Nigeria - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA FEDERALE DELLA NIGERIA

Capo di stato e di governo: Muhammadu Buhari

È proseguito il conflitto tra l’esercito e il gruppo armato Boko haram, con conseguenze devastanti per oltre 14 milioni di persone colpite da una crisi umanitaria. Le forze di sicurezza hanno continuato a commettere gravi violazioni dei diritti umani, tra cui esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate. La polizia e l’esercito si sono nuovamente resi responsabili di episodi di tortura e altri maltrattamenti. Le condizioni dei detenuti in custodia militare erano deplorevoli. In molte parti del paese sono scoppiate violenze tra le comunità. Migliaia di persone sono state sgomberate con la forza dalle loro abitazioni.

 CONFLITTO ARMATO

Boko haram

Boko haram ha continuato a commettere crimini di guerra e crimini contro l’umanità nel nord-est del paese, con conseguenze devastanti per 14,8 milioni di persone. Le attività del gruppo sono proseguite per tutto l’anno, con attentati e raid di portata più limitata. Le forze armate nazionali e regionali hanno riconquistato alcune delle principali città, sottraendole al controllo di Boko haram.

Nella sua risposta agli attacchi di Boko haram, l’esercito ha continuato a effettuare arresti arbitrari, detenzioni, maltrattamenti ed esecuzioni extragiudiziali di persone sospettate di essere combattenti di Boko haram, compiendo atti che si sono configurati come crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità.

A maggio, 737 uomini detenuti in quanto sospettati dall’esercito di essere membri di Boko haram sono stati trasferiti nel carcere di Maiduguri, capitale dello stato di Borno. Sono stati formalmente accusati di essere “vagabondi incalliti”, un reato punibile con pene fino a due anni di carcere e/o il pagamento di un’ammenda.

Ad aprile, il ministero della Difesa ha lanciato l’operazione “Corridoio sicuro”, con l’obiettivo di “riabilitare i recidivi e i combattenti di Boko haram che si erano arresi”, in un campo dedicato.

Il 13 ottobre, in seguito ad alcuni negoziati, Boko haram ha rilasciato 21 delle ragazze di Chibok che erano state rapite. Un’altra è stata trovata a novembre; a fine anno, circa 195 alunne di Chibok risultavano ancora scomparse.

 SFOLLATI INTERNI

Nel nord della Nigeria, le persone sfollate internamente erano ancora almeno due milioni; l’80 per cento viveva in comunità ospitanti, mentre gli altri avevano trovato riparo all’interno di campi. I campi di Maiduguri rimanevano sovraffollati e senza adeguato accesso al cibo, all’acqua potabile e ai servizi igienici.

Nei cosiddetti territori inaccessibili dello stato di Borno, decine di migliaia di sfollati interni erano trattenuti all’interno di campi sotto la guardia armata dell’esercito nigeriano e della task force civile congiunta (Civilian Joint Task Force – Cjtf), composta da miliziani civili alleati con lo stato per combattere Boko haram. La maggior parte degli sfollati interni non era autorizzata a lasciare i campi e non riceveva adeguate razioni di cibo, acqua o assistenza medica. Migliaia di persone sono decedute all’interno di questi campi a causa della grave malnutrizione. A giugno, in un campo sotto il controllo militare a Bama, nello stato di Borno, l’Ngo Medici senza frontiere ha denunciato che nell’ultimo anno erano stati sepolti almeno 1.200 cadaveri.

Sia la Cjtf sia l’esercito sono stati accusati di aver sfruttato sessualmente le donne sfollate all’interno dei campi in cambio di denaro o cibo, o del permesso di andarsene dal campo.

 ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

L’esercito ha arbitrariamente arrestato migliaia di giovani uomini, donne e minori che avevano cercato riparo nelle città riconquistate, comprese Banki e Bama, nello stato di Borno. La maggior parte degli arresti è stata effettuata sulla base di un sistema di profilazione casuale degli uomini, soprattutto giovani, più che di un ragionevole sospetto che avessero compiuto un reato previsto dal codice penale, e senza indagini adeguate. Altre persone sono state arbitrariamente arrestate mentre tentavano di fuggire da Boko haram. I detenuti in custodia dell’esercito non hanno potuto contattare né la famiglia né gli avvocati e non sono stati condotti davanti a un giudice. Durante l’anno, più di 1.500 detenuti sono stati rimessi in libertà.

Gli arresti di massa attuati dall’esercito nei confronti di persone in fuga da Boko haram hanno determinato il sovraffollamento delle strutture di detenzione militare. Nel centro di reclusione situato presso la caserma militare di Giwa, a Maiduguri, le celle erano sovraffollate e le malattie, la disidratazione e la malnutrizione erano diffuse. Durante l’anno, in questa struttura sono morti almeno 240 detenuti. I cadaveri sono stati seppelliti di nascosto nel cimitero di Maiduguri dal personale dell’agenzia di salvaguardia ambientale dello stato di Borno. Tra i morti c’erano almeno 29 minori e bambini in tenera età, dai neonati ai bambini di cinque anni.

Nella caserma di Giwa, bambini di meno di cinque anni sono stati detenuti all’interno di tre celle sovraffollate e insalubri riservate alle donne, ciascuna delle quali ospitava almeno 250 donne e adolescenti. Alcuni dei bambini erano nati in carcere.

 MANCATO ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITÀ

Le gravi violazioni dei diritti umani compiute da agenti di sicurezza sono rimaste impunite. Nonostante le ripetute promesse fatte a maggio dal presidente, non sono state avviate indagini indipendenti e imparziali sui crimini commessi dai militari. Inoltre, gli alti ufficiali dell’esercito sospettati di aver compiuto crimini di diritto internazionale hanno continuato a non essere indagati; il maggior generale Ahmadu Mohammed è stato reintegrato nell’esercito a gennaio. Era stato ufficiale di comando nelle operazioni militari in cui l’esercito aveva ucciso sommariamente 640 detenuti, in seguito a un attentato di Boko haram contro il centro di detenzione situato presso la caserma militare di Giwa, il 14 marzo 2014.

Nel suo rapporto preliminare diffuso a novembre, l’Ufficio del procuratore dell’Icc ha annunciato che avrebbe proseguito la sua analisi sulle nuove accuse di crimini commessi in Nigeria e la sua valutazione sull’ammissibilità di otto possibili casi giudiziari individuati nel corso del 2015, per poter stabilire se erano stati soddisfatti tutti i criteri per l’apertura di un fascicolo giudiziario.

 RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE

A giugno, il governo ha lanciato un programma per bonificare l’inquinamento prodotto dalle fuoriuscite di petrolio e risanare l’ambiente nella regione di Ogoniland, nel Delta del Niger, dove durante l’anno c’erano stati centinaia di sversamenti.

Il governo ha continuato a non perseguire penalmente le società petrolifere responsabili della contaminazione, compresa la Shell. Non ha inoltre provveduto alla necessaria vigilanza per prevenire le fuoriuscite né ha intrapreso alcuna azione in seguito agli sversamenti. L’agenzia nazionale per l’individuazione e la risposta alle fuoriuscite di petrolio (National Oil Spill Detection and Response Agency – Nosdra) ha continuato a dimostrarsi inefficace e ha certificato come “pulite” aree che invece erano ancora contaminate.

A marzo, due comunità del Delta del Niger colpite dalle fuoriuscite di petrolio hanno intentato una nuova causa giudiziaria contro la Shell, presso due tribunali britannici.

Le compagnie petrolifere hanno continuato ad addossare la colpa della loro incapacità d’impedire nuove fuoriuscite o di risanare le aree contaminate, alle operazioni di sabotaggio e furto; una tesi basata più che altro sulle gravi lacune del processo d’indagine sulle fuoriuscite di petrolio, gestito direttamente dalle compagnie petrolifere, piuttosto che dalla Nosdra.

 Delta del Niger

A gennaio, il gruppo armato Vendicatori del Delta del Niger ha iniziato ad attaccare e a dare alle fiamme gli oleodotti nella regione del Delta del Niger. Il governo ha risposto aumentando significativamente la presenza dei militari nella regione. Le attività dei Vendicatori del Delta del Niger hanno determinato un rallentamento della produzione di petrolio.

 PENA DI MORTE

Tre uomini sono stati messi a morte in segreto il 23 dicembre nella prigione Benin, nello stato di Edo. Uno di loro era stato condannato alla pena capitale da un tribunale militare nel 1998, il che significa che non aveva avuto diritto d’appello. I giudici hanno continuato a emettere nuove condanne a morte durante l’intero anno. Il 4 maggio, il senato ha deciso di promulgare una legge che estendeva l’applicazione della pena di morte al reato di rapimento, a seguito del brusco aumento dei sequestri di persona registrato in tutto il paese. Alcuni stati hanno emanato o proposto legislazioni analoghe.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE – GIORNALISTI

Il governo ha arrestato e detenuto, in alcuni casi senza processo, almeno 10 giornalisti e blogger.

Ad agosto, Abubakar Usman, un noto blogger, è stato arrestato nella capitale Abuja dalla commissione per i reati economici e finanziari, un’agenzia anticorruzione, e accusato d’infrazioni della legge sui reati informatici. La commissione non ha specificato quali fossero le disposizioni violate dal blogger, il quale è stato rilasciato senza una formale accusa. A settembre, Jamil Mabai è stato arrestato dalla polizia e detenuto per aver postato su Facebook e Twitter alcuni commenti che criticavano il governo dello stato di Katsina.

Agli inizi di settembre, l’editore Emenike Iroegbu è stato arrestato a Uyo, nello stato di Akwa Ibom, per presunte accuse di diffamazione.

Il 5 settembre, Ahmed Salkida, un giornalista nigeriano residente negli Emirati Arabi Uniti, è stato dichiarato ricercato dall’esercito e in seguito arrestato dai servizi di sicurezza di stato al suo arrivo in Nigeria. Era una delle tre persone arrestate e brevemente detenute per presunti legami con Boko haram e per aver contribuito alla pubblicazione di un video di Boko haram riguardante il rapimento delle ragazze di Chibok. È stato in seguito rilasciato ma le autorità hanno trattenuto il suo passaporto.

 LIBERTÀ DI RIUNIONE

Le forze di sicurezza hanno interrotto, in alcuni casi in maniera violenta e ricorrendo a un uso eccessivo della forza, proteste e raduni pacifici. Il 6 settembre, la polizia ha fermato alcuni membri del movimento Ridateci le nostre ragazze, i quali avevano notificato alle autorità la manifestazione di protesta e si erano radunati pacificamente davanti all’ufficio e alla residenza del presidente ad Abuja, per chiedere la liberazione delle ragazze di Chibok rapite.

Il 22 settembre, ad Abuja, la polizia ha lanciato candelotti lacrimogeni per disperdere una protesta pacifica del Movimento islamico in Nigeria, provocando lesioni di lieve entità ad alcuni dei partecipanti.

Alcuni sostenitori dell’indipendenza del Biafra sono stati detenuti, molti dei quali a partire da fine gennaio, per aver tentato di organizzare raduni pacifici o di prendervi parte. In varie operazioni condotte nella regione sudorientale della Nigeria, le forze di sicurezza non hanno esitato a ricorrere a un uso eccessivo della forza contro gli attivisti pro-Biafra.

 UCCISIONI ILLEGALI

In 30 dei 36 stati della Nigeria e nel territorio della capitale federale Abuja sono state schierate truppe dell’esercito per svolgere normali funzioni di mantenimento dell’ordine pubblico, intervenendo tra l’altro in manifestazioni non violente. Questo ha contribuito al verificarsi di esecuzioni extragiudiziali e uccisioni illegali. A partire da gennaio, in risposta alle continue agitazioni degli attivisti pro-Biafra, le forze di sicurezza hanno arbitrariamente arrestato e ucciso almeno un centinaio di membri e simpatizzanti del gruppo Popoli nativi del Biafra (Indigenous People of Biafra – Ipob). Alcuni degli arrestati sono stati vittime di sparizione forzata.

Il 9 febbraio, soldati e poliziotti hanno aperto il fuoco contro circa 200 membri di Ipob, che si erano radunati per una veglia di preghiera davanti alla scuola superiore nazionale di Aba, nello stato di Abia. Alcune riprese video mostravano i soldati che sparavano a membri pacifici e disarmati di Ipob; nell’episodio sono rimaste uccise almeno 17 persone e decine sono state ferite.

Il 29 e 30 maggio, almeno 60 persone sono state uccise durante un’operazione di sicurezza condotta congiuntamente da polizia, esercito, dipartimento della sicurezza di stato (Department of State Security – Dss) e marina militare. Attivisti pro-Biafra si erano radunati a Onitsha in occasione della Giornata della memoria del Biafra. A fine anno su queste uccisioni non era stata avviata alcuna indagine.

 SPARIZIONI FORZATE

Il 3 aprile, Chijioke Mba è stato arrestato e detenuto dall’unità anti rapimenti del distretto di polizia di Enugu per appartenenza a un’associazione illegale. I familiari e il suo avvocato non hanno più avuto sue notizie da maggio.

Il 16 agosto, Sunday Chucks Obasi è stato rapito dalla sua abitazione ad Amuko Nnewi, nello stato di Anambra, da cinque uomini armati sospettati di essere agenti di sicurezza nigeriani, a bordo di un veicolo con targa governativa. Secondo il resoconto dei testimoni, durante il rapimento Sunday Chucks Obasi sarebbe rimasto ferito. Di lui non si sono più avute notizie.

 TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

La polizia e l’esercito hanno continuato a compiere atti di tortura e altri maltrattamenti durante gli interrogatori di detenuti, allo scopo di ottenere informazioni e confessioni. La squadra speciale antirapina (Special Anti-Robbery Squad – Sars) della polizia si è resa responsabile di frequenti episodi di tortura e altri maltrattamenti durante gli interrogatori.

A settembre, l’ispettore generale della polizia ha ammonito la Sars, chiedendo di astenersi dal compiere atti di tortura e sollecitandola a seguire le procedure stabilite dalla legge.

Il 18 maggio, Chibuike Edu è deceduto in custodia di polizia, dopo essere stato arrestato per scippo e detenuto per due settimane dalla Sars, a Enugu. Le autorità di polizia stavano indagando sull’episodio ma a fine anno non era stato ancora individuato alcun responsabile della sua morte.

L’assemblea nazionale non aveva ancora promulgato il progetto di legge che avrebbe rafforzato il divieto di tortura, introducendola come reato. A giugno, la legge è stata approvata in prima lettura dal senato. In precedenza era stata approvata dalla camera dei rappresentanti ed è stata quindi riveduta dalla commissione nigeriana per la riforma legislativa. Il testo modificato del documento sarebbe stato dibattuto in senato.

 VIOLENZA COMUNITARIA

In molte parti del paese si sono verificati episodi di violenza intercomunitaria, spesso legati a scontri persistenti tra comunità di mandriani e agricoltori.

A febbraio, almeno 45 persone sono state uccise ad Agatu, nello stato di Benue, in seguito a una serie di attacchi compiuti da sospetti mandriani. Ad aprile, almeno nove persone sono state uccise da presunti mandriani nella comunità nimbo/ukpabi, nello stato di Enugu. La comunità ha affermato che le autorità erano state avvisate dell’imminenza dell’attacco ma che le agenzie di sicurezza non erano intervenute per impedirlo. Cinque persone detenute dalla polizia in relazione alle uccisioni non erano state ancora processate.

A maggio, almeno due persone sono state uccise nella comunità di oke-ako, nello stato di Ekiti, da sospetti mandriani. In risposta, ad agosto il governo locale ha promulgato una legge che vietava nello stato l’allevamento di bestiame su terreni non destinati allo scopo.

 LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Ibrahim El-Zakzaky, leader del Movimento islamico della Nigeria (Islamic Movement of Nigeria – Imn) è rimasto detenuto in incommunicado senza processo dal suo arresto, avvenuto a dicembre 2015. Tra il 12 e il 14 dicembre 2015, i soldati avevano ucciso almeno 350 manifestanti e simpatizzanti dell’Imn in due diverse località nell’area di Zaria, nello stato di Kaduna.

Centinaia di membri dell’Imn arrestati sono rimasti trattenuti in varie strutture di detenzione, dislocate negli stati di Kaduna, Bauchi, Plateau e Kano.

L’11 aprile, le autorità dello stato di Kaduna hanno ammesso di fronte a una commissione d’inchiesta giudiziaria di aver seppellito in segreto 347 cadaveri in una fossa comune, due giorni dopo il massacro del dicembre 2015.

Il 15 luglio, la commissione ha presentato il suo rapporto al governo dello stato, in cui attribuiva la responsabilità delle uccisioni illegali all’esercito nigeriano. A dicembre, il governo dello stato di Kaduna ha pubblicato il suo libro bianco sul rapporto, in cui respingeva la maggior parte delle raccomandazioni formulate dalla commissione.

Il 22 settembre, la commissione nazionale per i diritti umani ha diffuso un documento in cui accusava l’Imn di aver provocato gli scontri che avevano causato le uccisioni dei membri del movimento stesso e incolpava l’esercito di questi omicidi. Lo stesso giorno, la polizia ha bloccato i manifestanti dell’Imn e lanciato candelotti lacrimogeni contro membri del movimento, durante una protesta per chiedere il rilascio del loro leader. Il 6 ottobre, il governatore dello stato di Kaduna ha messo al bando l’Imn, dichiarandola un’associazione illegale. In seguito al proclama, in vari stati del paese, tra cui Kaduna, Kano, Katsina e Plateau si sono verificate violente aggressioni contro membri dell’Imn. Diversi membri del movimento sono stati anche arrestati e incarcerati dall’esercito.

 DIRITTO ALL’ALLOGGIO

Gli sgomberi forzati di migliaia di persone dalle loro case hanno avuto ripercussioni sull’esercizio dei loro diritti in almeno due stati e nel territorio federale della capitale Abuja.

A febbraio, un tribunale d’inchiesta istituito dal governo dello stato di Lagos ha rilevato che il governo non aveva provveduto a consultare concretamente e adeguatamente le comunità agricole colpite dagli sgomberi forzati dalle loro abitazioni e terreni agricoli, attuati tra il 2006 e gennaio 2016, e a fornire loro un’adeguata compensazione e le soluzioni abitative promesse in precedenza.

Tra il 2 e il 5 luglio, il governo dello stato di Rivers ha sgomberato con la forza oltre 1.600 abitanti dell’isola di Eagle, sostenendo che la misura aveva l’obbiettivo di contrastare la criminalità.

Dopo gli sgomberi forzati effettuati in precedenza a marzo e settembre, il 9 ottobre il governatore dello stato di Lagos ha annunciato l’imminente demolizione di tutti gli insediamenti abitativi che si estendevano lungo il litorale, giustificando la decisione come un provvedimento necessario per rispondere agli episodi di rapimento nello stato. Le autorità non hanno fatto riferimento all’intenzione di consultare le comunità prima del loro sgombero.

Il 15 ottobre, centinaia di abitanti della comunità costiera di Ilubirin sono stati sgomberati con la forza dalle loro abitazioni. Tra il 9 e il 10 novembre, oltre 30.000 abitanti di Otodo Gbame, una comunità costiera dello stato di Lagos, sono stati sgomberati con la forza quando le autorità dello stato hanno dato alle fiamme e demolito con un bulldozer le loro abitazioni. L’11 novembre, centinaia di abitanti sono stati sgomberati con la forza da un’altra comunità vicina sulla costa, Ebute Ikate, nello stato di Lagos.

 DIRITTI DELLE DONNE

A settembre, il senato ha approvato in seconda lettura il testo della legge sul genere e le pari opportunità, che si proponeva di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne. Sebbene la Nigeria abbia ratificato la Convenzione Cedaw delle Nazioni Unite nel 1985, non aveva ancora recepito nel suo ordinamento legislativo i princìpi sanciti dalla Convenzione.

 DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER

E INTERSESSUATE

È rimasta in vigore la legislazione che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La polizia ha continuato ad arrestare persone Lgbti. Gli uomini percepiti come gay sono stati vittime di aggressioni da parte della folla, oltre che di ricatti ed episodi di estorsione.

 DIRITTI DEI MINORI

A maggio, lo stato di Bayelsa ha approvato la legge sui diritti dei minori, portando a 23 il numero degli stati che hanno promulgato la legge. L’assemblea legislativa dello stato di Enugu ha a sua volta approvato la legge ad agosto; il governatore dello stato non l’aveva ancora ratificata.

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