Namibia - Amnesty International Italia

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REPUBBLICA DI NAMIBIA

Capo di stato e di governo: Hage Gottfried Geingob

I detenuti che erano stati prosciolti al termine dell’annoso processo per tradimento di Caprivi vivevano nel timore di essere riarrestati, dopo che il procuratore generale aveva deciso di appellarsi contro la decisione del tribunale. Sono stati registrati elevati livelli di violenza per motivi di genere, compreso gli stupri, ai danni di donne e ragazze. Sono proseguite le violazioni del diritto alla libertà d’espressione.

 CONTESTO

Nonostante gli appelli per l’introduzione di un reddito minimo garantito per tutti, in seguito a un progetto pilota che aveva dato esiti positivi, il governo ha annunciato l’intenzione d’introdurre banche del cibo nelle aree urbane e periferiche delle città, non provvedendo tuttavia ad affrontare le diffuse condizioni di estrema povertà delle aree rurali.

 DETENUTI DI CAPRIVI

Quarantadue detenuti del processo di Caprivi, accusati di tradimento dopo essere stati arrestati nel 1999 e successivamente prosciolti tra il 2013 e il 2015, hanno continuato a vivere nella paura a causa di minacce e intimidazioni. Il 17 maggio è stato loro notificato che il procuratore generale si sarebbe appellato contro la decisione di proscioglierli.

Retief Kangongo, vicepresidente di Caprivi Concerned Group, è scomparso il 30 aprile, in seguito a presunte minacce da parte dell’ispettore generale della polizia namibiana. Il gruppo forniva assistenza ai detenuti prosciolti. Secondo le notizie ricevute, Retief Kangongo avrebbe richiesto asilo in Botswana.

Ad agosto, la Corte suprema ha emesso una sentenza a favore di Boster Mubuyaeta Samuele, uno dei detenuti di Caprivi. Questi era fuggito in Botswana e, a dicembre 2002, era stato rapito nel paese dalle forze di sicurezza namibiane, che lo avevano condotto in Namibia per il processo. Ha trascorso 13 anni in carcere. La Corte ha dato ragione a Boster Mubuyaeta Samuele, il quale sosteneva che i tribunali namibiani non avevano giurisdizione per perseguirlo poiché, avendolo rapito e arbitrariamente detenuto, le autorità namibiane avevano di fatto violato il diritto internazionale.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Il 15 aprile, due giornalisti provenienti dal Giappone, del gruppo televisivo giapponese Asahi, sono stati brevemente detenuti dalle forze di sicurezza namibiane poco dopo aver intervistato la vice primo ministro Netumbo Nandi-Ndaitwah all’aeroporto internazionale Hosea Kutako. L’intervista alla vice primo ministro riguardava la costruzione in Namibia di una fabbrica di munizioni da parte di cittadini della Repubblica popolare di Corea (Corea del Nord). I due giornalisti si sono visti inoltre confiscare dalle forze di sicurezza namibiane laptop e fotocamere.

 VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

I livelli di violenza per motivi di genere, inclusi gli stupri, contro donne e ragazze sono rimasti elevati poiché il governo non è stato in grado di affrontare il problema in modo adeguato.

In uno di questi episodi, occorso il 20 giugno, Janet Haoes è stata strangolata con un cavo elettrico, accoltellata più volte e colpita con un martello dal partner a Otjomuise, un sobborgo alla periferia della capitale, Windhoek. In un altro, avvenuto il 26 agosto, il corpo senza vita di Rosina Gaoses, una donna incinta, è stato rinvenuto nel letto di un fiume a Dolam, un sobborgo di Windhoek. Il cadavere presentava segni che indicavano che la vittima era stata stuprata prima di essere uccisa.

Nonostante alcuni di questi casi di violenza di genere siano stati oggetto d’indagine da parte della polizia namibiana, gli sforzi per sradicare la violenza contro donne e ragazze hanno continuato a essere inadeguati.

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