Repubblica Centrafricana, credibilità dell'Onu a rischio - Amnesty International Italia

Repubblica Centrafricana, credibilità dell’Onu a rischio

5 novembre 2014

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Amnesty International ha esortato la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana ad assumere misure decise per proteggere la popolazione civile, intrappolata in un’escalation di attacchi settari nelle zone centrali del paese.

Il 15 settembre è stata dispiegata una nuova forza di peacekeeping, la Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (Minusca). Ciò nonostante, come verificato sul campo dai ricercatori di Amnesty International, nelle ultime settimane decine di civili – bambini compresi – sono stati uccisi e migliaia sono stati costretti a lasciare le loro case. Anche la capitale Bangui è stata colpita. I caschi blu della Minusca, migliaia in meno di quanto previsto inizialmente, non hanno impedito le violenze.
Le milizie seleka, composte prevalentemente da musulmani e dalle quali è uscito un gruppo armato che rappresenta l’etnia peulh (un gruppo di pastori nomadi), così come le milizie anti-balaka cristiane e animiste, stanno sistematicamente prendendo di mira i civili sospettati di sostenere le fila avversarie.

Il 10 ottobre le forze seleka hanno attaccato la città di Dekoa, 260 chilometri a nord di Bangui, uccidendo 14 civili tra cui tre donne e quattro bambini. Nove delle vittime sono state uccise all’interno di una chiesa cattolica, le altre cinque sono state inseguite e uccise nella savana. Due altri civili presi in ostaggio dalle forze seleka per fare da ‘guide’ non sono più stati visti. L’intervento dei soldati francesi e di un piccolo battaglione di peacekeeper ha evitato un massacro peggiore. La zona di Bambari, 380 chilometri a nordest di Bangui, è stata al centro di numerosi attacchi. Il 29 settembre, le forze anti-balaka hanno ucciso un musulmano di nome Abdou Salam Zaiko, fermo a causa di un guasto alla sua automobile. Sono stati uccisi anche i due passeggeri che viaggiavano con lui.

La tensione in città è cresciuta quando è stato ritrovato il corpo selvaggiamente mutilato di Zaiko. Il 1° ottobre, per rappresaglia, le milizie seleka aiutate da alcuni giovani armati hanno attaccato un campo profughi uccidendo cinque civili e ferendone molti altri. L’8 ottobre, le forze anti-balaka hanno fermato un pullmino e ucciso sette musulmani che si trovavano a bordo. Tutti i passeggeri cristiani e una donna musulmana sono stati lasciati illesi. I corpi delle vittime sono stati ritrovati nudi, fatti a pezzi e con mani e piedi mozzati.

Sempre nella zona di Bambari, alla fine di settembre le forze anti-balaka avevano attaccato una famiglia peulh uccidendo sei persone, tra cui due bambini e una donna. Alcune delle vittime sono state ritrovate semi-decapitate, una con i piedi mozzati. I peulh hanno effettuato attacchi di ritorsione, uccidendo un numero imprecisato di persone.

Gli sfollati incontrati da Amnesty International, rifugiatisi a migliaia nella chiesa di Notre Dame de Victoires, alla periferia occidentale di Bambari, hanno raccontato che questa città e Dekoa sono ormai ‘città fantasma’, con case disabitate, negozi chiusi e interi edifici abbandonati.

‘Gli attacchi delle milizie seleka, delle anti-balaka e dei gruppi armati peulh rendono la situazione estremamente pericolosa. Se non verranno prese misure urgenti, la violenza settaria finirà fuori controllo e produrrà effetti persino peggiori di quelli visti nel corso dell’anno nell’ovest del paese’ – ha dichiarato Stephen Cockburn, vicedirettore di Amnesty International per l’Africa occidentale e centrale.