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REPUBBLICA ARABA DI SIRIA

Capo di stato: Bashar al-Assad

Capo di governo: Imad Khamis

(subentrato a Wael Nader al-Halqi a giugno)

Le parti impegnate nei conflitti armati in Siria hanno commesso impunemente crimini di guerra, altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e diffuse violazioni dei diritti umani. Le forze governative e le forze russe loro alleate hanno compiuto attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro la popolazione civile e obiettivi civili, con bombardamenti aerei e impiego di artiglieria, uccidendo migliaia di civili. È stato inoltre segnalato l’impiego di agenti chimici da parte delle forze governative. Queste hanno inoltre mantenuto lunghi assedi, intrappolando la popolazione civile e privandola dei beni di prima necessità e dei servizi di base. Le autorità hanno arbitrariamente arrestato e detenuto migliaia di persone, sottoponendo molte di loro a sparizione forzata, detenzione prolungata e processi iniqui; hanno anche continuato a ricorrere sistematicamente alla tortura e altri maltrattamenti dei detenuti, causando decessi in custodia. Si sono inoltre rese responsabili di uccisioni illegali, comprese esecuzioni extragiudiziali. Il gruppo armato Stato islamico (Islamic state – Is) ha stretto d’assedio la popolazione, lanciando attacchi diretti contro civili e attacchi indiscriminati e, secondo quanto riportato, ricorrendo in alcuni casi ad agenti chimici; ha anche commesso numerose uccisioni illegali e sottoposto migliaia di donne e ragazze a forme di schiavitù sessuale e altri abusi. Altri gruppi armati non statali hanno bombardato indiscriminatamente e assediato aree abitate prevalentemente da civili. Le forze internazionali a guida statunitense hanno effettuato raid aerei contro l’Is e altri obiettivi, nei quali sono rimaste uccise centinaia di civili. A fine anno, il conflitto aveva causato complessivamente almeno 300.000 morti; le persone sfollate internamente erano 6,6 milioni e 4,8 milioni quelle che avevano cercato rifugio in altri paesi.

CONTESTO

Sono proseguiti per tutto l’anno in Siria i combattimenti armati, con la partecipazione costante di forze internazionali. Il governo siriano e le sue forze alleate, tra cui gli hezbollah libanesi e altri gruppi armati e milizie non siriani, controllavano gran parte della Siria occidentale e hanno conquistato territori in altre zone contese. Hanno avuto il supporto delle forze armate russe, i cui raid aerei lanciati su vasta scala su tutto il territorio siriano hanno provocato, secondo le organizzazioni per i diritti umani, migliaia di morti e feriti. A quanto pare, alcune incursioni aeree dell’aviazione russa sarebbero state attacchi indiscriminati, mentre altre si sarebbero configurate come attacchi mirati contro la popolazione civile e obiettivi civili, per cui equiparabili a crimini di guerra.

I gruppi armati non statali, principalmente impegnati nei combattimenti contro le forze governative, controllavano l’area nordoccidentale e altre zone del paese, mentre le forze dell’Amministrazione autonoma controllavano gran parte delle regioni settentrionali di confine, a maggioranza curda. L’Is ha mantenuto il controllo su alcune parti orientali e centrali del territorio siriano ma durante l’anno ha perso terreno.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è rimasto diviso sulla crisi siriana e incapace di garantire un percorso verso la pace. Gli sforzi compiuti dall’Inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, incaricato di promuovere i colloqui di pace, fondamentalmente sono falliti. A febbraio, una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha avvallato un accordo per la cessazione delle ostilità, che era stato raggiunto da Russia e Usa, ma ha avuto breve durata. A ottobre, la Russia ha posto il veto alla bozza di una risoluzione del Consiglio di sicurezza, che chiedeva la fine dei raid aerei sulla città di Aleppo e l’accesso umanitario senza impedimenti. Dopo che le forze governative avevano ottenuto il controllo di Aleppo a dicembre, tuttavia, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che il governo e alcune forze d’opposizione avevano concordato un cessate il fuoco, promosso dalla Russia e dalla Turchia, cui avrebbero fatto seguito nuovi negoziati di pace, fissati per gennaio 2017. Il 31 dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione che accoglieva con soddisfazione il nuovo sforzo per il raggiungimento della pace e che sollecitava anche un accesso “rapido, sicuro e senza impedimenti” delle agenzie umanitarie in tutto il territorio siriano.

La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Repubblica Araba di Siria, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2011, ha continuato a monitorare e documentare le violazioni del diritto internazionale compiute in Siria. Tuttavia, il governo siriano ha continuato a negargli l’ingresso nel paese.

A dicembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la creazione di un meccanismo internazionale indipendente, incaricato di garantire l’accertamento delle responsabilità per i crimini di guerra e per i crimini contro l’umanità compiuti in Siria da marzo 2011.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DELLE FORZE DEL GOVERNO

SIRIANO E DELLE FORZE ALLEATE, COMPRESA LA RUSSIA

Attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro i civili

Le forze governative e le forze loro alleate hanno continuato a rendersi responsabili di crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale, compresi attacchi mirati contro la popolazione civile e attacchi indiscriminati. Le forze governative hanno ripetutamente attaccato aree controllate o contese dai gruppi armati d’opposizione, uccidendo e ferendo civili e danneggiando obiettivi civili nel corso di operazioni illegali. Hanno inoltre regolarmente bombardato aree abitate da civili con armi esplosive ad ampio raggio, effettuando tra l’altro lanci di artiglieria pesante e sganciando dagli elicotteri ordigni altamente esplosivi e fuori controllo, conosciuti come barili bomba. Gli attacchi hanno provocato un alto numero di morti e feriti tra i civili, compresi bambini. Le forze governative e l’aviazione russa hanno lanciato una serie di attacchi apparentemente deliberati contro ospedali, strutture sanitarie, ambulatori medici e convogli delle agenzie umanitarie, uccidendo e ferendo civili, compreso personale medico.

Nel corso dell’anno, le forze governative affiancate da quelle russe hanno progressivamente intensificato gli attacchi su Aleppo Est, colpendo case abitate, strutture mediche, scuole, mercati e moschee e uccidendo centinaia di civili. In tutta l’area sono rimaste inoltre disseminate munizioni a grappolo di fabbricazione russa, che costituiscono una minaccia nel tempo per i civili, poiché spesso non esplodono all’impatto.

Il 1° agosto, due barili bomba, che si sospetta contenessero gas clorino, sono stati sganciati da presunti aerei dell’aviazione governativa su due quartieri abitati, controllati da gruppi armati non statali, nella città di Saraqeb, nella provincia di Idleb; secondo le informazioni ricevute, avrebbero ferito almeno 28 civili.

Il 26 ottobre, almeno 35 civili, tra cui 22 bambini e sei insegnanti, sono morti nel bombardamento di un complesso scolastico ad Haas, nel governatorato di Idleb, nel corso di un raid aereo che si sospetta sia stato lanciato da aerei delle forze governative o dall’aviazione russa.

Assedi e negazione dell’assistenza umanitaria

Le forze governative hanno mantenuto lunghi assedi su aree abitate prevalentemente da civili, controllate o contese dai gruppi armati, compresa Ghouta Est, Mouadhamiyah al-Sham, Madaya, Daraya e, da settembre, Aleppo Est. Gli assedi delle truppe governative hanno esposto i residenti al rischio d’inedia e negato loro l’accesso all’assistenza medica e ad altri servizi essenziali, mentre erano sottoposti contemporaneamente a ripetuti raid aerei, colpi d’artiglieria pesante e altri attacchi.

Gli assedi hanno impedito ai civili di lasciare l’area per cercare assistenza medica. Per citare un esempio, il 19 marzo, un bambino di tre anni sarebbe morto ad al-Waer, nella città di Homs, dopo che le forze governative gli avevano impedito di lasciare la zona per ricevere assistenza medica per una ferita alla testa.

Il 12 maggio, le forze governative hanno impedito a un convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite, il primo dal 2012, di entrare a Daraya e hanno sparato colpi di mortaio contro una zona abitata della città, uccidendo due civili. A giugno, hanno permesso a due soli convogli di entrare a Daraya ma hanno contemporaneamente intensificato i loro attacchi indiscriminati, sganciando barili bomba e utilizzando una sostanza incendiaria simile al napalm e altre munizioni, per costringere così gli ultimi abitanti rimasti in città ad accettare di essere evacuati a fine agosto.

A partire da luglio, le forze governative hanno intrappolato circa 275.000 persone ad Aleppo Est, esponendole a sempre più frequenti raid aerei e ai bombardamenti delle forze russe. Il 19 settembre, a Urum al-Kubra, presunti aerei governativi e dell’aviazione russa hanno bombardato un convoglio di aiuti umanitari organizzato congiuntamente da Nazioni Unite e Mezzaluna rossa della Repubblica Araba di Siria, che era diretto ad Aleppo, uccidendo almeno 18 civili, compresi operatori umanitari, e distruggendo i camion che trasportavano gli aiuti.

Attacchi contro strutture sanitarie e personale medico

Le forze governative hanno continuato a prendere di mira strutture sanitarie e personale medico nelle zone controllate dai gruppi armati d’opposizione. Hanno ripetutamente bombardato ospedali e altre strutture sanitarie, impedito o limitato l’inserimento di materiale sanitario nelle spedizioni di aiuti umanitari destinati alle aree assediate e difficili da raggiungere e hanno interrotto od ostacolato i servizi medici di base in queste aree, arrestando personale medico e volontari. A giugno, l’Ngo Medici per i diritti umani ha attribuito alle forze governative e ai loro alleati la responsabilità di almeno il 90 per cento dei 400 attacchi compiuti contro strutture mediche e delle 768 uccisioni di operatori sanitari, avvenuti da marzo 2011.

Le Nazioni Unite hanno documentato che nel solo mese di luglio erano state attaccate 44 strutture sanitarie. Il 23 e 24 luglio, sono stati colpiti da raid aerei quattro ospedali e una banca del sangue ad Aleppo Est. Uno di questi, un ospedale pediatrico, è stato colpito due volte in meno di 12 ore.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

I gruppi armati non statali hanno commesso crimini di guerra, altre violazioni del diritto internazionale umanitario e gravi violazioni dei diritti umani.

Attacchi indiscriminati e attacchi mirati contro i civili

Le forze dell’Is hanno compiuti attacchi mirati contro i civili oltre che attacchi indiscriminati, che hanno provocato vittime civili. L’Is ha rivendicato la responsabilità di una serie di attentati suicidi e altri attacchi dinamitardi nel distretto di Sayida Zaynab, a sud di Damasco, compreso uno compiuto il 21 febbraio 2016, in cui sono rimasti uccisi 83 civili.

L’Is ha inoltre commesso possibili attacchi con armi chimiche, anche ad agosto e settembre, quando ha colpito il nord della Siria. Le munizioni sparate dall’Is il 16 settembre a Um Hawsh, vicino a Marea, nel governatorato di Aleppo, hanno provocato nelle persone colpite vesciche e altri sintomi comunemente associati all’esposizione ai gas mostarda. Alcune delle vittime erano civili.

La coalizione Fatah Halab (Conquista di Aleppo), formata da gruppi armati d’opposizione, tra febbraio e aprile ha ripetutamente colpito con lanci indiscriminati di artiglieria, missili e mortai il distretto Sheikh Maqsoud, nella città di Aleppo, controllato dalle Unità di protezione popolare (Yekîneyên Parastina Gel – Ypg) curde, uccidendo almeno 83 civili e ferendone oltre 700. A maggio, almeno quattro civili nella zona hanno dovuto ricorrere a cure mediche per sintomi compatibili con l’esposizione a gas clorino.

Il 3 novembre, gruppi armati d’opposizione hanno sparato colpi di mortaio e missili imprecisi su Aleppo Ovest, controllata dalle forze governative; secondo l’organizzazione indipendente di monitoraggio Rete siriana per i diritti umani, i civili uccisi sarebbero stati almeno 14.

Uccisioni illegali

Le forze dell’Is hanno commesso crimini di guerra, uccidendo sommariamente civili, membri di gruppi armati rivali e soldati governativi catturati. Nelle aree di al-Raqqa, Deyr al-Zur e Aleppo Est, controllate dal gruppo, l’Is si è reso responsabile di frequenti uccisioni pubbliche, equiparabili a esecuzioni, uccidendo persone che aveva accusato di spionaggio, contrabbando, adulterio e blasfemia.

Il 28 luglio, membri dell’Is avrebbero ucciso sommariamente almeno 25 civili, tra donne, uomini e bambini, nel villaggio di Buwayr, vicino a Manbij.

Il 19 luglio, un video pubblicato su Internet mostrava membri del Movimento Nour al-Dine al-Zinki, che maltrattavano e poi decapitavano un giovane.

Assedi e negazione dell’assistenza umanitaria

Le forze dell’Is hanno assediato, e in alcune occasioni bombardato indiscriminatamente, i quartieri della città di Deyr al-Zur, controllati dal governo. Le agenzie delle Nazioni Unite e le forze russe hanno ripetutamente sorvolato le zone sotto assedio, lanciando pacchi di aiuti; tuttavia, attivisti dei diritti umani locali hanno denunciato che le forze governative all’interno delle aree assediate si erano accaparrate gran parte degli aiuti destinati alla popolazione civile.

Rapimenti

L’Is e altri gruppi armati non statali hanno rapito civili e li hanno tenuti in ostaggio.

A gennaio, Jabhat al-Nusra ha rapito almeno 11 civili, prelevandoli dalle loro abitazioni nella città di Idleb. A fine anno di loro non si era saputo più nulla.

Non si sono più avute notizie dell’attivista per i diritti umani Razan Zaitouneh, di suo marito Wa’el Hamada, di Nazem Hamadi e di Samira Khalil. I quattro erano stati rapiti da uomini armati non identificati il 9 dicembre 2013 a Duma, un’area controllata da Jaysh al-Islam e altri gruppi armati.

Non si sono più avute notizie né informazioni sulla sorte del difensore dei diritti umani Abdullah al-Khalil, rapito la notte del 18 maggio 2013 nella città di al-Raqqa da sospetti membri dell’Is.

CONFLITTO ARMATO – RAID AEREI DELLE FORZE A GUIDA STATUNITENSE

La coalizione internazionale a guida statunitense ha proseguito la sua campagna, iniziata a settembre 2014, di raid aerei diretti principalmente contro l’Is ma anche contro determinati altri gruppi armati nel nord e nell’est della Siria, compreso Jabhat Fatah al-Sham (precedentemente conosciuto come Jabhat al-Nusra). I raid aerei, alcuni dei quali sono parsi essere indiscriminati o sproporzionati, hanno ucciso e ferito centinaia di civili. Presunti aerei della coalizione avrebbero colpito l’area di Manbij, uccidendo almeno 73 civili ad al-Tukhar, il 19 luglio, e circa 28 ad al-Ghandoura, il 28 luglio. Il 1° dicembre, la coalizione a guida statunitense avrebbe ammesso di aver causato la morte di 24 civili nell’area di Manbij a luglio, sostenendo tuttavia che l’attacco si era svolto “nel rispetto delle leggi che regolano il conflitto armato”.

CONFLITTO ARMATO – ATTACCHI DA PARTE DELLE FORZE TURCHE

Anche le forze turche hanno effettuato raid aerei e impegnato truppe di terra nel nord della Siria, con l’obiettivo di colpire l’Is e i gruppi armati curdi. Il 28 agosto, in un raid aereo condotto dall’aviazione turca vicino a Suraysat, un villaggio a sud di Jarablus, sarebbero rimasti uccisi 24 civili.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE

AUTONOMA GUIDATA DAL PARTITO DELL’UNIONE DEMOCRATICA

Le forze dell’Amministrazione autonoma guidata dal Partito dell’unione democratica (Partiya yekîtiya demokrat – Pyd) hanno in larga parte controllato le regioni a predominanza curda vicine al confine settentrionale. Secondo l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, a febbraio, le forze dell’Ypg hanno demolito le case di decine di civili arabi a Tal Tamer, nel governatorato di al-Hassakeh, accusando i proprietari di essere sostenitori dell’Is. L’Alto commissario ha inoltre documentato il reclutamento forzato di 12 minori nelle file dell’asayish, delle forze di sicurezza curde e dell’Ypg.

Secondo la Rete siriana per i diritti umani, tra febbraio e aprile, i bombardamenti dell’Ypg e gli attacchi dei cecchini hanno ucciso almeno 23 civili, nelle aree della città di Aleppo controllate dalle forze d’opposizione.

RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI

I combattimenti hanno continuato a provocare lo sfollamento di milioni di persone. Secondo i dati forniti dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra il 2011 e la fine del 2016, erano fuggiti dalla Siria all’incirca 4,8 milioni di persone, di cui 200.000 durante il 2016. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato che nello stesso periodo di sei anni, circa altri 6,6 milioni di persone, per la metà bambini, erano sfollati internamente al paese. Le autorità degli stati limitrofi, ovvero Turchia, Libano e Giordania, che ospitavano quasi la totalità dei rifugiati (compresi i palestinesi sfollati dalla Siria), hanno limitato l’ingresso di nuovi rifugiati, che rimanevano così in Siria, soggetti a ulteriori attacchi e privazioni materiali. Oltre 75.000 rifugiati siriani hanno attraversato il mare o percorso la strada a piedi per raggiungere l’Europa ma molti paesi dell’Eu e altri paesi della regione non hanno saputo trovare un accordo per un’equa distribuzione di quanti erano in fuga dalla Siria, attraverso il reinsediamento o la creazione di altri percorsi legali e sicuri.

SPARIZIONI FORZATE

Le forze governative hanno continuato a trattenere senza processo migliaia di detenuti, molti in condizioni equiparabili a sparizione forzata, oltre alle decine di migliaia di vittime di sparizione forzata da parte delle forze governative dal 2011, delle quali non si sono più avute notizie. Queste comprendevano persone che avevano espresso pacificamente critiche verso il governo od oppositori politici, così come loro familiari, che le autorità detenevano al posto dei loro congiunti su cui pendeva un mandato d’arresto.

Tra le vittime di sparizione forzata c’erano l’avvocato per i diritti umani Khalil Ma’touq e un suo amico, Mohamed Thatha, dei quali non si avevano notizie dall’ottobre 2012. Alcuni detenuti rilasciati hanno affermato di aver visto Khalil Ma’touq in detenzione del governo ma le autorità hanno negato di avere in custodia i due uomini. Migliaia di persone, in prevalenza islamisti, risultavano scomparse da quando erano state arrestate dalle forze governative siriane, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Il ricorso a tortura e altri maltrattamenti di detenuti è stato sistematico e diffuso, sia da parte dei reparti di sicurezza e intelligence del governo siriano sia nel sistema carcerario statale. La tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a determinare un’alta percentuale di decessi tra i detenuti, che si sono aggiunti alle migliaia di casi di decesso in custodia avvenuti dal 2011[1].

Ad agosto, il Gruppo d’analisi dei dati relativi ai diritti umani, un’Ngo che adotta un approccio scientifico all’analisi dei dati riguardanti le violazioni dei diritti umani, ha calcolato che tra marzo 2011 e dicembre 2015, i decessi riconducibili a tortura e altri maltrattamenti di detenuti in custodia del governo erano stati almeno 17.723.

PROCESSI INIQUI

Le autorità hanno perseguito persone percepite come loro oppositori, processandole davanti al tribunale antiterrorismo e al tribunale militare da campo, le cui procedure erano in entrambi i casi profondamente viziate. I giudici non hanno provveduto a disporre indagini sulle accuse avanzate dagli imputati che sostenevano di essere stati torturati o altrimenti maltrattati o indotti con la forza a rilasciare “confessioni”, utilizzate come prove a loro carico durante il processo.

UCCISIONI ILLEGALI

Le forze governative e le forze loro alleate si sono rese responsabili di uccisioni illegali, comprese esecuzioni extragiudiziali. Il 13 dicembre, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che le forze governative e le forze loro alleate erano entrate nelle case dei civili e avevano compiuto uccisioni sommarie, mentre avanzavano attraverso Aleppo Est e che, secondo “molteplici fonti”, il 12 dicembre avevano ucciso almeno 82 civili, compresi 13 bambini.

DIRITTI DELLE DONNE

Il 15 giugno, la Commissione indipendente d’inchiesta ha stabilito che le forze dell’Is avevano trasferito con la forza in Siria migliaia di donne e ragazze yazidi da Sinjar, in Iraq, per venderle nei mercati e usarle come schiave, sottoponendole anche a schiavitù sessuale. Molte donne e ragazze sono state vittime di violenza sessuale, stupro e altre forme di tortura. Le donne e ragazze colte mentre tentavano di fuggire erano sottoposte a stupro di gruppo o altrimenti maltrattate o duramente punite in pubblico; una donna ha affermato che il combattente che l’aveva comprata aveva ucciso diversi suoi figli e l’aveva ripetutamente stuprata dopo che aveva cercato di fuggire.

PENA DI MORTE

La pena di morte è rimasta in vigore per molti reati. Le autorità hanno fornito pochi dettagli riguardanti le condanne a morte emesse durante l’anno e nessun tipo d’informazione sulle esecuzioni effettuate.

[1] “It breaks the human”: Torture, disease and death in Syria’s prisons (MDE 24/4508/2016).

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