Lesotho - Amnesty International Italia

Regno del Lesotho

Capo di stato: re Letsie III

Capo di governo: Thomas Motsoahae Thabane (subentrato a Pakalitha Mosisili a giugno)

Il persistente clima d’instabilità politica e la critica situazione della sicurezza nel paese hanno determinato un’impennata delle violazioni dei diritti umani. Sono stati segnalati nuovi casi di tortura e altri maltrattamenti. Il diritto alla libertà d’espressione è rimasto fortemente limitato. Sono state compiute uccisioni illegali.

Contesto

Il 1° marzo, dopo mesi di disordini, il parlamento ha votato la sfiducia nei confronti dell’allora primo ministro Pakalitha Mosisili. Il 7 marzo, re Letsie III ha annunciato lo scioglimento del parlamento e il 3 giugno si sono svolte le elezioni, che hanno portato alla formazione di un governo di coalizione, guidato da Thomas Thabane del partito della Convenzione di tutto il Basotho.

Uccisioni illegali nel Regno del Lesotho

Il 28 aprile, Tumelo Mohlomi, una studentessa dell’università del Lesotho, è stata uccisa con un colpo sparatole alla nuca da un agente del corpo di polizia a cavallo del Lesotho (Lesotho Mounted Police Service – Lmps), mentre si trovava in un ristorante davanti al campus dell’università. Successivamente un poliziotto è stato arrestato in relazione all’uccisione e, a quanto pare, rilasciato su cauzione. La famiglia della vittima ha intentato una causa per omicidio contro l’Lmps, che ha cercato di ottenere un patteggiamento al di fuori delle aule di giustizia. Il commissario del corpo di polizia nazionale ha affermato che sul caso era in corso un’indagine penale.

Ad agosto, l’Alta corte ha accolto un’istanza di habeas corpus che era stata avanzata dai familiari di Mokalekale Khetheng, scomparso il 26 marzo 2016 dopo essere stato arrestato per accuse non ben precisate da quattro agenti dell’Lmps, nel distretto di Leribe. Ad agosto, i poliziotti sono stati arrestati in relazione al suo omicidio ed è stata disposta la riesumazione della salma di Mokalekale Khetheng. L’ex ministro della Difesa è stato quindi arrestato in relazione all’omicidio. Sia gli agenti che il ministro sono stati incriminati anche per cospirazione finalizzata a una sparizione. L’ex ministro è stato rilasciato su cauzione a settembre. L’ex commissario del corpo di polizia nazionale, il quale è rimasto per l’intero anno all’estero, era a quanto pare implicato nel caso ma non è stato incriminato.

Il 5 settembre, il comandante delle forze di difesa del Lesotho (Lesotho Defence Force – Ldf), Khoantle Motsomotso, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre si trovava nel suo ufficio, presso il quartier generale delle Ldf, nella capitale Maseru. I due membri delle Ldf sospettati della sua uccisione, il brigadiere Bulane Sechele e il colonnello Tefo Hashatsi, sono morti entrambi nella sparatoria. Il primo ministro ha annunciato un’inchiesta sull’episodio. A fine anno non erano disponibili altre informazioni riguardanti l’avanzamento delle indagini.

Impunità nel Regno del Lesotho

Il 14 giugno, Lipolelo Thabane, moglie separata del primo ministro Thabane, è stata uccisa alla vigilia dell’insediamento del marito. Il commissario del corpo di polizia nazionale ha affermato che sul caso era in corso un’indagine penale.

Ad agosto, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa Meridionale (Southern Africa Development Community – Sadc) ha rinnovato il mandato di un comitato di vigilanza, istituito nel 2016 con il compito di assicurare l’implementazione delle raccomandazioni espresse dalla propria commissione d’inchiesta. Quest’ultima era stata creata alla luce dell’aggravarsi dell’instabilità politica nel 2015 e, tra le altre cose, aveva indagato sull’uccisione dell’ex tenente generale dell’esercito Maaparankoe Mahao.

La commissione ha concluso che era stato deliberatamente ucciso e ha raccomandato l’apertura di un’indagine penale. A giugno, la vedova dell’ufficiale ha intentato una causa per danni contro il comandante delle Ldf, il ministro della Difesa e della sicurezza nazionale e il procuratore generale. Il 1° dicembre, otto membri delle Ldf sono apparsi davanti alla pretura di Maseru per accuse legate all’omicidio.

Processi iniqui nel Regno del Lesotho

Ad agosto, il primo ministro ha rinviato a tempo indeterminato il processo davanti alla corte marziale di 23 membri delle Ldf accusati di ammutinamento. Sedici erano stati rimessi in libertà nel 2016; gli altri sette sono stati rilasciati il 1° marzo 2017. Tutti e 23 sono rimasti per quasi tutto l’anno sotto un regime di “arresto aperto”, una forma di cauzione militare*.

Ad agosto, 22 dei militari hanno inviato al governo una petizione in cui evidenziavano il timore che il rinvio alla corte marziale potesse compromettere il loro diritto a un risarcimento; i soldati chiedevano inoltre che il procedimento giudiziario seguisse le procedure previste dalla legge e che il provvedimento di “arresto aperto” nei loro confronti fosse annullato. A novembre, l’Alta corte ha ordinato che per uno di loro fosse sospeso il rinvio alla corte marziale. Il 18 dicembre, un’udienza della corte marziale ha scagionato gli altri 22 soldati da tutte le accuse.

Tortura e altri maltrattamenti nel Regno del Lesotho

Thato Makara ha affermato di essere stato torturato e altrimenti maltrattato, dopo che ad aprile si era presentato presso il commissariato di polizia di Maseru, dove era stato convocato in relazione a un caso di omicidio. Si era recato alla polizia assieme al suo datore di lavoro, Thuso Litjobo, presidente della Lega giovanile dell’Alleanza per i democratici, il quale era stato rilasciato la sera stessa.

Thato Makara ha affermato di essere stato dapprima portato presso il commissariato di Ha Matela, nell’area di Maseru, dove era rimasto chiuso in una guardina della polizia, e in seguito a Lekhalo La Baroa, dove era stato sottoposto a varie forme di tortura, tra cui annegamento simulato, semiasfissia causata da guanti di gomma legati stretti su bocca e naso e percosse. Dopo aver presentato istanza di habeas corpus, Thato Makara è stato condotto in tribunale, dove ha rilasciato una deposizione in cui denunciava le torture subite; è stato rilasciato il 18 aprile e il giorno successivo formalmente accusato di omicidio in relazione alla morte di una persona durante un comizio politico. Il 20 aprile, il tribunale ha disposto nei suoi confronti il rilascio su cauzione.

Libertà d’espressione nel Regno del Lesotho

Il diritto alla libertà d’espressione ha continuato a essere minacciato. Ad agosto, Nkoale Oetsi Tsoana, un giornalista del Moeletsi Oa Basotho, ha ricevuto minacce di morte da parte di sostenitori del Congresso del Lesotho per la democrazia (Lesotho Congress for Democracy – Lcd), mentre copriva le indagini condotte dalla direzione sulla corruzione e i reati economici, riguardanti le accuse di corruzione che erano state avanzate contro il leader dell’Lcd e l’ex primo ministro Mothetjoa Metsing. Lo stesso giorno, Palo Mohlotsane, giornalista dell’emittente radiofonica Pc-Fm, è stato a sua volta minacciato dal vicepresidente e da membri dell’Lcd, dopo essersi occupato della stessa vicenda.

Nthakoana Ngatane, una corrispondente della South African Broadcasting Corporation, ha ricevuto ripetute minacce di morte online a partire da giugno, dopo che aveva dato notizia dei possibili moventi dietro all’uccisione di Lipolelo Thabane. Il 16 giugno, una folla si è radunata davanti agli uffici dell’emittente radiofonica MoAfrika Fm e ha minacciato il suo proprietario, Sebonomoea Ramainoane, dopo che la radio aveva implicato il primo ministro Thabane nell’omicidio di sua moglie.

L’8 settembre, il tribunale di primo grado di Maseru ha ordinato a Sebonomoea Ramainoane, che era anche caporedattore dell’emittente, di consegnare all’Lmps le registrazioni audio delle interviste andate in onda tra il 28 agosto e il 6 settembre. Il 13 settembre, le autorità hanno chiuso per 72 ore MoAfrika Fm e il 15 settembre hanno trattenuto per varie ore Sebonomoea Ramainoane. Il 25 settembre, l’Alta corte del Lesotho ha annullato l’ordine disposto in precedenza dal tribunale.

Il 29 agosto, la giornalista d’inchiesta in esilio Keiso Mohloboli ha ricevuto minacce di morte online per alcuni commenti che aveva postato sui social network, sul tema delle violazioni dei diritti umani in Lesotho. La giornalista aveva ricevuto altre minacce di questo tipo il 10 giugno.

Il 13 dicembre, cinque membri delle Ldf sono finiti sotto processo per il tentato omicidio del direttore del Lesotho Times, Lloyd Mutungamiri, risalente a luglio 2016. L’uomo aveva riportato ferite da arma da fuoco quasi letali, dopo essere stato aggredito fuori dalla sua casa a Maseru. L’attentato era seguito alla pubblicazione sul suo quotidiano di un articolo che denunciava che il capo uscente delle Ldf aveva ricevuto una buona uscita di 3,5 milioni di dollari Usa.

*Lesotho: A human rights agenda for the new Lesotho government (AFR 33/6468/2017).

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