell’amministrazione della Lega popolare bangladese di Sheikh Hasina,ad agosto 2024 si è insediato un governo ad interim, composto da consiglieri guidati da Mohammad Yunus. Nel corso del 2025 ha istituito 11 commissioni per le riforme e ha annunciato elezioni generali per la nomina di un nuovo governo, previste per febbraio 2026. A febbraio è stata istituita una commissione nazionale di consenso per facilitare l’accordo tra i partiti politici sulle riforme chiave. Per commemorare il primo anniversario delle proteste, il governo ad interim ha annunciato la “Carta nazionale di luglio”, in cui ha delineato le riforme a cui aspirava.

Dopo le accuse di gravi violazioni dei diritti umani durante le proteste del 2024, la polizia, secondo quanto riportato, è diventata relativamente inattiva nell’affrontare la criminalità, portando al collasso l’ordine pubblico per gran parte dell’anno.

Su invito del governo ad interim, l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha condotto un’inchiesta indipendente su presunte violazioni e abusi dei diritti umani commessi durante le proteste tra il 1° luglio e il 15 agosto 2024. A luglio, ha firmato un memorandum d’intesa triennale con il governo per istituire un ufficio nel paese a sostegno della tutela e della promozione dei diritti umani. Il 17 luglio, il Bangladesh è diventato stato parte del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Per tutto l’anno sono continuati episodi di molestie, violenza e arresti contro chi esercitava il proprio diritto alla libertà d’espressione, tra cui persone impegnate nella difesa dei diritti umani, nel giornalismo, autori e autrici, blogger, poeti e poete.1 La Csa del 2023, una legge utilizzata dal precedente governo contro le voci critiche in un modo che contravveniva al diritto alla libertà d’espressione, ha continuato a essere utilizzata dal governo ad interim per scoraggiare l’attivismo. La legge è stata abrogata e sostituita dalla Cso, entrata in vigore a maggio e destinata a rimanere valida fino alla sua approvazione formale e alla trasformazione in legge da parte di un futuro parlamento.2 L’ordinanza conteneva disposizioni ampie e indefinite come “video osceni” e “molestie sessuali”, mentre il “cyberterrorismo” era definito in modo vago: tutte disposizioni che potevano essere usate in modo strumentale.

A maggio, il governo ad interim ha vietato tutte le attività della Lega popolare bangladese, utilizzando una modifica alla legge antiterrorismo, in attesa che i suoi leader fossero processati per i decessi di manifestanti avvenuti nel 2024. Successivamente, la commissione elettorale ha anche sospeso la registrazione del partito.

Ad agosto, l’Alta corte ha archiviato la causa avviata nel 2018, secondo la legge sulle tecnologie di informazione e comunicazione, contro Shahidul Alam, fotografo attivista e prigioniero di coscienza di Amnesty International.

A dicembre, il giornalista Anis Alamgir è stato arrestato ai sensi della legge contro il terrorismo, dopo una denuncia che accusava lui e altre quattro persone di utilizzare i loro account sui social media e altre piattaforme d’infromazione per supportare la Lega popolare bangladese.

Il 18 dicembre sono scoppiate violente proteste in seguito all’uccisione di Sharif Osman Hadi, un importante leader della rivolta di luglio. Gli uffici di due organi d’informazione, The Daily Star e Prothom Alo, sono stati assaltati e dati alle fiamme, il direttore del quotidiano New Age è stato maltrattato e si è verificato un attacco all’istituto culturale Chhayanaut.

Restrizioni oppressive hanno continuato a essere imposte al diritto di riunirsi in sindacato, tra cui requisiti eccessivi per la registrazione di un sindacato, interferenze statali nelle attività sindacali e un controllo arbitrario o indebito del processo di registrazione.3

 

SPARIZIONI FORZATE

Dopo aver istituito una commissione d’inchiesta sulle sparizioni forzate e aver firmato la Convenzione internazionale contro le sparizioni forzate nel 2024, il governo ad interim ha cercato di dare attuazione alla Convenzione attraverso una nuova ordinanza. La bozza di questa ordinanza è stata inizialmente criticata per non essere in linea con gli standard internazionali sui diritti umani, compresi quelli relativi alla pena di morte. Inoltre, è stata criticata per le disposizioni che limitavano la responsabilità di comando, nonché per il mancato riconoscimento della natura continuativa del reato di sparizione forzata. Alcune di queste preoccupazioni sono state corrette in bozze successive e l’ordinanza è stata approvata dal governo a dicembre. La trasformazione dell’ordinanza in legge è stata lasciata a una futura legislatura.

A giugno, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie ha effettuato una visita tecnica di quattro giorni, durante la quale ha incontrato le parti interessate del governo e le vittime di sparizioni forzate. Il Gruppo di lavoro ha emesso un parere tecnico sull’urgente necessità di istituire un sistema di protezione per vittime e testimoni e di rafforzare la commissione nazionale d’inchiesta sulle sparizioni forzate, esprimendo profonda preoccupazione per la continua e diffusa impunità per le sparizioni forzate.

Sempre a giugno, la commissione nazionale d’inchiesta sulle sparizioni forzate ha presentato il suo secondo rapporto provvisorio al consigliere capo Yunus. La commissione ha riferito di aver ricevuto 1.837 denunce riguardanti sparizioni forzate. In seguito, dopo una prima revisione, sono stati inseriti nel database della commissione 1.772 casi attivi, di cui 1.427 vittime sono state ritrovate vive, mentre 345 persone risultavano ancora disperse. Sulla base del numero di denunce presenti nel database, la commissione ha rilevato che il 67 per cento delle sparizioni forzate era collegato ad agenzie statali come il battaglione di azione rapida (Rapid Action Battalion – Rab). Ha inoltre rilevato una “cultura diffusa e sistematica della tortura”. Il mandato della commissione è stato prorogato fino alla fine dell’anno.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

A febbraio, le Nazioni Unite hanno pubblicato i risultati di un’indagine conoscitiva. L’inchiesta ha riscontrato fondati motivi per ritenere che il precedente governo e il suo apparato di sicurezza e intelligence, insieme a elementi violenti associati al partito Lega popolare bangladese, abbiano sistematicamente commesso gravi violazioni dei diritti umani. Tra queste, centinaia di esecuzioni extragiudiziali, altre violazioni dell’uso della forza che hanno causato gravi ferite a migliaia di manifestanti, arresti e detenzioni arbitrari su larga scala, tortura e maltrattamento. Una registrazione audio trapelata e verificata ha lasciato intendere che l’ex prima ministra Sheikh Hasina avesse autorizzato le forze di sicurezza a usare armi letali contro manifestanti.

A luglio, il Tribunale bangladese per i crimini internazionali (International Crimes Tribunal – Ict) ha condannato l’ex prima ministra a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte, dopo la pubblicazione di una registrazione audio in cui dichiarava di avere “licenza di uccidere” 227 persone, visto che erano stati presentati 227 casi di omicidio a suo carico. La sentenza è stata emessa in contumacia poiché nel 2024 Sheikh Hasina è fuggita in India, nel mezzo delle proteste. A ottobre, inoltre, l’Ict ha emesso mandati di arresto per diversi ex ufficiali militari in relazione a possibili sparizioni forzate avvenute durante il mandato dell’ex prima ministra. È stata questa la prima volta in cui sono state presentate accuse formali per sparizioni forzate.

A novembre, l’Ict ha condannato l’ex prima ministra Hasina, l’ex ministro degli Interni Asaduzzaman Khan Kamal e l’ex ispettore generale di polizia Chowdhury Abdullah al-Mamun per capi d’accusa di crimini contro l’umanità relativi alla repressione delle proteste del 2024. Hasina e Asaduzzaman sono stati condannati a morte in contumacia, mentre Chowdhury, che è diventato testimone per l’accusa, è stato condannato a cinque anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole.

L’ambito e le attività dell’Ict, istituito dal governo di Sheikh Hasina nel 2009, hanno continuato a destare preoccupazioni in merito al diritto al giusto processo. Ong hanno esortato il governo ad interim a dichiarare una moratoria sulla pena di morte e a garantire che l’Ict disponesse del quadro giuridico, delle risorse e dell’indipendenza necessari per condurre procedimenti giudiziari imparziali, in conformità con gli standard internazionali, nei confronti di tutte le persone accusate di aver perpetrato reati, indipendentemente dalla loro affiliazione istituzionale o politica.

I diritti delle vittime a giustizia e riparazione sono stati ulteriormente compromessi dall’assenza di un efficace meccanismo nazionale per i diritti umani a sostegno delle loro richieste di risarcimento.4 La commissione nazionale per i diritti umani (National Human Rights Commission – Nhrc) è rimasta vacante a seguito delle dimissioni di tutti i suoi commissari nel novembre 2024. A settembre, il governo ha invitato a commentare pubblicamente una bozza di ordinanza per la commissione nazionale per i diritti umani del 2025, destinata a sostituire la legge sulla Nhrc del 2009. Quando è stata presentata la nuova bozza di ordinanza, le Nazioni Unite e le Ong hanno sottolineato la necessità di una Nhrc rafforzata e indipendente, conforme agli standard internazionali, come i Principi di Parigi. A novembre, il comitato consultivo ha approvato la legge sulla Nhrc. Tuttavia, Trasparency International ha riportato che a dicembre l’ordinanza era stata emendata per permette il “controllo burocratico”.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

A maggio, migliaia di persone islamiste hanno manifestato, guidate dall’Hefazat-e-Islam, una coalizione di gruppi che sostengono l’islam, riunendosi nella capitale Dacca per protestare contro le riforme proposte dalla commissione per la riforma degli affari femminili. La commissione aveva formulato numerose raccomandazioni, tra cui il riconoscimento di pari diritti ereditari per le donne, l’aumento della partecipazione politica femminile, la criminalizzazione dello stupro coniugale e la protezione dei diritti delle persone che svolgono un lavoro sessuale. Nelle manifestazioni queste proposte sono state definite “anti-islamiche”.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

I tagli ai finanziamenti dell’Usaid hanno avuto gravi ripercussioni sulla popolazione rohingya in Bangladesh. Un rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che era soddisfatto solo il 35 per cento del fabbisogno di fondi per la popolazione rohingya in Bangladesh e che i programmi gestiti dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, avevano subìto un taglio del 17 per cento. L’insicurezza alimentare, le condizioni di vita sovraffollate e insalubri, l’accesso limitato a istruzione e assistenza sanitaria sono stati tutti aggravati dai tagli agli aiuti, mentre sono stati esacerbati i problemi di insicurezza e protezione. A marzo, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha visitato i campi di Cox’s Bazar.

Con il deterioramento della situazione nello stato di Rakhine, in Myanmar, a causa dell’escalation del conflitto armato tra l’esercito di Arakan e l’esercito del Myanmar, l’aumento degli arrivi di rohingya ha ulteriormente aggravato una crisi umanitaria già precaria. Le Nazioni Unite hanno stimato che 150.000 nuovi arrivi siano entrati in Bangladesh tra gennaio 2024 e luglio 2025. Le persone rohingya che cercavano rifugio attraversando il confine con il Bangladesh sarebbero state respinte dalla guardia di frontiera dopo un periodo di detenzione, suscitando preoccupazioni circa le violazioni del principio di non refoulement. A settembre si è tenuta una conferenza di alto livello delle Nazioni Unite sulla situazione delle persone rohingya di fede musulmana e di altre minoranze in Myanmar, durante la quale Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato che avrebbero fornito 96 milioni di dollari Usa in ulteriore assistenza per sostenere i campi rifugiati in Bangladesh.5

 

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI

Almeno 59 persone native bawm hanno continuato a essere detenute senza processo, dopo essere state arrestate ad aprile 2024 con il pretesto di far parte o sostenere il gruppo militare Fronte nazionale Kuki-Chin. Nel corso dell’anno sono emerse segnalazioni di decessi in custodia e della negazione delle cure mediche necessarie alle persone detenute.

 

DIRITTI DEL LAVORO

I disordini nell’industria tessile sono proseguiti e lavoratori e lavoratrici hanno protestato contro i bassi salari, le molestie e la repressione antisindacale.6 Sono continuate le ampie discussioni e trattative tra il governo ad interim e leader sindacali in merito alla necessità urgente di riformare le leggi sul lavoro e migliorare salari e condizioni di impiego. A novembre, il governo ad interim ha promulgato il decreto legge (emendamento) 2025 sul lavoro.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

La crisi climatica ha intensificato gli ostacoli alla realizzazione del diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per le persone dalit che lavoravano nel settore dei servizi igienico-sanitari a Khulna e Satkhira, intrappolandole in un circolo vizioso di vulnerabilità.7 Le donne dalit, che subiscono una discriminazione molteplice basata su casta, genere e professione, sono state tra le più colpite, eppure le meno visibili, dalle risposte politiche del governo in materia di clima, acqua, servizi igienico-sanitari e igiene.

 

Note:
1 Bangladesh: Interim government should protect freedom of expression and opinion, 21 marzo.
2 Bangladesh: Interim government’s actions inconsistent with July Declaration, 12 agosto.
3 South Asia: Stitched Up: Denial of Freedom of Association for Garment Workers in Bangladesh, India, Pakistan and Sri Lanka, 27 novembre.
4 Bangladesh: National Human Rights Commission must not be forgotten amid reform agenda, 27 maggio.
5 UN Member States Must Step-Up Efforts to Protect and Meet the Urgent Humanitarian Needs of the Rohingyas at the Highlevel Conference, 26 settembre.
6 South Asia: Stitched Up: Denial of Freedom of Association for Garment Workers in Bangladesh, India, Pakistan and Sri Lanka, 27 novembre.
7 Bangladesh: Left Behind in the Storm: Dalit Women Sanitation Workers and the Fight for Water and Dignity, 16 ottobre.

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