Le autorità hanno continuato a utilizzare accuse formulate in modo eccessivamente ampio di diffusione di false informazioni e incitamento alla discordia etnica, sociale, razziale e religiosa per mettere a tacere le voci critiche e reprimere il dissenso. Sono continuati detenzioni e procedimenti giudiziari contro persone attiviste della società civile e cittadine comuni che avevano esercitato il proprio diritto alla protesta pacifica. Le autorità hanno sottoposto a crescenti pressioni Ong e gruppi politici d’opposizione, accusandoli di utilizzare finanziamenti esteri per indebolire il paese e i suoi “valori tradizionali”. Accuse simili sono state mosse contro la comunità lgbti, che ha continuato a essere discriminata. È perdurata l’impunità per la maggior parte delle gravi violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste del gennaio 2022. La dipendenza del Kazakistan dai combustibili fossili è continuata e il presidente è sembrato rinnegare gli impegni per una transizione verde.
Le autorità hanno continuato a utilizzare accuse formulate in modo eccessivamente ampio di “diffusione di informazioni consapevolmente false” e incitamento alla discordia etnica, sociale, razziale e religiosa ai sensi rispettivamente degli artt. 274 e 174 del codice penale, per mettere a tacere le voci critiche e reprimere il dissenso. Durante l’anno, la comunità locale per i diritti umani ha registrato l’imprigionamento, con accuse di matrice politica, di almeno 39 persone difensore dei diritti umani, attiviste, blogger e giornaliste.
A luglio, la difensora dei diritti umani Baqıtjan Töreğojïna è stata multata secondo l’art. 274 per aver espresso sulla sua pagina Facebook preoccupazione per il peggioramento della salute del politico d’opposizione incarcerato Marat Jılanbaev (v. sotto, Libertà d’associazione). Marat Jılanbaev aveva ripetutamente effettuato scioperi della fame per protestare contro il trattamento riservatogli e le condizioni di detenzione. Sanzioni amministrative, tra cui multe e detenzione amministrativa, sono state imposte a Meiržan Doskaraev, avvocato di Marat Jılanbaev, e ad almeno due attiviste per aver sollevato preoccupazioni simili.
Il blogger Temirlan Ensebek è stato arrestato a gennaio e accusato ai sensi dell’art. 174 per un post sui social media risalente a un anno prima. Il post, che conteneva estratti di una canzone ampiamente diffusa con testi offensivi sulle persone russe, non aveva sollevato preoccupazioni indebite prima del suo arresto. Ad aprile è stato condannato a cinque anni di reclusione non detentiva a seguito di un processo ingiusto. Il tribunale gli ha vietato di pubblicare sui social media, di impegnarsi in attività per i diritti umani, di fare volontariato e di parlare con la stampa. La sentenza è stata confermata in appello.
Tra gennaio e aprile, almeno quattro persone che sostenevano Temirlan Ensebek sono state condannate alla detenzione amministrativa o multate per aver organizzato proteste individuali che ne chiedevano il rilascio. Cinque sono state arrestate e multate per aver protestato contro la decisione del giudice di limitare l’accesso del pubblico all’aula del tribunale.
A luglio, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, nelle sue osservazioni conclusive, ha ribadito la preoccupazione per l’ampia formulazione dei concetti di “estremismo” e incitamento alla discordia etnica, sociale, razziale e religiosa, ai sensi dell’art. 174 del codice penale. Il comitato ha esortato le autorità a restringere il campo di applicazione della legislazione, per garantire che non “sopprima comportamenti e discorsi protetti”.
A giugno e luglio, il ministero degli Affari esteri si è rifiutato di rinnovare gli accreditamenti di 16 corrispondenti di Radio Azattyq, il servizio in lingua kazaka di Radio Free Europe/Radio Liberty, affermando che avevano violato la legge sull’informazione del 2024, che vieta ai media stranieri di lavorare senza accreditamento. Queste persone, tutte cittadine kazake, avevano continuato il loro lavoro giornalistico mentre era pendente una decisione sulle loro domande. A fine anno era ancora in sospeso il ricorso di Radio Azattyq contro la decisione assunta ad agosto da un tribunale della capitale Astana di confermare la decisione del ministero nei confronti di sette corrispondenti.
A gennaio, la Corte costituzionale ha stabilito che il permesso di tenere assemblee pacifiche non deve essere automaticamente negato, pur ribadendo il requisito dell’autorizzazione preventiva. Tuttavia, le autorità locali hanno seguitato a rifiutarsi sistematicamente di consentire lo svolgimento di proteste pacifiche. Persone attiviste della società civile e cittadine hanno continuato a essere arrestate e perseguite per aver esercitato il diritto a protestare pacificamente.
A febbraio è stato ridotto da 12 a due mesi il termine di prescrizione per i reati legati alle riunioni, che aveva consentito alle autorità di incarcerare manifestanti molto tempo dopo l’evento, spesso per impedire loro di partecipare a successive proteste. Tuttavia, due persone esponenti dell’Ong lgbti Feminita sono state condannate a 10 giorni di detenzione amministrativa, una a fine febbraio e una all’inizio di marzo, per aver organizzato una protesta nove mesi prima. Queste sentenze, insieme al rifiuto di accogliere le richieste di assemblea, hanno dissuaso le Ong dall’organizzare una marcia pacifica per la Giornata internazionale della donna l’8 marzo.
Ad agosto, cinque attivisti e attiviste di comunità arrestati nel 2024 per aver pianificato una protesta pacifica contro il progetto di una centrale nucleare sono stati ritenuti colpevoli di aver incitato a disordini di massa ai sensi dell’art. 272.3 del codice penale. Sono stati condannati a quattro anni di libertà vigilata ed è stato loro vietato di prendere parte per cinque anni a qualsiasi attività pubblica, come partecipare a manifestazioni o conferenze stampa. A novembre, una corte d’appello ha ridotto le condanne a 30 mesi.
Le Ong e i gruppi d’opposizione politica sono stati sottoposti a crescenti pressioni da parte delle autorità, incluso il presidente Qasym-Jomart Toqaev, in seguito alla decisione dell’amministrazione statunitense di tagliare gli aiuti esteri ai gruppi che promuovevano la diversità, l’uguaglianza e l’integrazione. Ad aprile, il presidente ha accusato “presunte organizzazioni per i diritti umani, blogger e giornalisti” di essere stati sponsorizzati dall’estero per andare a caccia di malcontenti sopiti e incolpare le autorità.
A maggio, il difensore civico ha criticato pubblicamente l’Ong indipendente Coalizione contro la tortura per aver presentato informazioni “faziose” e “distorte” alla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tortura. La coalizione aveva risposto al consueto invito annuale dei meccanismi speciali delle Nazioni Unite a presentare le loro relazioni. Il difensore civico ha affermato falsamente che l’Ue aveva pagato per la relazione.
A luglio, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria (Working Group on Arbitrary Detention – Wgad) ha chiesto il rilascio immediato di Marat Jılanbaev, condannato a sette anni di reclusione nel 2023 per presunta appartenenza al movimento d’opposizione politica Scelta democratica del Kazakistan, arbitrariamente messo al bando. Il Wgad ha rilevato che la sua detenzione era arbitraria, il processo era stato iniquo e che il suo “arresto e detenzione si basavano sulla discriminazione derivante dalle sue opinioni politiche”.
Persone e Ong lgbti sono state prese di mira dalle autorità, compreso il presidente, così come da gruppi filogovernativi e di altro tipo che le hanno accusate di utilizzare finanziamenti esteri per promuovere “comportamenti immorali” e denigrare “valori tradizionali”.
La Ong lgbti Feminita è stata nuovamente attaccata da alcune esponenti dell’Unione dei genitori e del fondo di beneficenza Rahym, che hanno interrotto i suoi eventi di formazione in due occasioni a febbraio e hanno accusato le persone che organizzavano e che partecipavano di essere “agenti stranieri”. La polizia non è stata in grado di indagare e perseguire i responsabili; invece, le cofondatrici di Feminita sono state arrestate e multate per aver gestito una Ong non registrata.
Nelle sue osservazioni conclusive, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha ribadito le preoccupazioni circa la discriminazione nei confronti delle persone lgbti nella legge e nella prassi, nonché gli attacchi, le molestie e i procedimenti penali nei confronti delle Ong lgbti e dei difensori dei diritti umani.
A ottobre, un gruppo di lavoro parlamentare ha presentato modifiche di legge per vietare la propaganda lgbti. Il senato le ha approvato il 18 dicembre e il presidente ha convertito gli emendamenti in legge il 30 dicembre.
A maggio, l’ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Osce ha riferito sul monitoraggio dei processi celebrati nel 2022-2023 e originati dalle proteste di massa del gennaio 2022, durante le quali le forze di sicurezza commisero gravi violazioni dei diritti umani. Il rapporto ha rilevato la “netta disparità tra l’elevato numero di civili morti, le diffuse accuse di tortura e maltrattamenti e il basso numero di procedimenti giudiziari per questi omicidi”. Ha inoltre rilevato che i tribunali non avevano “affrontato le gravi accuse di coercizione, tortura e altri mezzi illegali utilizzati per ottenere dichiarazioni da imputati e testimoni”.
Non sono state adottate modifiche legislative o politiche per affrontare la tendenza crescente di segnalazioni di abusi dei diritti dei lavoratori e impiegati nell’estrazione di minerali di terre rare. A luglio, un briefing della Ong Centro per le imprese e i diritti umani (Business and Human Rights Resource Centre) ha registrato nel 2024 un numero maggiore di accuse di questo tipo rispetto ai cinque anni precedenti messi insieme.
L’economia del Kazakistan ha continuato a essere trainata in larga parte dalla produzione di petrolio. La dipendenza dal carbone per la produzione di elettricità è cresciuta e il Kazakistan ha pianificato di costruire sei gigawatt di nuova capacità di produzione di energia dal carbone entro il 2030, nonostante le preoccupazioni ambientali e l’impegno a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060. A settembre, il presidente Toqaev è sembrato rinnegare gli impegni assunti per la transizione verde, dichiarando che il cambiamento climatico “appariva essere una frode di vasta portata” e che il Kazakistan avrebbe continuato a dipendere dal carbone.