Russia, torturati a morte: nuovi casi di repressione omofoba in Cecenia

Russia, torturati a morte: nuovi casi di repressione omofoba in Cecenia

14 gennaio 2019

Tempo di lettura stimato: 4'

Dal dicembre 2018 almeno due persone sarebbero state torturate a morte in Cecenia perché ritenute gay o lesbiche.

Queste sono le agghiaccianti informazioni che abbiamo ricevuto da fonti attendibili e che riaccendono l’attenzione sul problema della repressione omofoba in Russia.

Secondo notizie verificate dalla Rete Lgbti della Russia, a partire dal 28 dicembre nella città di Argun le autorità cecene hanno arrestato 40 persone, le hanno portate in un edificio governativo e le hanno sottoposte a maltrattamenti e torture. Le autorità avrebbero poi distrutto i passaporti per impedire loro di lasciare il paese.

“Molte persone Lgbti sono ancora traumatizzate dalla purga del 2017, in cui decine di gay vennero sequestrati, torturati e anche uccisi. La notizia che le autorità hanno ripreso la persecuzione è agghiacciante”, ha dichiarato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale.

Come non ricordare le purghe omofobe del 2017 in base alle quali decine e decine omosessuali sono stati sottoposti a una violenta persecuzione in Cecenia.

Nel frattempo, le autorità cecene, continuano a negare che esistano persone omosessuali nel paese. In un’intervista con il reporter della HBO David Scott durante lo show “Real Sports with Bryant Gumbel” online dal 15 luglio 2018, Ramzan Kadyrov ha risposto ridendo alla domanda sulla questione della persecuzione dei gay in Cecenia: “Questo è un nonsense. Non abbiamo quel genere di persone qui. Non ci sono gay. Se ci fossero, portateli in Canada. Lode a Allah“.  Quando Kadyrov è stato messo sotto pressione sulle persecuzioni ha risposto: “Loro [i gay] sono il diavolo. Non sono umani. Che Dio li maledica per quello di cui ci accusano“.

“Siamo orripilati dalla notizia della morte di almeno due persone a causa delle ferite riportate sotto tortura. Questo significa che altre vite sono a rischio e che occorre una risposta internazionale per proteggere la vita delle persone gay e lesbiche in Cecenia”, ha aggiunto Struthers.

Il 21 dicembre 2018 l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha pubblicato un rapporto sulle persecuzioni del 2017, in cui accusa la Russia di non aver cooperato alle inchieste né di aver risposto alle richieste di indagini. Finora nessuno è stato chiamato a rispondere delle atrocità commesse contro la comunità Lgbti della Cecenia.

“Il fatto che non vi sia stata giustizia per gli attacchi del 2017 vuol dire che le persone gay e lesbiche in Cecenia non possono contare sulla protezione da parte della Russia. La mancanza di indagini ufficiali ha incoraggiato le autorità cecene a lanciare una nuova ondata persecutoria, nella consapevolezza che il governo di Mosca anche questa volta sosterrà i loro dinieghi e insabbiamenti”, ha sottolineato Struthers.

“Chiediamo alla comunità internazionale di assumere iniziative immediate per proteggere le persone gay e lesbiche in Cecenia e di aumentare la pressione sulle autorità russe affinché indaghino adeguatamente su questi orrendi crimini”, ha concluso Struthers.