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Repubblica Federale della Nigeria

Capo di stato e di governo: Muhammadu Buhari

Il gruppo armato Boko haram ha continuato a compiere attacchi, provocando centinaia di morti. Ci sono state nuove notizie di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e di tortura e altri maltrattamenti di detenuti, in alcuni casi con esito letale. Le condizioni di detenzione nelle carceri militari erano molto dure. In tutto il paese si sono verificati episodi di violenza intercomunitaria. Migliaia di persone sono state sgomberate con la forza dalle loro abitazioni.

Conflitto armato nella Repubblica Federale della Nigeria

Boko haram

Boko haram ha compiuto almeno 65 attacchi causando la morte di 411 civili e ha rapito almeno 73 persone. Sedici donne, tra cui 10 poliziotte, sono state rapite a giugno in un’imboscata di Boko haram a un convoglio scortato dall’esercito, sulla strada che collega Maiduguri a Damboa. In un altro episodio occorso a luglio in un villaggio situato nel distretto di Magumeri, Boko haram ha teso un agguato a un team che svolgeva prospezioni petrolifere. Tre tecnici petroliferi sono stati rapiti e almeno altre 40 persone sono state uccise, compresi soldati e membri della task force civile congiunta. Il 6 maggio, combattenti di Boko haram hanno liberato 82 delle alunne di Chibok che erano state rapite nel 2014, dopo aver concordato uno scambio di prigionieri; altre 113 ragazze sono rimaste nelle mani del gruppo. A novembre, sei agricoltori del villaggio di Dimge, a Mafa, sono stati rapiti e decapitati.

Sfollati interni nella Repubblica Federale della Nigeria

Negli stati nordorientali di Borno, Yobe e Adamawa, le persone sfollate internamente erano ancora almeno 1,7 milioni; il 39 per cento aveva trovato riparo all’interno dei campi o in siti analoghi, mentre il rimanente 61 per cento viveva presso comunità ospitanti. Secondo le Nazioni Unite, 5,2 milioni di persone nel nord-est del paese continuavano a necessitare urgentemente di aiuti alimentari; 450.000 bambini al di sotto dei cinque anni versavano in condizioni di grave malnutrizione. A luglio, l’Ngo Medici senza frontiere ha documentato che nello stato di Borno 240 bambini erano morti per malnutrizione.

Il 17 gennaio, l’aviazione militare nigeriana ha bombardato un campo per sfollati situato a Rann, sede dell’amministrazione locale di Kala Balge, nello stato di Borno, uccidendo almeno 167 civili, compresi alcuni bambini. L’esercito si è giustificato affermando che il bombardamento era stato un incidente, in quanto Rann non era stato segnalato come campo di accoglienza umanitaria.

Arresti e detenzioni arbitrari nella Repubblica Federale della Nigeria

L’esercito ha arbitrariamente arrestato migliaia di giovani uomini, donne e bambini, trattenendoli in strutture di detenzione dislocate in varie parti del paese e negando loro l’accesso a un legale o ai familiari. L’esercito ha rilasciato 593 detenuti ad aprile e altri 760 a ottobre.

Ad aprile, nel centro di reclusione situato presso la caserma militare di Giwa, a Maiduguri, erano trattenute più di 4.900 persone, all’interno di celle estremamente sovraffollate. Nella struttura erano diffuse malattie, disidratazione e malnutrizione e almeno 340 detenuti sono morti. Almeno 200 bambini, anche di appena quattro anni, erano detenuti in un’unica sovraffollata e insalubre cella minorile. Alcuni di loro erano nati in carcere.

L’esercito ha detenuto illegalmente centinaia di donne, senza condurle davanti a un giudice, alcune solo perché ritenute in qualche modo legate a membri di Boko haram. Alcune di queste donne e ragazze hanno affermato di essere state in realtà vittime di Boko haram. Le donne hanno denunciato condizioni di detenzione disumane, compresa la mancanza di assistenza medica per le donne che partorivano in cella.

Il 24 settembre, il ministro della Giustizia ha annunciato che era iniziato il processo collettivo contro sospetti appartenenti a Boko haram trattenuti in differenti centri di detenzione. La prima fase del processo è stata celebrata a porte chiuse da quattro giudici, tra il 9 e il 13 ottobre. Cinquanta imputati sono stati condannati a diversi periodi di carcerazione. Secondo una relazione provvisoria del procuratore generale, 468 sospettati sono stati assolti e il processo per gli altri era stato aggiornato a gennaio 2018.

Mancato accertamento delle responsabilità nella Repubblica Federale della Nigeria

A giugno, il consiglio speciale per le indagini, istituito dal capo di stato maggiore dell’esercito con l’incarico di indagare sulle gravi e diffuse violazioni dei diritti umani, ha rilevato che il centro di reclusione presso la caserma militare di Giwa era estremamente sovraffollato, carente sotto il profilo igienico-sanitario e scarsamente ventilato, tutti fattori che avevano contribuito al decesso dei detenuti. Tuttavia, ha scagionato i vertici militari che erano stati accusati di essere responsabili di crimini di diritto internazionale.

Ad agosto, il presidente pro tempore Yemi Osinbajo ha istituito uno speciale comitato investigativo presidenziale, incaricato d’indagare sulle violazioni dei diritti umani compiute dai militari. Tra l’11 settembre e l’8 novembre, il comitato si è riunito in sessioni nella capitale Abuja e nelle città di Maiduguri, Enugu, Port Harcourt, Lagos e Kaduna.

Nel suo rapporto preliminare pubblicato a dicembre, l’ufficio del procuratore dell’Icc ha annunciato che avrebbe continuato la sua valutazione di ammissibilità per otto potenziali crimini, che aveva precedentemente riconosciuto essere stati presumibilmente commessi in Nigeria.

Tortura e altri maltrattamenti nella Repubblica Federale della Nigeria

Sono continuati gli episodi di tortura e altri maltrat­tamenti e di detenzione illegale da parte della polizia e del servizio per la sicurezza di stato (State Security Service – Sss). A febbraio, Nonso Diobu e altri otto uomini sono stati arrestati e detenuti da agenti della squadra speciale antirapina (Special Anti-Robbery Squad – Sars) ad Awkuzu, nello stato di Anambra. Sono stati torturati e tutti, tranne Nonso Diobu, sono deceduti in custodia. Nonso Diobu è stato formalmente accusato di rapina a mano armata e rilasciato a quattro mesi dall’arresto.

A maggio, un tribunale di grado superiore ha ordinato all’Sss di rilasciare Bright Chimezie, esponente dell’organizzazione Popolo nativo del Biafra (Indigenous People of Biafra – Ipob). L’Sss lo ha invece coinvolto in un altro caso. A fine anno, Bright Chimezie non era stato ancora portato davanti a un giudice; l’Sss lo ha detenuto in incommunicado per oltre un anno.

Ibrahim El-Zakzaky, leader del Movimento islamico della Nigeria (Islamic Movement of Nigeria – Imn) e sua moglie, arrestati a dicembre 2015, sono rimasti detenuti senza processo in incommunicado, nonostante un tribunale avesse disposto nei loro confronti il rilascio e un risarcimento.

A settembre, la polizia nigeriana ha diramato una circolare (Force Order 20), che si proponeva di ridurre l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare, offrendo la possibilità di accedere all’assistenza legale gratuita ai sospettati in custodia presso i commissariati di polizia. A dicembre, il progetto di legge contro la tortura, che avrebbe vietato espressamente tale pratica introducendola come reato, è stato convertito in legge.

Uccisioni illegali nella Repubblica Federale della Nigeria

Almeno 10 membri dell’Ipob sono stati uccisi e altri 12 sono stati feriti per mano di soldati in un episodio occorso il 14 settembre a Umuahia, nello stato di Abia. I militari hanno sostenuto di averli uccisi quando avevano cercato di opporre resistenza all’arresto del leader Nnamdi Kanu nella sua abitazione. Secondo i testimoni, oltre alle persone uccise, almeno altri 10 membri dell’Ipob sono stati raggiunti da colpi d’arma da fuoco e quindi trasportati via dai soldati. L’organizzazione è stata successivamente messa al bando dal governo.

Il 9 marzo, un tribunale di Abuja ha condannato a morte due agenti per il ruolo da loro svolto nell’esecuzione extragiudiziale di sei commercianti nel quartiere di Apo della capitale Abuja, nel 2005. Altri tre poliziotti, tra cui il capo della squadra di polizia, sono stati prosciolti. Nel 2005, una commissione giudiziaria d’inchiesta aveva incriminato sei agenti in relazione agli omicidi e aveva raccomandato il loro perseguimento giudiziario e un risarcimento per le famiglie delle vittime. Uno degli agenti incriminati sarebbe evaso dalla custodia nel 2015.

A settembre, l’Alta corte di Port Harcourt ha ritenuto cinque poliziotti della Sars colpevoli delle esecuzioni extragiudiziali di Michael Akor e Michael Igwe, avvenute nel 2009. La corte ha inoltre disposto il pagamento di 50 milioni di naira (circa 143.000 dollari Usa), a titolo di risarcimento alle famiglie delle vittime.

A dicembre, dopo una forte pressione sui social network, l’ispettore generale della polizia ha accettato di riformare la Sars.

Violenza comunitaria nella Repubblica Federale della Nigeria

I numerosi episodi di violenza intercomunitaria, spesso legati ai continui scontri tra comunità di mandriani e agricoltori, hanno causato durante l’anno la morte di almeno 549 persone e lo sfollamento di migliaia di abitanti in 12 stati del paese. A febbraio, 21 abitanti di un villaggio sono stati uccisi in un attacco compiuto da presunti mandriani contro tre differenti comunità atakad del distretto di Kaura, nello stato di Kaduna.

Secondo il resoconto dei testimoni, i mandriani hanno ucciso, saccheggiato e bruciato le case degli abitanti. A giugno, in uno scontro intercomunitario verificatosi nell’altopiano di Mambilla, nello stato di Taraba, sono morte decine di persone, in maggioranza mandriani e loro familiari.

A settembre, almeno 20 persone sono state uccise quando sospetti mandriani hanno fatto irruzione ad Ancha, un villaggio nel distretto di Miango, nell’area di Jos dello stato di Plateau, in seguito a un malinteso intercorso tra gli abitanti del villaggio e i mandriani che risiedevano nella comunità. A ottobre, 27 persone sono state uccise da sospetti mandriani all’interno di un’aula scolastica dove avevano trovato riparo dopo tre giornate di attacchi, verificatisi nella comunità di Nkyie Doghwro, a Bassa, nello stato di Plateau. A dicembre, alcuni mandriani hanno attaccato almeno cinque villaggi nel Demsa Lga, nello stato di Adamawa, per vendicare il massacro di almeno 57 persone, la maggior parte bambini, avvenuto a novembre nella vicina comunità di Kikan.

I residenti hanno raccontato che, mentre cercavano di scappare, sono stati attaccati con jet da combattimento ed elicotteri militari. Almeno 86 persone sono state uccise dai mandriani e dal bombardamento aereo.

Diritto all’alloggio e sgomberi forzati nella Repubblica Federale della Nigeria

Le autorità degli stati di Lagos, Imo e Rivers hanno continuato a sgomberare con la forza migliaia di abitanti senza fornire un adeguato preavviso, forme di compensazione od offrire loro una sistemazione alternativa o altre possibilità di reinsediamento.

Nello stato di Lagos, tra marzo e aprile, almeno 5.000 persone delle comunità costiere di Otodo-Gbame e Ilubirin sono state sgomberate con la forza, in violazione delle ordinanze emanate in precedenza dall’Alta corte dello stato di Lagos. Tali ordinanze avevano bloccato la demolizione delle case degli abitanti delle sopracitate comunità, costituite complessivamente da almeno 300.000 persone, che era stata disposta dalle autorità dello stato, imponendo a queste ultime di condurre un processo di consultazione con i residenti. A marzo, il governo dello stato di Lagos si è ritirato dalle consultazioni, affermando che la richiesta di reinsediamento avanzata dagli abitanti era irragionevole.

Il 9 aprile, durante le operazioni di sgombero forzato della comunità di Otodo-Gbame, almeno due persone sono state colpite da proiettili, una delle quali mortalmente, dopo che la polizia aveva aperto il fuoco contro i residenti disarmati. Sull’episodio non sono state avviate indagini. Il 13 giugno, le autorità dello stato di Lagos hanno sgomberato con la forza centinaia di persone della comunità di Ijora-Badia.

Il 15 giugno, le autorità dello stato di Rivers hanno sgomberato con la forza centinaia di persone della comunità costiera di Ayagologo, a Port Harcourt.

Il 15 novembre, la polizia di Lagos ha arrestato e detenuto 158 residenti locali, comprese sei donne, di cui una in gravidanza, che stavano protestando contro gli sgomberi forzati attuati nello stato.

Il 2 febbraio, un’Alta corte di Abuja ha dichiarato illegali le minacce di sgombero forzato in assenza della dovuta notifica scritta prevista dalla legge. La corte ha sollecitato le autorità statali ad adottare misure per la garanzia del possesso degli abitanti coinvolti. La sentenza impediva alle autorità di Abuja di sgomberare con la forza centinaia di migliaia di abitanti della comunità di Mpape. Il 21 giugno, un’Alta corte dello stato di Lagos ha ritenuto che gli sgomberi forzati e le relative minacce contro gli abitanti erano incostituzionali e costituivano un trattamento crudele, disumano e degradante.

Diritti delle donne nella Repubblica Federale della Nigeria

Il parlamento federale della Nigeria e gli stati di Adamawa e Gombe hanno proseguito il dibattito in merito alla proposta di legge sul genere e le pari opportunità. A ottobre, la Corte di giustizia dell’Ecowas ha stabilito che la Nigeria aveva violato il diritto alla dignità di tre donne per averle ingiustamente accusate di essere lavoratrici del sesso ed averle illegalmente arrestate e aggredite verbalmente.

Donne e ragazze sfollate internamente nel nord-est del paese hanno denunciato di essere state vittime di episodi di violenza legata al genere, come stupri e forme di sfruttamento sessuale, spesso in cambio di cibo e altri beni di prima necessità, da parte di ufficiali militari e membri della task force civile congiunta. In alcune località, nuclei familiari che avevano come capofamiglia una donna hanno denunciato discriminazioni nell’accesso agli aiuti alimentari e ad altre forme di sussistenza.

Alcune donne, che erano state in precedenza confinate nel campo per sfollati di Bama, si sono mobilitate in gruppo per ottenere il rilascio dei loro mariti detenuti dall’esercito e per ottenere giustizia per gli stupri e altri abusi subiti mentre erano nel campo tra il 2015 e il 2016. Secondo quanto si è appreso, a giugno il capo di stato maggiore dell’esercito avrebbe ordinato un’indagine per accertare la cattiva condotta dei militari nel campo.

Difensori dei diritti umani nella Repubblica Federale della Nigeria

I difensori dei diritti umani hanno continuato a subire minacce a causa del loro lavoro. Il parlamento ha discusso una proposta di legge per regolamentare e limitare le attività delle Ngo. Se approvata, la nuova legge istituirebbe una commissione regolatrice sulle Ngo, con il compito di mantenere un registro di tutte le Ngo, di coordinarne le attività e di monitorarne i bilanci e le entrate. A dicembre si è tenuta un’audizione pubblica sulla proposta.

Il 19 luglio, la polizia ha arrestato Maurice Fangnon, sottoponendolo a un fermo di sei giorni, per aver invocato l’apertura d’indagini sulle presunte uccisioni e aggressioni di abitanti della comunità di Otodo-Gbame. È stato nuovamente arrestato il 12 dicembre insieme a Bamidele Friday; sono stati entrambi rilasciati su cauzione il 22 dicembre. Raymond Gold è incorso in accuse penali che prevedevano una condanna fino a tre anni di reclusione, per aver chiesto che una società petrolifera svolgesse uno studio d’impatto ambientale in relazione ad alcune attività dannose per l’ambiente. Il 6 giugno, agenti del distretto di polizia di Onitsha hanno molestato, percosso e ferito Justus Ijeoma, presso la sede del comando. A ottobre, questi ha ricevuto una lettera di scuse inviata direttamente dal comando.

Libertà d’espressione nella Repubblica Federale della Nigeria

Giornalisti sono stati vittime di vessazioni, intimidazioni e arresti. Il 19 gennaio 2017, la polizia ha fatto irruzione negli uffici del quotidiano online Premium Times e ha sottoposto a un fermo di alcune ore la sua editrice Dapo Olorunyomi e la corrispondente Evelyn Okakwu, dopo che il capo di stato maggiore dell’esercito aveva accusato il giornale di aver pubblicato contenuti offensivi.

Il 19 aprile, la polizia dello stato di Kaduna ha arrestato e detenuto Midat Joseph, un giornalista del quotidiano Leadership, a causa di un commento su WhatsApp. È stato condotto davanti a un giudice il giorno dopo per rispondere di accuse come associazione a delinquere, istigazione al disturbo della quiete e calunnie. Il 31 luglio, il tribunale ha archiviato il caso per irregolarità procedurali.

Il 19 settembre, la polizia dello stato di Katsina ha arrestato tre blogger, Jamil Mabai, Bashir Dauda e Umar Faruq, per aver criticato il governatore. Bashir Dauda e Umar Faruq sono stati rimessi in libertà dopo una settimana, mentre Jamil Mabai è rimasto detenuto per 22 giorni.

Il 27 ottobre, Audu Maikori, arrestato con l’accusa di aver pubblicato false informazioni online, ha ottenuto un risarcimento di 40 milioni di naira (circa 112.700 dollari Usa), per essere stato arrestato e detenuto illegalmente.

Libertà di riunione e associazione nella Repubblica Federale della Nigeria

Le forze di sicurezza sono intervenute, in alcuni casi in modo violento e con un uso eccessivo della forza, per disperdere proteste e raduni pacifici.

La polizia ha continuato a negare all’Imn, messo al bando dal governo dello stato di Kaduna nel 2016, il diritto di manifestare pacificamente. Il 25 gennaio, la polizia di Abuja ha arrestato nove membri dell’Imn, in relazione a una protesta pacifica organizzata per chiedere il rilascio di Ibrahim El-Zakzaky.

Il 25 luglio, la polizia della città di Kano ha impedito a un gruppo di donne di protestare contro i continui casi di stupro di donne e minorenni nello stato. L’8 agosto, la polizia ha disperso con la violenza manifestanti pacifici che chiedevano il rientro in Nigeria del presidente Buhari, che si trovava nel Regno Unito per ricevere cure mediche.

Responsabilità sociale delle imprese nella Repubblica Federale della Nigeria

A giugno, le vedove di quattro uomini della regione Ogoni nel Delta del Niger, la cui esecuzione era avvenuta al termine di un processo iniquo nel 1995, hanno avviato una causa nei Paesi Bassi contro la Shell, chiedendo alla società un risarcimento e scuse pubbliche. Le donne accusavano la Shell di essersi resa complice dell’arresto e della detenzione illegali dei loro mariti, durante una brutale repressione messa in atto dal regime militare dell’epoca contro il Movimento per la sopravvivenza del popolo ogoni. Alcune organizzazioni internazionali avevano chiesto che la Shell fosse indagata per il suo coinvolgimento in questi crimini.

L’inquinamento ambientale collegato all’industria petrolifera ha continuato a minacciare l’esercizio dei diritti economici, sociali e culturali delle comunità del Delta del Niger.

Il governo centrale ha adottato alcuni limitati interventi per affrontare il problema dell’inquinamento nella regione Ogoni del Delta del Niger, come raccomandato nel 2011 dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UN Environment Programme – Unep). Tuttavia, le comunità locali hanno espresso la loro frustrazione per la lentezza dei progressi e per il fatto che le operazioni di bonifica non erano ancora iniziate. La Shell non ha provveduto a conformarsi ad alcune delle principali raccomandazioni espresse dall’Unep.

A settembre, sono iniziate presso la comunità bodo nella regione Ogoni le operazioni di bonifica dell’inquinamento causato da due estese fuoriuscite di petrolio verificatesi nell’area nel 2008.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate nella Repubblica Federale della Nigeria

In varie parti del paese sono stati segnalati arresti, forme di stigma sociale, estorsioni e discriminazioni nei confronti di persone a causa del loro orientamento sessuale. Ad aprile, la polizia nigeriana ha condotto davanti a un giudice del tribunale di Zaria, nello stato di Kaduna, 53 uomini accusati di cospirazione e raduno illegale e appartenenza a un circolo illegale. Gli uomini erano stati incriminati per aver partecipato a un matrimonio gay e sono stati rilasciati su cauzione.

Ad agosto, la polizia ha arrestato un gruppo di circa 42 uomini di età compresa tra i 12 e i 28 anni in un albergo di Lagos, mentre partecipavano a un programma d’intervento contro l’Hiv organizzato da un’Ngo. Sono stati tutti formalmente accusati di “partecipazione ad attività omosessuali”. La polizia ha esposto le vittime alla stampa.

Pena di morte nella Repubblica Federale della Nigeria

Sono state emesse nuove condanne a morte; non sono state registrate esecuzioni. A luglio, durante la sessione del consiglio economico nazionale, i governatori degli stati hanno deciso che per affrontare la problematica dell’eccessivo sovraffollamento delle carceri avrebbero o firmato ordini di esecuzione o commutato le condanne a morte dei prigionieri. I reclusi del braccio della morte hanno denunciato che stavano per essere preparati i patiboli per le esecuzioni programmate nei penitenziari di Benin e Lagos.

Ad agosto, il governo dello stato di Ogun ha annunciato che non intendeva più mantenere l’impegno informale ad astenersi dall’autorizzare le esecuzioni.

A settembre, il senato ha approvato una proposta di legge che prevedeva l’imposizione obbligatoria della pena di morte per il reato di rapimento.

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