Ripresa delle esecuzioni in Afghanistan - Amnesty International Italia

Ripresa delle esecuzioni in Afghanistan

23 giugno 2011

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Amnesty International condanna le esecuzioni di due uomini in Afghanistan avvenute lunedì 20 giugno. I due uomini sono stati impiccati nella prigione di Pul-e-Charki, periferia di Kabul, alle 11 del mattino.

Zar Ajam, di nazionalità pakistana, originario del Warizistan settentrionale e Mateullah, afgano della provincia di Kunar, sono stati condannati a morte per aver ucciso circa 40 persone e averne ferite altre 78 nel corso di una rapina a una filiale della Banca di Kabul a Jalalabad, il 19 febbraio 2011. I talebani hanno in seguito rivendicato l’attacco.

Amnesty International condanna con forza e senza eccezioni gli attacchi armati che coinvolgono civili. Un attacco simile, da qualunque parte provenga, costituisce un crimine di guerra ed è considerato un grave abuso dei diritti umani in aperto contrasto con principi basilari dell’umanità. Amnesty International chiede che coloro che si sono macchiati di tali atrocità siano portati davanti alla giustizia, processati e, se ritenuti colpevoli, condannati. Tuttavia, un reato atroce non giustifica in alcun modo una punizione crudele. Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, in quanto violazione del diritto alla vita ed estrema punizione crudele, disumana e degradante.

Sebbene in Afghanistan continuino a essere emesse sentenze capitali, negli ultimi due anni Amnesty International non ha registrato esecuzioni in questo paese. Fino al 2001, quando il regime talebano è caduto, la pena di morte è stata ampiamente utilizzata. Il nuovo governo ha invece deciso di ridurre le esecuzioni, un atto accolto con favore dal movimento abolizionista e un segnale incoraggiante per tutta la regione asiatica. La ripresa delle esecuzioni rappresenta un deciso passo indietro rispetto alla tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte.

L’11 novembre 2008, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay, ha chiesto al governo afghano di fermare tutte le esecuzioni programmate in quanto ‘le azioni delle forze di sicurezza e il sistema giudiziario non raggiungono gli standard internazionali riconosciuti a garanzia di processi regolari ed equi’.

Amnesty International chiede alle autorità afghane di istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte nel paese.

Informazioni aggiuntive

Sono 139 i paesi, presenti in tutte le regioni del mondo, che hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica e, ogni anno, il numero di condanne a morte eseguite è sempre più basso. Nel 2010, ci sono state esecuzioni in meno della metà dei 58 paesi mantenitori.

Dal 2007, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con un significativo aumento del sostegno trasversale tra le regioni, ha approvato tre risoluzioni che chiedono ai paesi mantenitori membri delle Nazioni Unite di istituire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione definitiva della pena di morte.

Approfondisci la campagna di Amnesty International contro la pena di morte