Messico - Amnesty International Italia

STATI UNITI MESSICANI

Capo di stato e di governo: Enrique Peña Nieto

Sono aumentati in tutto il paese gli episodi di violenza. Le forze armate sono state ancora impiegate con funzioni ordinarie di pubblica sicurezza. Difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati sottoposti a minacce e aggressioni o uccisi; particolarmente frequenti sono stati anche gli attacchi digitali e l’utilizzo di dispositivi di sorveglianza. Ancora una volta il diffuso ricorso alla detenzione arbitraria ha favorito il verificarsi di casi di tortura e altro maltrattamento, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali. È persistita l’impunità per le violazioni dei diritti umani e per i crimini di diritto internazionale. Il Messico ha ricevuto un numero mai raggiunto di richieste d’a­silo, prevalentemente da parte di persone in fuga da El Salvador, Honduras, Guatemala e Venezuela. La violenza contro le donne è rimasta motivo di grave preoccupazione e secondo i nuovi dati diffusi, due donne su tre erano state vittime di episodi di violenza di genere nella loro vita. I diritti all’alloggio e all’istruzione sono stati compromessi da due devastanti terremoti.

CONTESTO

Agli inizi dell’anno, l’aumento dei prezzi del gas ha provocato disordini sociali, tra cui blocchi stradali, saccheggi e proteste in tutto il paese, che hanno portato a centinaia di arresti e causato alcune vittime. Durante l’anno, le forze di sicurezza sono state impegnate in varie operazioni di sicurezza per reprimere una lunga serie di furti di combustibile da parte di ignoti. In almeno un caso, a maggio, l’esercito si sarebbe reso responsabile di un’esecuzione extragiudiziale. La commissione nazionale sui diritti umani ha espresso preoccupazione per le carenti misure di sicurezza nelle carceri, con conseguenti effetti sui diritti delle persone private della libertà. Nei penitenziari di alcuni stati, come Nuevo León e Guerrero, si sono verificate rivolte e, nel carcere di massima sicurezza federale di Puente Grande, nello stato di Jalisco, c’è stato uno sciopero della fame.

Il nuovo controverso sistema di giustizia penale, divenuto pienamente operativo da giugno 2016, ricalcava le problematiche già riscontrate nel precedente sistema inquisitorio, come il mancato rispetto della presunzione d’innocenza e l’utilizzo di prove o di altri elementi incriminanti ottenuti in modo illecito nel contesto di violazioni dei diritti umani. Le proposte di legge all’esame del congresso avrebbero indebolito le garanzie sull’equità dei processi e ampliato il campo di applicazione della detenzione cautelare obbligatoria, senza una valutazione caso per caso da parte di un giudice. Il congresso ha approvato le leggi lungamente attese per contrastare tortura e altri maltrattamenti e le sparizioni forzate per mano di attori statali e non statali. Altre riforme legislative hanno autorizzato l’uso della cannabis per scopi medici. Durante l’anno si è acceso il dibattito pubblico in merito alla trasformazione dell’ufficio del procuratore generale della repubblica, con funzioni esecutive e giudiziarie, in un organismo indipendente. Ad agosto, organizzazioni della società civile e opinionisti hanno presentato una loro proposta per la ridefinizione di questa istituzione.

A ottobre, il sostituto procuratore generale ha rimosso dall’incarico il giudice speciale per i reati elettorali, considerato indipendente da diverse forze politiche, dopo che egli aveva ammesso pubblicamente di avere subìto pressioni politiche per abbandonare un caso di corruzione di alto profilo.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA

L’anno è stato segnato da uno spiccato aumento del numero di omicidi, con 42.583 casi documentati in tutto il paese, il numero più alto mai regi­strato dalle autorità dall’inizio del mandato dell’attuale presidente, a dicembre 2012. Il numero reale potrebbe essere superiore, in quanto alcuni reati non sempre venivano denunciati alla polizia e non tutti i casi denunciati hanno determinato l’apertura di un fascicolo giudiziario.

A dicembre, il congresso ha approvato la legge sulla sicurezza interna, che permetteva la presenza stabile delle forze armate sul territorio con funzioni di pubblica sicurezza, senza nessuna disposizione efficace che garantisse trasparenza, accertamento delle responsabilità e controllo civile.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Gli arresti e le detenzioni arbitrari sono rimasti diffusi e spesso hanno determinato ulteriori violazioni dei diritti umani come tortura e altri maltrattamenti, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali. Spesso gli arresti arbitrari sono stati accompagnati dalla fabbricazione di prove incriminanti, come armi e droghe illegali, da parte degli agenti delle forze di sicurezza. Le autorità sono parse prendere di mira soprattutto gli appartenenti alle categorie storicamente più discriminate della popolazione, in particolare i ragazzi che vivono in povertà.

La polizia ha regolarmente disatteso i suoi obblighi durante l’arresto e nelle fasi successive al fermo. Solitamente gli agenti non informavano gli interessati delle motivazioni dell’arresto o dei loro diritti, come il diritto di ricevere assistenza legale e di contattare i familiari. Di frequente si sono verificati ritardi ingiustificati nel portare gli arrestati davanti alle autorità competenti, permettendo spesso il verificarsi di ulteriori violazioni dei diritti umani. I verbali della polizia erano spesso caratterizzati da errori grossolani, informazioni inventate e altre gravi lacune, come imprecisioni riguardanti data e ora dell’arresto.

Le motivazioni che spingevano gli agenti a effettuare arresti arbitrari erano le più varie ma tipicamente l’intento era di estorcere denaro ai detenuti; di trattenerli in cambio di una somma di denaro da terze parti oppure per motivi politici; e di svolgere indagini su un detenuto in relazione a un altro reato, sottoponendolo a stato di fermo per un reato minore che comunque non aveva commesso.

Inoltre, continuava a mancare un registro unificato e accessibile delle detenzioni, in conformità con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani, su cui gli agenti delle forze di sicurezza avrebbero dovuto registrare in tempo reale ogni detenzione effettuata*.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

A febbraio, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha pubblicato un rapporto di aggiornamento rispetto a una sua precedente visita in Messico nel 2014; il rapporto aveva concluso che nel paese tortura e altri maltrattamenti erano dilaganti, incluso un allarmante ricorso alla violenza sessuale quale forma abituale di tortura.

A giugno è entrata in vigore una nuova legge generale sulla tortura, che ha sostituito gli esistenti strumenti normativi statali e federali applicabili sul territorio nazionale. Organizzazioni della società civile hanno accolto con favore il varo della nuova legge giudicandola, rispetto alla precedente normativa, un passo in avanti per un migliore recepimento degli standard internazionali. L’unità speciale per le indagini sulla tortura presso l’ufficio del procuratore generale della repubblica ha registrato 4.390 casi di tortura in fase di revisione a livello federale e ha avviato 777 indagini, secondo il nuovo controverso sistema di giustizia penale. Le autorità federali non hanno annunciato l’apertura di nuovi fascicoli giudiziari contro pubblici ufficiali né fornito informazioni in merito a eventuali arresti effettuati per il reato di tortura. Nello stato di Quintana Roo, un giudice federale ha condannato un poliziotto in congedo a cinque anni di carcere per il reato di tortura.

SPARIZIONI FORZATE

Sono continuati in maniera diffusa sia i casi di sparizione forzata con il coinvolgi­mento dello stato sia quelli di sparizione perpetrata da attori non statali; l’impunità per questi reati è rimasta pressoché totale. Secondo i dati disponibili contenuti nel registro nazionale delle persone disperse o scomparse, non si conosceva ancora la sorte di 34.656 persone (25.682 uomini e 8.974 donne). Le cifre reali erano certamente più elevate, in quanto i dati ufficiali non comprendevano i casi federali antecedenti al 2014 né i casi classificati come altri reati, ad esempio la presa di ostaggi o la tratta di esseri umani. Le indagini riguardanti casi di persone date per disperse si sono dimostrate ancora una volta viziate e generalmente le autorità non hanno avviato ricerche immediate per trovare le vittime.

Questi reati continuavano a rimanere impuniti, come nel caso dei 43 studenti di un istituto magistrale di Ayotzinapa, nello stato del Guerrero, che furono vittime di sparizione forzata nel 2014. Le indagini riguardanti questo caso hanno fatto scarsi progressi durante l’anno. A marzo, durante un’audizione davanti alla Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr), funzionari di stato hanno riaffermato la versione degli eventi sostenuta dalle autorità di governo, secondo cui gli studenti erano stati uccisi e quindi bruciati in una discarica di rifiuti locale, una tesi che il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti nominato dall’Iachr aveva dimostrato essere scientificamente impossibile.

A ottobre, il congresso ha approvato una legge generale sulle sparizioni, che ha dato una definizione del reato di sparizione in linea con quella del diritto internazionale e ha fornito gli strumenti per prevenire e perseguire questo crimine. Si prevedeva che, per implementare la legge, sarebbero stati necessari negli anni successivi stanziamenti di fondi sufficienti.

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

I casi di esecuzioni extragiudiziali non sono stati opportunamente indagati e i responsabili hanno continuato a godere dell’impunità. Per il quarto anno consecutivo, le autorità non avevano provveduto a pubblicare i dati relativi alle persone uccise o ferite nel corso di scontri con le forze di polizia e militari. Non erano ancora disponibili informazioni riguardanti le imputazioni penali formulate in relazione al caso delle 22 persone uccise da soldati nel 2014 a Tlat­laya, nello stato del Messico; né quelle relative al caso dell’uccisione di 16 persone per mano di agenti della polizia federale e di altre forze di sicurezza ad Apatzingán, nello stato di Michoacán, nel 2015; né altre riguardanti le 43 persone uccise nel 2015 dalle forze di sicurezza, nel contesto di un’operazione condotta nella municipalità di Tanhuato, nello stato di Michoacán.

I militari che il 3 maggio erano intervenuti con funzioni di pubblica sicurezza nella città di Palmarito Tochapan, nello stato di Puebla, hanno riferito che erano morte sette persone, compresi quattro soldati. Pochi giorni dopo, sono state pubblicate su Internet alcune sequenze riprese dalle telecamere di sorveglianza installate sul luogo. Uno dei filmati mostra chiaramente un individuo in uniforme militare che spara a un uomo steso a terra, uccidendolo. Amnesty International ha fatto esaminare il filmato da una perizia indipendente che ha concluso che c’era motivo sufficiente per ritenere che fosse stata un’esecuzione extragiudiziale**.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Tra gennaio e agosto sono state presentate in tutto 8.703 richieste di asilo, un numero simile a quelle di tutto il 2016. La percentuale delle richieste che hanno portato al riconoscimento dello status di rifugiato è scesa dal 35 per cento del 2016 al 12 per cento del 2017. La maggioranza delle richieste d’asilo è stata inoltrata da cittadini dell’Honduras e del Venezuela e quest’ultimo ha superato per la prima volta il numero di rifugiati e richiedenti asilo provenienti da El Salvador e dal Guatemala.

Tra gennaio e novembre, sono stati trattenuti 88.741 migranti irregolari e 74.604 sono stati espulsi, nella gran parte dei casi senza avere l’opportunità di contestare la loro espulsione. Il 94 per cento degli espulsi proveniva dall’Honduras, dal Guatemala e da El Salvador, paesi che negli ultimi anni si erano attestati ai primi posti a livello mondiale per numero di omicidi. Il 20 per cento degli espulsi verso questi paesi erano minorenni. A febbraio, il ministro degli Esteri messicano ha annunciato che il Messico non avrebbe accolto cittadini stranieri respinti dagli Usa ai sensi dell’ordine esecutivo sul controllo delle frontiere statunitensi, annunciato il 25 gennaio dal presidente americano Donald Trump.

A gennaio, l’esecutivo ha tenuto un incontro con i governi nordamericani e centroamericani, con il dichiarato proposito di contrastare le cause alla base della crisi regionale dei rifugiati; non sono state diffuse notizie riguardo eventuali accordi raggiunti.

L’unità investigativa per i crimini contro i migranti, istituita presso la procura generale della repubblica, era al suo secondo anno di lavoro, continuando tuttavia a incontrare una serie di problematiche istituzionali che ne hanno ostacolato l’attività, oltre a difficoltà di coordinamento con le altre autorità. Questo ha limitato l’avanzamento di alcune indagini penali, come quelle riguardanti i massacri di migranti, che sono rimasti a tutti gli effetti impuniti.

Ad agosto, un organismo consultivo civico ha diffuso uno studio che dimostrava il coinvolgimento dell’istituto nazionale per la migrazione in diverse violazioni dei diritti umani compiute ai danni delle persone private della libertà personale, nei centri di detenzione per migranti amministrati dall’istituto. Le violazioni comprendevano condizioni di sovraffollamento, mancato accesso ad adeguati servizi medici, detenzione in regime di isolamento come forma di punizione, tortura e altro maltrattamento. Le autorità hanno negato le accuse di tortura imputate all’istituto, sebbene anche la commissione nazionale sui diritti umani avesse in precedenza confermato di avere prove di episodi di tortura.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI E GIORNALISTI

Difensori dei diritti umani e giornalisti hanno continuato a essere minacciati, vessati, intimiditi e vittime di aggressioni e uccisioni.

Durante l’anno sono stati uccisi almeno 12 giornalisti, il numero più alto mai registrato in un anno dal 2000. Tra questi c’era il pluripremiato giornalista Javier Valdez, fondatore del quotidiano Ríodoce, ucciso il 15 maggio nello stato di Sinaloa. Molti giornalisti sono stati uccisi alla luce del sole in luoghi pubblici. Le autorità non hanno compiuto progressi significativi nelle indagini avviate su questi omicidi. La speciale unità d’attenzione per i crimini contro la libertà d’espressione non ha provveduto a indagare sul lavoro dei giornalisti come possibile movente della maggior parte di queste aggressioni. Il meccanismo federale per la protezione dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti non ha garantito loro un’adeguata protezione.

Il già vincitore del premio Goldman Isidro Baldenegro López e Juan Ontiveros Ramos, due difensori dei diritti umani appartenenti alla comunità nativa raramuri (tarahumara), sono stati uccisi rispettivamente a gennaio e febbraio. A maggio, è stata uccisa Miriam Rodríguez, un’attivista dei diritti umani che aveva guidato le ricerche sulla sorte di sua figlia e di altre persone scomparse a Tamaulipas. A luglio, Mario Luna Romero, leader del popolo nativo yaqui, dello stato di Sonora, al quale il meccanismo federale di protezione aveva assegnato misure di protezione, è stato vittima di un episodio di violazione di domicilio, quando aggressori non identificati si sono introdotti nella sua proprietà e hanno incendiato l’auto della sua compagna.

A gennaio, è emersa la notizia che una rete di persone usava Internet per vessare e minacciare difensori dei diritti umani e giornalisti in tutto il Messico***. A giugno, sono emerse prove di giornalisti e difensori dei diritti umani sottoposti a sorveglianza mediante l’utilizzo di software di provenienza governativa. Il meccanismo federale di protezione dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti non ha messo in campo alcuna strategia per rispondere agli attacchi digitali e ai sistemi illeciti di sorveglianza ai danni di coloro che avevano ricevuto misure di protezione.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Sono rimasti diffusi gli episodi di violenza di genere contro donne e ragazze. La maggior parte dei casi è stata indagata in maniera inadeguata, lasciando impuniti i responsabili. Benché continuassero a mancare statistiche accurate e aggiornate riguardanti i femminicidi, secondo i dati diffusi dalle autorità nel 2016, in attesa di più approfondite indagini, le donne considerate vittime di omicidio erano state 2.668.

Ad agosto, l’istituto nazionale di statistica e geografia ha pubblicato uno studio che stimava che il 66,1 per cento delle donne e ragazze al di sopra dei 15 anni era stato vittima almeno una volta nella vita di violenza di genere e che il 43,5 per cento delle donne aveva subìto violenza per mano del partner.

In 12 stati della federazione erano attivi meccanismi conosciuti come “allerta di violenza di genere contro le donne”. Istituiti in applicazione della legge generale sull’accesso delle donne a una vita libera dalla violenza, i meccanismi di allerta potevano contare su una sinergia di forze coordinate per contrastare e sradicare la violenza contro donne e ragazze. A fine anno, tuttavia, questi si erano dimostrati insufficienti a ridurre l’incidenza dei casi di violenza di genere contro donne e ragazze.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

A Città del Messico e in 11 stati, le coppie omosessuali potevano sposarsi senza dover ricorrere alle aule di giustizia. Negli altri stati, in cui la legge o la prassi amministrativa non ammettevano il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le coppie omosessuali dovevano presentare un’istanza di costituzionalità (amparo) presso i tribunali federali, per far riesaminare il loro caso e ottenere il riconoscimento dei loro diritti.

Le sentenze emesse dalla Corte suprema hanno continuato a difendere i diritti delle coppie omosessuali di sposarsi e adottare figli senza essere discriminate sulla base del loro orientamento sessuale e dell’identità di genere. A marzo, la Corte suprema ha sancito l’incostituzionalità della legge sull’istituto per la previdenza e i servizi sociali per i dipendenti pubblici, in quanto la normativa tutelava esclusivamente i diritti delle coppie eterosessuali.

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

A settembre, due forti terremoti hanno devastato un’ampia area del territorio nazionale, soprattutto nel Messico centrale e meridionale. Ci sono stati più di 360 morti; a Città del Messico, le vittime sono state in prevalenza donne. Secondo dati ufficiali, i nuclei familiari colpiti dal sisma sono state più di 150.000 e le persone rimaste senza tetto almeno 250.000.

Il governo ha messo in campo squadre di soccorritori e unità mediche d’emergenza, formate da personale sia civile che militare, con il supporto della comunità internazionale. Tuttavia, sono stati segnalati diversi casi di mancato coordinamento tra le diverse autorità, informazioni tardive e imprecise circa gli interventi di soccorso e recupero dei cadaveri, confisca illecita di derrate alimentari e di altri beni di prima necessità destinati ai sopravvissuti e un insufficiente invio di aiuti verso molte delle zone devastate, soprattutto nei centri urbani più piccoli e nelle comunità più disagiate.

Secondo una prima valutazione degli esperti pubblicata dagli organi di stampa, alcune delle strutture crollate sarebbero state costruite non in conformità con i regolamenti edilizi. È inoltre mancata una strategia generale volta a garantire che alle persone rimaste senza tetto fossero fornite opzioni d’alloggio adeguate e sicure. Il 6 ottobre, il presidente Peña Nieto ha invitato le famiglie colpite a provvedere autonomamente alla ricostruzione delle loro case.

Per settimane o mesi, i servizi scolastici, comprese molte scuole primarie, sono rimasti sospesi, mentre proseguivano i controlli per determinare l’agibilità degli edifici e iniziava la ricostruzione delle infrastrutture. I terremoti hanno distrutto o danneggiato migliaia di monumenti storici nazionali e altri edifici pubblici d’interesse culturale.

 

* False suspicions: Arbitrary detentions by police in Mexico (AMR 41/5340/2017).

** Mexico: Open letter to the President on a possible extrajudicial execution by the military (AMR 41/6347/2017).

*** Mexico’s misinformation wars: How organized troll networks attack and harass journalists and activists in Mexico (news, 24 gennaio).

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