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REPUBBLICA DELL’INDIA

La situazione dei diritti umani è peggiorata drasticamente con il continuo attacco delle autorità al dissenso. Leggi sulla sedizione e antiterrorismo sono state utilizzate per punire persone come giornalisti, comici, accademici e studenti che esercitavano il diritto alla libertà d’espressione. Alle piattaforme dei social media è stato ordinato di bloccare le voci dissenzienti. Sono state arrestate persone che manifestavano pacificamente. Persone impegnate nel giornalismo e nell’attivismo sono state arrestate e processate; alcune che erano già in detenzione, come gli attivisti e le attiviste di Bhima Koregaon, Umar Khalid e altre persone musulmane, sono rimaste dietro le sbarre. Le minoranze religiose ed etniche hanno subìto una crescente persecuzione, comprese le comunità musulmane prese di mira da leggi discriminatorie sul matrimonio. Gli sgomberi forzati di massa di persone musulmane nello stato di Assam hanno lasciato migliaia di individui senza casa, mentre sono continuate le demolizioni punitive in Maharashtra e Jammu e Kashmir. Persone di etnia rohingya e musulmane di origine bengalese, sono state espulse illegalmente o respinte, e le nuove norme sull’immigrazione hanno privato chi richiedeva asilo della protezione. Le modifiche alle politiche ambientali hanno smantellato le garanzie per i popoli nativi, esponendoli al rischio di sfollamento. Alluvioni, frane e ondate di calore hanno continuato a mietere centinaia di vittime, evidenziando l’incapacità del governo di agire con decisione per affrontare la crisi climatica. Le politiche e gli obiettivi climatici sono rimasti “altamente insufficienti” ed è perdurata la dipendenza dal carbone. Sono proseguite le violenze basate sulla casta contro le persone dalit.

 

CONTESTO

Ad aprile, uomini armati hanno aperto il fuoco nella città di Pahalgam, una popolare località turistica del Kashmir, uccidendo 26 persone, in maggioranza turiste. Le autorità indiane hanno utilizzato le leggi sulla sedizione e la legge sulle attività illecite (prevenzione) del 1967 (Unlawful Activities (Prevention) Act – Uapa) per arrestare o presentare denunce iniziali (First Information Report – Fir) contro persone come giornalisti, accademici e studenti che chiedevano di accertare le responsabilità per la falla nei dispositivi di sicurezza. In risposta all’attacco è stata lanciata l’“Operazione Sindoor” contro il Pakistan e almeno 16 civili hanno perso la vita negli scontri a fuoco transfrontalieri. A novembre, un’autobomba è esplosa nei pressi del Forte Rosso nella città di Delhi, causando la morte di almeno 13 persone e il ferimento di circa 30.

Per sedare le proteste contro il disegno di legge di modifica del waqf,1 le autorità hanno schierato le truppe, provocando la morte di almeno tre persone e oltre 150 arresti. Questa legge, approvata dal parlamento, ha centralizzato il controllo statale su beni e fondazioni islamici in India.

Il 3 marzo, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione per la violenza e gli sfollamenti nello stato di Manipur e per la riduzione dello spazio civico in Jammu e Kashmir; tali preoccupazioni sono state liquidate dal governo. A marzo, l’organismo di accreditamento globale ha raccomandato il declassamento della commissione nazionale per i diritti umani allo status “B”, a causa di preoccupazioni sulla sua indipendenza, trasparenza ed efficacia. A ottobre, l’India è stata eletta al Consiglio per i diritti umani per il periodo 2026-2028. A fine anno, almeno 19 richieste di visita da parte delle procedure speciali delle Nazioni Unite erano ancora in sospeso, tra cui una del Relatore speciale sulla tortura, avanzata per la prima volta nel 1999 e da allora reiterata più volte.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Le autorità hanno continuato a prendere di mira persone nell’ambito dell’arte, dell’università e del giornalismo attraverso una censura più estesa, un uso strumentale delle leggi penali e limitazioni sugli spazi digitali.

Il 24 marzo, la polizia dello stato del Maharashtra ha presentato una denuncia iniziale contro il comico Kunal Kamra per una parodia nel suo spettacolo di stand-up Naya Bharat (Nuova India), in cui definiva gaddar (traditore) “un leader proveniente da Thane”. Il riferimento è stato ampiamente interpretato come una velata allusione al primo ministro del Maharashtra Eknath Shinde e alla sua defezione politica del 2022.

Il 20 maggio, il governo ha revocato lo status di cittadinanza indiana all’estero all’accademica britannico-kashmira Nitasha Kaul, che si era costantemente espressa contro il crescente autoritarismo in India.

A fronte dell’aumento della censura digitale degli ultimi anni, il governo ha costretto le piattaforme dei social media a bloccare gli account che pubblicavano critiche alle politiche dell’esecutivo. Tra questi è stato bloccato l’account The Savala Vada, una pagina di meme satirici che spesso pubblicava contenuti sulla riduzione dello spazio civico e sulla persecuzione delle minoranze religiose. L’8 luglio, il governo ha ordinato alla piattaforma di social media X di bloccare la visualizzazione di oltre 2.000 account in India, tra cui l’agenzia di stampa internazionale Reuters.

Il 9 luglio, il governo dello stato del Maharashtra ha approvato la legge speciale di pubblica sicurezza del Maharashtra, che puniva il dissenso con il pretesto della sicurezza pubblica.2 Il 6 agosto, il governo del Jammu e Kashmir ha vietato 25 libri di persone come giornalisti, storici, femministe e studiosi della pace di riconosciuto prestigio, accusandole di “glorificare il terrorismo e incitare alla violenza”.

Giornalisti

Le autorità hanno intensificato le rappresaglie contro giornalisti e giornaliste che cercavano di denunciare la corruzione o di dare voce al dissenso, utilizzando le leggi penali come arma per soffocare e indebolire la libertà d’espressione.

Il 24 marzo, la polizia dello stato dell’Assam ha arrestato il giornalista Dilwar Hussain Mozumdar per aver riferito di una protesta riguardante presunte irregolarità finanziarie presso una banca gestita dal governo statale. Il giornalista aveva ripetutamente seguito e documentato questioni finanziarie relative a tale istituto, nel quale il capo del governo dello stato ricopriva l’incarico di direttore.

Il 9 maggio, la polizia di Nagpur, nello stato del Maharashtra, ha arrestato il ventiseienne Rejaz M Siddique per aver criticato l’Operazione Sindoor su Instagram. È stato incriminato ai sensi dell’Uapa.

Il 16 settembre, un tribunale della città di Gandhinagar, nello stato del Gujarat, ha emesso avvisi di comparizione per i giornalisti Abhisaar Sharma e Raju Parulekar. Sono stati accusati di aver diffuso contenuti falsi e diffamatori per denigrare la reputazione del gruppo Adani, un conglomerato imprenditoriale con stretti legami con il partito al potere Bharatiya Janata, per aver contestato la vendita di terreni nell’Assam al gruppo Adani per una cifra a quanto pare esigua.

In seguito all’esplosione di un’autobomba del 10 novembre al Forte Rosso di Delhi, l’agenzia investigativa dello stato del Jammu e Kashmir ha fatto irruzione nella sede del quotidiano Kashmir Times, diretto dalla giornalista Anuradha Bhasin, sostenendo che svolgeva attività che “minaccia[va]no la sovranità dell’India”. Tre mesi prima era stato messo al bando un libro scritto da Bhasin. Non è stata presentata alcuna denuncia iniziale.

Difensori dei diritti umani

Le autorità hanno continuato a fare un uso improprio delle leggi antiterrorismo e di altre leggi draconiane per tenere in detenzione i difensori dei diritti umani.

A gennaio, l’Alta corte di Bombay ha concesso la libertà su cauzione a Sudhir Dhawale e Rona Wilson dopo oltre sei anni di detenzione. A novembre, la Corte suprema ha concesso la libertà su cauzione provvisoria a Jyoti Jagtap, mentre a dicembre l’Alta corte di Bombay ha fatto altrettanto per Hany Babu; entrambi hanno trascorso oltre cinque anni in carcere. Tutti e quattro erano nel gruppo delle 16 persone arrestate per il loro attivismo per i diritti umani e detenute senza processo ai sensi dell’Uapa, per il presunto coinvolgimento nel caso di Bhima Koregaon. A fine anno, tre del gruppo “BK16” erano ancora in carcere senza processo.

Diversi tribunali hanno respinto le richieste di libertà su cauzione di Umar Khalid e di almeno altre cinque persone, studenti e attivisti musulmani. A fine anno erano ancora in custodia cautelare per il presunto coinvolgimento nelle violenze avvenute nel nord-est di Delhi nel febbraio 2020, in cui furono uccise 53 persone, tra cui 38 di fede musulmana.3

Il 16 maggio, la polizia di Nagpur, nello stato del Maharashtra, ha presentato una denuncia iniziale contro tre persone con l’accusa di sedizione, per aver recitato la poesia Hum Dekhenge, del famoso poeta Faiz Ahmed Faiz. Tra loro figurava anche Pushpa Sathidar, moglie del defunto attivista Vira Sathidar.

Il 26 settembre, la polizia del Ladakh ha arrestato l’attivista Sonam Wangchuk ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale, dopo che aveva guidato una protesta per chiedere l’indipendenza del Ladakh, poi sfociata in violenza. Il giorno prima dell’arresto, la licenza della sua Ong, il Movimento educativo e culturale di studenti di Ladakh (Students Educational and Cultural Movement of Ladakh – Secmol), è stata revocata ai sensi della legge sulla regolamentazione dei contributi esteri.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Il 27 aprile, la polizia di Hazratganj, nella città di Lucknow, nello stato dell’Uttar Pradesh, ha presentato una denuncia iniziale contro la cantante folk Neha Singh Rathore. È stata accusata di aver rilasciato commenti discutibili sui social media in merito all’attacco di Pahalgam, in violazione di varie disposizioni del codice penale e della legge sulla tecnologia dell’informazione del 2000, relative alla sicurezza nazionale, all’incitamento, al mantenimento dell’armonia comunitaria e all’ordine pubblico.

Il 18 maggio, la polizia dello stato di Haryana ha depositato due denunce iniziali contro il docente dell’università di Ashoka, Ali Khan Mahmudabad, per post sui social media riguardanti l’Operazione Sindoor, che hanno portato al suo arresto. È stato accusato di violazioni delle norme del codice penale relative al mantenimento dell’armonia comunitaria, all’incitamento e all’insulto alle credenze religiose. Successivamente è stato rilasciato su cauzione.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

Le autorità hanno limitato le riunioni pacifiche attraverso la detenzione amministrativa, il diniego dell’autorizzazione per le manifestazioni e la dispersione violenta dei raduni che chiedevano giustizia e riconoscimento delle responsabilità.

Il 13 febbraio, la polizia di Delhi ha arrestato 12 studenti dell’università Jamia Millia Islamia che stavano protestando contro gli avvisi di contestazione notificati nel 2024 a due dottorandi, accusati di “aver scandito slogan senza autorizzazione” o di “mancata comunicazione preventiva alle autorità universitarie”.

Il 18 giugno, la polizia di Mumbai ha arrestato 19 persone che avevano partecipato a una manifestazione a sostegno della popolazione palestinese presso il campo sportivo di Azad Maidan. Il giorno prima, la polizia aveva negato l’autorizzazione per la manifestazione, inducendo gli organizzatori, tra cui il Partito comunista indiano (marxista), a chiedere l’autorizzazione all’Alta corte di Bombay. Inizialmente, la Corte ha respinto la richiesta, ma alla fine ha concesso l’autorizzazione due mesi dopo la data prevista, una volta che la polizia ha ritirato le proprie obiezioni.

L’11 agosto, la polizia di Delhi ha arrestato decine di persone schierate con l’opposizione, tra cui il leader dell’opposizione Rahul Gandhi, per aver protestato senza autorizzazione contro presunte irregolarità elettorali.

Tra il 13 e il 18 agosto, la polizia dello stato del Tamil Nadu ha sgomberato con la forza quasi 800 lavoratori e lavoratrici dei servizi di igiene urbana nelle città di Chennai e Madurai, che stavano tenendo un sit-in pacifico per chiedere salari equi.

Il 9 novembre, la polizia di Delhi ha arrestato persone che manifestavano pacificamente, anche minorenni, che si erano radunate alla Porta dell’India per chiedere un’azione urgente per affrontare il problema del peggioramento dell’inquinamento atmosferico nella capitale.

 

SGOMBERI FORZATI

Le autorità statali hanno continuato a effettuare sgomberi forzati nell’Assam e demolizioni di proprietà nel Maharashtra e nel Jammu e Kashmir, come forma di punizione collettiva e arbitraria, nonostante le linee guida della Corte suprema del 2024 avessero ordinato alle autorità di porre fine a tali azioni.

Tra il 12 e il 17 luglio, circa 1.800 famiglie, per lo più musulmane, sono rimaste senza casa dopo che il governo dello stato di Assam aveva condotto un’operazione di sgombero nella riserva forestale di Paikan, nel distretto di Goalpara. L’obiettivo dichiarato era quello di rimuovere “insediamenti abusivi” da terreni forestali protetti. Secondo quanto riferito, durante lo sgombero alcune persone residenti hanno reagito lanciando pietre, provocando una sparatoria da parte della polizia che ha ucciso un uomo. Il gruppo di residenti sosteneva che l’area era stata designata come territorio forestale solo in tempi recenti e che, prima dello sgombero, non fossero state loro offerte adeguate opportunità di reinsediamento o di riabilitazione.

Il 29 giugno, il governo dell’Assam ha lanciato una campagna di sgomberi su larga scala nell’area di Uriamghat, nella riserva forestale di Rengma, nel distretto di Golaghat, nell’ambito degli sforzi volti a recuperare circa 4.900 acri di territorio di riserva. L’operazione ha interessato almeno 2.000 nuclei familiari, in prevalenza musulmani di origine bengalese, che il governo ha sostenuto essere immigrati dal Bangladesh. Le persone residenti hanno invece affermato di vivere nell’area sin dagli anni Settanta e di essere in possesso di documenti di identità validi. Il 22 agosto, la Corte suprema ha sospeso gli sgomberi.

Il 14 novembre, in risposta all’attacco al Forte Rosso, le forze di sicurezza hanno demolito senza preavviso la casa del principale sospettato, Umar Nabi, nella città di Pulwama, nel Jammu e Kashmir. Le persone residenti, inclusi i genitori di Nabi e altri familiari, dormivano all’interno e sono stati fatti evacuare pochi istanti prima della demolizione.

Il 27 novembre, l’autorità per lo sviluppo del Jammu ha demolito la casa del giornalista Arfaz Daing, settimane dopo che aveva denunciato un racket di traffico di droga transfrontaliero presumibilmente legato a un agente di polizia. Daing ha ricevuto un preavviso di demolizione di un solo giorno.

 

DISCRIMINAZIONE

Con il pretesto di tutelare le donne e la sicurezza, i governi statali hanno approvato leggi che hanno aggravato la discriminazione contro le persone di fede musulmana e le coppie interreligiose.

Il 20 gennaio, lo stato dell’Uttarakhand ha approvato norme per l’applicazione del codice civile uniforme, senza prendere in considerazione il rapporto di un comitato nominato per elaborarle. Il codice civile uniforme ha imposto l’obbligo di registrazione delle convivenze presso le autorità statali, misura che sarebbe volta, secondo le autorità, a contrastare le conversioni religiose mediante matrimoni fraudolenti.

Il 9 ottobre, lo stato del Rajasthan ha promulgato una legge che proibisce la conversione religiosa tramite varie forme di coercizione, incluso il matrimonio, con una pena massima di 10 anni di reclusione. Emanata con il pretesto di prevenire il love jihad (una credenza dispregiativa e infondata secondo cui uomini musulmani sedurrebbero donne indù al fine di convertirle), la legge ha di fatto preso di mira tutte le relazioni interreligiose, comprese quelle consensuali. Il 14 febbraio, lo stato del Maharashtra ha approvato una risoluzione per la costituzione di un comitato incaricato di suggerire misure per affrontare il love jihad.

Tra il 22 aprile e l’8 maggio, l’Associazione per la protezione dei diritti civili, una Ong locale, ha documentato almeno 184 crimini d’odio contro persone di religione musulmana e di etnia kashmiri.

Il 30 aprile, il comitato di gabinetto per gli Affari politici ha annunciato la decisione di condurre un censimento delle caste per la prima volta dall’indipendenza. A fine anno, questa decisione non era ancora stata attuata attraverso l’adozione di leggi e regolamenti appropriati.

A maggio, le autorità hanno espulso in Bangladesh 300 persone musulmane che vivevano nello stato nordorientale di Assam, sospettate di essere “di nazionalità straniera”.

Il 28 maggio, il governo dello stato di Assam ha annunciato che avrebbe concesso licenze per il possesso di armi alle popolazioni native nelle aree vulnerabili e remote, in particolare nei distretti a maggioranza musulmana che condividono i confini con il Bangladesh. L’obiettivo era quello di garantire loro un senso di sicurezza.

L’Ong locale Cittadini per la giustizia e la pace ha documentato almeno 113 episodi di atrocità contro persone dalit tra gennaio e giugno, tra cui aggressioni, violenze sessuali, discriminazioni e omicidi.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Il governo ha intensificato l’ostilità nei confronti delle persone rohingya rifugiate e di quelle musulmane. A maggio, in seguito all’attacco di Pahalgam, che ha riacceso i sentimenti antimusulmani in tutto il paese, almeno 40 persone musulmane rohingya sono state bendate e trasportate in aereo sulle isole Andamane e Nicobare dalle autorità indiane. Sono quindi state trasferite su una nave della marina indiana, che ha attraversato il mar delle Andamane, prima che il gruppo fosse costretto a gettarsi in mare e a nuotare fino a un’isola nel territorio di Myanmar.

Il 2 settembre, il ministero degli Interni ha abrogato quattro leggi tramite una nuova legge sull’immigrazione e gli stranieri e un successivo ordine, classificando le persone richiedenti asilo come “migranti illegali” soggetti a espulsione e indebolendo il principio di non-refoulement. Il governo ha ulteriormente ampliato il controllo statale richiedendo l’approvazione preventiva per registi e Ong esteri che assumevano persone straniere. Ha inoltre imposto l’istituzione di tribunali per gli stranieri che, in precedenza, erano stati criticati per aver reso milioni di persone apolidi nell’Assam, a causa di inadeguatezza delle tutele sulle procedure dovute.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Secondo quanto riferito, il 4 febbraio, Makhan Din, un uomo di 25 anni, è stato torturato dalla polizia nel Jammu e Kashmir per aver avuto “numerosi contatti sospetti in Pakistan e in altri paesi stranieri”. In seguito, si è suicidato.

 

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI

A settembre, il ministero dell’Ambiente ha allentato le norme sulla conversione dell’uso dei terreni forestali, indebolendo le tutele per le comunità native. Sono state eliminate le garanzie relative ai progetti infrastrutturali, aumentando il rischio di sfollamento, in particolare nelle aree forestali non formalmente designate.

A febbraio, il primo ministro dello stato di Manipur, Biren Singh, si è dimesso a 21 mesi dall’inizio delle violenze etniche che hanno causato la morte di oltre 250 persone. La popolazione sfollata internamente è rimasta nei campi di accoglienza, vivendo in condizioni disumane e con accesso limitato all’assistenza sanitaria, ai servizi igienico-sanitari e a un’alimentazione adeguata.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Tra giugno e settembre, almeno 423 persone sono state uccise da forti piogge, inondazioni improvvise e frane negli stati di Himachal Pradesh, Punjab e nel Jammu e Kashmir. Durante l’estate, le ondate di calore hanno causato una mortalità sopra la media con almeno 84 decessi, secondo l’Ong locale HeatWatch. Il governo non ha registrato dati aggiornati in tempo reale sui decessi dovuti alle ondate di calore e gli esperti hanno suggerito che il numero reale fosse probabilmente significativamente superiore alle stime ufficiali. Le persone dalit addette ai servizi di igiene urbana hanno subìto in modo sproporzionato gli effetti più gravi delle ondate di calore.

A ottobre e novembre, un aumento dell’inquinamento atmosferico nella capitale Nuova Delhi ha rappresentato un grave rischio per la salute della popolazione residente, secondo il Comitato centrale per il controllo dell’inquinamento. La capitale è così diventata la città più inquinata al mondo.

Il Climate Action Tracker ha valutato le politiche e gli obiettivi climatici del governo come “altamente insufficienti”, affermando che erano incoerenti con il limite di aumento della temperatura di 1,5 °C. L’India si è classificata al 23° posto nel Climate Change Performance Index 2025, perdendo 13 posizioni a causa della continua dipendenza dal carbone e delle limitate politiche di eliminazione graduale dei combustibili fossili.

A novembre, l’India ha sottoposto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici il suo primo piano nazionale di adattamento.

 

Note:
1 Nel diritto islamico e nel diritto indiano, il waqf è un vincolo perpetuo su beni (mobili o immobili) destinati a scopi religiosi, educativi o assistenziali. La legge indiana in vigore sul waqf risale al 1995. [N.d.T.]
2 India: Open letter to the Governor of Maharashtra to withhold assent to the Maharashtra special public security bill, 15 agosto.
3 India: Free Umar Khalid – Stop Invoking Counter-Terrorism Law to Silence Dissent, 12 settembre.

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