Burkina Faso - Amnesty International Italia

Burkina Faso

Capo di stato: Roch Marc Christian Kaboré

Capo di governo: Paul Kaba Thiéba

La nuova bozza costituzionale comprendeva alcune disposizioni che, se implementate, avrebbero rafforzato la tutela dei diritti umani. Sono stati segnalati casi di tortura e altri maltrattamenti e le condizioni negli istituti di pena rimanevano deplorevoli. I tassi di mortalità materna sono rimasti elevati, così come quelli dei matrimoni forzati e precoci. I gruppi armati si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Sviluppi legislativi, costituzionali o istituzionali in Burkina Faso

A dicembre, la nuova bozza costituzionale è stata sottoposta al presidente per l’approvazione, in seguito alla quale avrebbe dovuto essere o approvata da un referendum o adottata dal parlamento. Il documento comprendeva alcune disposizioni volte a rafforzare la tutela dei diritti umani, tra cui i diritti economici, sociali e culturali, l’uguaglianza di genere, la protezione di donne e ragazze dalla violenza, l’abolizione della pena di morte, e a garantire una maggiore indipendenza della magistratura.

A giugno, l’assemblea nazionale ha adottato una legge per la protezione dei difensori dei diritti umani. A luglio, è stata approvata una norma che avrebbe conferito all’Alta corte di giustizia la giurisdizione sui processi a carico di membri del governo, per i crimini commessi nell’ambito o nell’esercizio delle loro funzioni. Lo stesso mese, il governo ha adottato una legge che permetteva al procuratore militare di aprire fascicoli giudiziari nei confronti di civili, con procedimenti penali che sarebbero stati portati avanti al di fuori del controllo del Consiglio superiore della magistratura, che era tra le altre cose responsabile di vigilare sull’indipendenza dei magistrati.

Tortura e altri maltrattamenti in Burkina Faso

Sono pervenute denunce riguardanti il principale penitenziario della capitale Ouagadougou: i detenuti del Maco (Maison d’arrêt et de correction de Ouagadougou) hanno denunciato episodi di tortura e altri maltrattamenti, prevalentemente durante le fasi dell’arresto o in custodia di polizia, spesso allo scopo di estorcere “confessioni”. Diversi reclusi hanno affermato di essere rimasti in custodia per più di due settimane senza accusa. Quattro hanno dichiarato che i tribunali non avevano adottato alcun provvedimento dopo che avevano denunciato di essere stati torturati. Diversi soldati, processati ad aprile per cospirazione finalizzata a compiere un’irruzione in un deposito di armi a Yimdi a gennaio, hanno denunciato davanti a un tribunale militare di Ouagadougou di essere stati torturati mentre erano detenuti in custodia presso la gendarmeria o nel carcere di Maco.

Detenzione in Burkina Faso

Molti penitenziari sono rimasti sovraffollati: nel carcere di Maco c’erano 1.900 detenuti, a fronte di una capacità massima di 600. Le condizioni rimanevano deplorevoli, con razioni di cibo e forniture mediche insufficienti. A giugno, tuttavia, rappresentanti del ministero della Giustizia hanno affermato che stavano sviluppando un piano strategico per migliorare le condizioni di vita all’interno dei penitenziari.

Impunità in Burkina Faso

Le udienze del processo a carico dell’ex presidente Blaise Compaoré e di altri 32 ex ministri davanti all’Alta corte di giustizia sono state ripetutamente aggiornate; a giugno, il procedimento è stato temporaneamente sospeso dal Consiglio costituzionale. Blaise Compaoré era accusato di aggressione aggravata, complicità in aggressione, assassinio e concorso in assassinio, in relazione alla rivolta di ottobre 2014. Su di lui e sull’allora capo della sicurezza Hyacinthe Kafando, pendeva ancora un mandato d’arresto internazionale.

A maggio, è stato spiccato un mandato d’arresto internazionale contro il fratello di Blaise Compaoré, François Compaoré, in relazione all’omicidio del giornalista investigativo Norbert Zongo, risalente a dicembre 1998. François Compaoré è stato posto sotto la sorveglianza del tribunale in Francia, dove viveva, in attesa della decisione sulla sua estradizione in Burkina Faso.
Quattordici persone erano in attesa di processo in relazione all’omicidio dell’ex presidente Thomas Sankara; tre di loro rimanevano in detenzione.

I risultati di un’indagine sul tentato colpo di stato di settembre 2015 sono stati trasmessi alla sezione penale, che avrebbe emesso la sua decisione a ottobre. Almeno 106 persone, compresi 40 civili, tra cui un cittadino straniero, sono state accusate di una serie di imputazioni, tra cui minaccia alla sicurezza dello stato, crimini contro l’umanità e omicidio, in relazione al tentato colpo di stato. A fine anno, oltre 20 di loro erano ancora in carcere, mentre un altro, il generale Djibril Bassolé, è rimasto agli arresti domiciliari dove era stato trasferito dal carcere a ottobre. A dicembre, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha chiesto il suo rilascio.

Diritti di donne e ragazze in Burkina Faso

La mancanza di attrezzature mediche, farmaci e personale negli ospedali ha esposto donne e neonati a gravi rischi di complicanze durante il parto, infezioni e decessi. Nella prima metà dell’anno sono state registrate almeno 100 morti materne, nei due principali ospedali pubblici di Ouagadougou. In uno di questi, le ostetriche oberate di lavoro praticavano anche 25 tagli cesarei al giorno, mentre le pazienti, a cause delle carenze della struttura, erano costrette a dormire sul pavimento, in alcuni casi anche senza lenzuola o coperte.

Non ci sono stati passi avanti rispetto all’impegno assunto dal governo nel 2016 di elevare l’età minima legale per contrarre matrimonio per donne e ragazze. Nella regione settentrionale del Sahel, il 50 per cento delle ragazze tra i 15 e i 17 anni erano sposate. I tassi relativi alle mutilazioni genitali femminili hanno continuato a diminuire, anche se tale pratica era ancora diffusa, nonostante fosse vietata dalla legge.

Violazioni da parte dei gruppi armati in Burkina Faso

Le milizie di autodifesa, note come Kogleweogo, formate prevalentemente da coltivatori agricoli e allevatori di bestiame, hanno continuato a compiere violazioni dei diritti umani, compresi pestaggi e rapimenti, malgrado l’impegno assunto dal ministro della Giustizia a dicembre 2016 di regolamentare le attività delle milizie.

Funzionari del ministero della Giustizia hanno affermato che membri delle Kogleweogo avevano picchiato a morte un uomo nella città di Tapoa a gennaio, in seguito a un presunto furto di pollame. A maggio, sei persone sono morte, tra cui quattro miliziani delle Kogleweogo, durante gli scontri scoppiati tra abitanti locali di Goundi e le milizie. Lo stesso mese, il governatore regionale ha messo al bando “i gruppi di autodifesa” a Boulkiemdé e Sanguié.

Si è appreso che alcuni procedimenti giudiziari erano stati rinviati dopo che, a Fada N’Gourma e Koupela, miliziani delle Kogleweogo avevano manifestato per impedire che si svolgessero i processi a carico dei loro membri.

Gruppi armati hanno compiuto attacchi vicino al confine con il Mali e il Niger, uccidendo decine di civili. I ripetuti attacchi nella regione del Sahel hanno spinto gli amministratori pubblici ad abbandonare temporaneamente la regione.

Verso fine gennaio, uomini armati sono entrati in varie scuole nel nord del paese e hanno minacciato gli insegnanti per costringerli ad adottare gli insegnamenti islamici. Centinaia di scuole sono state di conseguenza chiuse, comprese quelle di Soum, Oudalan e Loroum.

Il gruppo Ansaroul Islam ha rivendicato la responsabilità degli attentati compiuti il 27 e 28 febbraio contro i commissariati di polizia di Baraoulé e Tongomaël.

Il 3 marzo, un gruppo armato ha ucciso il preside di una scuola e un abitante locale a Kourfayel, un villaggio di Soum.

Ad agosto, in un attentato compiuto in un ristorante a Ouagadougou sono morte almeno 19 persone e oltre 22 sono rimaste ferite. Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato.
In due occasioni, a settembre e novembre, gruppi armati hanno compiuto attacchi a Soum, uccidendo almeno nove persone.

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