Rifugiati: condizioni infernali per migliaia di persone nell'isola greca di Kos - Amnesty International Italia

Rifugiati: condizioni infernali per migliaia di persone nell’isola greca di Kos

3 settembre 2015

Tempo di lettura stimato: 11'

Al termine di una ricerca condotta a Kos, Amnesty International ha auspicato che la visita dei commissari europei Timmermans e Avramopoulos sull’isola greca dia luogo a un’immediata azione per porre termine alla prolungata sofferenza di migliaia di rifugiati, tra cui molti bambini, che si trovano in condizioni inumane.

Amnesty International, che ha assistito la scorsa notte a una brutale aggressione, ha potuto osservare le condizioni complessivamente drammatiche in cui si trovano i rifugiati sull’isola, verificando la presenza di neonati di una settimana tra le moltitudini di persone costrette a rimanere anche per giorni sotto un sole cocente in attesa di essere registrati dalle autorità locali. I ricercatori dell’organizzazione per i diritti umani hanno intervistato minori non accompagnati detenuti in condizioni deplorevoli insieme a persone adulte.

I rifugiati che abbiamo incontrato a Kos fuggono dalla guerra e dalla persecuzione in paesi come Siria, Afghanistan e Iraq. Alcuni sono con le loro famiglie, altri hanno viaggiato soli. Le infernali condizioni in cui sono costretti a stare e l’indifferenza delle autorità sono agghiaccianti‘ – ha dichiarato Kondylia Gogou, ricercatrice di Amnesty International sulla Grecia, appena tornata da Kos.

Attaccati nella notte

La notte scorsa, Amnesty International è stata testimone oculare dell’aggressione subita da un gruppo di rifugiati ad opera di 15-25 persone armate di bastoni che gridavano ‘Tornatevene a casa vostra!’ e urlavano insulti. Gli aggressori hanno anche minacciato gli attivisti presenti (uno di loro è stato lievemente ferito e gli è stata sottratta la macchina fotografica) e un ricercatore di Amnesty International. Solo ad aggressione iniziata è intervenuta la polizia anti-sommossa che ha lanciato gas lacrimogeni disperdendo gli aggressori. ‘Questo attacco violento mostra ancora una volta i rischi che corrono i rifugiati e gli attivisti che li aiutano. È necessario prendere iniziative a ogni livello per garantire la protezione degli uni e degli altri‘ – ha commentato Gogou.

Condizioni inumane

Durante la ricerca di Amnesty International, sull’isola si trovavano dai 3000 ai 4000 rifugiati. In assenza di qualsiasi struttura ufficiale di accoglienza, la maggior parte di loro attendeva in condizioni squallide di essere registrata per poter proseguire il viaggio verso la terraferma greca e oltre. La maggior parte dei rifugiati proveniva da Siria, Afghanistan e Iraq. Secondo la guardia costiera greca, dall’inizio dell’anno sull’isola di Kos sono arrivati oltre 31.000 rifugiati, con un picco a partire da luglio.

La maggior parte dei rifugiati, non potendo pagare una sistemazione, era costretta a dormire in tende all’aperto in condizioni spaventose oppure in ciò che resta dell’hotel Capitano Elia. Gli abitanti e Medici senza frontiere hanno fornito aiuti, mentre le autorità locali hanno prestato ben poca assistenza, chiudendo addirittura i bagni pubblici.

Alla registrazione dei rifugiati è stata adibita una vecchia stazione di polizia. Amnesty International l’ha visitata il 2 settembre trovandovi 100 rifugiati, tra cui una neonata di una settimana in braccio alla madre, che sedeva in terra in un cortile. Alle persone in attesa non era stata fornita acqua. L’unica protezione contro la calura estiva era un ombrellone al centro del cortile, sotto il quale c’era posto per poche persone.

Fuori dalla stazione di polizia, attendevano anche da giorni tra i 200 e i 300 rifugiati. Uno di loro, un iracheno di 28 anni, ha dichiarato di essere in attesa da una settimana.

Le informazioni sui diritti e l’identificazione dei gruppi vulnerabili erano fornite non dalle autorità locali ma dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati.

La situazione era ulteriormente aggravata dalla riluttanza delle autorità locali ad aprire un centro permanente di accoglienza con sufficienti posti a disposizione e dalla mancanza di una risposta coordinata ed efficace. A metà agosto, queste carenze sono emerse in tutta la loro evidenza, quando 2000 persone sono state chiuse in condizioni inumane all’interno dello stadio dell’isola. La polizia avrebbe fatto uso eccessivo della forza contro i rifugiati in attesa di essere registrati.

Minori detenuti insieme a persone adulte

Amnesty International ha incontrato tre pachistani e un siriano di età compresa tra 16 e 17 anni, detenuti in una sporca cella di polizia insieme a sospetti criminali.

Le loro condizioni di detenzione erano deplorevoli: c’erano solo vecchi e luridi materassi privi di lenzuola, le luci erano rotte e c’era una terribile puzza proveniente da un gabinetto traboccante di escrementi.

‘Ho viaggiato con un’altra famiglia di rifugiati verso la Grecia. Quando ho mostrato il mio passaporto, la polizia mi ha arrestato. Da allora la mia famiglia non ha più mie notizie’ – ha raccontato un ragazzo siriano di 16 anni, arrivato a Kos da solo. Dal giorno dell’arresto, non aveva avuto accesso a un avvocato né ad altro tipo di assistenza legale.

‘Il contrasto tra la sofferenza dei bambini rifugiati e le famiglie di turisti in vacanza e quelle dell’isola che si preparano a mandare i loro figli a scuola non potrebbe essere più aspro’ – ha commentato Gogou.

Raccomandazioni

Amnesty International sollecita:

le autorità di Kos a cooperare con quelle centrali per allestire centri di accoglienza e rifugi in cui le persone appena arrivate possano restare, in condizioni umane, fino alla fine delle necessarie procedure di registrazione. Le autorità locali dovranno immediatamente portare i minori non accompagnati in strutture appropriate e, una volta terminata la registrazione, trasferirli nei centri per minori non accompagnati sulla terraferma greca;
le autorità nazionali ad attuare velocemente i piani annunciati il 3 settembre in una conferenza stampa, tra cui l’invio urgente a Kos di personale di prima accoglienza (analogamente a quanto fatto a Lesbo e Samo) che possa agevolare l’identificazione dei gruppi vulnerabili di rifugiati. Le autorità nazionali dovranno inoltre assicurare che i funzionari responsabili per la gestione dei fondi europei (come il Fondo d’integrazione per l’asilo e l’immigrazione) agiscano con la massima velocità possibile;
l’Unione europea ad assistere le autorità greche con finanziamenti tratti dai fondi di solidarietà e di emergenza, in modo da poter gestire l’attuale crisi. La Grecia ha inoltre bisogno di supporto logistico e operativo per venire incontro ai bisogni delle persone che arrivano a Kos. Ancora più importante, nel più lungo termine gli stati membri dell’Unione europea dovranno alleviare la pressione sulla Grecia attraverso una profonda riforma del sistema d’asilo europeo e predisponendo più percorsi legali e sicuri verso l’Europa per coloro che necessitano di protezione. Questo dovrebbe essere fatto attraverso l’aumento dei posti per il reinsediamento dei rifugiati più vulnerabili identificati dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, un più ampio uso dei visti per motivi umanitari e migliori opzioni per i ricongiungimenti familiari.

Siamo di fronte a una crisi su tutti i livelli. A Kos, le autorità locali non intendono fornire l’assistenza necessaria, le autorità nazionali greche non sembrano in grado di garantirla e i leader europei esitano di fronte a una sempre più acuta crisi umanitaria‘ – ha concluso Gogou.

Ulteriori informazioni

Il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, e il commissario europeo per l’immigrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, sono oggi sull’isola di Kos per valutare la situazione.

Il 3 settembre il consiglio dei ministri della Grecia si è riunito per affrontare la crisi dei rifugiati in corso sulle isole del mar Egeo.
In quell’occasione i ministri hanno annunciato, tra le varie misure, la creazione di un centro di coordinamento per gestire gli arrivi dei rifugiati, l’invio di ulteriore personale e attrezzature per una più rapida registrazione e identificazione dei rifugiati, e azioni immediate per utilizzare i fondi messi a disposizione dall’Unione europea. I ministri greci hanno inoltre chiesto all’Unione europea di fornire ulteriore sostegno logistico e finanziario necessario.

Funzionari di polizia hanno detto ad Amnesty International che, senza ulteriori fondi di emergenza da parte dell’Unione europea, sarà estremamente difficile inviare altro personale e attrezzature nelle isole egee, allestire aree in cui ospitare in condizioni umane i rifugiati in attesa di registrazione e migliorare le condizioni dei centri di detenzione prima della fine dell’anno.

Secondo dati forniti dal governo di Atene, a luglio e agosto sono approdate via mare in Grecia 157.000 persone. Il totale dei primi otto mesi del 2015 è di oltre 230.000 persone, 13 volte di più dei 17.000 arrivi dello stesso periodo del 2014. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di rifugiati.

Amnesty International Italia, nell’ambito della campagna ‘SOS Europa’ per la difesa dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, ha aderito alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi. I suoi attivisti prenderanno parte alle iniziative nelle città in cui si svolgerà l’evento.

FINE DEL COMUNICATO            Roma, 4 settembre 2015

Per interviste:Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it

Rapporto ‘Europe’s borderlands violations against refugees and migrants in Macedonia, Serbia and Hungary’
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