Russia: 'caccia alle streghe' del presidente Putin - Amnesty International Italia

Russia: ‘caccia alle streghe’ del presidente Putin

24 aprile 2013

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Amnesty International ha pubblicato oggi un rapporto sul primo anno del terzo mandato del presidente russo Vladimir Putin, evidenziando come questo periodo sia stato caratterizzato da sistematiche limitazioni e violazioni della libertà d’espressione, riunione e associazione.

L’ondata di proteste scaturita dalle elezioni parlamentari del dicembre 2011 e dal passaggio di consegne tra Medveded e Putin del maggio 2012 ha determinato una serie di restrizioni. Due nuove leggi sono state introdotte e altre 11 emendate nel contesto di un ampio giro di vite sul dissenso, sulle critiche e sulle proteste.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato ‘Libertà minacciata: repressione della libertà d’espressione, riunione e associazione in Russia’, analizza gli sviluppi legislativi e i casi in cui questi sono stati applicati, in violazione degli obblighi internazionali del paese.

‘Queste recenti iniziative legali hanno lo scopo dichiarato di garantire l’ordine pubblico e proteggere i diritti dei cittadini. Il loro effetto è stato l’opposto:  persone note per le loro posizioni critiche, esponenti dell’opposizione, organismi di monitoraggio e singoli cittadini che avevano preso la parola su una serie di questioni si sono visti, nel corso dell’ultimo anno, limitare i loro diritti’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Gli emendamenti apportati nel giugno 2012 alla legge federale sulle riunioni hanno introdotto procedure d’approvazione eccessivamente gravose, hanno profondamente aumentato le sanzioni per i reati amministrativi, hanno imposto ulteriori doveri a carico degli organizzatori e accresciuto le loro responsabilità rispetto alle azioni dei partecipanti. Manifestazioni sono state regolarmente vietate o disperse in modo illegale.

L’uso eccessivo della forza da parte della polizia e gli arresti arbitrari hanno contraddistinto proteste come quelle di piazza Pushkinskaya e di piazza Lubianskaya nel marzo 2012, quella di maggio di piazza Bolotnaya e quelle organizzate dal movimento Strategia 31 o le passeggiate dei cittadini, sempre nel maggio scorso.

‘Gli stati hanno l’obbligo di autorizzare e proteggere le riunioni pacifiche, mentre la posizione delle autorità russe è che le dimostrazioni che non approvano non devono aver luogo. Le eccezioni, di volta in volta, confermano la regola’ – ha sottolineato Dalhuisen.

In un linguaggio che richiama volutamente quello della guerra fredda, una legge del 2012 richiede alle organizzazioni che ricevono fondi dall’estero di registrarsi come ‘agenti stranieri’, qualora si ritenga che siano  coinvolte in non meglio specificate ‘attività politiche’.  Questa legge, così come la cosiddetta legge Dima Yakovlev limitano i finanziamenti provenienti dagli Usa e la possibilità dei cittadini statunitensi di lavorare per organizzazioni che operano in Russia, attraverso l’imposizione di limitazioni alla libertà di associazione che non trovano riscontro negli standard internazionali sui diritti umani.

Un’ondata di ispezioni nelle sedi delle Organizzazioni non governative (Ong) – oltre 200 dall’inizio del 2013 in 50 regioni del paese – ha preso di mira i più importanti gruppi per i diritti umani della Russia dando l’idea di essere l’inizio dell’applicazione della nuova legislazione.

La prima Ong ad andare incontro a un procedimento legale per una presunta violazione della legge sugli ‘agenti stranieri’ è stata l’Associazione in difesa dei diritti degli elettori Golos (Voce), che ha svolto un ruolo importante nell’organizzazione del monitoraggio delle elezioni e nel denunciare presunti brogli nelle elezioni parlamentari del 2011 e in quelle presidenziali del 2012.

Un’altra serie di nuove leggi e di emendamenti a quelle in vigore ha messo a rischio la libertà d’espressione. L’ampio ambito di applicazione e la formulazione generica della legge federale sul tradimento e lo spionaggio può ora consentire facilmente l’incriminazione di difensori dei diritti umani e attivisti della società civile che collaborano con organizzazioni internazionali.

‘Questo ventaglio di nuove restrizioni, che intende limitare le donazioni e l’influenza dall’estero sulle Ong russe, è stato ripetutamente giustificato con la necessità di salvaguardare la stabilità del paese e proteggerlo da interessi stranieri ostili. Questa retorica è familiare a quella dei regimi repressivi. Non è nuova in Russia. Ma mentre il tema della stabilità poteva avere un senso nei primi anni di Putin, ora appare sempre di più un escamotage per promuovere gli interessi di pochi a danno dei diritti di molti’ – ha commentato Dalhuisen.

Il ritorno del reato penale di diffamazione inibisce critiche legittime nei confronti del governo e dei pubblici ufficiali mentre una proposta di legge sulla ‘blasfemia’ (una risposta alla vicenda delle Pussy Riot), se adottata, rischierebbe d’imporre limitazioni incompatibili con la libertà d’espressione.

‘Poco dopo l’inizio del suo mandato, il presidente Putin aveva parlato in favore di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. La sua presidenza, però, assomiglia molto a una caccia alle streghe contro chi dissente e chi critica, mentre la società civile rischia di essere soffocata e isolata, non dietro una cortina di ferro ma dietro una cortina di leggi’ – ha aggiunto Dalhuisen.

‘Il coinvolgimento dei cittadini è un prezioso capitale sociale ed è interesse della Russia investire su di esso.  Invece, l’attuale governo lo sta riducendo al silenzio attraverso un’ampia gamma di violazioni dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Questa tendenza dev’essere urgentemente invertita’ – ha concluso Dalhuisen.

Ulteriori informazioni

Questo rapporto viene lanciato contemporaneamente a quello di Human Rights Watch dal titolo ‘Leggi d’attrito: la repressione nei confronti della società civile russa dopo il ritorno di Putin alla presidenza’. Le due organizzazioni per i diritti umani espongono l’assalto in corso alla libertà d’espressione, associazione e riunione che ha preso forza sotto lo sguardo del presidente Putin durante il primo anno del suo terzo mandato.

Scarica il rapporto in inglese

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 24 aprile 2013

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