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REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Capo di stato: regina Elizabeth II
Capo di governo: Theresa May

Nell’Irlanda del Nord, le donne hanno continuato a subire significative limitazioni nell’accesso all’aborto. Le leggi antiterrorismo hanno continuato a limitare i diritti. Non è stato raggiunto il pieno riconoscimento delle responsabilità per le accuse di tortura contro agenzie d’intelligence e forze armate del Regno Unito.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

A marzo, la prima ministra ha dato il via all’applicazione dell’art. 50 del Trattato dell’Eu, dando ufficialmente inizio al ritiro del Regno Unito dall’Eu (Brexit). A luglio, il disegno di legge per il ritiro dall’Eu è stato esaminato in prima lettura dalla camera bassa del parlamento. Questo minacciava di ridurre significativamente le tutele dei diritti umani.

In seguito al ritiro del Regno Unito, sarebbero stati esclusi dal diritto interno sia la Carta dei diritti fondamentali dell’Eu (nella sua interezza) sia il diritto d’intraprendere azione per le violazioni dei Princìpi generali dell’Eu. Inoltre, il disegno di legge conferiva ampi poteri ai ministri di modificare la legislazione senza un appropriato vaglio parlamentare, mettendo a rischio gli attuali diritti e le leggi sulla parità.

SISTEMA GIUDIZIARIO

A gennaio 2017, il governo si è impegnato a completare, entro aprile 2018, la revisione successiva all’applicazione della legge del 2012 sull’assistenza legale, la condanna e la punizione dei trasgressori. Da quando la norma è stata introdotta, l’assistenza legale nei casi civili è diminuita drasticamente.

A ottobre è stato pubblicato un memorandum sulla revisione interna post-legislativa e sono stati annunciati piani per il compimento di una vera e propria revisione per la metà del 2018.

A luglio, Brenda Hale è stata la prima donna a essere nominata presidente della Corte suprema. Oltre a lei, nella Corte c’era solo un’altra donna giudice e soltanto il 28 per cento di tutti i giudici a livello nazionale erano donne. Anche la rappresentanza delle minoranze etniche tra i giudici è stata motivo di preoccupazione, perché solo il sette per cento dei giudici ha dichiarato di appartenere a una minoranza etnica.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Tra marzo e giugno, 41 persone sono state uccise, compresi gli aggressori, e molte altre ferite in attentati nella capitale Londra e a Manchester.

A giugno, il governo ha annunciato che avrebbe rivisto la sua strategia antiterrorismo e commissionato una “garanzia” indipendente per le revisioni interne condotte dal servizio di sicurezza (Mi5) e dalla polizia in merito agli attentati. A giugno è stato annunciato un progetto d’istituzione di una “commissione per contrastare l’estremismo”.
A maggio, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione ha reso pubblico un rapporto in cui avvertiva che l’approccio del governo verso l’“estremismo non violento” rischiava di violare entrambe le libertà.

A ottobre, il governo ha annunciato l’intenzione di proporre modifiche alla sezione 58 della legge del 2000 sul terrorismo, riguardante la raccolta, la registrazione e il possesso d’informazioni probabilmente utili a chi volesse commettere o preparare un atto terroristico.

Le proposte di modifica miravano ad ampliare l’ambito del reato per includere la visione o lo streaming ripetuti di materiale online, atti che sarebbero punibili con pene fino a 15 anni di reclusione. Analoghi aumenti della discrezionalità delle sentenze sono stati proposti per il reato di carpire informazioni sulle forze armate.

A settembre, Muhammed Rabbani, direttore del gruppo di advocacy Cage, è stato condannato ai sensi dell’allegato 7 della legge sul terrorismo del 2000, per aver “intenzionalmente ostacolato o tentato d’impedire un’ispezione o una perquisizione”. Egli si era rifiutato di fornire le password del suo computer portatile e del telefono alla polizia all’aeroporto di Heathrow, a Londra.

Nei primi sei mesi dell’anno, la polizia ha fermato 17.501 persone grazie ai poteri previsti dall’allegato 7, che non richiede il sospetto di comportamenti illeciti.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Tortura nell’Irlanda del Nord

Dinanzi alla Corte europea dei diritti umani (Cedu) è rimasta pendente la richiesta formulata nel 2014 dal governo irlandese per la revisione del giudizio emesso nel 1978 nella causa Irlanda vs. Regno Unito, relativo alle tecniche di tortura utilizzate durante la reclusione in Irlanda del Nord nel 1971-72.

A ottobre, l’Alta corte dell’Irlanda del Nord ha cancellato una decisione del servizio di polizia dell’Irlanda del Nord, che aveva chiuso le inchieste preliminari sulla tortura dei 14 “incappucciati”, che erano stati vittime di violazioni durante la detenzione in Irlanda del Nord da parte dell’esercito britannico e del Royal Ulster Constabulary, nel 1971.

Rendition

La Corte suprema ha emesso un verdetto per gli appelli congiunti nei casi Belhaj et al. vs. Jack Straw et al. e Rahmatullah vs. ministero della Difesa et al., a gennaio 2017. La Corte ha stabilito che il governo non poteva fare affidamento sui princìpi legali dell’“immunità sovrana” e dell’“atto di stato straniero”, per sfuggire alle cause civili nei due casi che accusavano il Regno Unito di coinvolgimento nelle violazioni dei diritti umani commesse da governi stranieri.

Il primo caso riguardava le accuse dell’ex leader dell’opposizione libica Abdul-Hakim Belhaj e di sua moglie Fatima Boudchar, secondo cui erano stati vittime di rendition, tortura e altri maltrattamenti nel 2004 da parte dei governi statunitense e libico, con la consapevolezza e la collaborazione di funzionari britannici. Il secondo caso era stato avviato da Yunus Rahmatullah, arrestato dalle forze britanniche in Iran nel 2004, prima di essere consegnato alle forze statunitensi e, secondo le accuse, torturato e imprigionato senza accusa per oltre 10 anni.

Forze armate

Le accuse di crimini di guerra commessi dalle forze armate del Regno Unito in Iraq, tra il 2003 e il 2008, sono rimaste al vaglio preliminare della procura della Corte penale internazionale. Il 3 dicembre, la procura ha dichiarato che c’erano ragionevoli basi per ritenere che i membri delle forze armate del Regno Unito avessero commesso crimini di guerra che rientravano nella giurisdizione della Corte, contro persone sotto la loro custodia. Era in corso una valutazione di ammissibilità.

Ad aprile, la commissione scelta di difesa della camera bassa del parlamento ha pubblicato un rapporto, in cui proponeva d’introdurre la prescrizione per presunti crimini commessi da soldati britannici e altro personale delle forze di sicurezza nell’Irlanda del Nord prima del 1998.

SORVEGLIANZA NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Sono rimasti pendenti dinanzi alla Cedu i procedimenti avviati da Amnesty International e altri ricorrenti, in merito alla legittimità delle pratiche del regime di sorveglianza di massa e di condivisione d’intelligence, precedenti all’introduzione della legge sui poteri d’indagine. A fine anno, il verdetto era ancora pendente.

IRLANDA DEL NORD – EREDITÀ DEL PASSATO

A gennaio 2017, l’inchiesta sugli abusi commessi in passato negli istituti ha pubblicato le conclusioni sulle indagini relative a 22 istituti che ospitarono minori nell’Irlanda del Nord, dal 1922 al 1995. L’indagine ha rilevato inadempienze diffuse e sistemiche, da parte del Regno Unito e degli istituti, ai loro doveri verso i minori affidati alle loro cure.

A fine anno, il governo non aveva implementato alcuna delle raccomandazioni contenute nel rapporto.
Il governo ha continuato a rifiutarsi di finanziare la realizzazione dei piani proposti dal lord giudice capo dell’Irlanda del Nord per affrontare l’arretrato d’inchieste “storiche” del coroner.

Il governo ha continuato a rifiutarsi d’istituire un’inchiesta pubblica indipendente sull’omicidio di Patrick Finucane, avvenuto nel 1989, pur avendo riconosciuto in precedenza che nel caso c’era stata “collusione”.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

In Irlanda del Nord l’aborto è rimasto reato in quasi tutte le circostanze, essendo consentito soltanto nei casi in cui era a rischio la vita o la salute della donna o della ragazza. Le donne hanno subìto azioni penali per aver assunto farmaci per indurre l’aborto approvati dall’Oms. Nel 2016, per poter abortire 724 donne nordirlandesi si sono recate in Inghilterra e in Galles.

A giugno, nella causa riguardante una ragazza di 15 anni, che si era recata in Inghilterra per abortire, e sua madre, la Corte suprema ha stabilito che le donne residenti nell’Irlanda del Nord non avevano diritto all’aborto gratuito a carico del servizio sanitario nazionale. A settembre è stata ritirata la minaccia di azione legale contro i medici dell’Irlanda del Nord che inviavano le pazienti in Gran Bretagna per sottoporsi ad aborto.

È proseguita dinanzi alla Corte suprema del Regno Unito la causa contro la legge sull’aborto dell’Irlanda del Nord, per stabilire se il divieto di aborto in caso di stupro o incesto o di grave o fatale menomazione del feto, previsto dalla legge, violava i diritti delle donne. Il giudizio era atteso per i primi mesi del 2018.

A ottobre e novembre rispettivamente, sono stati confermati gli accordi per permettere alle donne residenti in Irlanda del Nord di accedere a servizi di aborto gratuito in Inghilterra e in Scozia.

DISCRIMINAZIONE NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

A gennaio 2017, il governo scozzese ha avviato una revisione indipendente sulle leggi contro i crimini d’odio in Scozia.

L’Irlanda del Nord è rimasta l’unica regione del Regno Unito a negare alle coppie omosessuali il diritto al matrimonio. A luglio, migliaia di persone hanno sfilato in un corteo a Belfast, chiedendo uguaglianza in tema di matrimonio.

A settembre è stata resa pubblica una revisione indipendente sulla presenza di persone appartenenti a minoranze etniche nel sistema di giustizia penale di Inghilterra e Galles. Questa ha rilevato che le minoranze etniche erano presenti in modo sproporzionato nelle carceri, con il 25 per cento dei reclusi (nonostante raggiungano il 14 per cento della popolazione nelle contee esaminate) e che il 40 per cento dei giovani in custodia proveniva da contesti di minoranza etnica.

Ad agosto, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha criticato severamente il Regno Unito per non aver garantito i diritti delle persone con disabilità, tra l’altro, nell’ambito dell’istruzione, dell’occupazione e di un adeguato standard di vita e di protezione sociale.

DIRITTO ALLA VITA

Nella notte del 13-14 giugno, almeno 71 persone sono morte e decine di altre sono rimaste ferite nell’incendio della Grenfell Tower, un palazzo di edilizia popolare a Londra.

A settembre è iniziata un’inchiesta pubblica per verificare la causa dell’incendio, la risposta dei servizi d’emergenza e delle autorità, le modalità di costruzione e le successive modifiche dell’edificio, nonché l’adeguatezza del quadro giuridico.

L’incendio ha fatto sorgere dubbi sulla conformità delle autorità e di attori privati ai loro obblighi e alle responsabilità verso i diritti umani, tra cui la protezione del diritto alla vita e la garanzia di un adeguato standard di vita, compreso il diritto a un alloggio adeguato.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Il governo ha continuato a estendere i controlli legati all’immigrazione nella vita pubblica e privata, raccogliendo dalle scuole i dati sulla nazionalità e il paese di nascita degli alunni e ampliando i controlli su nazionalità e immigrazione nell’accesso alle cure sanitarie gratuite.

A luglio, il governo ha chiuso il cosiddetto programma “Emendamento Dubs”, in virtù del quale 480 minori rifugiati non accompagnati, già presenti in Europa, dovevano essere reinsediati nel Regno Unito. Nel 2017 nessun minore è stato reinsediato, nonostante fossero disponibili 280 posti nelle amministrazioni locali. A fine anno, è fallita una causa avviata dalla Ngo Help Refugees dinanzi all’Alta corte, per l’applicazione limitata del programma da parte del governo; è stato presentato un ricorso.

A settembre, il governo ha introdotto un progetto di legge sulla protezione dei dati, che conteneva una norma che escludeva le tutele fondamentali in caso di raccolta, conservazione e utilizzo di dati personali a scopo di “controllo efficace dell’immigrazione”.

A ottobre, l’Alta corte ha stabilito l’illegittimità della politica del ministero dell’Interno sulla detenzione di vittime di torture, nota come “adulti a rischio”.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

A giugno, la prima ministra ha annunciato il piano per l’adozione di un nuovo disegno di legge sulla violenza domestica e per la nomina di un commissario sulla violenza e gli abusi domestici. Il governo non ha ancora ratificato la Convenzione sulla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) del Consiglio d’Europa, che aveva firmato nel 2012.

Sono perdurate le preoccupazioni sull’impatto dei tagli, dovuti alle misure di austerità, ai finanziamenti per i servizi specialistici per le donne che avevano subìto violenza o abusi domestici.

COMMERCIO DI ARMI NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

Il Regno Unito ha continuato a fornire armi all’Arabia Saudita, nonostante le continue gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse in Yemen dalla coalizione a guida saudita.

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