Reato di tortura: il Senato rinvia la discussione

Reato di tortura: il Senato rinvia la discussione

9 maggio 2017

Amnesty International Italia

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Il Senato rinvia la discussione sull’introduzione del reato di tortura, legge che è un obbligo internazionale previsto dall’art. 4 della Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 e che l’Italia ha ratificato nel 1989.

In una nota stampa Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, e Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, hanno congiuntamente commentato questa decisione.

Prendiamo atto che l’esame della proposta di introduzione del reato di tortura è stato rinviato – hanno dichiarato i due presidenti –. Speriamo che questo dia modo di migliorare il testo in discussione, rendendolo il più vicino possibile a quello dell’art.1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. E speriamo altresì che questo rinvio sia davvero breve e non faccia venire meno il senso di urgenza che il tema richiede, visto che il nostro paese aspetta da quasi trent’anni l’introduzione di norme che consentano di punire in modo adeguato quella che la comunità internazionale intera considera una delle più gravi violazioni dei diritti umani”.

Reato di tortura: la nostra battaglia

Da anni la sezione italiana è impegnata in una battaglia per l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano.

Oltre a essere nell’interesse generale del paese, l’introduzione di una fattispecie specifica di tortura, correttamente definita e sanzionata in modo adeguato, sarebbe nell’interesse delle stesse forze di polizia, la cui credibilità e autorevolezza non traggono alcun giovamento da una situazione, come quella attuale, nella quale coloro che dovessero compiere violazioni dei diritti umani continuerebbero a non essere adeguatamente puniti.

Fra gli altri provvedimenti raccomandati al fine di prevenire violazioni dei diritti umani da parte di appartenenti alle forze di polizia, vi sono le misure per l’identificazione degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico, la cui identità deve poter essere stabilita in sede di accertamento di eventuali responsabilità individuali per violazioni dei diritti umani.

Approfondisci.

Reato di tortura: favorevoli sei italiani su dieci

Secondo un sondaggio Doxa, commissionato da Amnesty International Italia in occasione del lancio della propria campagna di raccolta fondi con il 5xmille e reso noto il 6 aprile, ben sei italiani su 10 sono favorevoli all’introduzione nel nostro ordinamento di uno specifico reato di tortura. Per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani, gli italiani non hanno alcun dubbio e rispondono che i casi di violazione più eclatanti sono proprio i fatti drammatici di 16 anni fa del G8 di Genova, alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto (per l’87% degli intervistati), che restano scolpiti nella memoria collettiva e a cui gli italiani pensano prima anche rispetto a fatti molto più recenti – seppure anch’essi molto noti – come le tragiche morti di Stefano Cucchi (86%) e di Giulio Regeni (84%).