Repubblica Centrafricana - Amnesty International Italia

Rapporto annuale 2016-2017 / Africa

Repubblica Centrafricana

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA CENTRAFRICANA

Capo di stato: Faustin-Archange Touadéra

(subentrato a Catherine Samba-Panza a marzo)

Capo di governo: Simplice Sarandji

(subentrato a Mahamat Kamoun ad aprile)

È proseguito il conflitto tra i gruppi armati e le milizie, così come tra le fazioni che si contrapponevano al loro interno, e tra le truppe internazionali di peacekeeping e i suddetti gruppi. Nel contesto di questi combattimenti sono state compiute gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini di diritto internazionale. È persistita l’impunità per coloro che erano sospettati di aver commesso abusi e crimini di diritto internazionale. Oltre 434.000 persone erano sfollate internamente al paese e vivevano in condizioni deplorevoli; almeno 2,3 milioni di persone continuavano a dipendere dagli aiuti umanitari. Sono stati segnalati nuovi episodi di abusi sessuali da parte delle truppe internazionali di peacekeeping.

CONTESTO

A partire da giugno, dopo un periodo di relativa calma, i combattimenti tra i gruppi armati e gli attacchi contro i civili sono aumentati. Il conflitto, iniziato nel 2013 con la deposizione del presidente François Bozizé, ha causato migliaia di morti. I gruppi armati, in particolare truppe ex seleka e anti-balaka, hanno continuato a controllare ampie zone di territorio del paese, grazie anche alla diffusa circolazione di armi di piccolo calibro.

Si sono svolte le elezioni per la sostituzione del governo ad interim e l’11 aprile è stato formato un nuovo esecutivo.

Sono stati schierati circa 12.870 militari nel contesto della Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana delle Nazioni Unite (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic – Minusca), il cui mandato è stato rinnovato fino al 15 novembre 2017. In seguito alle critiche sulla capacità della Minusca di rispondere agli attacchi, il contingente è stato rafforzato[1]. Tuttavia, continuava a non essere in grado di proteggere adeguatamente i civili, data la vastità del territorio della Repubblica Centrafricana (Central African Republic – Car) e a causa della massiccia presenza di gruppi armati e milizie. A ottobre, le truppe francesi, schierate per l’operazione “Sangaris”, sono state quasi completamente ritirate.

A ottobre, la Car ha aderito senza riserve alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e al relativo Protocollo opzionale, alla Convenzione per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, al Protocollo opzionale alla Cedaw e al Protocollo opzionale all’Icescr. Tuttavia, le autorità centrafricane non hanno riconosciuto la competenza dei relativi comitati sui trattati.

Il 17 novembre si è tenuta a Bruxelles la conferenza dei maggiori donatori della Car. È stato presentato ai donatori il piano nazionale per la ripresa e il processo di pace della Car 2017-2021, con una richiesta di 105 milioni di dollari in cinque anni per finanziare le misure per rafforzare il sistema giudiziario interno e per rendere operativa la Corte penale speciale (Special Criminal Court – Ssc).

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI E CRIMINI DI DIRITTO INTERNAZIONALE

Sia i gruppi armati sia le milizie hanno commesso violazioni dei diritti umani, come uccisioni illegali, tortura e altri maltrattamenti, rapimenti, aggressioni sessuali, saccheggi e distruzione di proprietà, attacchi contro operatori e postazioni delle agenzie umanitarie. Alcuni di questi episodi si sono configurati come crimini di diritto internazionale. Secondo le Nazioni Unite, sono state segnalati oltre 300 attacchi alla sicurezza ai danni delle agenzie di assistenza e almeno cinque operatori umanitari sono stati uccisi. Secondo le Ngo internazionali, sono state almeno 500 le vittime civili, morte nel contesto delle violenze.

Il rischio di attacchi da parte delle forze anti-balaka e dei loro affilati ha continuato a limitare la libertà di movimento dei musulmani residenti nelle varie enclave del paese.

Il 3 settembre, due civili sono stati uccisi in uno scontro provocato da combattenti ex seleka con la popolazione e le forze anti-balaka, vicino alla città di Dekoa, nel distretto di Kemo. I combattenti ex seleka erano sfuggiti alle truppe della Minusca tre settimane prima, dopo che il contingente di peacekeeping aveva arrestato 11 membri ex seleka, che facevano parte di un convoglio di leader armati di primo piano, tra i quali c’erano Abdoulaye Hissène e Haroun Gaye, sfuggiti anch’essi alla cattura.

Il 10 settembre, 19 civili sono stati uccisi durante scontri armati tra le forze anti-balaka ed ex seleka vicino alla città meridionale di Kouango, nel distretto di Ouaka. Circa 3.500 persone sono rimaste sfollate e 13 villaggi sono stati bruciati.

Il 16 settembre, combattenti ex seleka hanno ucciso sei civili nel villaggio di Ndomete, vicino alla città settentrionale di Kaga-Bandoro, nel distretto di Nana-Grébizi, nel contesto delle tensioni tra il gruppo e le milizie anti-balaka.

Tra il 4 e l’8 ottobre, almeno 11 civili sono stati uccisi e 14 sono rimasti feriti nella capitale Bangui, nel corso di attacchi di rappresaglia innescati dall’assassinio di un ex colonnello dell’esercito da parte di membri di una milizia con base nell’enclave musulmana della capitale, conosciuta come Pk5.

Il 12 ottobre, almeno 37 civili sono stati uccisi, 60 feriti e oltre 20.000 sfollati quando combattenti ex seleka hanno attaccato e bruciato un accampamento per sfollati interni a Kaga-Bandoro, come ritorsione per l’uccisione di un loro compagno ex seleka.

Il 15 ottobre, a Ngakobo, nel distretto di Ouaka, sospetti combattenti ex seleka hanno attaccato un accampamento per sfollati, uccidendo 11 civili.

Il 24 ottobre, a Bangui, quattro civili sono stati uccisi e altri nove sono rimasti feriti nel corso di una protesta contro il contingente Minusca, guidata da civili infiltrati da elementi militari.

Il 27 ottobre, 15 persone sono state uccise durante gli scontri tra ex seleka e anti-balaka, nei villaggi di Mbriki e Belima, vicino a Bambari, nel distretto di Ouaka.

A fine novembre, durante i combattimenti tra fazioni rivali di seleka a Bria, sono morti almeno 14 civili e 75 feriti.

La regione sudorientale della Car è stata colpita dalla violenza, anche da parte del gruppo armato Esercito di resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army – Lra). Ngo internazionali hanno riferito che, dall’inizio dell’anno, l’Lra aveva compiuto almeno 103 attacchi, in cui 18 civili erano morti e 497 erano stati rapiti.

VIOLAZIONI DA PARTE DELLE FORZE DI PEACEKEEPING

I civili hanno continuato a denunciare abusi sessuali da parte delle forze internazionali. A seguito di una relazione presentata a dicembre 2015 da un collegio indipendente e di una visita ad aprile da parte del Coordinatore speciale sul miglioramento della risposta delle Nazioni Unite allo sfruttamento e agli abusi di natura sessuale, la Minusca ha introdotto misure per rafforzare i meccanismi di monitoraggio, denuncia e accertamento delle responsabilità in relazione a questi casi.

I paesi che contribuivano al contingente di peacekeeping schierato nella Car i cui soldati erano stati accusati di abusi sessuali hanno intrapreso alcune iniziative per l’accertamento delle responsabilità ma i procedimenti giudiziari continuavano a essere rari. Ad aprile, tre peacekeeper congolesi accusati di abusi sessuali nella Car sono comparsi davanti a un tribunale militare nella Repubblica Democratica del Congo (Democratic Republic of the Congo – Drc).

RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI

Oltre 434.000 persone rimanevano sfollate internamente al paese e vivevano in condizioni deplorevoli all’interno di campi improvvisati, senza accesso a cibo, acqua, assistenza medica di base e servizi igienico-sanitari adeguati. Il rientro spontaneo di un esiguo numero di sfollati interni ha causato tensioni intercomunitarie in alcune aree del paese, soprattutto nel sud-ovest. I rientri sono notevolmente diminuiti in seguito alla recrudescenza della violenza a partire da giugno.

IMPUNITÀ

I membri di gruppi armati, delle milizie e delle forze di sicurezza, sospettati di aver commesso violazioni dei diritti umani e crimini di diritto internazionale, non sono stati al centro d’indagini efficaci né processati. Alcuni dei sospettati sembravano essere coinvolti nella violenza armata in corso, in violazioni dei diritti umani e crimini di diritto internazionale; solo alcuni ricoprivano posizioni di comando. Tra questi c’erano un leader ex seleka di primo piano, Haroun Gaye, che figurava nell’elenco delle sanzioni delle Nazioni Unite e su cui pendeva un mandato d’arresto internazionale, il quale aveva ammesso di aver organizzato il rapimento di sei poliziotti a Bangui, il 16 giugno; e Alfred Yekatom (conosciuto come “colonnello Rambo”), un temuto comandante anti-balaka, anch’egli nell’elenco delle sanzioni delle Nazioni Unite, il quale a partire dall’inizio del 2016 occupava un seggio come membro eletto all’assemblea nazionale della Car.

La Minusca ha effettuato 194 arresti ai sensi delle misure temporanee urgenti, compresa la cattura del leader ex seleka di primo piano Hahmed Tidjani, avvenuta il 13 agosto.

Un sistema giudiziario nazionale debole ha compromesso i tentativi di assicurare l’accertamento delle responsabilità. La presenza e il funzionamento delle istituzioni giudiziarie sono rimasti limitati, specialmente fuori da Bangui. Nelle aree controllate dai gruppi armati, come la città di Ndélé, capitale del Bamingui-Bangoran, erano i gruppi armati e/o i capi tradizionali ad amministrare la giustizia.

Le autorità giudiziarie non sono riuscite a indagare e perseguire i sospettati di reati, incluse gravi violazioni dei diritti umani. Nei pochi casi riguardanti violazioni dei diritti umani arrivati in tribunale, gli imputati hanno ottenuto l’assoluzione o una condanna per reati minori e sono stati immediatamente rilasciati per aver già trascorso il periodo in carcere; la paura di rappresaglie ha impedito ai testimoni e alle vittime di deporre in aula.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

Poco è stato fatto per rendere operativo il tribunale penale speciale, che avrebbe dovuto vedere la collaborazione di magistrati nazionali e giudici internazionali per indagare sugli individui sospettati di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini di diritto internazionale, commessi a partire dal 2003.

Sono proseguite le indagini avviate dall’Icc sul fascicolo Car II, relativo a crimini di diritto internazionale commessi a partire dal 2012. Due team separati hanno lavorato rispettivamente sui crimini commessi da ex seleka e anti-balaka e loro affiliati.

Il 20 giugno, le indagini dell’Icc sul fascicolo Car I, relativo a crimini contro l’umanità e i crimini di guerra commessi a partire dal 1° luglio 2002, hanno portato alla condanna di un cittadino congolese, Jean-Pierre Bemba Gombo, in qualità di comandante militare. È stato condannato a 18 anni di carcere per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, stupro e saccheggio, commessi dalle milizie sotto il suo comando.

CONDIZIONI CARCERARIE

Le condizioni nelle carceri sono rimaste mediocri e caratterizzate da scarsa sicurezza. Delle 38 strutture penitenziarie ufficiali dislocate sul territorio nazionale, soltanto otto erano funzionanti.

A settembre, le guardie del carcere di Ngaragba, a Bangui, hanno percosso duramente 21 reclusi. L’episodio ha innescato un tentativo di evasione dal penitenziario, sventato dalle guardie con l’uso di gas lacrimogeni. Le autorità nazionali hanno subito aperto un’indagine sugli eventi.

 RISORSE NATURALI

Il processo di Kimberley, un’iniziativa globale per fermare la vendita internazionale dei cosiddetti “diamanti insanguinati”, da maggio 2013 impediva alla Car di esportare i propri diamanti. Tuttavia, il commercio continuava e i gruppi armati coinvolti in abusi ne avevano approfittato. A luglio 2015, il processo di Kimberley aveva autorizzato la ripresa delle esportazioni di diamanti provenienti da “zone conformi”. Durante l’anno, Berberati, Boda, Carnot e Nola, tutte nel sud-ovest del paese, sono state ritenute “zone conformi”.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

Secondo le Nazioni Unite, 2,3 milioni di persone su una popolazione di 4,8 milioni necessitavano di aiuti umanitari e 2,5 milioni di persone vivevano in condizioni d’insicurezza alimentare. A causa del conflitto, i redditi delle famiglie sono crollati mentre sono aumentati i prezzi dei prodotti alimentari. L’assistenza sanitaria di base e i farmaci erano forniti interamente dalle organizzazioni umanitarie, poiché il sistema sanitario era allo sfascio. Meno della metà della popolazione aveva accesso a un’assistenza sanitaria funzionante, mentre non era di fatto disponibile nel paese alcun servizio di assistenza psicologica. Secondo le Nazioni Unite, soltanto un terzo della popolazione aveva accesso ad acqua potabile sicura e a servizi igienico-sanitari adeguati.

[1] Mandated to protect, equipped to succeed? Strengthening peacekeeping in Central African Republic (AFR 19/3263/2016).

Continua a leggere