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REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Capo di stato e di governo: Htin Kyaw

La situazione dei diritti umani è drasticamente peggiorata. Centinaia di migliaia di rohingya sono scappati nel vicino Bangladesh, per sfuggire a crimini contro l’umanità nello stato di Rakhine; quelli che sono rimasti hanno continuato a vivere sotto un regime paragonabile all’apartheid. L’esercito ha commesso diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale. Le autorità hanno continuato a limitare l’accesso degli aiuti umanitari in tutto il paese. Sono rimaste in vigore le restrizioni alla libertà d’espressione. L’intolleranza religiosa e i sentimenti antimusulmani sono aumentati. Le violazioni dei diritti umani del passato e quelle attuali sono rimaste impunite.

CONTESTO

L’amministrazione a guida civile, diretta de facto dalla consigliera di stato Aung San Suu Kyi, ha completato a marzo il primo anno di governo. Le riforme economiche sono rimaste ferme, mentre il processo di pace, il cui obiettivo era porre fine a decenni di conflitti armati interni, si è interrotto. L’esercito ha mantenuto un significativo potere politico ed è rimasto indipendente dal controllo civile. Il 6 ottobre, Myanmar ha ratificato l’Icescr, che sarebbe entrato in vigore nel paese il 6 gennaio 2018.

CRIMINI DI DIRITTO INTERNAZIONALE NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Lo stato di Rakhine è precipitato nella crisi quando le forze di sicurezza hanno scatenato una campagna di violenze contro la minoranza etnica rohingya a prevalenza musulmana, nella parte settentrionale dello stato, in risposta agli attacchi coordinati compiuti a fine agosto dal gruppo armato Esercito della salvezza dei rohingya di Arakan (Arakan Rohingya Salvation Army – Arsa), contro circa 30 posti di blocco. Gli attacchi avevano avuto luogo appena poche ore dopo che una commissione capitanata dall’ex Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan aveva presentato le proprie raccomandazioni per “prevenire la violenza, mantenere la pace e favorire la riconciliazione” nello stato.

L’esercito, spesso in collaborazione con la polizia di frontiera e vigilantes locali, ha ucciso un numero imprecisato di donne, uomini e bambini rohingya, torturato e altrimenti maltrattato donne e ragazze rohingya, anche commettendo stupri e altre forme di violenza sessuale, depositato mine antipersona e bruciato centinaia di villaggi rohingya, in quello che l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha descritto come “un esempio da manuale di pulizia etnica”. Il comportamento delle forze di sicurezza si è configurato come crimine contro l’umanità*.

A causa delle violenze, oltre 655.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh. Anche altre comunità di minoranze etniche sono state colpite, con circa 30.000 persone temporaneamente sfollate in altre parti dello stato di Rakhine. Sono state segnalate violazioni, tra cui uccisioni d’informatori e sparizioni forzate di abitanti di paesi di etnia rakhine e mro, ad opera dell’Arsa.

I rohingya rimasti nello stato di Rakhine hanno continuato a vivere sotto un regime simile all’apartheid, che ha di fatto gravemente limitato ogni aspetto delle loro vite e li ha segregati dal resto della società**. I loro diritti a cittadinanza, libertà di movimento, miglior standard raggiungibile di salute, istruzione, occupazione, cibo, libertà di religione e di credo e partecipazione alla vita pubblica sono stati regolarmente e sistematicamente violati su basi discriminatorie.

Il governo ha respinto le accuse di violazioni dei diritti umani e ha ignorato le richieste per lo svolgimento d’indagini e l’accertamento delle responsabilità. Ha inoltre firmato un accordo con il Bangladesh per rimpatriare i rifugiati, soggetto a un processo di verifica, e ha annunciato che si sarebbe impegnato a mettere in atto le raccomandazioni di Kofi Annan e a portare sviluppo nello stato di Rakhine.

CONFLITTO ARMATO INTERNO NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Nel Myanmar settentrionale si sono intensificati i combattimenti tra l’esercito di Myanmar e i gruppi armati etnici. L’esercito ha commesso violazioni dei diritti umani su vasta scala contro civili appartenenti alle minoranze etniche, tra cui esecuzioni extragiudiziali e altre uccisioni illegittime, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, tortura e altri maltrattamenti e lavoro forzato. Mentre combatteva contro i gruppi armati etnici, l’esercito ha regolarmente sparato colpi di mortaio e di artiglieria, che spesso hanno colpito aree civili.

A maggio, una donna di 81 anni è stata uccisa da un colpo di mortaio esploso vicino alla sua casa nella municipalità di Namhkan, nello Shan Settentrionale***. Molte di queste violazioni erano probabilmente equiparabili a crimini di guerra.

I gruppi armati etnici hanno commesso violazioni del diritto umanitario internazionale, tra cui sparizioni forzate, reclutamento forzato ed estorsioni. Sia l’esercito di Myanmar, sia i gruppi armati etnici hanno posato sul terreno mine antipersona o armi simili alle mine. Di conseguenza, molti sfollati avevano paura a tornare alle loro case.

MANCANZA DI ACCESSO AGLI AIUTI UMANITARI NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Sia il governo civile, sia l’esercito hanno continuato a limitare gravemente e arbitrariamente l’accesso agli operatori umanitari, ponendo a rischio centinaia di migliaia di persone.
Nello stato di Rakhine, le autorità hanno limitato l’arrivo degli aiuti in seguito agli attacchi di agosto compiuti dall’Arsa, sospendendolo completamente nel nord dello stato. Più tardi le autorità hanno consentito alla Croce Rossa e al Programma alimentare mondiale di operare nella zona. Tuttavia, il loro accesso è stato limitato e insufficiente a soddisfare le necessità. In altre parti dello stato di Rakhine, l’accesso è stato ulteriormente ostacolato dalle tensioni locali e dall’ostilità nei confronti dei gruppi di aiuti internazionali****.

Le autorità hanno ulteriormente limitato la possibilità di raggiungere le popolazioni sfollate nel nord di Myanmar, soprattutto le persone che vivevano in territori che non erano sotto il controllo del governo. A febbraio, l’esercito di Myanmar ha impedito la consegna di 200 “kit dignità” forniti dalle Nazioni Unite, che comprendevano forniture sanitarie di base per le donne e le ragazze sfollate nelle aree controllate dall’Organizzazione per l’indipendenza del Kachin.

RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

I civili sono stati sfollati a causa del conflitto, della violenza e dei disastri naturali. Più di 106.000 persone sono state sfollate internamente a causa dei conflitti nel Myanmar settentrionale. Circa 120.000 persone, in gran parte rohingya, hanno continuato a vivere in squallidi campi per sfollati nello stato di Rakhine, dove erano confinati da cinque anni in seguito alle violenze scoppiate nel 2012.

A fine anno, più di 655.000 rifugiati rohingya erano fuggiti in Bangladesh a causa delle operazioni militari illegittime e sproporzionate nel nord dello stato di Rakhine. A novembre, Myanmar e Bangladesh hanno sottoscritto un accordo per rimpatriare i rifugiati in Myanmar, anche se le persone continuavano a fuggire attraversando il confine. A causa della persistenza del regime simile all’apartheid nello stato di Rakhine, qualunque rimpatrio non sarebbe stato sicuro né dignitoso.

Circa 100.000 altri rifugiati da Myanmar hanno continuato a vivere in campi in Thailandia, dove hanno dovuto affrontare una diminuzione dell’assistenza umanitaria. Molti si sono detti preoccupati di un possibile ritorno in Myanmar, citando la continua instabilità, la militarizzazione delle aree etniche e la mancanza di accesso ai servizi essenziali.

PRIGIONIERI DI COSCIENZA NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Nonostante le amnistie concesse ad aprile e maggio, prigionieri di coscienza sono rimasti in carcere. Le autorità hanno continuato a ricorrere a una serie di leggi formulate in modo vago, che limitavano i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica per arrestare e imprigionare persone soltanto per aver esercitato pacificamente i loro diritti.

Il prigioniero di coscienza Lahpai Gam, un contadino di etnia kachin, è rimasto in carcere pur essendo in gravi condizioni di salute. Era stato torturato all’epoca del suo arresto nel 2012.

Il governo non ha fornito risarcimenti agli ex prigionieri di coscienza e alle loro famiglie, come indennizzi, assistenza per ottenere accesso all’istruzione e alle opportunità d’impiego e altre forme di riparazione.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

I diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono stati gravemente limitati. C’è stata un’impennata del numero di persone accusate di “diffamazione online”, ai sensi della sezione 66 (d) della legge sulle telecomunicazioni del 2013*****. Grazie alle pressioni nazionali e internazionali, il parlamento ha adottato alcune modifiche marginali alla legge. Comunque, la “diffamazione online” è rimasta reato.

Difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti, in particolare coloro che parlavano apertamente della situazione dei rohingya, dell’intolleranza religiosa e delle violazioni commesse dall’esercito, hanno subìto sorveglianza, intimidazioni e aggressioni. Il 29 gennaio 2017, l’avvocato Ko Ni è stato ucciso all’aeroporto internazionale di Yangon, al ritorno da una conferenza interreligiosa in Indonesia. A fine anno, il processo nei confronti dei quattro presunti responsabili era ancora in corso, mentre un quinto era latitante.

A novembre, il pastore di etnia kachin Dumdaw Nawng Lat e il suo assistente Langjaw Gam sono stati imprigionati per aver fornito assistenza a giornalisti che stavano seguendo le incursioni aeree dell’esercito vicino alla città di Monekoe, alla fine del 2016. Sono stati entrambi condannati a due anni di reclusione ai sensi della legge sulle associazioni illegittime. Dumdaw Nawng Lat è stato condannato a due ulteriori anni per “diffamazione”.

Le attività degli organi d’informazione indipendenti sono state sempre più limitate e in alcuni casi giornalisti sono stati oggetto di azioni penali per aver svolto il loro lavoro. A giugno, tre operatori dell’informazione sono stati arrestati e incriminati per contatti con un’“associazione illegittima”, dopo essere tornati da un’area controllata da un gruppo armato etnico attivo nel nord di Myanmar. Sono stati rilasciati ad agosto, dopo che le accuse nei loro confronti erano state ritirate******.

A dicembre, due giornalisti della Reuters sono stati arrestati ai sensi della legge sui segreti di stato, in relazione al loro lavoro d’inchiesta sulla situazione nello stato di Rakhine. Entrambi sono stati tenuti in incommunicado per due settimane e, a fine anno, erano ancora in carcere.

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Sull’onda degli attentati di agosto nello stato di Rakhine, l’intolleranza religiosa e i sentimenti antimusulmani sono bruscamente aumentati. Il governo ha esacerbato la situazione permettendo o manifestando direttamente espressioni d’odio che incitavano alla discriminazione e alla violenza, sia attraverso la carta stampata sia online. Organi d’informazione statali hanno pubblicato articoli che denigravano i rohingya, mentre alcuni funzionari di governo hanno pubblicato commenti provocatori sui social network.

Nel corso dell’anno, le minoranze religiose, in particolare i musulmani, hanno continuato a subire discriminazione. Ad aprile, due madrasa (scuole religiose) di Yangon sono state chiuse dalle autorità locali e dalla polizia, a seguito delle proteste di una folla di nazionalisti buddisti oltranzisti. A settembre, le autorità dello stato di Kayin hanno emanato un’ordinanza che richiedeva a tutti i musulmani dello stato di recarsi dalle autorità locali prima di effettuare un viaggio. Sebbene più tardi il primo ministro dello stato di Kayin avesse dichiarato che l’ordinanza era un “errore amministrativo”, a fine anno pare che le limitazioni ai viaggi fossero ancora in vigore.

RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Migliaia di famiglie che vivevano nei pressi della miniera di rame Letpadaung, nella regione di Sagaing, sono rimaste a rischio di perdere case e terreni in conseguenza dei piani di espansione del progetto*******. Gli abitanti dei villaggi vicini alla miniera hanno continuato a protestare contro il progetto. A marzo, almeno 10 persone sono state ferite, dopo che la polizia ha sparato proiettili di gomma contro un gruppo di abitanti che protestavano per l’impatto del passaggio degli autocarri che trasportavano materiali alla miniera. Secondo le autorità locali, sei agenti di polizia sono stati feriti dai manifestanti con delle fionde********.

Ad agosto, il ministero della Difesa ha respinto la proposta di ricollocare una fabbrica che produceva acido solforico per rifornire la miniera, esponendo la comunità che viveva nelle vicinanze a gravi rischi di salute. A fine anno, le preoccupazioni per l’ambiente e per i diritti umani legate al progetto non erano state affrontate.

PENA DI MORTE NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

I tribunali hanno continuato a comminare condanne a morte ai sensi di leggi che permettevano la pena capitale. Non sono state effettuate esecuzioni.

MANCANZA DI ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITÀ NELLA REPUBBLICA DELL’UNIONE DEL MYANMAR

Una persistente cultura dell’impunità è prevalsa per le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza. Nella maggior parte dei casi, i responsabili di violazioni dei diritti umani del passato e attuali, compresi crimini di diritto internazionale, non sono stati chiamati a rispondere per le loro azioni.
Il governo non ha indagato adeguatamente né ha chiamato a rispondere i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nello stato di Rakhine, compresi crimini contro l’umanità.

Ad agosto, una commissione d’indagine, istituita dal presidente per indagare sugli attacchi dell’ottobre 2016 e le loro conseguenze, ha pubblicato una sintesi delle sue conclusioni, in cui ha riconosciuto che ci sono state vittime, distruzione di edifici, perdita di proprietà e sfollamenti. Tuttavia, non è stata in grado di stabilire le responsabilità per questi atti né di affermare se erano state intraprese azioni per perseguire i responsabili. L’inchiesta non è stata indipendente*********.

A novembre, un’inchiesta militare ha concluso che non erano state commesse violazioni dei diritti umani nello stato di Rakhine in seguito agli attacchi dell’Arsa del 25 agosto e alla successiva campagna militare.

VAGLIO INTERNAZIONALE

A marzo, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha istituito una missione d’indagine internazionale e indipendente al fine di “stabilire i fatti e le circostanze” relativi alle violazioni dei diritti umani e agli abusi, in particolare nello stato di Rakhine. Il Consiglio ha chiesto alla missione di presentare le sue conclusioni a settembre 2018.

Questa decisione ha incontrato la forte opposizione del governo, che si è dissociato dall’indagine e non ha permesso alla missione di entrare nel paese.

Dopo gli attacchi di agosto è significativamente aumentata l’attenzione internazionale su Myanmar e sulla crisi nello stato di Rakhine. Il 6 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha emesso una dichiarazione presidenziale che chiedeva la fine delle violenze e la cancellazione delle limitazioni agli aiuti umanitari. Sempre a novembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Myanmar. A dicembre, il Consiglio per i diritti umani ha tenuto una sessione speciale sulla situazione dei rohingya e di altre minoranze. L’Eu e gli Usa hanno sospeso gli inviti agli alti funzionari dell’esercito.

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar ha riscontrato limitazioni sempre maggiori al suo accesso al paese e, a fine anno, le era stato vietato di entrare per il resto del suo mandato. In precedenza si era detta preoccupata per il deterioramento della situazione nel paese.

*“My world is finished”: Rohingya targeted by crimes against humanity in Myanmar (ASA 16/7288/2017).
**“Caged without a roof”: Apartheid in Myanmar’s Rakhine State (ASA 16/7484/2017).
***“All the civilians suffer”: Conflict, displacement and abuse in northern Myanmar (ASA 16/6429/2017).
****Myanmar: Restrictions on international aid putting thousands at risk (news, 4 settembre).
*****Myanmar: Repeal Section 66(d) of the 2013 Telecommunications Law (ASA 16/6617/2017).
******Myanmar: Release journalists immediately (news, 26 giugno).
*******Mountain of trouble: Human rights abuses continue at Myanmar’s Letpadaung mine (ASA 16/5564/2017).
********Myanmar: Investigate police use of force against protesters at troubled mine (ASA 16/5983/2017).
*********Myanmar: National efforts to investigate Rakhine State violence are inadequate (ASA 16/5758/2017).

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