Serbia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DI SERBIA, COMPRESO IL KOSSOVO

Capo di stato: Aleksandar Vučić (subentrato a Tomislav Nikolić a maggio)
Capo di governo: Ana Brnabić (subentrata a Aleksandar Vučić a giugno)

È perdurata l’impunità per i crimini di diritto internazionale. Ricorrendo alla diffamazione, funzionari e organi d’informazione vicini al governo hanno creato un ambiente pericoloso per gli attivisti per la giustizia transizionale e per gli organi d’informazione indipendenti.

CONTESTO

Alle elezioni presidenziali, tenutesi ad aprile e vinte dal partito al governo, sono seguite manifestazioni di massa per protestare contro la corruzione elettorale e la faziosità degli organi d’informazione. Ex capi militari serbi, rilasciati dopo aver scontato le condanne inflitte loro dal Tribunale internazionale penale per l’ex Jugoslavia (International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia – Icty), hanno sempre più spesso ottenuto posizioni influenti.

CRIMINI DI DIRITTO INTERNAZIONALE

A novembre, Ratko Mladić, ex comandante dell’esercito della Republika Srpska (Rs), è stato ritenuto colpevole e condannato all’ergastolo dall’Icty per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina (Bosna i Hercegovina – BiH). Ad agosto, la corte d’appello ha prosciolto 10 persone incriminate per aver nascosto Ratko Mladić, arrestato in Serbia nel 2011.

A maggio, Snežana Stanojković è stata eletta procuratrice capo per i crimini di guerra; la Camera speciale per i crimini di guerra ha portato a termine solo tre procedimenti, tutti conclusi con proscioglimenti. È proseguito il nuovo processo di ex soldati accusati di crimini di guerra in Kossovo, che comprendeva anche la prima incriminazione per stupro.

A luglio è stato interrotto il processo a otto ex membri della polizia speciale serbo-bosniaca, accusati dell’omicidio di 1.313 civili bosniaco-musulmani vicino a Srebrenica, nel luglio 1995, perché l’atto d’accusa del 2016 era stato registrato in assenza di un procuratore capo. In appello, l’incriminazione è stata ripristinata; a novembre, i procedimenti sono ricominciati daccapo.

Analogamente, a ottobre, la corte d’appello ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di cinque ex paramilitari serbo-bosniaci, incriminati per il rapimento di 20 persone da un treno nella stazione di Štrpci, in Bosnia ed Erzegovina, e il loro omicidio, risalenti a febbraio 1993.

SPARIZIONI FORZATE NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

Ai parenti degli scomparsi è stato negato il riconoscimento come vittime civili di guerra, se il loro familiare scomparso era morto al di fuori della Serbia.

A maggio, i parenti di serbi kossovari scomparsi hanno fatto appello al governo perché facesse passi avanti nel recupero dei corpi. Non ci sono stati progressi nell’avvio di azioni penali contro i responsabili del trasferimento e del successivo interramento di corpi di albanesi kossovari in Serbia, nel 1999.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Ngo per la giustizia transizionale sono state attaccate da alti funzionari del governo, compreso Aleksandar Vučić, da organi d’informazione filogovernativi e sui social network. A gennaio 2017, ignoti hanno introdotto nell’ufficio dell’Iniziativa giovanile per i diritti umani (Youth Initiative for Human Rights – Yihr) borse di banconote false e messaggi che accusavano la Ngo di essere una “mercenaria straniera”.

Nello stesso mese, attivisti della Yihr sono stati aggrediti fisicamente a un raduno del partito al governo, mentre stava parlando Veselin Šljivančanin, condannato per crimini di guerra in Croazia.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

Giornalisti investigativi sono stati sottoposti a campagne diffamatorie da ministri e da organi d’informazione vicini al governo. Il 31 maggio, personale privato di sicurezza del partito al governo ha aggredito fisicamente sei giornalisti, che stavano seguendo le manifestazioni svolte in contemporanea con l’insediamento presidenziale.

A luglio, giornalisti che lavoravano per la Rete investigativa su crimine e corruzione (Mreža za istraživanje kriminala i korupcije – Krik) hanno ricevuto minacce di morte; inoltre alcuni sconosciuti si sono introdotti nell’appartamento della reporter investigativa Dragana Pećo. A settembre, il partito politico del ministro della Difesa ha accusato il redattore capo della Krik, Stevan Dojčinović, di essere un tossicomane al soldo di stranieri. Ciò è avvenuto in seguito a un’indagine effettuata dalla Krik sulle proprietà del ministro.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

La nomina di Ana Brnabić, dichiaratamente lesbica, alla carica di prima ministra e la sua presenza al Pride di Belgrado a settembre sono state accolte da più parti come un passo avanti. Tuttavia, le autorità non hanno protetto le persone e le organizzazioni Lgbti da discriminazione, minacce e aggressioni fisiche.

Ad aprile, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha sollecitato la Serbia ad applicare in modo efficace la legislazione contro i crimini d’odio e a introdurre una procedura per il riconoscimento legale del genere, compatibile con gli standard internazionali.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

Le famiglie rom di Belgrado hanno continuato a vivere in insediamenti informali. È stato loro negato l’accesso ai diritti economici e sociali, tra cui sanità, istruzione, acqua potabile e servizi igienico-sanitari e sono rimaste a rischio di sgombero forzato. Circa 44 delle oltre 100 famiglie rom sgombrate forzatamente nel 2012 vivevano ancora in container, in attesa del reinsediamento; gli appartamenti progettati per 22 famiglie non sarebbero stati completati prima del febbraio 2019; a novembre, due delle restanti famiglie che dovevano essere trasferite in villaggi a nord di Belgrado sono state rialloggiate.

I rom hanno continuato a subire maltrattamenti da parte della polizia. Ad aprile, una coppia rom, che aveva denunciato il furto della propria automobile, è stata detenuta dalla polizia per 13 ore; ai due è stato negato l’accesso a un avvocato, sono stati gravemente maltrattati e gli agenti hanno minacciato di togliere loro i figli e di affidarli a un orfanotrofio.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

Rifugiati e migranti sono rimasti intrappolati nel paese; quelli che cercavano di entrare nell’Eu attraverso l’Ungheria e la Croazia sono stati più volte rimandati con la violenza in Serbia.

A gennaio 2017, fino a 1.800 rifugiati e migranti vivevano ancora in magazzini abbandonati, spesso con temperature inferiori allo zero. A fine maggio, sono stati tutti sgomberati e trasferiti in centri gestiti dal governo, in condizioni inadeguate e di sovraffollamento. Ci sono stati continui ostacoli e ritardi nelle procedure di registrazione, colloquio e identificazione dei richiedenti asilo. A fine agosto, erano state accettate due richieste su 151 ricevute, mentre 28 erano state respinte; era in corso l’esame di 121 domande d’asilo.

L’Eu ha negoziato un accordo con la Serbia, che ha permesso all’Agenzia europea per il controllo dei confini e delle coste (Frontex) di operare all’interno del paese.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NELLA REPUBBLICA DI SERBIA

A maggio, la Serbia ha deciso che il 18 maggio sarebbe diventato il Giorno di commemorazione per le donne uccise dai propri mariti o compagni. A luglio, associazioni femminili hanno protestato per l’incapacità delle autorità di proteggere due donne e uno dei loro figli, uccisi dai loro ex mariti in due episodi distinti nel Centro per l’assistenza sociale di Belgrado. A novembre, la Serbia ha ratificato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne.

KOSSOVO

Crimini di diritto internazionale

Ai sensi della legge del 2014, sono state limitate le competenze della Missione europea sullo stato di diritto in Kossovo (European Union Rule of Law Mission in Kossovo – Eulex) sui procedimenti relativi ai crimini di diritto internazionale, nonostante alcune azioni giudiziarie siano proseguite. L’assenza di un accordo sull’assistenza legale reciproca tra Kossovo e Serbia ha ostacolato i procedimenti contro serbi sospettati di crimini di diritto internazionale nel corso del conflitto armato del 1998-1999, compresi i crimini di violenza sessuale legati al conflitto.

Centinaia di cause irrisolte dovevano essere trasferite entro giugno 2018 alla procura speciale del Kossovo. Pubblici ministeri, Ngo e sopravvissute ai crimini di violenza sessuale legati al conflitto hanno espresso il timore che le testimonianze, che come era noto erano state raccolte dopo il conflitto armato dalla Missione delle Nazioni Unite in Kossovo (UN Interim Administration Mission in Kossovo – Unmik), non erano state studiate in modo adeguato e in tempi brevi. A giugno, all’ex presidente kossovara Atifete Jahjaga è stato negato l’ingresso in Serbia, dove era attesa per presentare un libro di testimonianze di donne sopravvissute alle violenze sessuali legate al conflitto.

Riparazione

Ci sono stati progressi nell’applicazione della legislazione introdotta nel 2014, che forniva alcune forme di riparazione per le sopravvissute alle violenze sessuali legate al conflitto. È stata nominata una commissione, incaricata di valutare le richieste delle sopravvissute che erano titolate a richiedere pagamenti mensili d’indennizzo a partire da gennaio 2018.

Altre misure di riparazione non sono state conformi agli standard internazionali, poiché non fornivano alle sopravvissute assistenza sanitaria gratuita o riabilitazione adeguata. Lo stigma associato agli stupri in tempo di guerra ha continuato a pesare sulle sopravvissute.

Sparizioni forzate

Sono stati fatti pochi passi avanti per individuare l’ubicazione delle persone scomparse all’epoca del conflitto armato e nel periodo successivo. Tra i pochi resti recuperati, a settembre è stato esumato il corpo di un uomo sepolto da contadini albanesi, che lo avevano trovato in un fiume che scorreva dal Kossovo. Risultavano ancora scomparse circa 1.658 persone.

La Camera speciale del Kossovo ha iniziato le sue attività all’Aia il 28 giugno. Questa era stata istituita per indagare sui presunti rapimenti, torture e omicidi di serbi kossovari e di alcuni albanesi kossovari, trasferiti in Albania da membri dell’Esercito di liberazione del Kossovo (Ushtria Clirimtare e Kosoves – Uck), durante e dopo la guerra. A dicembre, i parlamentari non sono riusciti ad abrogare la legge che regolamentava le Camere speciali, che ritenevano avere un atteggiamento discriminatorio verso l’Uck.

Detenzione

A maggio, il Centro di riabilitazione per le vittime di tortura del Kossovo, autorizzato a monitorare il trattamento delle persone in detenzione, si è visto rifiutare l’accesso agli ospedali carcerari, dopo che questi erano stati trasferiti sotto il ministero della Salute. Alcuni detenuti sono stati trattenuti per lunghi periodi prima e durante il processo; un imputato è stato detenuto per oltre 31 mesi, in violazione del codice di procedura penale.

Il ministero della Giustizia non è riuscito a fornire una spiegazione per il decesso in detenzione, avvenuto a novembre 2016, di Astrit Dehari, membro del partito d’opposizione Vetëvendosje.

Libertà d’espressione

A ottobre si è tenuto il primo Pride con il sostegno del governo. Sono state aperte indagini sui crimini d’odio, dopo che una portavoce dei diritti transgender, che aveva parlato al Pride, aveva ricevuto gravi minacce.

L’Associazione dei giornalisti del Kossovo ha riferito di un aumento delle aggressioni, specialmente nei confronti dei giornalisti investigativi.

Diritto alla salute

A maggio, il Segretario generale delle Nazioni Unite si è detto disponibile a istituire un fondo fiduciario volontario ma si è rifiutato di pagare la compensazione, chiedere scusa o riconoscere la sua responsabilità, come raccomandato nel 2016 dal Comitato consultivo per i diritti umani dell’Unmik, per l’avvelenamento da piombo di 138 rom, egiziani e askhali, che nel 1999 furono ricollocati dall’Unmik in un campo per sfollati interni nel nord del Kossovo.

Il Comitato ha stabilito che era stato violato il diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione dei 138 sfollati interni. Questi avevano sofferto per l’avvelenamento da piombo e altri problemi di salute, tra cui attacchi epilettici, malattie renali e perdita della memoria, dopo essere stati collocati in campi su terreni che era noto fossero contaminati.

Violenza contro donne e ragazze

Ad aprile è stata lanciata la strategia nazionale per la protezione dalla violenza domestica. A maggio, la legge sulla compensazione per le vittime di reati è stata estesa alle vittime di violenza domestica, tratta di esseri umani, stupro e abusi sessuali sui minori. Tuttavia, poche persone hanno ottenuto protezione adeguata da parte delle autorità.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese