Burkina Faso - Amnesty International Italia

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BURKINA FASO

Capo di stato: Roch Marc Christian Kaboré

Capo di governo: Paul Kaba Thiéba

(subentrato a Yacouba Isaac Zida a gennaio)

I tumulti politici degli ultimi due anni si sono in gran parte attenuati. I gruppi armati si sono resi responsabili di abusi. I tassi di mortalità materna sono rimasti elevati, così come quelli relativi ai matrimoni forzati e precoci, benché il governo abbia iniziato ad affrontare queste problematiche.

CONTESTO

A settembre, il governo ha istituito una commissione incaricata di redigere la bozza di una nuova costituzione per il passaggio alla “quinta repubblica”.

TRIBUNALE MILITARE

A giugno, il tribunale militare ha incriminato 14 persone, compreso l’ex presidente Blaise Compaoré, sospettato di coinvolgimento nell’assassinio del presidente Thomas Sankara, avvenuto nel 1987. Sette persone, tra cui il colonnello Alidou Guebré e il caporale Wampasba Nacouma, sono state arrestate a ottobre e formalmente accusate. A maggio, il Burkina Faso ha emanato un mandato d’arresto internazionale nei confronti dell’ex presidente e un altro è stato emesso nei confronti degli imputati che vivevano in esilio.

Tra luglio e ottobre, 38 delle 85 persone accusate di aver minacciato la sicurezza dello stato, di crimini contro l’umanità e di omicidio, in seguito a un tentato colpo di stato a settembre 2015, sono state rilasciate in libertà provvisoria, compresi i giornalisti Caroline Yoda e Adama Ouédraogo. L’ex ministro degli Esteri Djibril Bassolé e il generale Gilbert Dienderé sono rimasti in custodia, in attesa di essere processati dal tribunale militare. Ad aprile, le autorità hanno revocato il mandato d’arresto internazionale nei confronti di Guillaume Soro, presidente dell’assemblea nazionale della Costa d’Avorio, il quale era stato indagato per il suo presunto coinvolgimento nel tentato colpo di stato.

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

Per tutto l’anno, gruppi armati hanno attaccato civili e membri delle forze di sicurezza, nella capitale Ouagadougou e nel nord del paese, vicino al confine con il Mali.

A gennaio, un gruppo armato ha deliberatamente e indiscriminatamente ucciso e ferito civili in un attacco compiuto a Ouagadougou. L’attentato è stato rivendicato da Al-Mourabitoune, un gruppo affiliato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico (Al-Qa’ida au Maghreb islamique – Aqmi). Almeno 30 persone hanno perso la vita, tra cui una fotografa e un autista che lavoravano per conto di Amnesty International.

A maggio, giugno, ottobre e dicembre le autorità hanno annunciato che gruppi armati avevano compiuto attentati contro i commissariati di polizia situati vicino al confine con il Mali, uccidendo in totale 21 persone e ferendone altre.

Le milizie di autodifesa, note come Kogleweogo, formate prevalentemente da coltivatori agricoli e allevatori di bestiame, hanno compiuto abusi, compresi pestaggi e rapimenti. Organizzazioni della società civile hanno criticato le autorità per aver fatto troppo poco per impedire questo tipo di abusi e garantire un rimedio. Il ministro della Giustizia si è impegnato a porre fine alle attività delle milizie. A ottobre, è stato adottato un decreto per regolamentare le loro attività.

A settembre, quattro membri delle Kogleweogo, incriminati in relazione a un raduno armato, sono stati condannati a sei mesi di carcere, mentre altri 26 hanno ricevuto sentenze variabili da 10 a 12 mesi di reclusione con sospensione della pena.

IMPUNITÀ

A luglio, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha sottolineato che il governo avrebbe dovuto raddoppiare i suoi sforzi per indagare in maniera completa e imparziale su tutte le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate, compresa la guardia presidenziale (Régiment de sécurité présidentielle – Rsp), sanzionare quanti fossero giudicati colpevoli e fornire un rimedio alle vittime.

La commissione d’inchiesta, istituita nel 2015 per indagare sull’uccisione di almeno 10 persone e il ferimento di altre centinaia da parte delle forze di sicurezza nell’ottobre 2014, ha presentato il suo rapporto al primo ministro. Le conclusioni della commissione non sono state rese pubbliche.

DIRITTI DELLE DONNE

Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha affermato che le donne nelle aree rurali erano particolarmente svantaggiate in relazione ai diritti economici, sociali e culturali. Il Comitato ha raccomandato al Burkina Faso di rivedere la legge sulla prevenzione e la punizione della violenza contro donne e ragazze e di fornire un maggior sostegno alle sopravvissute. Ha inoltre raccomandato di assicurare la punizione di qualsiasi atto di stupro all’interno del matrimonio e d’incoraggiare la denuncia di questo tipo di reati.

A luglio, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha evidenziato che un maggior numero di donne avrebbero dovuto ricoprire cariche pubbliche.

Diritti sessuali e riproduttivi

Soltanto il 16 per cento delle donne del Burkina Faso utilizzava un metodo di contraccezione di ultima generazione e quasi il 30 per cento delle ragazze e giovani donne di età compresa tra i 15 e i 19 anni nelle aree rurali era incinta o aveva già avuto un figlio. Alcune donne e ragazze hanno riferito di non sapere neppure che un rapporto sessuale poteva portare a una gravidanza. Molte hanno affermato di non potersi permettere l’utilizzo di contraccettivi a causa del loro costo o che comunque questo non era possibile in maniera regolare. Questi fattori hanno determinato gravidanze ad alto rischio o non volute, che in alcuni casi hanno portato a pericolosi aborti clandestini[1].

In Burkina Faso muoiono ogni anno di parto almeno 2.800 donne. A marzo, le autorità hanno eliminato alcuni ostacoli economici significativi sostenuti dalle donne in gravidanza, come i costi riguardanti i parti cesarei e spontanei.

Matrimonio precoce e forzato

Il Burkina Faso deteneva una delle percentuali più elevate di matrimoni precoci e forzati al mondo. Donne e ragazze hanno riferito di essere state costrette a sposarsi con la violenza e la coercizione e in conseguenza delle pressioni legate alla pratica di offrire denaro e altri beni alle loro famiglie in cambio del matrimonio. Nella regione del Sahel, oltre la metà delle ragazze tra i 15 e i 17 anni era sposata.

Le autorità hanno adottato una nuova strategia nazionale che si proponeva di porre fine ai matrimoni di minori entro il 2025. Il piano definisce il minore un soggetto al di sotto dei 18 anni e considera il “matrimonio” qualsiasi forma di unione tra un uomo e una donna, indipendentemente se celebrata da un funzionario pubblico o da un leader tradizionale o religioso. Tuttavia, il quadro normativo e la debole applicazione della legge continuavano a essere motivo di grave preoccupazione.

[1] Coerced and denied: Forced marriages and barriers to contraception in Burkina Faso (AFR 60/3851/2016).

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