Reato di tortura, lettera al ministro Severino: un preciso obbligo del governo italiano da lungo tempo disatteso, con effetti pratici negativi - Amnesty International Italia

Reato di tortura, lettera al ministro Severino: un preciso obbligo del governo italiano da lungo tempo disatteso, con effetti pratici negativi

6 luglio 2012

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Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia, ha inviato oggi una lettera al ministro della Giustizia, Paola Severino Di Benedetto, chiedendole di esercitare un ruolo fondamentale nell’assicurare che l’Italia introduca finalmente nel codice penale il reato di tortura, adottando un testo che sia in linea con il dettato della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, ossia non restrittivo rispetto alla definizione in essa contenuta.

‘Assicurare l’attuazione della Convenzione in tutte le sue parti, inclusa quella fondamentale di introdurre il reato di tortura nel codice penale, è un preciso obbligo del governo italiano, sinora disatteso, con effetti pratici molto negativi che non hanno mancato di farsi sentire in processi in cui le responsabilità di funzionari e agenti dello stato erano soggette ad accertamento’ – si legge nella lettera al ministro Severino.

Amnesty International Italia ha accolto con molto favore la ripresa della discussione in sede parlamentare della proposta di introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento, attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato.

Tuttavia, alcuni aspetti dell’ultimo testo proposto in Commissione Giustizia destano la preoccupazione dell’organizzazione per i diritti umani, come ad esempio, l’assenza degli elementi di intimidazione e coercizione tra le finalità della tortura e la sostituzione delle parole ‘fisiche o psichiche’, contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, con il termine riduttivo ‘psico-fisiche’.

Nella lettera, Carlotta Sami ha informato il ministro Severino che l’appello sul rispetto dei diritti umani da parte delle forze di polizia, rivolto al presidente del Consiglio Monti e ai presidenti delle Camere, è stato presentato come petizione popolare sia al Senato che alla Camera nel mese di maggio, date le migliaia di firme raccolte da Amnesty International Italia.

 

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 6 luglio 2012

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