Russia: attivisti di Greenpeace devono essere prosciolti anche da accusa di teppismo - Amnesty International Italia

Russia: attivisti di Greenpeace devono essere prosciolti anche da accusa di teppismo

23 ottobre 2013

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Amnesty International ha giudicato inappropriata la nuova accusa di ‘teppismo’ formulata dalla magistratura russa ai danni degli attivisti di Greenpeace che il mese scorso avevano preso parte a una protesta a bordo della nave Arctic Sunrise. Per questa accusa, che rimpiazza quella precedente di pirateria, è prevista una pena massima di sette anni.

L’originaria accusa di pirateria era evidentemente assurda ma quella nuova non è migliore. Il ‘teppismo’ è un reato penale grave in Russia e non dovrebbe in alcun modo riguardare chi prende parte a proteste pacifiche’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

In base al codice penale russo, l’incriminazione per ‘teppismo’ riguarda unicamente coloro che usano armi per commettere gravi violazioni dell’ordine pubblico per motivi di odio nei confronti di un particolare gruppo razziale, etnico, religioso o sociale. Le disposizioni sono vaghe e si prestano a un’interpretazione abusiva.

‘Questa roulette russa di incriminazioni deve cessare. I 30 attivisti devono essere rilasciati immediatamente e le autorità russe devono porre fine ai loro infondati tentativi di perseguirli penalmente‘ – ha aggiunto Dalhuisen.

‘Le autorità russe hanno un’ulteriore ragione per continuare a ricorrere al codice penale quando invece, secondo le leggi federali, nei confronti degli attivisti di Greenpeace potrebbero essere addebitati solo reati amministrativi. La ragione è che le autorità russe vogliono mandare un messaggio forte: le proteste, quantunque pacifiche, non saranno tollerate e ogni infrazione, anche se lieve, sarà punita severamente’  – ha concluso Dalhuisen.

Di teppismo vennero accusate l’anno scorso anche le componenti della punk band Pussy Riot. Amnesty International si pronunciò contro l’applicazione di quel reato nei loro confronti e considera prigioniere di coscienza le due Pussy Riot che stanno scontando una condanna a due anni in una colonia penale.

Firma l’appello per chiedere la liberazione delle due Pussy Riot!

FINE DEL COMUNICATO            Roma, 24 ottobre 2013

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