Sudan - Amnesty International Italia

Repubblica del Sudan

Capo di stato e di governo: Omar Hassan Ahmed Al Bashir

Le forze di sicurezza hanno preso di mira esponenti di partiti politici d’opposizione, difensori dei diritti umani, studenti e attivisti politici, sottoponendoli ad arresti e detenzioni arbitrari e ad altri abusi. Le libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono state arbitrariamente limitate. Negli stati del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan del Sud la situazione umanitaria e della sicurezza è rimasta disastrosa, con diffuse violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani.

Contesto

A gennaio, l’amministrazione Usa ha ritirato parzialmente le sanzioni economiche contro il Sudan, in vigore dal 1997, revocando tra l’altro il congelamento dei beni, delle transazioni bancarie e commerciali e il blocco degli investimenti. Il governo americano ha accettato di eliminare tutte le sanzioni economiche a ottobre, sostenendo che il governo del Sudan si era dimostrato determinato a compiere decisivi passi in avanti in relazione a cinque aree cruciali che comprendevano: una drastica riduzione dell’offensiva militare, culminata nell’impegno a mantenere la cessazione delle ostilità nelle aree di conflitto del Sudan, e il miglioramento dell’accesso da parte delle agenzie umanitarie sull’intero territorio sudanese.

Il 15 gennaio, il consiglio dei ministri, sotto la guida del presidente al-Bashir, ha deciso di rinnovare per altri sei mesi il cessate il fuoco unilaterale negli stati del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan del Sud. Le forze armate sudanesi e il Movimento per la liberazione del popolo sudanese-Nord (Sudan People’s Liberation Movement-North – Splm-N) si sono accusati a vicenda di aver violato il cessate il fuoco nello stato del Kordofan del Sud il 21 febbraio. A marzo, l’Splm-N si è spaccato in due fazioni rivali, minacciando così di ritardare i colloqui di pace tra il governo e l’Splm-N, di innescare un conflitto ancor più ampio e di provocare ulteriori flussi di sfollati nelle aree controllate dall’Splm-N e nel Nilo Blu. A ottobre, il governo ha tuttavia rinnovato fino al 31 dicembre il cessate il fuoco unilaterale, che ha retto fino alla fine del 2017.

Libertà d’associazione e riunione nella Repubblica del Sudan

Le autorità hanno continuato a limitare notevolmente le attività delle organizzazioni della società civile e dei partiti politici dell’opposizione. In molti casi i servizi di sicurezza e intelligence nazionale (National Intelli­gence and Security Service – Niss) sono intervenuti per impedire l’organizzazione di eventi organizzati dalla società civile.

Per citare un esempio, il 17 febbraio, il Niss ha vietato un incontro del Comitato centrale degli insegnanti, presso gli uffici del Partito nazionale Umma, nella città di Omdurman. Il 18 marzo ha bloccato un raduno pubblico del Partito nazionale Umma a Wad Madani, nello stato di Al Jazeera. Ad aprile, ha impedito lo svolgimento di un evento pubblico organizzato dal Comitato dei drammaturghi sudanesi, per analizzare l’impatto sulla società sudanese dell’assenza nel paese di forme d’arte drammatica.

Sempre ad aprile, ha interrotto una commemorazione organizzata dal partito d’opposizione Congresso sudanese, in memoria di un suo membro di partito, e un evento pubblico promosso dall’iniziativa “No all’oppressione delle donne”, in programma all’università di Al-Ahfad, senza motivare tale decisione. A maggio, il Niss ha cancellato un simposio sul sufismo dal titolo “Prospettive attuali e future”, che avrebbe dovuto svolgersi presso l’Aula dell’amicizia, nella capitale Khartoum. A giugno, la commissione per gli aiuti umanitari (Humanitarian Aid Commission – Hac) ha sospeso le attività di Shari Al-Hawadith, un’associazione di volontariato che fornisce servizi medico-sanitari nello stato di Kassala.

Libertà d’espressione nella Repubblica del Sudan

Nella seconda metà dell’anno, le autorità hanno confiscato le tirature di sei giornali in 26 episodi. Le restrizioni alla libertà d’espressione sono proseguite e direttori di testata e giornalisti sono stati regolarmente intimati a non occuparsi di tematiche considerate una minaccia per la sicurezza. Dodici giornalisti sono stati ripetutamente convocati e indagati dal Niss e altri due sono stati ritenuti colpevoli di avere riportato notizie riguardanti tematiche ritenute una minaccia per la sicurezza.

Per esempio, a maggio, il tribunale per la stampa e le pubblicazioni di Khartoum ha emesso un verdetto di colpevolezza nei confronti di Madiha Abdala, ex direttrice dell’organo di stampa del partito comunista sudanese Al-Midan, per “divulgazione d’informazioni false”, condannandola al pagamento di un’ammenda di 10.000 sterline sudanesi (circa 1.497 dollari Usa), per aver pubblicato nel 2015 un articolo sul conflitto nel Kordofan del Sud.

A settembre, Hanadi Alsiddig, caporedattrice del quotidiano Akhbar Alwatan, è stata sottoposta a un breve periodo di fermo e percossa da agenti del Niss per aver pubblicato notizie riguardanti dispute sulla terra.

Arresti e detenzioni arbitrari nella Repubblica del Sudan

Agenti del Niss e di altre forze di sicurezza hanno preso di mira esponenti di partiti politici d’opposizione, difensori dei diritti umani, studenti e attivisti politici, sottoponendoli ad arresti e detenzioni arbitrari e ad altri abusi*. Tre attivisti politici d’opposizione sono stati trattenuti in detenzione senza accusa, dopo essere stati fermati a gennaio e febbraio da agenti del Niss, a Khartoum; sono stati rilasciati a fine aprile. Erano stati arrestati per avere appoggiato le proteste di disobbedienza civile, che si erano svolte a novembre e dicembre 2016, contro le misure d’austerità economica**.

Il dottor Hassan Karar, ex presidente del Comitato centrale dei medici sudanesi (Central Committee of Sudanese Doctors – Ccsd) è stato riarrestato il 20 aprile ed è rimasto detenuto per quattro giorni presso l’ufficio del procuratore dei crimini contro lo stato del Niss. È stato trattenuto per aver appoggiato lo sciopero nazionale indetto dai medici sudanesi per protestare contro il deterioramento del servizio sanitario. Il dottor Mohamed Yasin Abdalla, anch’egli ex presidente del Ccsd, è stato arrestato e detenuto il 22 aprile a Khartoum, presso l’ufficio del procuratore dei crimini contro lo stato. È stato rilasciato senza accusa il 28 aprile. Entrambi erano stati accusati, ma non formalmente incriminati, di formazione di un gruppo illegale e minacce al sistema sanitario nazionale.

A maggio, due attivisti, il dottor Mudawi Ibrahim Adam e il suo collega Hafiz Idris Eldoma, sono stati formalmente accusati di sei capi d’imputazione, due dei quali punibili con l’ergastolo o con la pena di morte***. Erano stati arrestati dal Niss assieme a un terzo attivista nel 2016, in relazione al loro lavoro per conto della sezione britannica dell’Organizzazione per lo sviluppo sociale sudanese (Sudan Social Development Organization-UK – Sudo-UK), che si occupa di progetti umanitari e di sviluppo sociale in territorio sudanese. Durante le fasi del loro arresto erano stati sottoposti a maltrattamento. Il dottor Mudawi Ibrahim Adam e Hafiz Idris Eldoma sono stati rilasciati il 29 agosto, dopo avere ingiustamente trascorso otto mesi in carcere****.

Nabil Mohamed El-Niwari, attivista politico ed esponente del partito d’opposizione Congresso sudanese, è stato arrestato dal Niss a Khartoum il 5 settembre, in relazione alle sue attività politiche*****.

Conflitto armato nella Repubblica del Sudan

Darfur

L’anno era iniziato con una riduzione delle ostilità tra le forze armate sudanesi e i gruppi armati d’opposizione. Tuttavia, stando alle notizie, a partire dal 28 maggio c’è stata una ripresa dei combattimenti nel Darfur del Nord, tra il Movimento di liberazione del Sudan (Sudan Liberation Movement – Slm-Mm), guidato da Minni Manawi, e le Forze d’intervento rapido (Rapid Support Forces – Rsf). Il processo di pace non ha fatto progressi tangibili né erano stati approntati meccanismi per affrontare le cause e le conseguenze del conflitto in Darfur.

C’erano stati almeno 87 episodi di uccisione illegale di civili, tra cui persone sfollate internamente al paese, prevalentemente per mano delle milizie filogovernative, e sono stati segnalati frequenti casi di saccheggio, stupro e arresti arbitrari in tutto il Darfur. Il 22 settembre, il presidente al-Bashir ha annunciato una visita al campo per sfollati interni di Kalma, nel Darfur del Sud.

Le forze di sicurezza sudanesi hanno utilizzato munizioni vere per disperdere le proteste degli sfollati che si opponevano alla visita. Cinque persone sono state uccise e decine sono rimaste ferite. A giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato fino al 30 giugno 2018 il mandato della Missione delle Nazioni Unite in Darfur (UN Mission in Darfur – Unamid). Il mandato della missione comprendeva tra l’altro la riorganizzazione della presenza del contingente nell’arco di due fasi semestrali, con notevoli implicazioni per la protezione dei civili in Darfur.

Kordofan del Sud e Nilo Blu

Il Sistema di allerta rapida sulla carestia (Famine Early Warning Systems Network – Fews-Net), un’agenzia statunitense che rileva in tutto il mondo in tempo reale i principali indicatori di rischio d’insicurezza alimentare, ha definito disastrosa la situazione umanitaria nelle aree controllate dall’Splm-N nel Kordofan del Sud. Ha calcolato una percentuale di malnutrizione cronica del 38,3 per cento, causata da privazione prolungata di cibo e patologie ricorrenti. La Fews-Net ha stimato che il 39 per cento dei nuclei familiari nel Nilo Blu versava in condizioni di grave insicurezza alimentare.

Nel frattempo, le lotte interne per la leadership, che si consumavano nell’Splm-N, hanno esasperato la tensione tra i rifugiati sudanesi nella contea di Maban, in Sud Sudan, e innescato violenti scontri etnici tra le due fazioni rivali dell’Splm-N nel Nilo Blu, determinando lo sfollamento di migliaia di persone in fuga dalle aree controllate dall’Splm-N, verso le zone del Sudan controllate dal governo e verso i campi per rifugiati in Sud Sudan e in Etiopia.

*Courageous and resilient: Activists in Sudan speak out (AFR 54/7124/2017).

**Opposition activists arbitrarily held in Sudan (AFR 54/6000/2017).

***Sudan: Human rights defender facing death penalty: Dr Mudawi Ibrahim Adam (AFR 54/6300/2017).

****Sudan: Dr Mudawi released after eight months of wrongful imprisonment (comunicato stampa, 30 agosto).

*****Sudan: Detained opposition activist denied lawyer visits: Nabil Mohamed El-Niwari (AFR 54/7101/2017).

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