Repubblica Centrafricana, Amnesty International sottolinea l'urgente bisogno di altri peacekeeper - Amnesty International Italia

Repubblica Centrafricana, Amnesty International sottolinea l’urgente bisogno di altri peacekeeper

9 gennaio 2014

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Amnesty International, a seguito di una missione di ricerca di due settimane nella Repubblica Centrafricana a dicembre, denuncia crimini di guerra e contro l’umanità.
www.amnesty.it/missione-di-ricerca-denuncia-crimini-di-guerra-e-contro-umanita-nella-repubblica-centrafricana

Secondo Amnesty International, le dimissioni del presidente ad interim Michel Djotodia potrebbero comportare ulteriori rischi per la popolazione civile della Repubblica Centrafricana. L’organizzazione per i diritti umani ha sottolineato l’urgente bisogno di aumentare il numero dei peacekeeper presenti nel paese.

Il fatto che l’Unione africana non abbia mantenuto l’impegno di schierare tutti i peacekeeper previsti significa che le truppe attualmente presenti nel paese non sono in grado di proteggere una popolazione già fortemente vulnerabile.

‘Più di un mese dopo il voto delle Nazioni Unite, nella Repubblica Centrafricana vi sono meno di 4000 peacekeeper dell’Unione africana oltre ai 1200 uomini francesi. Nel frattempo, sono morte oltre 1000 persone e centinaia di migliaia di civili sono intrappolati nei campi per gli sfollati e hanno troppa paura per tornare a casa’ – ha dichiarato Joanne Mariner, alta consulente di Amnesty International per la risposta alle crisi.

‘Sulla scia delle dimissioni del presidente ad interim, la tensione è destinata a essere particolarmente alta. Le dimissioni di Michel Djotodia potrebbero dar luogo ad attacchi a scopo di vendetta da parte delle milizie cristiane anti-balaka contro la comunità musulmana. Le forze musulmane ex-Seleka, a loro volta, sono pesantemente armate e potrebbero causare un’ulteriore aumento della violenza. La salvezza e la protezione dei civili devono essere la priorità fondamentale’ – ha aggiunto Mariner.

‘Mentre il sospetto e l’odio tra le comunità si acuiscono, occorre che la popolazione civile sia messa a piena conoscenza delle misure di sicurezza che si intendono prendere. Questa violenza incessante è durata troppo tempo. Ora è giunto il momento che la comunità internazionale svolga azioni concrete per riportare calma e sicurezza nel paese’ – ha concluso Mariner.

FINE DEL COMUNICATO                              Roma, 10 gennaio 2014

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