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UNGHERIA

Una nuova legge ha vietato i raduni legati alle persone lgbti. Un disegno di legge avrebbe consentito al governo di inserire in una lista nera e bloccare i finanziamenti alla società civile e ai media, sulla base di criteri arbitrari. La Commissione europea ha rilevato che l’Ungheria non ha ancora affrontato le carenze sistemiche in materia d’indipendenza della magistratura, libertà di stampa e quadro giuridico anticorruzione del paese. Le persone richiedenti asilo hanno continuato a subire violazioni dei loro diritti. Ai comuni è stato permesso di emanare decreti discriminatori che hanno limitato l’accesso agli alloggi.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

A ottobre, la polizia ha consentito lo svolgimento di una manifestazione di solidarietà con la Palestina nella capitale Budapest, dopo aver vietato simili assemblee negli anni precedenti.

A marzo, il parlamento ha approvato una norma che ha fornito base giuridica per vietare i raduni legati alla comunità lgbti. La nuova legge ha imposto sanzioni penali fino a un anno di reclusione a chi organizza e multe fino a 200.000 fiorini ungheresi (500 euro) a chi partecipa a eventi vietati.1 Ha inoltre aumentato il numero dei casi in cui la polizia può disperdere qualsiasi tipo di riunione. In più, ha rivisto le regole di notifica, riducendo il termine massimo per la presentazione dell’avviso da tre mesi a un mese prima dell’assemblea prevista, rendendo così più difficile pianificare e promuovere efficacemente l’evento.

La polizia ha impiegato la legge per vietare numerose assemblee. Laddove le persone che organizzano hanno contestato i divieti, la Corte suprema li ha confermati tutti. Tra i raduni vietati si contavano una manifestazione per i diritti delle persone transgender e un’altra per protestare contro il suo divieto e, inoltre, il Budapest Pride, il Pécs Pride e un evento di celebrazione dei diritti umani. Nonostante i divieti, i due Pride si sono comunque svolti, rispettivamente a giugno e ottobre, con un numero record di partecipanti e senza interferenze da parte della polizia.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

Nel 2025 si sono intensificati gli attacchi alle organizzazioni della società civile e ai media indipendenti. Il 15 marzo, il primo ministro Viktor Orbán ha pubblicamente paragonato “politici, giudici, giornalisti, organizzazioni della società civile fasulle e attivisti politici” a “cimici puzzolenti”.

A maggio, la coalizione al governo ha presentato una bozza di legge che consentirebbe al governo di inserire in una lista nera un’ampia gamma di organizzazioni civiche e mediatiche indipendenti, nonché di società commerciali, sulla base di criteri arbitrari. Qualora tali organizzazioni fossero considerate una “minaccia alla sovranità dell’Ungheria”, i loro finanziamenti verrebbero bloccati, comprese eventuali entrate dall’estero.

A settembre, il governo ha creato la prima “lista nazionale antiterrorismo” dell’Ungheria, attribuendo la qualifica di terrorista al movimento antifascista Antifa in generale e in particolare al gruppo tedesco Antifa Ost (noto anche come Hammerbande o “banda del martello”). Chiunque fosse collegato a un’organizzazione inserita nella lista poteva incorrere in sanzioni finanziarie e, nel caso di cittadini non ungheresi, in espulsione e diniego di ingresso nel paese.

 

DIRITTO A UN PROCESSO EQUO

Secondo la Commissione europea, l’Ungheria non ha compiuto progressi per sette delle otto raccomandazioni incluse nella sua Relazione sullo stato di diritto del 2024. La Commissione ha rilevato che l’Ungheria non ha affrontato le carenze sistemiche relative all’indipendenza della magistratura, alla libertà di stampa e al quadro giuridico anticorruzione del paese.

Dopo diversi anni di erosione salariale, che aveva suscitato preoccupazione sui rischi per l’indipendenza della magistratura, a gennaio la categoria dei giudici ha ottenuto un aumento salariale del 15 per cento. Tuttavia, l’aumento è seguito all’adozione da parte del parlamento di una serie di riforme giudiziarie che hanno destato nuove preoccupazioni. Le riforme includevano disposizioni controverse sui criteri di nomina dei nuovi giudici, mancavano di meccanismi per preservare il valore degli stipendi nel tempo e lasciavano le decisioni in materia di stipendi alla discrezionalità dei poteri esecutivo e legislativo. Di conseguenza, le riforme lasciavano la magistratura ancora in una condizione di vulnerabilità rispetto alle pressioni politiche.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Il governo ha negato sostegni economici per l’alloggio alle persone rifugiate, per lo più di lingua ungherese, provenienti dalla regione occidentale della Transcarpazia, un’area dell’Ucraina che ospita una significativa comunità minoritaria magiara. Il diniego dell’assistenza è seguito all’esclusione della Transcarpazia dalla lista, stilata dal governo, dei territori ucraini colpiti dalla guerra.

La legislazione ungherese ha continuato a consentire i respingimenti forzati di persone richiedenti asilo alle frontiere, spesso accompagnati da violenze. Nel 2025 si sono verificati 4.100 casi di questo tipo al confine con la Serbia. A giugno, la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato come illegali i respingimenti di massa dell’Ungheria, ordinando risarcimenti e cambiamenti sistemici. La Corte ha inoltre criticato la procedura d’asilo presso le ambasciate ungheresi, ritenuta non efficiente, che prevedeva la possibilità di presentare le domande di asilo soltanto in due ambasciate designate. La sentenza ha ribadito la determinazione della Cedu per far sì che l’Ungheria interrompesse i respingimenti di massa, che non prevedevano alcuna valutazione delle circostanze individuali.

 

DISCRIMINAZIONE

A luglio, una nuova legge ha conferito ai comuni il potere di stabilire requisiti locali da rispettare per chiunque voglia acquistare una proprietà o registrare un domicilio nell’area. Nonostante le proteste delle organizzazioni rom, circa 180 comuni hanno stabilito requisiti discriminatori, ad esempio, l’assenza di precedenti penali, un livello minimo d’istruzione o l’assenza di debiti verso lo stato, che hanno preso di mira principalmente le persone rom.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

A marzo, la Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che in Ungheria le persone avevano il diritto di rettificare senza indebito ritardo i dati personali inesatti conservati nei registri pubblici, compresi i dati sull’identità di genere.

Ad aprile, il parlamento ha modificato la costituzione affermando che “gli esseri umani devono essere maschi o femmine”. L’emendamento ha ulteriormente indebolito la protezione garantita alle persone con identità di genere diverse, eliminando l’“identità di genere” come motivo esplicitamente vietato per discriminazione e molestie.

A giugno, la Corte costituzionale ha stabilito che era incostituzionale per il legislatore non prevedere il riconoscimento legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, rifiutando di registrarli come unioni civili.

 

SORVEGLIANZA ILLEGALE

La nuova legge che vieta le assemblee legate alla comunità lgbti ha consentito l’uso indiscriminato della tecnologia di riconoscimento facciale da parte delle forze di sicurezza, per identificare le persone responsabili anche dei reati più lievi.

L’organizzazione di ricerca globale Insikt Group ha segnalato il sospetto utilizzo in Ungheria di uno spyware altamente invasivo, che i ricercatori tecnologici hanno soprannominato “lingua del diavolo”.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

L’indice sull’uguaglianza di genere del 2025, pubblicato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, ha classificato l’Ungheria al 26° posto tra i 27 stati membri dell’Ue, piazzandola ultima nell’ambito dell’uguaglianza di genere in posizioni di potere politico ed economico.

 

IMPUNITÀ

Ad aprile, l’Ungheria ha annunciato la decisione di ritirarsi dallo Statuto di Roma dell’Icc mentre ospitava il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rifiutandosi di arrestarlo e consegnarlo alle autorità giudiziarie nonostante un mandato dell’Icc. A giugno, l’Ungheria ha formalmente avviato la procedura di ritiro dall’Icc.

 

PRIVAZIONE ARBITRARIA DELLA CITTADINANZA

A giugno, una nuova legge ha consentito la sospensione della cittadinanza ungherese per alcune categorie di persone con doppia cittadinanza, facilitando potenzialmente le espulsioni forzate. L’elenco non esaustivo dei motivi di sospensione contenuti nella legge ha creato incertezza e ha rischiato di aprire la strada a decisioni arbitrarie.

 

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

A marzo, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’istruzione ha espresso gravi preoccupazioni riguardo “alle crescenti disuguaglianze, alla rigidità dei programmi di studio, all’emarginazione degli studenti rom e all’erosione della libertà accademica”.

A novembre, un rapporto pubblicato dalla vice difensora civica responsabile per le minoranze in Ungheria ha evidenziato la segregazione di minori rom nelle scuole gestite dalla chiesa, situazione mantenuta e rafforzata dalla legislazione sull’istruzione pubblica.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

A giugno, la Corte costituzionale ha annullato l’obiettivo della legge nazionale sul clima per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, stabilendo che l’obiettivo era insufficiente. La Corte ha inoltre ordinato al parlamento di elaborare entro il 30 giugno 2026 una normativa completa che coprisse tutti gli ambiti della protezione del clima.

A luglio, la Revisione sull’attuazione delle politiche ambientali 2025 della Commissione europea ha rilevato che l’Ungheria doveva adottare misure su vari aspetti della conservazione e del ripristino dell’ambiente naturale. Ha specificato la necessità di azioni per migliorare la biodiversità, il riciclaggio, le discariche, l’innovazione verde, il trattamento delle acque reflue, la qualità dell’aria e l’adattamento climatico.

 

Note:
1 Legislating Fear: Banning Pride is the latest assault on fundamental rights in Hungary, 24 marzo.

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