'Ricordo quando mi mostrarono i segni profondi lasciati dalla tortura' - Amnesty International Italia

‘Ricordo quando mi mostrarono i segni profondi lasciati dalla tortura’

13 agosto 2013

Tempo di lettura stimato: 7'

L’11 settembre 2013 saranno trascorsi 40 anni dal sanguinoso colpo di stato diretto dal generale Pinochet. Sotto il suo governo militare, le forze armate e di sicurezza cilene uccisero o fecero sparire oltre 3000 persone. Migliaia di persone furono costrette all’esilio. Approfondisci

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Lelia Pérez aveva 16 anni quando venne arrestata per la prima volta dai servizi di sicurezza. Divenne la cavia dei soldati, che la usavano per esercitarsi alla tortura. Alla fine del 1976,  fu costretta a lasciare il Cile.

Mario Irrázabal, professore d’Arte arrestato, detenuto e torturato a causa delle sue idee politiche e attività.

– José Zalaquett, avvocato e attivista per i diritti umani cileno costretto ad andare in esilio.

Gloria Elgueta, sorella di Martin arrestato dalla polizia politica di Pinochet e portato nel famigerato centro di tortura di Londra 38

Victor Hormazabal, esponente del Partito Socialista e responsabile del sindacato lovale dei lavoratori ospedalieri, venne arrestato e torturato. Fuggì dalla camera della morte e della tortura grazie all’intervento dell’ambasciatore norvegese Frode Nilsen.

Roger Plan subito dopo il colpo di stato si recò in Cile per documentare gli arresti arbitrari, le torture e le sparizioni.

 

Roger Plant entrò a far parte di Amnesty International nel 1972 per occuparsi delle violazioni dei diritti umani in America Latina. Pochi mesi dopo il colpo di stato di Pinochet, si recò in Cile per documentare gli arresti arbitrari, le torture e le sparizioni. Ne venne fuori un rapporto sconvolgente che contribuì a fare luce su cosa stava accadendo veramente nel paese.

 

Quando Pinochet organizzò il colpo di stato, nel 1973, Roger Plant era un giovane ricercatore e lavorava con Amnesty International da meno di un anno. Fu una sorta di battesimo di fuoco per lui, un momento importante che avrebbe determinato la sua carriera.

‘Il giorno del colpo di stato ero a casa, a Londra. Mi chiamarono e ci demmo subito da fare. Ricordo che contattai velocemente amici e conoscenti in Cile per cercare di avere un quadro completo di quello che stava accadendo’.

Alcuni mesi dopo, era a bordo di un aereo in partenza da Londra Heathrow diretto a Santiago del Cile via New York. Prima di partire e poi allo scalo statunitense, aveva avuto conversazioni telefoniche con l’allora segretario generale di Amnesty International, il defunto Martin Ennals.

‘Ennals voleva che andassimo appena possibile. Ma mentre stavo partendo da Londra mi avvisò che non ci avrebbero fatto entrare. Arrivato a New York, lo chiamai e mi disse che i cileni avevano cambiato idea’.

Era la prima volta, dopo il colpo di stato di Pinochet, che si organizzava una visita nel paese per documentare le detenzioni illegali, le torture e le sparizioni.

Entrare in un territorio ostile

Entrare in un paese nel mezzo di una crisi dei diritti umani, mentre migliaia di attivisti, dissidenti, insegnanti, avvocati e sindacalisti venivano rastrellati, arrestati, torturati e fatti sparire non era un’impresa semplice.

Roger uscì dall’aeroporto di Santiago insieme a Frank Newman, professore di Legge all’Università della California, e al giudice Bruce Sandler, presidente della Corte suprema della contea di Orange, California.

Le autorità cilene avevano accettato la visita ma a patto di controllarla strettamente. I servizi di sicurezza ci avrebbero impedito l’accesso proprio ai luoghi che volevano vedere, a quei centri che in seguito sarebbero diventati tristemente famosi per aver caratterizzato i 17 anni di regime di Pinochet.

‘Era una situazione terribile. Nel giro di pochi giorni arrivai allo Stadio nazionale, che nel frattempo era stato completamente svuotato. Cercavano in tutti i modi di non farci muovere. Come ‘guide’ avevamo alcuni funzionari del governo. Riuscimmo tuttavia ad aggirarli e a parlare con alcuni prigionieri politici. Era paradossale: da un lato c’erano controlli enormi, dall’altro un discreto caos’.

Vittime e carnefici

Negli otto giorni di visita, i delegati di Amnesty International incontrarono oltre una decina di sopravvissuti alla tortura, parenti di attivisti arrestati e persino funzionari del governo che cercavano di giustificare cosa stavano facendo.

‘Ricordo quando mi mostrarono i segni profondi lasciati dalla tortura. Entrai in possesso di una lista di persone arrestate e la facemmo circolare subito. Dovevamo fare tutto di corsa, raccogliere più informazioni possibili perché sapevamo che i militari sarebbero arrivati, ci avrebbero fermati, allontanati e portati via’.

‘Da un lato parlavamo con persone di grande coraggio che si occupavano dei prigionieri politici, dall’altro con rappresentanti del governo come i ministri degli Esteri, dell’Interno e della Giustizia e con diplomatici che cercavano di fare ciò che potevamo per aiutare le persone in pericolo’.

I resoconti degli attivisti e dei rappresentanti del governo erano diametralmente opposti.

‘Era estremamente triste incontrare l’intero consiglio generale dell’Ordine degli avvocati e tutti negavano qualunque cosa. Scoprimmo che oltre il 90 per cento dei prigionieri e delle prigioni erano sotto il controllo dei ministeri della Difesa e dell’Interno. Avevamo di fronte una messinscena della giustizia’.

Dopo otto giorni in Cile, Roger tornò a Londra per scrivere uno dei primi rapporti di denuncia sulle scioccanti violazioni dei diritti umani che si stavano verificando sotto il regime di Pinochet.

Il rapporto comprendeva decine di testimonianze di detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni e stimolò una chiamata globale all’azione. Da quel rapporto nacque una campagna internazionale per aiutare chi si trovava in pericolo.

‘All’epoca, Pinochet godeva di un discreto sostegno negli Usa ma ogni cosa in Cile era completamente dominata dai militati che tenevano il paese in uno stato d’assedio. Non c’era il minimo stato di diritto: era solo una messincena’.

Guarda l’intervista a Javier Zuniga di Amnesty International, che ha visitato il Cile più volte prima come ricercatore e poi come direttore del Programma Americhe.

http://youtu.be/dn11ezK2WmY