Russia - Amnesty International Italia

FEDERAZIONE RUSSA

Capo di stato: Vladimir Putin
Capo di governo: Dmitrij Medvedev

Sono state applicate ulteriori restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Sono continuate le vessazioni e le intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani e Ngo indipendenti. I diritti culturali sono stati limitati, anche attraverso rappresaglie e autocensura.

Le minoranze religiose hanno continuato a subire vessazioni e persecuzioni. Il diritto all’equità processuale è stato frequentemente violato. Hanno continuato a verificarsi casi di tortura e altri maltrattamenti; l’attività degli organi indipendenti di controllo nei luoghi di detenzione è stata ulteriormente erosa. Nel Caucaso del Nord sono continuate gravi violazioni dei diritti umani.

La Russia ha impiegato il suo potere di veto per bloccare risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria. È stata negata la tutela dei diritti a migranti e rifugiati. Alcune forme di violenza domestica sono state depenalizzate. Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazione e violenza; in Cecenia, uomini gay sono stati presi di mira con una campagna coordinata di rapimenti, tortura e uccisioni da parte delle autorità cecene.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

Il 10 febbraio 2017, la Corte costituzionale ha stabilito che il solo fatto di aver tenuto un raduno pacifico “non autorizzato” non costituiva reato secondo l’art. 212.1 del codice penale, che aveva reso reato la violazione ripetuta delle norme sulle proteste*. Il 22 febbraio è stata rivista la sentenza comminata ai sensi dell’art. 212.1 all’attivista Il’dar Dadin, condannato alla reclusione per aver protestato in modo pacifico. La Corte suprema ha ordinato il suo rilascio.

A luglio sono state promulgate norme che hanno permesso alle autorità di privare della cittadinanza russa le persone che l’avevano acquisita con “l’intenzione” di “minacciare le basi dell’ordine costituzionale della [Russia]”. Le Ngo hanno criticato la formulazione della norma che, secondo loro, era suscettibile di applicazione arbitraria.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

A febbraio 2017 è stata promulgata una legge che depenalizzava la violenza domestica commessa da “parenti stretti”, se provocava dolore ma non ferite o perdita della capacità di lavorare. Ciò ha scatenato un aumento di episodi violenti in varie regioni, principalmente contro le donne.

LIBERTÀ DI RIUNIONE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

In tutto il paese sono state organizzate le più grandi proteste degli ultimi anni. Centinaia di manifestanti pacifici, semplici passanti e giornalisti sono stati arrestati; molti sono stati sottoposti a trattamento crudele, disumano e degradante, detenzione arbitraria prolungata e processi iniqui, che hanno avuto come conseguenza pesanti multe e ordini di “detenzione amministrativa” per diversi giorni.

A marzo, in almeno 97 città si sono svolti raduni contro la corruzione. In molte località, la polizia ha disperso i manifestanti pacifici facendo uso non necessario ed eccessivo della forza. Più di 1.600 persone sono state arrestate, tra cui almeno 14 giornalisti che stavano seguendo le proteste. Molte delle persone arrestate hanno subìto processi iniqui per accuse motivate politicamente e centinaia sono state detenute soltanto per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti alla libertà d’espressione e di riunione.

Quattordici dipendenti e volontari della Fondazione anticorruzione, che aveva organizzato la diretta delle manifestazioni su Internet ottenendo un grande seguito, sono stati arrestati arbitrariamente nel loro ufficio, nella capitale Mosca. Il 27 e il 28 marzo, 12 sono stati condannati alla “detenzione amministrativa”**.

Dal 26 marzo sono state imposte condanne penali contro almeno otto manifestanti per reati violenti, presumibilmente commessi mentre cercavano di proteggere se stessi e altri dalla violenza della polizia a Mosca, Petrozavodsk e Volgograd. Procedimenti giudiziari penali sono stati avviati nei confronti di altri manifestanti; alcuni sono stati oggetto di ulteriori discutibili accuse.

Molti di coloro che avevano preso parte alle maggiori proteste erano adolescenti e giovani studenti. Le autorità hanno fatto pressione su di loro attraverso le scuole e le università, usando avvertimenti informali ed espulsioni e, in alcuni casi, minacciando di contestare la potestà dei genitori dei manifestanti minorenni.

Il 7 febbraio, nella causa Lašmankin et al. vs. Russia, che riguardava 23 ricorrenti di diverse regioni, la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha stabilito che le limitazioni su luogo, orario e modalità di condotta per le manifestazioni di piazza avevano violato il diritto dei ricorrenti alla libertà di riunione, senza dar loro la possibilità di ottenere un rimedio efficace. I ricorsi riguardavano eventi degli anni 2009-2012, quando le limitazioni sulle proteste erano meno rigide di quelle del 2017.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

Le Ngo sono state colpite dalla legge sugli “agenti stranieri”. Tredici Ngo che ricevevano finanziamenti dall’estero sono state aggiunte all’elenco degli “agenti stranieri” del ministero della Giustizia. Diverse decine di organizzazioni sono state cancellate dall’elenco in seguito alla loro chiusura o all’interruzione dei finanziamenti dall’estero o della loro “attività politica”, così come definita dalla legge sugli “agenti stranieri”, portando a fine anno il numero delle organizzazioni ancora presenti nell’elenco a 85. Tuttavia, le Ngo colpite dalla legge sugli “agenti stranieri”, tra le quali c’erano importanti gruppi di difesa dei diritti umani, non hanno ritenuto questa diminuzione un miglioramento.

A marzo, la Cedu ha unificato e comunicato i ricorsi di 61 Ngo russe contro la legge sugli “agenti stranieri”; le autorità russe hanno presentato il loro commenti a settembre. A fine anno, il caso era pendente dinanzi alla Corte.
Il 19 giugno, l’accusa di “elusione dolosa” degli obblighi che scaturiscono dalla legge sugli “agenti stranieri”, nel primo e unico caso penale di questo genere contro l’attivista per i diritti umani Valentina Čerevatenko, è stata archiviata perché il fatto non costituiva reato.

Altre quattro organizzazioni straniere sono state dichiarate “indesiderate” e rese illegali in Russia; è divenuto illegale pertanto anche lavorare per loro o sostenerle. A fine anno, le organizzazioni “indesiderate” erano 11.

Tra settembre e novembre, sono iniziati i procedimenti amministrativi contro la Ngo Centro Sova, la Fondazione per la salute e la giustizia sociale Andrey Rylkov, il Centro per la ricerca sociale indipendente e il Centro per la cooperazione sociale, con l’accusa di aver diffuso materiali di organizzazioni “indesiderate”.

Le Ngo non hanno rimosso le menzioni di organizzazioni “indesiderate” né i link ai loro siti web. Le procedure amministrative contro il Centro Sova sono terminate per la scadenza dei termini di prescrizione. Altre Ngo sono state multate fino a 50.000 rubli (871 dollari Usa) ciascuna.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

La maggior parte degli organi d’informazione sono rimasti sotto l’effettivo controllo dello stato e sono stati utilizzati dalle autorità per denigrare difensori dei diritti umani, oppositori politici e altre voci dissenzienti.

In tutto il paese, i leader delle proteste e gli attivisti politici che supportavano le voci critiche hanno subìto vessazioni, procedimenti amministrativi e penali e violenze fisiche da parte di attivisti filogovernativi e d’individui “non identificati”, ritenuti essere funzionari della sicurezza o altri che agivano in collusione con questi.

Con un ulteriore giro di vite sulla libertà d’espressione online, tra le altre nuove misure restrittive, le autorità hanno messo al bando i software anonimizzatori e le reti virtuali private. A maggio, il presidente ha approvato la strategia per lo sviluppo della società dell’informazione per il 2017-2030, che stabiliva “la priorità dei valori etico-spirituali tradizionali russi” nell’uso dell’informazione e delle tecnologie di comunicazione.

La legislazione contro l’estremismo è stata ulteriormente estesa e impiegata arbitrariamente contro la libertà di parola. Ad agosto, il Comitato Cerd delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione perché questa veniva utilizzata per mettere a tacere persone appartenenti a gruppi soggetti a discriminazione e ha nuovamente raccomandato che la legislazione contenesse una definizione legale chiara di estremismo e venisse abbandonata la lista federale di materiali estremisti.

In alcune occasioni, l’espressione artistica è stata limitata sotto la pressione di gruppi conservatori che hanno giudicato specifiche produzioni artistiche un’offesa alle loro credenze religiose. Alcuni spettacoli sono stati annullati e le persone collegate a questi eventi hanno subìto molestie e violenze. Sono stati avviati procedimenti penali nei confronti di un certo numero di famosi artisti teatrali di Mosca, che gli spettatori più appassionati hanno condannato come motivati politicamente.

A novembre, è stata promulgata una legge che permetteva alle autorità di riconoscere come “agenti stranieri” gli organi d’informazione registrati fuori dalla Russia o che ricevevano fondi dall’estero, stigmatizzandoli e imponendo loro restrittivi obblighi di rendicontazione.

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO NELLA FEDERAZIONE RUSSA

I gruppi religiosi minoritari hanno continuato a essere vessati, anche con la messa al bando, il blocco dei loro siti web e l’inclusione delle loro pubblicazioni nella lista federale di materiali estremisti.

Il 20 aprile, la Corte suprema ha messo al bando l’organizzazione centrale dei testimoni di Geova e tutte le sue affiliate in Russia, stabilendo che il gruppo, che comprendeva 395 organizzazioni locali e più di 170.000 seguaci, era “estremista”. I testimoni di Geova che continuavano a manifestare il loro credo rischiavano azioni penali e condanne fino a 12 anni di reclusione.

Le limitazioni alle attività missionarie introdotte nel 2016 sono state applicate indiscriminatamente, andando dalla tentata azione giudiziaria, a gennaio 2017, contro un maestro di yoga a San Pietroburgo, che aveva tenuto una lezione pubblica, fino alla confisca di copie della Bibbia dell’Esercito della salvezza a Vladivostok, perché sui volumi non erano presenti i timbri ufficiali dell’organizzazione che li distribuiva, come richiesto dalla legge.

L’11 maggio, un tribunale di Ekaterinburg ha imposto al blogger Ruslan Sokolovskij una condanna alla reclusione di tre anni e mezzo con la condizionale, ridotta in appello a due anni e tre mesi, per aver “incitato all’odio” e “offeso i sentimenti dei credenti”, per aver pubblicato un video in cui giocava a Pokémon Go in una cattedrale.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

La discriminazione e la persecuzione, sostenuta dallo stato, delle persone Lgbti è continuata senza tregua e l’omofobica “legge sulla propaganda” è stata spesso applicata. Il 18 ottobre, l’attivista Evdokija Romanova è stata ritenuta colpevole del reato amministrativo di “propaganda di relazioni sessuali non tradizionali fra minori attraverso l’uso di Internet”. È stata multata per 50.000 rubli (pari a 871 dollari Usa) dal tribunale di Samara, per aver condiviso sui social network il link del sito web della Coalizione giovanile per i diritti sessuali e riproduttivi, nel 2015 e 2016***.

Ad aprile, il quotidiano indipendente Novaja Gazeta ha riferito che in Cecenia più di 100 uomini ritenuti gay erano stati rapiti, torturati e altrimenti maltrattati in prigioni segrete e che alcuni erano stati uccisi. I sopravvissuti hanno raccontato di una campagna di violenza coordinata dalle autorità.

Testimoni oculari hanno dichiarato che un certo numero di persone catturate erano state uccise e alcune erano state consegnate alle loro famiglie perché eseguissero “delitti d’onore”, secondo le “tradizioni” locali.

Le autorità investigative federali hanno risposto con lentezza a queste segnalazioni. Si sono rifiutate di aprire un’inchiesta formale, dopo che una prolungata indagine preliminare non aveva ritenuto sufficientemente fondate le denunce, nonostante gli sforzi della difensora civica federale per stabilire e verificare i fatti pertinenti. A fine anno non risultava che fosse stata avviata alcuna indagine in merito.

CAUCASO DEL NORD

Sono continuate le segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, detenzione illegale, tortura e altri maltrattamenti dei detenuti ed esecuzioni extragiudiziali nel Caucaso del Nord. La situazione in Cecenia si è ulteriormente deteriorata. È prevalsa l’impunità per gli episodi violenti del passato contro difensori dei diritti umani in Cecenia.

A gennaio 2017, Magomed Daudov, portavoce del parlamento ceceno, ha lanciato minacce personali attraverso il suo account Instagram contro Grigorij Švedov, redattore capo del sito indipendente di notizie online Caucasian Knot****. Ad aprile, giornalisti della Novaja Gazeta hanno ricevuto minacce dalla Cecenia per i loro servizi sulla campagna contro i gay nell’area. Anche i giornalisti di Radio Echo Moskvy hanno ricevuto analoghe minacce per aver espresso solidarietà con i colleghi della Novaja Gazeta*****.

La Novaja Gazeta ha riferito della detenzione illegale di decine di persone, a cominciare da dicembre 2016, e dell’esecuzione segreta di almeno 27 prigionieri da parte delle forze di sicurezza, avvenuta il 26 gennaio. A fine anno, secondo quanto si è appreso, nessuno era stato indagato o chiamato a rispondere per questi episodi.

PROCESSI INIQUI

Osservatori indipendenti dei processi hanno riferito delle violazioni sistematiche del diritto all’equità processuale in udienze penali e amministrative, anche nei procedimenti contro i manifestanti pacifici. La maggior parte dei processi amministrativi ha fatto massiccio affidamento, come unica prova, su verbali della polizia ampiamente contestati.

I processi si sono conclusi con lunghi periodi di detenzione e pesanti multe. Spesso i processi erano molto veloci; dopo le proteste del 26 marzo, la corte distrettuale di Tverskoj, a Mosca, ha esaminato 476 casi in 17 giorni lavorativi.
Il 22 agosto, Aleksandr Ejvazov, ex segretario della corte del distretto di Ottobre a San Pietroburgo, nonché informatore, è stato arrestato con l’accusa di aver presumibilmente “interferito con i lavori della corte”, perché si era rifiutato di firmare e retrodatare verbali di un’udienza processuale compilati da qualcun altro.

Essendo stato testimone di numerose violazioni procedurali, dell’etica giudiziaria e dei diritti dei lavoratori in tribunale, ha inviato reclami su queste violazioni alle autorità e diffuso le informazioni sui social network. Secondo le notizie ricevute, i reclami di Aleksandr Ejvazov non sono stati presi in considerazione. A fine anno, era ancora in detenzione nonostante l’asma da cui era affetto******.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA FEDERAZIONE RUSSA

Sono perdurate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti in carceri e centri di detenzione di tutta la Russia. Le condizioni durante il trasporto dei prigionieri si configuravano come tortura e altri maltrattamenti e, in molti casi, come sparizione forzata*******.

Alcuni detenuti sono stati sottoposti a trasferimenti durati un mese o anche più, in vagoni e scompartimenti ferroviari sovraffollati, trascorrendo settimane in celle di transito, in vari stadi del loro percorso verso remote colonie penali. Le famiglie e gli avvocati non hanno avuto informazioni sulla loro sorte e ubicazione.

Il prigioniero di coscienza Il’dar Dadin è stato vittima di sparizione forzata per un mese durante il trasferimento in un altro carcere; la sua ubicazione è stata resa nota a gennaio 2017. Nell’ottobre 2016 aveva denunciato le torture nella colonia penale di Segeža e come conseguenza le autorità lo avevano trasferito in un’altra colonia penale. Durante il trasferimento, le autorità si sono rifiutate di fornire informazioni sulla sua ubicazione alla famiglia e agli avvocati, fino a che non è arrivato a destinazione.

A maggio, la Cedu ha emesso un verdetto sui casi di otto ricorrenti russi, stabilendo che le condizioni del loro trasferimento guidato dal servizio penitenziario si configurava come trattamento disumano e degradante. Tra questi, c’erano i casi di Anna Lozinskaja e Valerij Tokarev, che erano stati più volte trasportati in scompartimenti adatti a una sola persona, larghi 0,3 m².

Il ruolo e l’efficacia delle commissioni di vigilanza pubblica, meccanismi indipendenti di monitoraggio per i luoghi di detenzione, sono stati ulteriormente erosi, anche per la continua mancanza di fondi. Le regole per la nomina dei loro membri da parte delle camere pubbliche, organi consultivi formati da membri di nomina statale delle organizzazioni della società civile, sono state modificate.

Ciò ha portato a una riduzione del numero dei membri di alcune commissioni, cosa che, in alcuni casi, ha avuto un impatto sulla loro indipendenza, precludendo a tutti gli effetti a certi difensori dei diritti umani di diventarne membri.

È stato segnalato che amministratori di colonie penali hanno arbitrariamente negato l’accesso alle colonie a osservatori indipendenti, tra cui membri delle commissioni di vigilanza pubblica e del consiglio presidenziale dei diritti umani.

CONFLITTO ARMATO – SIRIA

Per cinque volte la Russia ha utilizzato il suo potere di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare risoluzioni che avrebbero imposto sanzioni per la produzione e l’uso di armi chimiche in Siria, condannato il presunto attacco con armi chimiche sulla città di Khan Shaykhun, chiesto al governo siriano di garantire l’accesso e il diritto d’ispezionare qualunque sito e rinnovato il mandato del Meccanismo investigativo congiunto, istituito per individuare i responsabili di attacchi con armi chimiche.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA FEDERAZIONE RUSSA

La Russia ha continuato a rimandare richiedenti asilo e rifugiati verso paesi in cui rischiavano di essere vittime di tortura e altri maltrattamenti.

Il 1° agosto, un tribunale di Mosca ha stabilito che il giornalista uzbeko Chudoberdi Nurmatov (noto anche come Ali Feruz) aveva violato le leggi russe sull’immigrazione e doveva essere espulso in Uzbekistan. Chudoberdi Nurmatov era fuggito dall’Uzbekistan anni prima per evitare la persecuzione da parte delle forze di sicurezza, poiché si era rifiutato di agire da informatore segreto.

Rischiava inoltre di essere perseguito perché il diritto uzbeko considerava reato l’omosessualità. A seguito della decisione della Cedu, che gli garantiva misure provvisorie urgenti, il tribunale cittadino di Mosca l’8 agosto ha sospeso la sua espulsione ma lo ha rinviato in un centro di detenzione per cittadini stranieri, dove era ancora rinchiuso a fine anno. A dicembre, la Cedu ha presentato la sua denuncia.

La registrazione presso la polizia del luogo di residenza ha continuato a essere una precondizione per i lavoratori migranti e altri per poter accedere alle cure mediche e all’istruzione. Ma la registrazione è stata abitualmente rifiutata da molti padroni di casa, il cui consenso era un requisito necessario.

A settembre, l’attivista per i diritti umani Tat’jana Kotljar è stata condannata per aver registrato in modo fittizio 167 migranti al suo indirizzo di casa, per consentire loro di rispettare i regolamenti sull’immigrazione ed essere in grado di accedere ai servizi essenziali. La corte l’ha condannata a pagare una multa di 150.000 rubli (pari a 2.619 dollari Usa). La multa è stata ritirata per la scadenza dei termini di prescrizione per tale reato.

*Russia: Court offers “chink of light” in case brought by jailed protester Ildar Dadin (news, 10 febbraio).
**Russian Federation: Detained members of corruption watchdog are prisoners of conscience and should be freed immediately (EUR 46/5998/2017).
***Russian: Homophobic legislation used to persecute activist who shared LGBTI articles on Facebook (news, 18 ottobre).
****Russian Federation: Journalist threatened by Chechen official − Grigory Shvedov (EUR 46/5442/2017).
*****Russian Federation: Newspaper threatened for reports on abductions (EUR 46/6075/2017).
******Russian Federation: Whistle-blower detained on spurious charges − Aleksandr Eivazov (EUR 46/7200/2017).
*******Prison transportation in Russia − travelling into the unknown (EUR 46/6878/2017).

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