Ultime notizie sul paese

REPUBBLICA ISLAMICA DEL PAKISTAN

Nonostante un calo significativo dell’inflazione, la povertà è rimasta molto diffusa. I tagli al bilancio e le inondazioni hanno provocato perdite di vite umane e ulteriormente influito sul benessere economico. Le modifiche alle leggi sulla libertà di parola online e l’antiterrorismo hanno avuto un impatto significativo sulla libertà d’espressione e di riunione pacifica, portando alla detenzione di varie persone tra cui giornalisti, attivisti e membri dei partiti d’opposizione. Le sparizioni forzate hanno continuato a essere motivo significativo di preoccupazione. Le violazioni della libertà di credo e di religione sono proseguite, in particolare l’incessante persecuzione della comunità ahmadi. La violenza contro le donne e le persone transgender è aumentata. Alla scadenza delle loro carte di registrazione, persone rifugiate dall’Afghanistan sono state rimpatriate nell’ambito del “piano di rimpatrio degli stranieri illegali”. La risposta post-catastrofe alle gravi inondazioni è stata inadeguata.

 

CONTESTO

Gli attacchi terroristici sono continuati senza sosta, insieme all’acuirsi delle tensioni con l’India, con conseguente aumento delle operazioni militari in alcune zone delle province di Khyber Pakhtunkhwa e Belucistan. Attacchi con droni e di terra da parte combattenti e forze statali nel Khyber Pakhtunkhwa hanno provocato decine di vittime civili. A maggio, le tensioni con l’India si sono trasformate in attacchi armati che hanno causato perdite di vite umane tra i civili. Il ventisettesimo emendamento costituzionale, approvato a novembre, ha significativamente indebolito l’indipendenza della magistratura di grado superiore e ha garantito un’ampia immunità ai vertici delle forze armate e al presidente. L’inflazione è rimasta mediamente inferiore rispetto al 2024, scendendo a un minimo storico dello 0,3 per cento ad aprile, ma è in costante aumento da allora. I tassi sono aumentati di oltre il 5 per cento a seguito delle inondazioni estive. Nel corso dell’anno, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha approvato il pagamento di un miliardo di dollari Usa a maggio e della cifra provvisoria di 1,2 miliardi di dollari Usa a ottobre.

 

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

Nonostante il significativo calo dell’inflazione, secondo la Banca mondiale, il 44,7 per cento della popolazione pakistana viveva al di sotto della soglia di povertà. A causa dei vincoli imposti dal Fmi, il bilancio per lo sviluppo del 2025 è stato considerevolmente ridotto, comprese le voci relative a cibo, acqua, energia e settori sociali come sanità, istruzione e protezione sociale. Il bilancio pubblicato a giugno ha visto aumentare del 20,2 per cento la spesa per la difesa, mentre la spesa per sanità e istruzione è diminuita proporzionalmente al prodotto interno lordo.

La situazione economica ha colpito soprattutto i gruppi marginalizzati. L’Ilo ha riferito che il divario retributivo di genere in Pakistan era del 25 per cento per le retribuzioni orarie e del 30 per cento per quelle mensili. Gli operatori ecologici, in particolare le persone non musulmane appartenenti alle cosiddette “caste inferiori”, hanno subìto discriminazioni sistemiche e non hanno avuto tutele in termini di salari equi, sicurezza sul posto di lavoro e accesso alla previdenza sociale.1 Le pratiche di sfruttamento sono continuate anche in altri settori lavorativi, tra cui il lavoro forzato nelle fornaci di mattoni.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Si sono registrati segnali di progresso grazie alla concessione di forme di riparazione da parte dei tribunali in alcuni casi in ambito giornalistico e alla revoca del blocco di 15 mesi della piattaforma di social media X, a maggio. Nel complesso, tuttavia, le autorità hanno continuato a ricorrere alla detenzione e alle leggi sui reati informatici e antiterrorismo per reprimere la libertà d’espressione. Le modifiche alla legge sui reati informatici (Prevention of Electronic Crimes Act – Peca), approvate a gennaio, hanno ampliato i poteri di censura e introdotto il reato di diffusione di “informazioni false e contraffatte”.2

La censura dei contenuti online è proseguita e l’autorità per le telecomunicazioni (Pakistan Telecommunication Authority – Pta) ha messo in atto blocchi arbitrari di Internet, in particolare in Belucistan. Il Pakistan ha aggiornato il suo sistema di monitoraggio del web per bloccare contenuti online, principalmente con tecnologia cinese.3 Le autorità hanno anche ritirato selettivamente la pubblicità dai giornali, che rappresenta per questi una fonte significativa di entrate, come ritorsione per le inchieste critiche.

A maggio, la Pta ha bloccato 16 canali YouTube indiani e 32 siti web accusandoli di diffondere “propaganda”. A giugno, gli interventi parlamentari di esponenti dei partiti di opposizione sono stati censurati sulla televisione di stato durante la sessione di discussione del bilancio. A luglio, un tribunale ha emesso un’ordinanza per vietare 27 canali YouTube appartenenti a giornalisti e partiti di opposizione per contenuti “antistatali” ma, a settembre, l’Alta corte di Islamabad ha ribaltato la disposizione del tribunale di grado inferiore.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Ad agosto, il parlamento ha approvato il disegno di modifica della legge antiterrorismo, che ha consentito la detenzione senza accuse fino a tre mesi. Giornaliste e giornalisti sono stati ripetutamente presi di mira ai sensi della Peca per aver pubblicato articoli ritenuti critici dalle autorità. A marzo, i giornalisti Farhan Mallick e Waheed Murad sono stati arrestati, in occasioni separate, per aver condiviso online presunti contenuti “antistatali”. Entrambi sono stati successivamente rilasciati su cauzione. Ad agosto, il giornalista Khalid Jamil è stato arrestato dall’agenzia nazionale contro i reati informatici con l’accusa di aver condiviso “contenuti falsi” sui social media. È stato rilasciato il giorno dopo. I difensori e dei diritti umani e avvocati Imaan Mazari e Hadi Ali Chatta hanno dovuto affrontare un processo per alcuni presunti tweet “contro lo stato”. Hadi è stato brevemente detenuto in relazione alle accuse e il processo ha fatto sorgere gravi preoccupazioni per il mancato rispetto delle procedure dovute.

Dopo il conflitto di maggio con l’India, si è scatenata la repressione per la diffusione di contenuti cosiddetti “antistatali”, che ha portato all’arresto e alla detenzione di circa una decina di persone. Inoltre, sono state prese di mira anche persone beluci attiviste, tra cui Mahrang Baloch, Bebarg Zehri, Beebow Baloch, Shah Jee Sibghat Ullah, Ghaffar Qambarani e Gulzadi Baloch, che sono stati arrestati secondo l’ordinanza sul mantenimento dell’ordine pubblico e le leggi antiterrorismo.4 Ad agosto, nella città di Gwadar è stato avviato un procedimento penale contro un minorenne, presumibilmente per aver condiviso il video di un discorso dell’attivista per i diritti umani Gulzar Dost. L’attivista Ali Wazir, insieme a vari membri del Movimento per la protezione dei pashtun (Pashtun Tahafuz Movement – Ptm), ha continuato a essere detenuto illegalmente. Il leader del partito politico Movimento per la giustizia del Pakistan (Pakistan Tehreek-i-Insaf – Pti), Imran Khan, è rimasto in carcere: il 5 agosto ricorrevano due anni dalla sua incarcerazione per accuse di matrice politica. Secondo quanto riferito, è stato tenuto in isolamento per settimane e gli è stato arbitrariamente negato l’accesso a un avvocato e alla famiglia.

Anche la libertà di movimento è stata gravemente limitata. A luglio, al presidente del Partito nazionale del Belucistan, Sardar Akhtar Mengal, non è stato permesso di lasciare il paese poiché inserito nella lista di identificazione nazionale provvisoria. Ai giornalisti Asad Toor e Sohrab Barkat è stato impedito di viaggiare fuori dal paese in occasioni separate. Sohrab Barkat è stato successivamente incriminato ai sensi della Peca, dopo che gli era stato proibito di recarsi a una conferenza delle Nazioni Unite. A ottobre, 32 persone, tra cui diversi attivisti baluci, sono state designate come “persone proscritte” ai sensi della legge antiterrorismo, con conseguenti limitazioni dei diritti alla libertà e alla libera circolazione.

 

SPARIZIONI FORZATE

Le sparizioni forzate sono rimaste un importante motivo di preoccupazione. La commissione d’inchiesta governativa sulle sparizioni forzate ha registrato 125 nuovi casi nella prima metà del 2025. Un numero significativo di casi non è stato segnalato o registrato dalla commissione. L’organizzazione della società civile Difesa dei diritti umani ha documentato separatamente 60 nuovi casi durante l’anno; le organizzazioni regionali hanno segnalato numeri sensibilmente più alti.5 A settembre, la commissione governativa ha affermato di aver “risolto” l’83 per cento di tutti i casi ricevuti dalla sua istituzione; tuttavia, sono perdurate le preoccupazioni della società civile e delle famiglie delle vittime in merito alle procedure adottate dalla commissione.

A marzo, la casa del giornalista in esilio Ahmad Noorani è stata perquisita e i suoi due fratelli sono stati vittime di sparizione forzata per oltre un mese.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

A marzo, lo stato ha limitato le manifestazioni di protesta e i raduni di attivisti e attiviste beluci, in Belucistan e nel Sindh. Secondo quanto riferito da attivisti locali, il 21 marzo, durante una protesta del Comitato per l’unità del Belucistan (Baloch Yakjethi Committee – Byc), che chiedeva il rilascio degli attivisti beluci vittime di sparizione forzata, la polizia ha ucciso tre manifestanti usando la forza in modo illegale.6 A settembre, le autorità hanno represso le proteste nella regione del Jammu e Kashmir, amministrata dal Pakistan. Hanno imposto la chiusura totale della rete e di Internet per quasi una settimana e sono ricorse alla forza contro la protesta, provocando la morte di nove persone, tra cui almeno sei manifestanti.

Nel corso dell’anno, oltre 100 persone, leader e attivisti, del Pti sono stati condannati dai tribunali antiterrorismo in casi relativi alle proteste del 9 maggio 2023, tra cui il leader dell’opposizione all’assemblea nazionale, Omer Ayub, e al senato, Shibli Faraz, la parlamentare Zartaj Gul e l’attivista Khadija Shah. A maggio, la Corte suprema ha confermato le condanne dei manifestanti emesse dai tribunali militari in seguito alle proteste del 9 maggio.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO

La violenza contro la comunità ahmadi si è intensificata sotto forma di arresti, attacchi a luoghi di culto, profanazioni di tombe e omicidi mirati.7 Almeno tre ahmadi sono stati uccisi durante l’anno, tra cui un uomo linciato dopo la preghiera del venerdì. Sono state imposte severe restrizioni alla popolazione ahmadi che celebrava ricorrenze come il Ramadan, l’Eid e l’Ashura. A dicembre, un uomo ahmadi è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre tornava a casa dal lavoro a Khushab, nella provincia del Punjab. Un uomo ahmadi è stato arrestato nella città di Gujranwala per blasfemia, per aver distribuito cibo gratuito durante l’Ashura a luglio. A settembre, un uomo ahmadi è scampato a malapena a un’aggressione armata nella città di Sahiwal. Il 28 settembre, le aggressioni verso persone ahmadi della città di Sialkot, provincia del Punjab, hanno provocato almeno cinque ferimenti e incendi in diverse proprietà ahmadi. Il 10 ottobre, un luogo di culto ahmadi è stato attaccato da un uomo armato durante la preghiera del venerdì. Molti di questi episodi di violenza sono stati organizzati da gruppi religiosi di destra, come il Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp). La società civile ha espresso preoccupazione per il fatto che il Tlp e altri gruppi non siano stati adeguatamente chiamati a rispondere di questi atti di violenza. Tuttavia, a ottobre, il governo federale ha approvato la messa al bando del Tlp ai sensi della legge antiterrorismo, a seguito delle violente proteste avvenute in quel mese.

La legge sulla blasfemia ha continuato a essere strumentalizzata. A luglio, l’Alta corte di Islamabad ha ordinato la costituzione di una commissione per indagare sul supposto raggiro di centinaia di persone in presunti casi inventati di blasfemia online. L’ordinanza è stata sospesa una settimana dopo durante un appello interno. A dicembre, Mubarak Saani, un uomo ahmadi, è stato condannato all’ergastolo con accuse di blasfemia.

L’accertamento delle responsabilità per l’attacco alla comunità cristiana di Jaranwala del 2023 è rimasto elusivo e, a giugno, un tribunale locale ha assolto 10 persone per mancanza di prove. Organizzazioni cristiane hanno sottolineato il fallimento della polizia nel condurre un’indagine trasparente, sostenendo che aveva ignorato prove cruciali.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

La violenza contro le donne è continuata senza sosta. Sahil, un’organizzazione che monitora la violenza di genere attraverso i resoconti dei giornali, ha registrato un aumento del 25 per cento del numero di casi segnalati nei primi 11 mesi del 2025. L’Ong Organizzazione per lo sviluppo sociale sostenibile ha registrato oltre 20.000 episodi a livello nazionale durante i primi sei mesi dell’anno.

Un caso di alto profilo di cosiddetto “delitto d’onore” è emerso a luglio in Belucistan, dopo che è diventato virale un video in cui si vedeva un consiglio tribale uccidere una donna e un uomo che avevano una relazione contro la volontà delle famiglie. Sedici uomini sono stati arrestati subito dopo gli omicidi. Sono stati segnalati casi di violenza anche contro donne attive sui social media, come la diciassettenne Sana Yousaf, assassinata dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio di un uomo che la seguiva sui social media.

A maggio, nonostante l’opposizione dei partiti religiosi, il parlamento ha approvato la legge sulla limitazione dei matrimoni precoci per il territorio della capitale Islamabad, che ha fissato a 18 anni l’età minima per potersi sposare, con sanzioni penali in caso di violazioni. Analogamente, anche la provincia del Belucistan ha approvato a novembre un disegno di legge che innalzava l’età minima a 18 anni. Entrambe le camere del parlamento hanno approvato il disegno di legge sulla violenza domestica (prevenzione e protezione) per Islamabad, con l’opposizione dei partiti religiosi.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Il numero di omicidi di persone transgender è rimasto elevato. Nella sola provincia di Khyber Pakhtunkhwa sono stati segnalati almeno 10 omicidi di donne transgender. A settembre, tre donne transgender sono state uccise a colpi d’arma da fuoco in un episodio nella città di Karachi, nella provincia del Sindh. Sono pervenute almeno quattro segnalazioni di stupri di gruppo di donne transgender nelle città di Islamabad, Sahiwal, Kasur e Bahawalnagar. Un’organizzazione locale che si occupa dei diritti delle persone transgender ha riferito che 56 persone transgender sono state uccise in due anni nella provincia del Sindh.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Il Pakistan ha avviato la seconda e la terza fase del “piano di rimpatrio di persone straniere illegali”, annunciato nell’ottobre 2023, espellendo coloro che detenevano una prova di registrazione o una carta di cittadinanza afgana, in violazione del principio di non refoulement. A marzo, il Pakistan ha inoltre annunciato che tutte le persone di cittadinanza afgana, comprese quelle rifugiate e richiedenti asilo, dovevano lasciare le città di Islamabad e Rawalpindi.8 Le schede di registrazione rilasciate dall’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati, sono scadute alla fine di giugno e le autorità non hanno rinnovato la loro registrazione. Di conseguenza, oltre 999.000 persone di cittadinanza afgana sono ritornate in Afghanistan tra gennaio e dicembre, 153.670 delle quali sono state espulse dal Pakistan, secondo l’Organizzazione internazionale per la migrazione delle Nazioni Unite. Tra settembre 2023 e dicembre 2025, 1.930.937 persone di cittadinanza afgana sono tornate in Afghanistan, la maggior parte rimpatriate forzatamente o spinte dalle condizioni di vita in Pakistan.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Le inondazioni iniziate a fine giugno hanno colpito 6,9 milioni di persone, provocando oltre 1.000 morti e oltre 3,5 milioni di persone sfollate. La risposta alle catastrofi, in particolare alle inondazioni improvvise nel Khyber Pakhtunkhwa, è stata considerata inadeguata, soprattutto in termini di allerta precoce e di soccorso post-catastrofe.

Ad aprile e giugno, alcune zone del Pakistan hanno subìto ondate di calore con temperature che hanno raggiunto i 49 °C, sottoponendo la popolazione residente a livelli di stress termico potenzialmente letali. Sia le temperature estreme sia le inondazioni sono state rese più probabili dal cambiamento climatico.

Il Pakistan ha annunciato il suo terzo Ndc, impegnandosi volontariamente a ridurre le emissioni di gas serra fino al 50 per cento entro il 2035. Di questa riduzione, il 17 per cento era ottenuto attraverso risorse e politiche nazionali e il 33 per cento era condizionato all’erogazione di adeguati finanziamenti internazionali per il clima, basati su sovvenzioni o agevolazioni.

 

Note:
1 Pakistan: “Cut Us Open and See That We Bleed Like Them”: Discrimination and Stigmatization of Sanitation Workers in Pakistan, 29 luglio.
2 Pakistan: Authorities pass bill with sweeping controls on social media, 24 gennaio.
3 Pakistan: Shadows of Control: Censorship and Mass Surveillance in Pakistan, 9 settembre.
4 Pakistan must end crackdown on Baloch human rights defenders, 28 maggio.
5 Pakistan: Failure to address enforced disappearance perpetuates injustice against victims, 30 agosto.
6 Pakistan: Systematic attacks and relentless crackdown on Baloch activists must end, 27 marzo.
7 Pakistan: End cyclical harassment and persecution of minority Ahmadiyya community, 5 giugno.
8 Pakistan: Opaque “Illegal Foreigners Repatriation Plan” targeting Afghan refugees must be withdrawn, 26 marzo.

Continua a leggere