Ucraina - Amnesty International Italia

UCRAINA

Capo di stato: Petro Porošenko
Capo di governo: Volodymyr Grojsman

Le indagini in merito alle presunte carceri segrete gestite dal servizio di sicurezza ucraino (Služba Bezpeky Ukraïny – Sbu) non hanno fatto alcun progresso. Agenti di polizia e delle forze di sicurezza hanno continuato a utilizzare tortura e altri maltrattamenti.

Le autorità ucraine hanno aumentato la pressione nei confronti delle voci critiche e delle Ngo indipendenti, inclusi giornalisti e attivisti anticorruzione. Le autorità hanno aperto indagini penali e hanno approvato leggi che miravano, tra le altre cose, a limitare i diritti alla libertà d’espressione e alla libertà d’associazione.

Le autorità de facto nei territori controllati dai separatisti hanno continuato ad arrestare e a imprigionare illegalmente persone critiche nei loro confronti. A novembre, la Corte suprema de facto di Donec’k ha ordinato l’esecuzione di un uomo. Nella Crimea occupata dai russi, coloro che criticavano le autorità hanno subìto intimidazioni, vessazioni e azioni giudiziarie.

La marcia del Pride Lgbti si è tenuta nella capitale Kiev grazie all’efficace protezione della polizia. Il numero di aggressioni durante eventi Lgbti è aumentato in tutto il paese. Il governo non è riuscito ad affrontare in modo adeguato la violenza sessuale e la violenza domestica. Le autorità hanno annunciato che l’Ucraina stava bloccando tutte le forniture di armi al Sud Sudan.

CONTESTO

Il malcontento sociale è continuato ad aumentare. I crescenti problemi economici, la lentezza delle riforme e la corruzione dilagante hanno scatenato regolari proteste a Kiev che, in alcuni casi, sono sfociate nella violenza.

Alcune manifestazioni hanno riunito numerose centinaia di persone. Ad aprile, la Banca mondiale ha riferito che l’economia ucraina aveva smesso di contrarsi, ha previsto una crescita del due per cento per il 2017 e ha sollecitato ulteriori riforme.

Il 14 giugno, l’Eu ha revocato il requisito del visto per i cittadini ucraini. Il governo ha adottato riforme ad ampio raggio in campo sanitario ed educativo, includendo per la prima volta i diritti umani all’interno del futuro programma scolastico.

Nell’Ucraina orientale, le forze separatiste e governative hanno continuato a combattere, in violazione dell’accordo del 2015 per il cessate il fuoco. Il numero delle vittime tra le forze armate e i civili è continuato a crescere e, secondo le Nazioni Unite, al 15 agosto era salito a 10.225 morti, di cui 2.505 erano civili. Il 27 dicembre, le due parti hanno deciso uno scambio di prigionieri, con il rilascio in totale di 380 persone.

Secondo il rapporto della Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite in Ucraina, diffuso a settembre, “gli accresciuti livelli di povertà e disoccupazione, uniti all’aumento record dei prezzi dei generi alimentari, hanno colpito le vite di 3,8 milioni di persone nelle zone interessate dal conflitto, andandosi ad aggiungere alle quotidiane avversità provocate dalle ostilità armate e dalle relative politiche imposte da tutte le parti coinvolte”.

Leggi introdotte negli anni precedenti hanno posto ulteriori ostacoli all’accesso ai diritti sociali e alle pensioni per le persone che vivevano nelle aree interessate dal conflitto.
La Crimea è rimasta sotto l’occupazione russa. La Russia ha continuato a negare l’accesso alla penisola ai meccanismi internazionali per i diritti umani.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN UCRAINA

Membri delle forze di polizia e di sicurezza hanno continuato a usare tortura e altri maltrattamenti e a commettere altre violazioni dei diritti umani; è perdurata l’impunità per le violazioni passate e presenti del diritto umanitario internazionale.

Il 15 agosto, l’Sbu ha arrestato Darija Mastikaševa, una cittadina ucraina residente in Russia che era in visita da sua madre in Ucraina, e l’ha trattenuta in incommunicado per due giorni. È stata accusata di tradimento e possesso illegale di armi. Alcune fotografie scattatele dal suo avvocato davanti al tribunale mostravano segni di pestaggi e possibile tortura commessi da agenti dell’Sbu.

Il suo avvocato ha anche riferito che la donna aveva ricevuto minacce nei confronti di sua madre e suo figlio, finché non ha accettato di leggere davanti a una telecamera una dichiarazione con cui si autoaccusava. A fine anno era ancora in detenzione in attesa del processo.

Il 16 novembre è stato finalmente nominato il capo dell’ufficio investigativo di stato (Deržavne bjuro rozsliduvan’ – Dbr), un’agenzia a sé stante creata per effettuare indagini indipendentemente dalle altre forze di sicurezza. Tuttavia, a fine anno, il Dbr non aveva ancora personale sufficiente e non era in grado d’iniziare le proprie attività.

Violenza sessuale collegata al conflitto

In un rapporto diffuso a febbraio, la Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite sui diritti umani in Ucraina ha documentato casi di violenza sessuale collegata al conflitto e ha criticato il sistema giudiziario ucraino per il mancato sostegno alle vittime, mettendo in luce la carenza di assistenza e terapie adeguate.

La maggior parte dei casi documentati riguardava violenze sessuali ai danni di uomini e donne arrestati dalle forze governative o dai gruppi armati.

DETENZIONE IN UCRAINA

L’indagine del procuratore capo militare, relativa alle denunce di detenzione segreta da parte dell’Sbu nell’Ucraina orientale, è stata inefficace. Le prove, rese pubbliche nel 2016 da Ngo internazionali, che dimostravano l’esistenza di questa pratica, sono state ampiamente ignorate dalle autorità.

Detenzione di civili nelle zone di conflitto

Il 27 aprile, il Sottocomitato delle Nazioni Unite sulla prevenzione della tortura (Subcommittee on Prevention of Torture – Spt) ha pubblicato il suo rapporto sulla visita compiuta nel 2016 in Ucraina. Questo rilevava che l’Sbu aveva ostacolato il mandato dell’Spt, negandogli l’accesso ad alcune strutture e costringendolo a sospendere una visita a maggio 2016.

Quando l’Spt ha organizzato di nuovo la visita a settembre, “ha avuto la chiara impressione che alcune stanze e alcuni spazi fossero stati ripuliti, al fine di suggerire che non fossero mai stati utilizzati per la detenzione”.

Le strutture in questione, in particolare nella città di Charkiv, erano probabilmente state usate come prigioni segrete e le persone recluse erano state trasferite in un’altra struttura non ufficiale, prima di far entrare i visitatori*.

All’Spt non è stato permesso di accedere alle strutture detentive nei territori dell’Ucraina orientale controllati dalle autoproclamatesi Repubblica popolare di Donec’k (Donečkaja Narodnaja Respublika – Dnr) e Repubblica popolare di Luhans’k (Luhanskaja Narodnaja Respublika – Lnr), appoggiate dalla Russia.

Le autorità de facto della Dnr e della Lnr hanno continuato ad arrestare e imprigionare persone critiche e quelle sospettate di sostenere l’Ucraina. Il 4 maggio, un tribunale de facto di Donec’k ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione il noto accademico Igor Kozlovsky, già in detenzione da gennaio 2016, con accuse inventate di possesso di armi. È stato rilasciato il 27 dicembre 2017 in uno scambio di prigionieri.

Il 31 gennaio 2017, gli attivisti e artisti di performance russi Seroe Fioletovoe e Viktorija Mirošničenko sono stati detenuti in incommunicado per due settimane, dopo aver attraversato il confine del territorio controllato dalla Dnr. Grazie a una campagna internazionale per il loro rilascio, il 14 febbraio il ministero della Sicurezza di stato de facto (Ministerstvo Deržavnoji Bezpeky – Mdb) li ha scortati fino al confine russo e quindi rilasciati.

Il 2 giugno, il giornalista freelance Stanislav Aseev, che stava scrivendo articoli in modo anonimo dalla Dnr, è stato sottoposto a sparizione forzata a Donec’k. Per settimane, le autorità de facto hanno negato che egli fosse nelle loro mani; il 16 luglio, un membro dell’Mdb ha riferito alla madre che suo figlio era in loro custodia per l’accusa di spionaggio. A fine anno, Stanislav Aseev era ancora in detenzione e sotto indagine.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE IN UCRAINA

Attivisti della società civile e membri di Ngo, in particolare di quelle impegnate contro la corruzione, sono stati regolarmente molestati e sottoposti a violenze. Questi episodi spesso non sono stati indagati in modo efficace e c’erano ampi sospetti che fossero stati provocati da rappresentanti delle autorità, inclusi in alcune occasioni i servizi di sicurezza.

Una legge adottata a marzo ha obbligato gli attivisti anticorruzione, compresi membri di Ngo e giornalisti, a compilare dichiarazioni annuali dei redditi, analogamente a quanto dovevano fare i dipendenti statali, pena l’incriminazione penale e la reclusione.

A luglio, l’amministrazione presidenziale ha proposto due progetti di legge che cercavano d’imporre rendicontazioni finanziarie pubbliche, onerose e invadenti, alle Ngo il cui bilancio annuale superasse a fine anno di 300 volte il cosiddetto “minimo vitale”, definito dalla legge e rivisto regolarmente, pari a 1.700 grivnia ucraine (63 dollari Usa).

Alle Ngo è stato anche richiesto di rendicontare pubblicamente tutti i pagamenti effettuati al personale o ai consulenti. Il mancato rispetto di tali regole comportava gravi punizioni, tra cui la perdita dello status di non profit e il congelamento dei conti correnti. A fine anno, i due progetti di legge erano all’esame del parlamento ucraino.

L’11 ottobre, la polizia tributaria ha fatto irruzione negli uffici di Pazienti di Ucraina (Patsienti Ukrajini) e della Rete ucraina di persone affette da Hiv/Aids (Vsenkrajins’ka mereža ljudey, ščo živut’ z Vil/Snid), due Ngo note per aver portato alla luce metodi discutibili nel sistema delle forniture sanitarie statali.

Le autorità hanno accusato le Ngo di uso improprio dei finanziamenti internazionali, nonostante avessero superato audit finanziarie indipendenti, oltre che, secondo gli atti processuali, di “sostegno al terrorismo” per aver finanziato organizzazioni partner di pazienti in Crimea.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN UCRAINA

Le indagini in merito agli omicidi dei giornalisti Oles’ Buzina e Pavel Šaramet, avvenuti rispettivamente nel 2015 e 2016, non hanno ottenuto alcun risultato. Le autorità hanno continuato a tentare di limitare il diritto alla libertà d’espressione, avviando cause penali inventate contro giornalisti che criticavano il governo per la sua incapacità di mettere in atto le riforme e per le sue politiche nell’Ucraina orientale.

Il 7 giugno, la Corte suprema speciale dell’Ucraina ha ribaltato la decisione emessa nel luglio 2016 da un tribunale d’appello, che aveva assolto il prigioniero di coscienza Ruslan Kotsaba, un giornalista che era stato perseguito per tradimento e per danneggiamento alle forze armate ucraine, dopo che aveva criticato il conflitto nell’Ucraina orientale.

A giugno, l’ufficio del quotidiano online Strana.ua è stato perquisito nell’ambito di un’indagine sulla presunta rivelazione di segreti di stato; ad agosto, sono state perquisite anche le abitazioni del suo redattore capo Igor Gužva e di un altro giornalista.

A luglio, gli uffici della società holding di comunicazione Vesti sono stati perquisiti nell’ambito di un’indagine per frode. Entrambi gli organi d’informazione erano noti per i loro servizi critici sulle autorità ucraine e sulle loro politiche nel conflitto che interessava la regione del Donbass.

Ad agosto, in tre episodi separati, l’Sbu ha espulso quattro giornalisti stranieri, due spagnoli e due russi, per aver “danneggiato gli interessi nazionali dell’Ucraina” e ha proibito loro di tornare in Ucraina per tre anni.

La portavoce dell’Sbu, Olena Gtljans’ka, ha accusato la giornalista russa Anna Kurbatova, espulsa il 30 agosto, di aver prodotto materiale “dannoso per gli interessi nazionali dell’Ucraina” e ha ammonito che chiunque “avesse osato screditare l’Ucraina” sarebbe stato espulso. A ottobre, l’Sbu ha cancellato il divieto d’ingresso nel paese per i giornalisti spagnoli.

Sempre ad agosto, l’Sbu ha arrestato il giornalista freelance Vasil’ Muravits’kij, della città di Žytomyr, che aveva lavorato per diversi organi di stampa russi. L’Sbu lo ha accusato di aver preparato e distribuito materiali “antiucraini” per ordine di Mosca. Se condannato, rischiava fino a 15 anni di reclusione. A fine anno, Vasil’ Muravits’kij era in custodia cautelare in attesa di processo.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE IN UCRAINA

Il 18 giugno, a Kiev, migliaia di persone si sono unite alla più grande marcia per l’uguaglianza mai realizzata, il corteo annuale del Pride Lgbti, in contemporanea con varie decine di contromanifestazioni. La polizia ha fornito protezione efficace da coloro che protestavano contro la marcia e non sono stati segnalati incidenti durante il suo svolgimento.

Dopo l’evento, membri di gruppi di estrema destra hanno aggredito e picchiato diversi partecipanti. Complessivamente, nel 2017 il numero di aggressioni violente contro persone Lgbti è aumentato. A settembre, un gruppo di manifestanti di destra ha gravemente picchiato diversi partecipanti a un festival Lgbti, nella città di Zaporižžja.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE IN UCRAINA

Il parlamento non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (Convenzione di Istanbul), che aveva sottoscritto nel 2011.

CRIMEA

In Crimea è proseguita la repressione dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Le autorità hanno continuato a prendere di mira in modo predominante i tatari di Crimea. È rimasto in vigore il divieto di convocazione del mejilis del popolo, un organo di autogoverno che rappresenta i tatari di Crimea.

I servizi di sicurezza russi hanno fatto irruzione in decine di abitazioni appartenenti a tatari, con la scusa di cercare armi illegali, droga o materiali “estremisti”, nell’ambito della loro campagna per intimidire chi criticava l’occupazione della penisola. I pochi avvocati che accettavano di assumere la difesa in tribunale delle voci critiche in Crimea hanno subìto vessazioni da parte delle autorità russe.

Il 26 gennaio 2017, l’avvocato Emil’ Kurbedinov è stato arrestato e condannato a 10 giorni di detenzione amministrativa da un tribunale de facto della capitale della Crimea, Sinferopoli. Era stato accusato di aver violato le leggi russe contro l’estremismo, per un messaggio pubblicato su un social network prima dell’occupazione della Crimea da parte della Russia.

Nel messaggio, aveva condiviso un video di una protesta tenuta dall’organizzazione islamista Hizb ut-Tahrir, messa al bando in Russia ma non in Ucraina.

L’8 agosto, la polizia di Sinferopoli ha fatto uso eccessivo della forza e ha arrestato Server Karametov, perché teneva in mano un cartello di fronte all’edificio della Corte suprema della Crimea, per protestare per le rappresaglie contro i tatari di Crimea.

È stato condannato a 10 giorni di reclusione. Il 22 settembre, il giornalista ucraino Mykola Semena è stato riconosciuto colpevole di aver “minacciato [l’] integrità territoriale della Federazione russa” a causa dei suoi articoli e condannato a due anni e mezzo con la condizionale e a tre anni di divieto di partecipazione ad “attività pubbliche”.

A settembre, i leader dei tatari di Crimea Ahtem Čiygoz e Il’mi Umerov sono stati condannati alla reclusione per le loro attività pacifiche. Il 25 ottobre, entrambi sono stati trasportati in Turchia senza alcuna spiegazione ufficiale. Ahtem Čiygoz aveva trascorso 34 mesi in detenzione, mentre Il’mi Umerov era stato ricoverato a forza in un istituto psichiatrico da agosto o settembre 2016. Entrambi erano prigionieri di coscienza.

COMMERCIO DI ARMI IN UCRAINA

Il 28 settembre, il segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa, Oleksandr Turčinov, ha annunciato che società di proprietà statale ucraine avevano deciso di congelare i trasferimenti di armi al Sud Sudan.

L’annuncio è giunto pochi giorni dopo la pubblicazione da parte di Amnesty International di un rapporto che conteneva documenti contrattuali e certificati di utenti finali, che citavano l’esportatore di armi statale ucraino Ukrinmash come potenziale fornitore di 169 milioni di dollari di armi leggere e di piccolo calibro al ministero della Difesa del Sud Sudan**. In risposta al rapporto, il servizio statale di controllo delle esportazioni ha pubblicato una dichiarazione in cui affermava che il contratto in questione non era stato attuato e che nessuna arma era stata spedita dall’Ucraina al Sud Sudan.

Negli anni precedenti, l’Ucraina aveva costantemente segnalato le esportazioni di armi leggere, di piccolo calibro e di grandi dimensioni verso il governo del Sud Sudan.

L’Ucraina non aveva ancora ratificato il trattato sul commercio delle armi che aveva sottoscritto nel settembre 2014.

*Put an end to impunity for detention-related abuses in the context of the armed conflict in Ukraine (EUR 50/5558/2017).
**From London to Juba, a UK-registered company’s role in one of the largest arms deals to South Sudan (ACT 30/7115/2017).

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