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REPUBBLICA DEL SUDAN

Capo di stato e di governo: Omar Hassan Ahmed Al Bashir

Le autorità si sono rifiutate di eseguire i mandati d’arresto emessi dall’Icc. La situazione umanitaria e della sicurezza in Darfur e negli stati del Nilo Blu e del Kordofan del Sud è rimasta disastrosa e le violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani sono state diffuse. Sono emerse prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze governative in Darfur. I diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono stati arbitrariamente limitati e coloro che avevano espresso opinioni critiche verso il governo e che erano sospettati di essere suoi oppositori sono incorsi in arresti e detenzioni arbitrari e altre violazioni. L’uso eccessivo della forza impiegato dalle autorità per disperdere raduni ha provocato numerose vittime.

CONTESTO

Sono proseguiti i conflitti armati in Darfur e negli stati del Nilo Blu e del Kordofan del Sud, che hanno causato vittime civili, diffusi disagi e povertà.

A marzo, il Comitato di alto livello d’implementazione dell’Au (African Union High Level Implementation Panel – Auhip) ha proposto un accordo per una roadmap improntata alla pace e al dialogo, per porre fine ai conflitti. L’accordo impegnava le parti a porre fine ai conflitti in Darfur, nel Nilo Blu e nel Kordofan del Sud e a garantire l’accesso delle agenzie umanitarie a tutta la popolazione di queste aree. In base all’accordo, le parti inoltre si impegnavano a intraprendere un processo di dialogo nazionale inclusivo. Il governo ha firmato l’accordo a marzo ma i gruppi dell’opposizione si sono inizialmente rifiutati di farlo.

L’8 agosto, l’accordo è stato siglato da quattro gruppi dell’opposizione: il Partito nazionale Umma; il Movimento per la liberazione del popolo sudanese-Nord (Sudan People’s Liberation Movement-North – Splm-N); il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Justice and Equality Movement – Jem); e il Movimento di liberazione del Sudan guidato da Minni Minnawi (Sudan Liberation Movement – Slm-Mm). Il giorno successivo alla firma, sono ripresi ad Addis Abeba, in Etiopia, due filoni di negoziati: il primo tra l’Splm-N e il governo e un altro sul Darfur, riguardante la cessazione delle ostilità e l’accesso umanitario. Tuttavia, il 14 agosto i colloqui tra il governo e i gruppi armati d’opposizione, l’Splm-N, il Jem e l’Slm-Mm, si sono bloccati. L’Auhip ha annunciato una sospensione a tempo indeterminato dei colloqui di pace. Entrambe le parti si sono incolpate a vicenda per questo fallimento.

Il Sudan ha accettato alcune delle raccomandazioni che erano state espresse a maggio durante l’Upr delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani del paese, comprese le richieste di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e d’impegno nel prevenire la tortura e i trattamenti disumani. Tuttavia, il Sudan ha respinto le raccomandazioni che lo invitavano ad abrogare le disposizioni relative all’impunità contenute nella legge sulla sicurezza nazionale, in vigore dal 2010, e a garantire l’avvio d’indagini indipendenti e il perseguimento dei crimini di diritto internazionale e delle violazioni dei diritti umani, compiuti dai servizi di sicurezza e intelligence nazionale (National Intelligence and Security Service – Niss), dalle forze armate e dalla polizia[1].

A gennaio, il parlamento ha approvato un emendamento che ha portato da due a cinque anni di carcere la pena massima prevista per il reato di disordini.

CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Le autorità hanno continuato a rifiutarsi di rispettare i cinque mandati d’arresto emessi dall’Icc nei confronti di cittadini sudanesi, compresi i due che pendevano sul presidente Omar Al Bashir per accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, che sarebbero stati commessi in Darfur.

CONFLITTO ARMATO

Darfur

A 13 anni dall’inizio del conflitto armato in Darfur, la situazione umanitaria e della sicurezza continuava a essere disastrosa.

A gennaio, le forze governative hanno lanciato un’offensiva militare su vasta scala nell’area del Jebel Marra, nel Darfur. Attacchi coordinati di truppe di terra e incursioni aree hanno colpito varie località del Jebel Marra fino a maggio. Con l’intensificarsi delle piogge stagionali, gli attacchi via terra sono poi diventati impraticabili in gran parte della zona; i raid aerei sono invece continuati fino a metà settembre.

Sono stati documentati moltissimi crimini di diritto internazionale e violazioni dei diritti umani compiuti dalle forze governative sudanesi, come bombardamenti lanciati contro la popolazione e proprietà civili, uccisioni illegali di uomini, donne e bambini, casi di rapimento e stupro di donne, sfollamento forzato di civili, saccheggi e devastazione di proprietà civili, compresa la distruzione d’interi villaggi.

Le prove raccolte hanno anche documentato il ripetuto utilizzo di armi chimiche durante gli attacchi compiuti dall’esercito sudanese nel Jebel Marra[2]. Le riprese satellitari, almeno 200 interviste approfondite con i sopravvissuti e l’analisi da parte di esperti di decine di immagini delle ferite provocate hanno permesso di stabilire che, da gennaio a settembre, erano stati condotti almeno 30 probabili attacchi con armi chimiche nella zona del Jebel Marra. Secondo le stime, le persone morte a causa dell’esposizione ad agenti chimici sarebbero state dalle 200 alle 250 e molte delle vittime, se non la maggior parte, erano bambini. La maggioranza delle persone sopravvissute ai sospetti attacchi con armi chimiche non ha avuto accesso a cure mediche adeguate.

Kordofan del Sud e Nilo Blu

Il 24 aprile, il Fronte rivoluzionario del Sudan, una coalizione formata da quattro gruppi armati d’opposizione, ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale della durata di sei mesi, prolungando il precedente cessate il fuoco dichiarato a ottobre 2015. Il 17 giugno, il presidente Bashir ha dichiarato la cessazione unilaterale delle ostilità nel Nilo Blu e nel Kordofan del Sud per quattro mesi. A ottobre, ha esteso l’interruzione dei combattimenti in queste aree fino alla fine dell’anno.

Nonostante la dichiarata cessazione delle ostilità, le truppe governative e le forze dell’Splm-N sono state impegnate in sporadici combattimenti nelle aree controllate dall’Esercito di liberazione del popolo sudanese-Nord (Sudan People’s Liberation Army-North – Spla-N). Il conflitto armato è stato caratterizzato da raid aerei e attacchi via terra da parte delle truppe governative, in molti casi diretti contro obiettivi civili, intesi come bersagli non militari, oltre che dal diniego di accesso per gli operatori umanitari alle popolazioni civile colpite[3].

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Attivisti della società civile sono stati sottoposti ad arresti arbitrari e a indebite restrizioni delle loro attività.

Il 28 gennaio, il Niss ha interrotto un seminario organizzato al Club Al Mahas, nella capitale Khartoum, da un comitato che si opponeva alla costruzione delle dighe di Kajbar e Dal, nello stato del Sudan del Nord. Il comitato sosteneva che le dighe avrebbero avuto un impatto ambientale e sociale dannoso. Il Niss ha arrestato 12 persone e le ha poi rilasciate lo stesso giorno.

Il 29 febbraio, il Niss ha fatto irruzione nell’ufficio dell’Ngo Tracks (Centro per la formazione e lo sviluppo umano di Khartoum) e ha confiscato telefoni cellulari e laptop, oltre che documenti, i passaporti dei presenti e due veicoli. Hanno trattenuto per sei ore il direttore di Tracks, Khalafalla Mukhtar, assieme a un altro dipendente di Tracks e a Mustafa Adam, direttore di Al Zarqaa, un’altra organizzazione della società civile, che era in visita al centro[4]. Il 22 maggio, il Niss ha arrestato otto tra dipendenti e collaboratori di Tracks. Cinque sono stati rilasciati su cauzione a giugno, mentre tre sono rimasti trattenuti senza accusa per quasi tre mesi, su disposizione dell’ufficio del procuratore per la sicurezza di stato e in seguito trasferiti nel carcere di Al Huda in attesa del processo[5]. Ad agosto, erano stati rinviati a giudizio in tutto sei dipendenti e collaboratori di Tracks, con vari capi d’imputazione, riguardanti tra l’altro reati contro lo stato che comportavano la pena di morte. A fine anno, il processo non era ancora concluso[6].

Tra il 23 e il 28 marzo, quattro esponenti della società civile sono stati intercettati da funzionari della sicurezza all’aeroporto internazionale di Khartoum mentre si recavano a un incontro diplomatico di alto livello a Ginevra, in Svizzera, in preparazione del processo dell’Upr sul Sudan[7].

Le autorità hanno continuato a impedire ai partiti politici dell’opposizione di organizzare attività pubbliche pacifiche. Il Niss non ha permesso al Partito repubblicano di commemorare il 18 gennaio, l’anniversario dell’esecuzione del suo fondatore, Mahmoud Mohamed Taha. A febbraio, agenti del Niss hanno impedito a due partiti politici d’opposizione, il Partito comunista sudanese e il Partito del congresso sudanese, di tenere un evento pubblico a Khartoum.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

La libertà d’espressione ha continuato a essere arbitrariamente limitata. Le autorità hanno regolarmente confiscato intere tirature di giornali. Nel corso dell’anno, sono state confiscate le edizioni di 12 testate giornalistiche, in 22 differenti occasioni. Decine di giornalisti sono stati arrestati e interrogati dall’ufficio per i mezzi d’informazione del Niss e dall’ufficio del procuratore per le pubblicazioni a mezzo stampa di Khartoum.

Ad aprile, il Niss ha confiscato i quotidiani Akhir Lahzah, Al Sihaa e Al-Tagheer, senza fornire spiegazioni. A maggio, ha ritirato dalle tipografie la tiratura dei quotidiani Alwan, Al-Mustagilla e Al-Jareeda. A ottobre, sono state nuovamente confiscate le edizioni di Al Sihaa e Al-Jareeda.

Il 14 agosto, il consiglio nazionale per le pubblicazioni a mezzo stampa ha sospeso a tempo indeterminato la pubblicazione di quattro testate giornalistiche: Elaf, Al-Mustgilla, Al Watan e Awal Al Nahar. Il consiglio ha affermato di aver sospeso i giornali a causa della loro continua violazione delle normative contenuta nella legge sulla stampa e le pubblicazioni.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

In tutto il Sudan, funzionari del Niss e membri di altre forze di sicurezza hanno preso di mira membri dei partiti politici d’opposizione, difensori dei diritti umani, studenti e attivisti politici, sottoponendoli ad arresti e detenzioni arbitrari e ad altre violazioni.

Il 1° febbraio, agenti del Niss hanno arrestato quattro studenti del Darfur a Khartoum, in seguito a una protesta contro il conflitto nel Jebel Marra, organizzata dal Fronte popolare unito, affiliato al Movimento di liberazione del Sudan-Abdul Wahid Al Nour.

Ad aprile, si sono protratti per tre settimane violenti tafferugli tra studenti e agenti di sicurezza all’università di Khartoum. Le proteste sono scoppiate in seguito alle notizie secondo cui il governo aveva in programma la vendita di alcuni degli edifici che ospitavano l’università. Durante le proteste, decine di studenti sono stati arrestati e fra loro cinque sono stati detenuti senza accusa a Khartoum[8]. Sono stati rilasciati verso la fine di aprile ma alcuni sono stati riarrestati a maggio.

Il 5 maggio, a Khartoum, agenti del Niss hanno fatto irruzione nell’ufficio di un noto avvocato per i diritti umani, Nabil Adib, e hanno arrestato 11 persone, compresi otto studenti che erano stati espulsi o sospesi dall’università della capitale. Sono stati tutti rilasciati a fine giugno.

Nello stato del Darfur centrale, il 31 luglio, agenti del Niss hanno arrestato 10 persone mentre partecipavano a un incontro con l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Sudan e il Sud Sudan, durante una sua visita nella regione. Dei 10 arrestati, sette erano sfollati interni. Sono stati tutti rilasciati a settembre[9].

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Le autorità hanno arbitrariamente limitato la libertà di riunione e, in molte occasioni, sono ricorse a un uso eccessivo della forza per disperdere i raduni, provocando molti morti e feriti. Non sono state avviate indagini su questi decessi.

A febbraio, funzionari del Niss e studenti affiliati al partito di governo, Partito del congresso nazionale, hanno interrotto con la violenza un seminario pubblico organizzato da un partito politico d’opposizione all’università di El Geneina. Alcuni studenti sono rimasti gravemente feriti e uno di loro, Salah al Din Qamar Ibrahim, è deceduto a causa delle ferite riportate.

Il 19 aprile, Abubakar Hassan Mohamed Taha, uno studente di 18 anni dell’università del Kordofan, è stato raggiunto alla testa dagli spari esplosi da agenti del Niss ad Al Obied, capitale dello stato del Kordofan del Nord. Gli studenti stavano marciando pacificamente quando sono stati bloccati da agenti del Niss dotati di armi pesanti che, stando alle notizie, avrebbero aperto il fuoco sul corteo, nel tentativo d’impedire ai partecipanti di prendere parte alle elezioni del sindacato studentesco. Altri 27 studenti sono rimasti feriti, cinque dei quali in maniera grave. L’uccisione di Abubakar Hassan Mohamed Taha ha suscitato le proteste degli studenti in tutta la nazione[10].

Il 27 aprile, Mohamad Al Sadiq Yoyo, uno studente di 20 anni iscritto al secondo anno dell’università Omdurman Al Ahlia, nello stato di Khartoum, è rimasto ucciso da colpi sparati dagli agenti del Niss.

L’8 maggio, le forze di polizia della città di Kosti, nello stato del Nilo Bianco, hanno disperso con la violenza un sit-in pacifico, organizzato dall’Associazione degli studenti della facoltà d’ingegneria dell’università di Al-Imam Al-Mahdi. La polizia avrebbe impiegato gas lacrimogeni e manganelli, ferendo circa sette studenti, quattro dei quali in maniera grave.

[1] Sudan: Amnesty International public statement at the 33rd session of the UN Human Rights Council (AFR 54/4875/2016).

[2] Sudan: Scorched earth, poisoned air-Sudanese government forces ravage Jebel Marra, Darfur (AFR 54/4877/2016).

[3] Sudan: Five years and counting: intensified aerial bombardment, ground offensive and humanitarian crisis in south Kordofan state (AFR 54/4913/2016).

[4] Sudan: Ten civil society activists harassed by NISS (AFR 54/3634/2016).

[5] Sudan: Further information − three human rights defenders still detained (AFR 54/4267/2016).

[6] Sudan: Drop all charges and release activists detained for exercising their rights (news, 29 agosto).

[7] Sudan blocks civil society participation in UN-led human rights review (AFR 54/4310/2016).

[8] Sudan: Student activists detained without charge (AFR 54/3861/2016).

[9] Sudan: Eight arrested, whereabouts unknown (AFR 54/4617/2016).

[10] Sudan: Government must investigate brutal killing of 18-year old university student by intelligence agents (news, 20 aprile).

 

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