Lesotho - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REGNO DEL LESOTHO

Capo di stato: re Letsie III

Capo di governo: Pakalitha Mosisili

È persistito il clima d’instabilità politica nel paese a seguito del tentativo di colpo di stato avvenuto nel 2014 e dell’uccisione di un ex capo dell’esercito nel 2015. Diversi membri del partito d’opposizione sono rimasti in esilio. Il diritto alla libertà d’espressione è rimasto fortemente limitato. Giornalisti hanno affrontato intimidazioni, aggressioni fisiche e accuse penali politicamente motivate in relazione al loro lavoro, spingendo molti ad abbandonare il paese. I diritti alla salute e a uno standard di vita adeguato sono stati compromessi.

INSTABILITÀ POLITICA

A febbraio è stato reso pubblico il rapporto della Commissione d’inchiesta della Comunità per lo sviluppo dell’Africa Meridionale (Southern Africa Development Community – Sadc) sull’instabilità politica nel Lesotho. Tra le varie questioni, l’inchiesta aveva esaminato il caso dell’uccisione del tenente generale Maaparankoe Mahao, avvenuta per mano di militari a giugno 2015, dopo che l’ufficiale era stato congedato dalle forze di difesa del Lesotho (Lesotho Defence Force – Ldf) e quindi sostituito dal tenente generale Tlali Kamoli. I militari avevano sostenuto che Maaparankoe Mahao aveva fatto fuoco contro di loro mentre cercavano di arrestarlo, in quanto sospettato di aver pianificato un ammutinamento dell’esercito. Il rapporto della Sadc non ha rilevato prove che indicassero che Maaparankoe Mahao avesse pianificato l’ammutinamento e ha concluso che l’ufficiale era stato deliberatamente ucciso. Il documento inoltre ha raccomandato l’apertura di un’indagine penale sulla sua uccisione e il congedo di Tlali Kamoli. Il governo ha annunciato il pensionamento di Tlali Kamoli a partire dal 1° dicembre.

Il primo ministro Mosisili ha istituito una task force congiunta, comprendente membri della polizia e dell’esercito, con l’incarico d’indagare sulle circostanze dell’uccisione. La famiglia di Maaparankoe Mahao ha criticato la task force, giudicandola priva d’imparzialità.

Il summit della Sadc di giugno ha esortato i leader dell’opposizione, che avevano abbandonato il Lesotho, dopo aver ricevuto minacce di morte nel 2015, a rientrare in patria entro agosto per prendere parte alle riforme costituzionali e in materia di sicurezza, che erano state raccomandate dalla Sadc. A novembre, il governo ha presentato il progetto di legge sull’amnistia che, se entrasse in vigore, garantirebbe l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani.

PROCESSI INIQUI

Quindici membri delle Ldf, che a maggio 2015 erano stati accusati di sedizione e ammutinamento, sono rimasti agli arresti nella prigione di massima sicurezza di Maseru, nonostante l’inchiesta della Sadc non avesse rilevato prove dell’ammutinamento e avesse raccomandato il rilascio di tutti i soldati[1]. A ottobre 2015, l’Alta corte aveva ordinato il rilascio di tutti i militari con un provvedimento di “arresto aperto”, una forma di cauzione militare, ma soltanto sette erano stati poi liberati. Tlali Kamoli era stato accusato di oltraggio alla corte per non aver rispettato l’ordine del tribunale. Il 29 aprile, la corte d’appello ha respinto un ricorso presentato dai rimanenti soldati, che chiedevano di essere posti in stato di “arresto aperto”, annullando pertanto il giudizio dell’Alta corte. L’udienza del processo ai soldati detenuti davanti alla corte marziale è stata più volte rinviata.

Tutti e cinque gli avvocati che patrocinavano i soldati in carcere hanno ricevuto minacce di morte[2]. Uno dei legali è stato arrestato e accusato di falsa testimonianza, un reato che sarebbe stato commesso mentre rappresentava in aula i soldati detenuti. A questa imputazione andavano ad aggiungersi altri capi d’accusa per frode, oltraggio alla corte e intralcio alla giustizia.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

I soldati delle Ldf incarcerati hanno continuato a essere sottoposti a trattamento crudele, disumano e degradante[3]. A seguito di una marcia organizzata il 16 giugno dai figli dei detenuti, alcuni dei soldati sono stati posti in isolamento ed è stato loro negato il cibo. A un militare sono state anche negate cure mediche specialistiche e altri sono stati incatenati. Makoae Taoana, un medico che aveva potuto visitare i soldati dopo l’arresto e la tortura, è morto a luglio in un misterioso incidente. La polizia ha annunciato che erano in corso indagini sulle circostanze della sua morte.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Giornalisti che lavoravano con testate televisive, carta stampata e social media hanno continuato a incorrere in aggressioni fisiche e vessazioni. Il 23 giugno, dopo la pubblicazione di un articolo che sosteneva che Tlali Kamoli stava per riscuotere una liquidazione pari a 3,5 milioni di dollari Usa, la corrispondente del Lesotho Times, Keiso Mohloboli, è stata interrogata presso il commissariato centrale della polizia di Maseru, dove le è stato chiesto di rivelare le proprie fonti. Il giorno seguente è stata arrestata e interrogata assieme al direttore del giornale, Lloyd Mutungamiri. Il 5 luglio, Lloyd Mutungamiri e l’editore del Lesotho Times, Basildon Peta, sono stati entrambi interrogati. L’editore è stato formalmente accusato di diffamazione e di un altro reato collegato. Le imputazioni erano collegate a un editoriale dal contenuto satirico che riguardava Tlali Kamoli. Il 9 luglio, uomini armati non identificati hanno aggredito e ferito Lloyd Mutungamiri mentre si dirigeva in auto verso casa. Sull’episodio non sono state avviate indagini. Lloyd Mutungamiri era stato incriminato a settembre 2014 per diffamazione, dopo aver svolto un’inchiesta sulla corruzione della polizia; sul suo caso non sono noti ulteriori provvedimenti. Keiso Mohloboli ha lasciato il Lesotho, temendo per la sua vita.

DIRITTO ALLA SALUTE

Il sistema sanitario pubblico ha attraversato una crisi sempre più profonda, in gran parte causata dal debito dovuto al Sudafrica e alla Banca mondiale, in relazione alla fornitura dell’assistenza sanitaria. Ai pazienti che non potevano permettersi i nuovi ticket ospedalieri, imposti per restituire il debito, è stato detto che avrebbero potuto fruire dell’assistenza sanitaria gratuita nel vicino Sudafrica, senza tuttavia prevedere alcun contributo per i costi di viaggio.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

Gli abitanti dei villaggi, le loro mandrie e le tombe dei loro avi sono stati spostati in blocco nella cittadina di Mokhotlong, durante l’avanzamento dei lavori della diga Polihali, un’imponente infrastruttura costruita nel Lesotho per rifornire d’acqua il Sudafrica. Lo spazio limitato messo a disposizione a Mokhotlong ha fatto sì che gli abitanti dei villaggi perdessero i loro mezzi di sostentamento, basati sull’allevamento di bestiame e sull’agricoltura di sussistenza. Le persone che abitavano in prossimità della diga hanno continuato a non avere accesso all’erogazione di acqua potabile ed energia elettrica.

[1] Lesotho: Call for immediate release of detained soldiers following the report of SADC Commission of Inquiry on Lesotho (AFR 33/3444/2016).

[2] Lesotho: Trial of 23 soldiers postponed again (AFR 33/3481/2016).

[3] Lesotho: Continued ill-treatment of detained soldiers (AFR 33/4411/2016).

 

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