Le autorità hanno continuato a sopprimere la libertà d’espressione e di riunione pacifica, detenendo manifestanti e accusando attivisti e attiviste, oltra a un accademico ai sensi di leggi repressive. Documenti trapelati hanno rivelato operazioni informatiche coordinate contro la società civile e i gruppi di opposizione. Persone impegnate nella difesa dei diritti umani hanno ricevuto minacce online di violenza. È perdurato il ricorso al refoulement con l’espulsione illegale di 40 uiguri in Cina e l’estradizione di un attivista montagnard verso il Vietnam. Un verdetto storico ha ritenuto 13 soldati responsabili di tortura per atti commessi nel 2024. Il governo ha permesso alle persone rifugiate del Myanmar che vivono nei campi di lavorare legalmente al di fuori dei campi stessi, mentre la nuova legge sui gruppi etnici è stata criticata per aver escluso i popoli nativi.
Il 28 maggio, un soldato cambogiano è stato ucciso in uno scontro con truppe thailandesi al confine tra Thailandia e Cambogia. L’episodio ha portato a mesi di tensioni e conflitto armato, che hanno provocato la morte di almeno 40 persone. Migliaia di persone sono scappate da città e villaggi.
A giugno, il presidente del senato cambogiano Hun Sen ha reso pubblica la registrazione audio di una compromettente telefonata privata con l’allora prima ministra thailandese Paetongtarn Shinawatra, durante gli scontri al confine. Ciò ha indotto la Corte costituzionale thailandese a sospendere la prima ministra il 1° luglio e a rimuoverla ufficialmente dall’incarico il 29 agosto. Il 7 settembre, il parlamento ha eletto come nuovo primo ministro Anutin Charnvirakul,
leader del partito Bhumjaithai.
Il 7 gennaio, nella capitale Bangkok, un uomo armato ha sparato e ucciso Lim Kimya, ex membro dell’opposizione parlamentare di 74 anni, di origini cambogiane e francesi. A ottobre, un ex membro della marina militare thailandese è stato condannato all’ergastolo per omicidio. Sono stati emessi mandati d’arresto per due sospettati cambogiani, ma entrambi rimanevano latitanti.
Alla fine dell’anno, 55 persone erano ancora in carcere a scontare pene detentive per aver esercitato i propri diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica, durante le proteste su larga scala organizzate tra il 2020 e il 2022 per ottenere riforme politiche.
Ad aprile, il comandante d’area della terza armata ha accusato Paul Chambers, un insigne accademico statunitense residente in Thailandia e specializzato in relazioni civili-militari thailandesi e democratizzazione, ai sensi della legge sulla lesa maestà e di quella sui reati informatici. Chambers è stato accusato per un trafiletto promozionale di un seminario accademico a Singapore sull’annuale riorganizzazione di polizia ed esercito thailandesi. A maggio, la procura ha ritirato le accuse nei suoi confronti. A settembre, Chambers ha intentato causa contro quattro unità di polizia per aver revocato illegalmente il suo visto.
A maggio, 15 attivisti di P-Move, una coalizione della società civile che si occupa di diritti sindacali, ambientali e alla terra, sono stati accusati di aver partecipato ad assemblee pubbliche nel 2024-2025, secondo le accuse violando il divieto di manifestare entro un raggio di 50 metri dalla sede del governo a Bangkok.
A luglio, i parlamentari hanno iniziato a esaminare cinque disegni di legge sulla concessione di amnistia per reati legati ad attività politiche.1 Tra questi ne figurava uno redatto dalla Rete per l’amnistia popolare (Network for People’s Amnesty), una coalizione di 20 organizzazioni della società civile, che includeva esplicitamente l’amnistia per le persone accusate ai sensi di due articoli del codice penale: l’art. 110 (violenza o minaccia contro la regina, l’erede al trono o il reggente) e l’art. 112 (lesa maestà). A ottobre, il parlamento ha votato per respingere le disposizioni che consentivano l’amnistia a chi fosse accusato ai sensi di queste norme.
Ad agosto, la polizia ha accusato tre attivisti di “mancata notifica alle autorità di una manifestazione pubblica entro le 24 ore”, come richiesto dalla legge sulle riunioni pubbliche. Attivisti e attiviste avevano organizzato una protesta contro la partecipazione del leader militare del Myanmar Min Aung Hlaing al vertice dell’Iniziativa del Golfo del Bengala per la cooperazione tecnica ed economica multisettoriale, fissato per il 5 aprile a Bangkok.
Il 5 settembre, la corte d’appello di Bangkok ha annullato l’assoluzione di cinque attivisti coinvolti in una protesta pacifica nei pressi della parata reale, nell’ottobre 2020. Sono stati giudicati colpevoli di molteplici capi d’accusa, tra cui violenza contro la regina (art. 110), riunione illegale (art. 215) e ostruzione al traffico (art. 385), tutti punibili ai sensi del codice penale thailandese. Gli attivisti sono rimasti in carcere perché il tribunale ha negato la loro richiesta di rilascio su cauzione.
A marzo, durante un dibattito parlamentare sulla sfiducia, un parlamentare dell’opposizione ha divulgato documenti interni trapelati, che rivelavano che la polizia e le forze militari thailandesi gestivano congiuntamente una “squadra informatica” per macchiare la reputazione e indebolire il lavoro delle organizzazioni della società civile e di figure politiche dell’opposizione. Secondo le informazioni trapelate, Amnesty International è stata esplicitamente identificata come un “obiettivo di alto valore”.2 Nella lista erano presenti anche altre Ong internazionali, gruppi locali della società civile, persone di spicco dell’attivismo e figure filodemocratiche, tra cui le organizzazioni per i diritti umani Thai Lawyers for Human Rights e iLaw e la difensora dei diritti umani Anna Annanon.
Il 10 settembre, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani ha espresso preoccupazione per l’accusa di diffamazione contro Witoon Lianchamroon, segretario generale della Fondazione Biothai. La Relatrice speciale ha affermato che l’accusa “potrebbe essere una ritorsione per il suo lavoro sui diritti della comunità e sulla sicurezza alimentare”. La causa era nata dal suo avvertimento sul fatto che la Blackchin tilapia, una specie ittica aliena all’ecosistema dei fiumi thailandesi, avrebbe potuto danneggiare l’ecosistema e minacciare il sostentamento dei pescatori locali.
Il 15 ottobre, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani ha sollevato preoccupazioni riguardo alle minacce online di violenza contro la difensora dei diritti umani Angkhana Neelapaijit. Le minacce erano legate alle critiche che aveva espresso sulle potenziali violazioni dei diritti umani derivanti dalla gestione da parte delle autorità della disputa di confine con la Cambogia.
Il 27 febbraio, le autorità hanno espulso 40 uiguri in Cina, nonostante il reale rischio di gravi violazioni dei diritti umani e il divieto di refoulement previsto dalla legge thailandese contro la tortura.3 Gli uomini espulsi appartenevano al gruppo di circa 300 uiguri arrestati dal governo thailandese il 13 marzo 2014, dopo che erano fuggiti da persecuzioni e discriminazioni nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina. Un totale di 109 persone del gruppo era stato espulso in Cina a luglio 2015. A fine dicembre, altri cinque rifugiati uiguri erano a rischio di rimpatrio forzato.
Il 27 maggio, il tribunale penale per i casi di corruzione e cattiva condotta della regione 2 della provincia di Rayong ha emesso il primo verdetto ai sensi della legge sulla prevenzione e la soppressione della tortura e delle sparizioni forzate, approvata nel 2022. Il tribunale ha stabilito la colpevolezza di due istruttori dell’esercito e di 11 militari di alto grado per la tortura di Worapratch Phadmasakul, una recluta di 18 anni, e li ha condannati a pene detentive tra i 10 e i 20 anni. Il 2 agosto 2024, Worapratch Phadmasakul morì dopo essere stato duramente torturato e picchiato durante un addestramento disciplinare.
Il 28 novembre, le autorità hanno estradato in Vietnam Y Quynh Bdap, nativo motagnard, difensore dei diritti umani della popolazione ede e rifugiato, in seguito a una sentenza della corte d’appello che ha approvato la richiesta di estradizione in Vietnam.4 Nel 2024, il Vietnam aveva condannato Bdap in contumacia per accuse di terrorismo legate a un presunto attacco al palazzo del governo del 2023.
Il 26 agosto, il governo ha approvato una risoluzione che consente alle persone rifugiate dal Myanmar di lavorare regolarmente in Thailandia. La risoluzione riguardava le circa 81.000 persone sfollate forzatamente e ospitate in campi lungo il confine tra Thailandia e Myanmar e prevedeva che richiedessero un permesso di lavoro della durata di un anno.
Le comunità locali e le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per la mancanza di partecipazione pubblica al Land Bridge, il progetto infrastrutturale su larga scala del governo volto a collegare le rotte marittime tra il golfo di Thailandia e il mare delle Andamane. Il completamento della prima fase del progetto è previsto per il 2030. Tra i motivi di preoccupazione figuravano gli impatti negativi del progetto sull’ambiente, che potrebbero minacciare il sostentamento delle comunità costiere, inclusi i popoli nativi moken, la cui principale fonte di sostentamento è la pesca artigianale.
Il 6 agosto, il parlamento ha approvato la legge sulla protezione e la promozione dello stile di vita dei gruppi etnici, volta a proteggere i diritti culturali delle comunità etniche minoritarie. Tuttavia, la società civile e l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, hanno criticato la legge perché non includeva il termine “nativo”, preferendo invece il termine “etnico”, e non rifletteva pienamente il principio del consenso libero, preventivo e informato.
Residenti del distretto Dan Khun Thot della provincia di Nakhon Ratchasima, nel nord-est della Thailandia, hanno chiesto la fine delle operazioni di estrazione del potassio. Le operazioni hanno provocato l’aumento della salinità del suolo e delle acque sotterranee, che ha reso sterili i terreni agricoli e contaminato le fonti idriche, indebolendo così i diritti all’acqua, al cibo adeguato, alla salute e ai mezzi di sussistenza.
Nel frattempo, nel nord del paese lungo il fiume Kok, la contaminazione da arsenico ricondotta all’estrazione di terre rare e oro che avviene a monte in Myanmar ha esposto le comunità etniche e i popoli nativi, in particolare nella provincia di Chiang Rai, a gravi rischi sanitari, li ha privati di acqua potabile sicura e ha violato il loro diritto alla salute.
Note:
1 Thailand: New amnesty law must clear peaceful protesters of all charges including lese-majesty, 15 luglio.
2 Thailand: “Authorities must end malicious smear campaigns and cyberattacks on civil society”, 7 aprile.
3 Thailand: “Deportation” of Uyghurs to China “unimaginably cruel”, 27 febbraio.
4 Thailand: Extradition of Montagnard activist to Viet Nam places him at grave risk of torture, 26 novembre.