Ruanda: intimidazioni nei confronti dell'opposizione - Amnesty International Italia

Ruanda: intimidazioni nei confronti dell’opposizione

19 febbraio 2010

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Ruanda: Amnesty International chiede di porre fine alle intimidazioni nei confronti dell’opposizione

(19 febbraio 2010)

Amnesty International ha duramente condannato gli attacchi nei confronti dell’opposizione ruandese, mentre il paese si prepara alle elezioni presidenziali di agosto.
 
L’organizzazione per i diritti umani, in una lettera, ha chiesto al presidente Paul Kagame di fare di queste elezioni un’occasione per mostrare che il governo rispetta la libertà di espressione, associazione e d’assemblea.
 
La lettera è seguita ai recenti attacchi ai danni di due membri delle Forze democratiche unificate del Ruanda (Fdu – Inkingi) e alla persecuzione nei confronti del presidente del Partito democratico verde del Ruanda (Dgpr).
 
Amnesty International teme che questi episodi siano parte di un disegno più ampio finalizzato a intimidire e perseguire i gruppi di opposizione.
 
Il 3 febbraio scorso, Victoire Ingabire, la presidente del Fdu – Inkingi, e il suo assistente Joseph Ntawangundi sono stati attaccati nella capitale Kigali, mentre ritiravano la documentazione necessaria alla registrazione del partito nel palazzo del governo. In questa occasione è stato rubato il passaporto di Ingabire e Ntawangundi è stato duramente picchiato. 
 
Tre giorni dopo, il New Times ha parlato di una condanna in absentia per genocidio emessa nel 2007 da un tribunale ‘gacaca’ nei confronti di Ntawangundi. Lo stesso giorno, l’uomo è stato arrestato sulla base di accuse di coinvolgimento nel genocidio del 1994.
 
Una legge che criminalizza ‘l’ideologia genocida’, formulata in termini vaghi e ambigui e promulgata il 1° ottobre 2008, limita eccessivamente la libertà di espressione; prevede, inoltre, una pena da 10 a 25 anni di carcere. Il Ruanda ha l’obbligo di proibire discorsi che incitano alla discriminazione, ostilità o violenza, ma la normativa in materia di ‘ideologia genocida’ troppo spesso non permette di distinguere il legittimo dissenso politico da questo incitamento.
 
Victoire Ingabire è stata regolarmente tacciata dagli organi di informazioni vicini al governo di essere ‘negazionista’ rispetto al genocidio o ‘divisionista’, per aver chiesto, a partire dal suo ritorno dall’esilio nel gennaio scorso, di aprire procedimenti legali per crimini di guerra e contro l’umanità commessi ai danni degli hutu da parte del Fronte patriottico ruandese. 
 
Anche Bernard Ntaganda, leader del Partito sociale ideale, è stato chiamato a rispondere di dell’accusa di ‘ideologia genocida’ alla fine del 2009.
 
Il 4 febbraio, in un albergo di Kigali, Frank Habineza, presidente del Dgpr, è stato minacciato da un uomo che, a suo avviso, era un agente di sicurezza.
 
Amnesty International chiede al governo ruandese di indagare sulle intimidazioni nei confronti dei gruppi di opposizione, di portare di fronte alla giustizia i responsabili e di fare immediati passi avanti per il rispetto dei diritti alla libertà di espressione, associazione e pacifica assemblea.
 
Maggiori informazioni sono disponibili online