Slovenia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DI SLOVENIA

Capo di stato: Borut Pahor
Capo di governo: Miro Cerar

Alcune modifiche alla legge sugli stranieri hanno indebolito i diritti dei richiedenti asilo. Non ci sono stati progressi in merito alle violazioni dei diritti umani di lunga data delle persone conosciute come i “cancellati”. I rom hanno continuato a subire diffusa discriminazione ed esclusione sociale, in particolare relativamente al diritto all’alloggio.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLA REPUBBLICA DI SLOVENIA

A gennaio 2017, l’assemblea nazionale ha adottato modifiche alla legge sugli stranieri, permettendo l’attivazione di misure speciali in caso di minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale. In virtù di tali misure, la Slovenia potrebbe negare l’ingresso alle persone che giungono ai suoi confini ed espellere automaticamente migranti e rifugiati entrati irregolarmente, senza valutare le loro richieste di asilo. A fine anno, tali misure non erano state messe in atto.

A luglio, la Corte di giustizia dell’Eu ha stabilito che due famiglie afgane e un cittadino siriano che avevano richiesto asilo potevano essere rimandati, rispettivamente dall’Austria e dalla Slovenia, in Croazia, il primo paese dell’Eu in cui erano entrati.

La sentenza ha confermato i requisiti del cosiddetto regolamento di Dublino del 2013, che stabilisce che i rifugiati richiedano asilo nel primo paese d’accesso, anche in caso di circostanze eccezionali. Il ministero dell’Interno della Slovenia ha dichiarato l’intenzione di espellere il richiedente asilo siriano a cui si riferiva la sentenza; a fine anno non era ancora stato espulso. In conseguenza delle modifiche approvate nel 2016 alla legge sulla protezione internazionale, i rifugiati hanno dovuto lottare per sopravvivere.

Le modifiche hanno posto fine all’assistenza economica a breve termine, prevista per aiutare i rifugiati a trovare una soluzione temporanea prima di ricevere l’assistenza sociale, lasciando molti di loro privi di fondi nel primo mese dopo l’ottenimento della protezione internazionale.
La Slovenia si era impegnata ad accettare entro settembre 567 richiedenti asilo provenienti da Grecia e Italia, secondo lo schema di ricollocazione dell’Eu; a fine anno aveva ricollocato solo 232 persone.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA DI SLOVENIA

A settembre, l’assemblea nazionale ha modificato la legge sul difensore civico, per assegnargli un mandato più ampio nella lotta alla discriminazione e per istituire un centro nazionale per i diritti umani alle dipendenze dell’ufficio del difensore civico, con fini di ricerca ed educazione.

Insieme al rappresentante per la parità, un organismo indipendente antidiscriminazione istituito nel 2016, la società civile ha accolto con favore queste misure. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani hanno avvertito che, nel suo complesso, il quadro antidiscriminazione mancava ancora di poteri di controllo, decisionali ed esecutivi, nonché di risorse adeguate per poter essere pienamente efficace.

I “CANCELLATI”

Sono continuate le violazioni, ormai di lunga data, dei diritti umani dei cosiddetti “cancellati”, un gruppo di circa 25.000 ex residenti permanenti della Slovenia, provenienti in gran parte da altre repubbliche ex-jugoslave.

Questi furono cancellati dai registri dello stato civile dopo l’indipendenza del paese. Dalla scadenza della legge sullo status legale nel 2013, le autorità non sono state in grado di offrire nuove possibilità ai “cancellati” rimanenti, per ripristinare il loro status legale e i relativi diritti.

A settembre e novembre, la Corte europea dei diritti umani ha dichiarato inammissibili i reclami presentati da alcune persone, le cui richieste di reintegrazione di status erano state respinte ai sensi della legge sullo status legale.

ROM NELLA REPUBBLICA DI SLOVENIA

I rom hanno continuato a subire diffusa discriminazione ed esclusione sociale. Molti vivevano in insediamenti segregati con alloggi inadeguati, senza la sicurezza del possesso o l’accesso ad acqua potabile, elettricità, servizi igienico-sanitari e trasporto pubblico.

Il governo doveva ancora adottare una strategia nazionale globale sui rom, così come raccomandato dalla commissione parlamentare per i diritti umani nel 2015. A febbraio 2017, circa tre quarti dei rappresentanti politici rom, guidati dal Forum dei membri del consiglio rom, hanno adottato una piattaforma di richieste politiche, che comprendeva l’accesso immediato ai servizi di base e alle infrastrutture e il rafforzamento della loro partecipazione politica.

Altre organizzazioni rom hanno fatto lo stesso. A ottobre, ci sono state le prime manifestazioni pubbliche organizzate da rom, per presentare richieste analoghe.

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