Grecia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA ELLENICA

Capo di stato: Prokopis Pavlopoulos
Capo di governo: Alexis Tsipras

Migliaia di richiedenti asilo e migranti sono rimasti intrappolati sulle isole greche in condizioni spaventose. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Grecia non aveva impedito la tratta di esseri umani nel caso di 42 lavoratori migranti provenienti dal Bangladesh. È stata adottata una nuova legge che ha riformato il riconoscimento dell’identità di genere.

CONTESTO

La percentuale di disoccupati è diminuita ma è rimasta alta, in particolare per i giovani tra i 15 e i 24 anni. A luglio, il tasso di disoccupazione era del 20,5 per cento, mentre la disoccupazione giovanile era al 39,5 per cento. Sempre a luglio, la Grecia è ritornata sul mercato internazionale dei titoli di stato dopo un’assenza di tre anni.

Secondo l’Indice per l’uguaglianza di genere del 2017, la Grecia era l’ultimo degli stati dell’Eu in termini di uguaglianza di genere complessiva. A novembre, il ministero della Giustizia ha presentato una proposta di legge per la ratifica della Convenzione per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA REPUBBLICA ELLENICA

Quasi 47.000 richiedenti asilo sono rimasti intrappolati in Grecia a causa della chiusura della rotta balcanica e dell’applicazione dell’accordo Eu-Turchia del marzo 2016. A fine anno, 29.716 persone erano arrivate via mare dalla Turchia, mentre nel 2016 erano state 173.450. Tuttavia, la Grecia ha continuato a essere uno dei principali punti d’ingresso in Europa per rifugiati e migranti.

Accordo sull’immigrazione Eu-Turchia

La prospettiva che chiunque arrivasse in modo irregolare sulle isole greche, compresi i richiedenti asilo, fosse rimandato in Turchia, secondo l’accordo Eu-Turchia del marzo 2016, ha continuato a condannare molte persone a procedure di asilo prolungate e a rimanere bloccate sulle isole in condizioni di accoglienza spaventose.

A settembre, il Consiglio di stato greco, la massima corte amministrativa del paese, ha respinto gli appelli finali di due rifugiati siriani contro precedenti decisioni che avevano dichiarato inammissibili le loro richieste di asilo, sulla base del fatto che la Turchia era un paese terzo sicuro. Questa decisione avrebbe portato ai primi rimpatri forzati di richiedenti asilo siriani ai sensi dell’accordo Eu-Turchia.

A fine anno, 684 persone erano state riportate in Turchia dalle isole greche (1.485 in totale da quando l’accordo Eu-Turchia è entrato in vigore). Di questi, cinque erano cittadini siriani in detenzione, che non avevano presentato ricorso contro il rinvio, dopo che le loro richieste erano state giudicate inammissibili in seconda istanza.

A ottobre, alcune Ngo, tra cui Amnesty International, hanno documentato episodi di richiedenti asilo siriani automaticamente detenuti all’arrivo, poiché le autorità si aspettavano che fossero rimandati in Turchia in tempi brevi, ai sensi dell’accordo Eu-Turchia.

Le autorità greche hanno discriminato richiedenti asilo di alcune nazionalità. A causa dell’accordo Eu-Turchia, molti cittadini originari di paesi considerati a priori come origine di “migranti economici” invece che di “rifugiati” sono stati automaticamente arrestati e destinati a essere rimandati in Turchia.

Programma di ricollocazione dell’Eu

Il programma di ricollocazione dell’Eu ha continuato a essere una delle pochissime possibilità formali disponibili, per chi fosse stato idoneo, per lasciare in sicurezza la Grecia e spostarsi altrove in Europa. Tuttavia, i richiedenti asilo arrivati in Grecia dopo l’entrata in vigore dell’accordo Eu-Turchia sono stati illegittimamente esclusi dal programma. A fronte delle 66.400 ricollocazioni previste dal programma, 21.703 richiedenti asilo erano stati ricollocati dalla Grecia in altri paesi europei.

Condizioni di accoglienza

La sicurezza ha continuato a essere uno dei principali motivi di preoccupazione in molti dei campi per rifugiati ancora esistenti, in particolare nei sovraffollati hotspot sulle isole.

A giugno sono stati sgomberati i tre campi per rifugiati nella zona di Elliniko, nella capitale Atene, che ospitavano circa 1.000 rifugiati e migranti, compresi molti minori. La maggioranza dei rifugiati e migranti è stata trasferita in campi alternativi. Le condizioni nei campi di Elliniko, che occupavano due ex siti olimpici e la zona arrivi di un aeroporto in disuso, erano spaventose e non sicure. Alcune Ngo avevano espresso gravi preoccupazioni in merito alla sicurezza a Elliniko, soprattutto per donne e ragazze. Molte donne hanno riferito di aver subìto molestie verbali e di essere state a rischio di violenze sessuali e di genere.

A gennaio, nell’arco di una settimana, tre uomini sono morti nel campo di Moria sull’isola di Lesbo, probabilmente avvelenati dal monossido di carbonio fuoriuscito da stufe di fortuna utilizzate per riscaldare le tende. A fine anno, l’indagine sul loro decesso non si era ancora conclusa.

In seguito a queste morti, le autorità greche hanno trasferito migliaia di richiedenti asilo vulnerabili dalle isole alla terraferma. Tuttavia, ad agosto, un numero sempre maggiore di persone è arrivato sulle isole e le strutture di accoglienza sono tornate a essere sovraffollate. A fine anno, le autorità non erano state in grado di fornire condizioni di accoglienza sulle isole che fossero conformi agli standard minimi previsti dalle leggi comunitarie.

È aumentato il ricorso a sistemazioni per i richiedenti asilo nelle città, in gran parte in appartamenti. A fine anno, circa 18.000 richiedenti asilo e rifugiati abitavano in appartamenti e in altre sistemazioni nelle città, invece che nei campi. La maggior parte di quelli che vivevano in alloggi nelle città, si trovava sulla Grecia continentale; meno di 1.000 richiedenti asilo vivevano in appartamenti sulle isole.

Minori non accompagnati

A settembre, il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura ha criticato la pratica continuata e abituale di detenere minori migranti non accompagnati e rifugiati. Al 15 dicembre, 2.256 minori non accompagnati erano in attesa di essere ospitati in rifugi, compresi 74 detenuti nelle stazioni di polizia.

LAVORO FORZATO E SCHIAVITÙ NELLA REPUBBLICA ELLENICA

A marzo, nel caso Chowdury et al. vs. Grecia, con un verdetto storico, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che 42 lavoratori migranti originari del Bangladesh erano stati vittime di lavoro forzato e tratta di esseri umani, mentre lavoravano in una fattoria che produceva fragole nel villaggio di Manolada.

La Corte ha anche stabilito che la Grecia non era riuscita a impedire la tratta di esseri umani e a condurre un’indagine efficace in merito ai reati commessi.

OBIETTORI DI COSCIENZA

Gli obiettori di coscienza hanno continuato a essere arrestati, ripetutamente perseguiti, processati in tribunali militari e multati. A giugno, un obiettore di coscienza di 53 anni, perseguito per essersi rifiutato di arruolarsi nel 1990, è stato processato da un tribunale militare, che lo ha prosciolto.

Secondo le relazioni presentate nel 2016 dalla commissione nazionale per i diritti umani della Grecia e dall’ufficio europeo per l’obiezione di coscienza, la durata del servizio alternativo civile per certe categorie di obiettori di coscienza non era ancora conforme alla Carta sociale europea. A luglio, il Comitato europeo dei diritti sociali ha chiesto alla Grecia di fornire ulteriori informazioni.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA REPUBBLICA ELLENICA

Sono continuate le segnalazioni di maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte di agenti di sicurezza. Le vittime degli episodi segnalati erano nella maggior parte dei casi rifugiati e migranti, bloccati sulle isole dell’Egeo in conseguenza dell’accordo Eu-Turchia.

È stato denunciato l’uso eccessivo della forza da parte della polizia contro richiedenti asilo durante un’operazione per arrestare manifestanti che, il 18 luglio, si sono scontrati con gli agenti nel campo di Moria, sull’isola di Lesbo.

La polizia avrebbe anche maltrattato alcuni degli arrestati e dei fermati dopo gli scontri, nella stazione di polizia principale dell’isola. A luglio, un magistrato locale ha ordinato un’indagine penale in merito, che a fine anno era ancora in corso.

RAZZISMO NELLA REPUBBLICA ELLENICA

Nel corso dell’anno sono state segnalate numerose aggressioni di matrice razzista. Tra agosto 2016 e la fine del 2017, nella città di Aspropyrgos sono stati segnalati più di 50 episodi in cui gruppi di giovani locali hanno aggredito lavoratori migranti pakistani. A giugno, i rappresentanti di Ngo nazionali hanno sporto denuncia e le autorità hanno avviato un’indagine penale. A ottobre, la polizia ha arrestato tre giovani sospettati di essere collegati a una delle aggressioni violente.

Nel 2015, 69 persone legate al partito di estrema destra Alba Dorata, tra cui il leader del partito e alcuni parlamentari, furono processati per l’omicidio del cantante antifascista Pavlos Fyssas, avvenuto nel 2013, e per partecipazione a un’organizzazione criminale. A ottobre, la corte d’appello di Atene ha completato l’esame delle dichiarazioni di tutti i testimoni dell’accusa.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA ELLENICA

Rifugiati e migranti bloccati nelle isole dell’Egeo hanno anche subìto reati motivati dall’odio. Alcune delle vittime erano donne transgender e uomini gay.

A ottobre, in un clima di reazioni transfobiche dentro e fuori dal parlamento, il governo ha approvato una nuova legge che ha riformato il riconoscimento legale dell’identità di genere. La legge 4491/2017 ha stabilito espressamente che le persone transgender potevano cambiare i loro documenti d’identità, senza doversi sottoporre a interventi medici, test e valutazioni psichiatriche. Tuttavia, la nuova legge conteneva anche numerosi difetti, tra cui il requisito dello status di single e la convalida del riconoscimento di genere da parte di un tribunale locale.

Sebbene la procedura fosse aperta alle persone maggiori di 15 anni, sono rimaste alcune limitazioni generalizzate rispetto all’età e i minorenni di 15 e 16 anni che volevano ottenere il riconoscimento legale del genere dovevano affrontare l’ulteriore ostacolo di una valutazione medica e psicologica.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE NELLA REPUBBLICA ELLENICA

A ottobre, il parlamento ha adottato una modifica legislativa per applicare tre sentenze della Corte europea dei diritti umani sulla violazione della libertà d’associazione, riferite al rifiuto di registrare alcune associazioni di minoranze nazionali greche, opposto dalle autorità nel 2007, 2008 e 2015.

Le nuove norme hanno modificato il codice di procedura civile per permettere la possibilità di riaprire i procedimenti in questi casi. Tuttavia, la Ngo Greek Helsinki Monitor ha espresso preoccupazione per le limitazioni previste dalla legge in relazione alla riapertura di tali procedimenti, anche per ragioni di sicurezza nazionale e ordine pubblico.

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