Russia, infondata l'accusa di pirateria nei confronti degli attivisti di Greenpeace - Amnesty International Italia

Russia, infondata l’accusa di pirateria nei confronti degli attivisti di Greenpeace

24 settembre 2013

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Amnesty International ha giudicato manifestamente infondata l’accusa di pirateria mossa dalle autorità russe nei confronti di una trentina di attivisti di Greenpeace e ha chiesto il loro rilascio su cauzione in tempi ragionevoli e la garanzia che possano avere pieno accesso alla difesa nell’eventualità di un processo.

‘Gli attivisti disarmati di Greenpeace non sono pirati, non c’è discussione. Le autorità russe dovrebbero indagare sulle denunce relative all’uso della forza nel corso dell’abbordaggio della nave, che ha preceduto gli arresti’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Il 19 settembre 2013 le forze di sicurezza russe avevano abbordato la nave di Greenpeace Arctic Sunrise. Secondo gli attivisti, gli uomini della sicurezza avevano sparato in acqua e in aria e squarciato i canotti gonfiabili. Poi avevano radunato l’equipaggio della nave con la minaccia delle armi e messo  fuori uso la sala radio.

Gli attivisti di Greenpeace stavano protestando contro le prospezioni petrolifere della Gazprom nel mar di Pechora, nell’Artico, nei pressi dell’arcipelago di Nuova Zemlya.

Il diritto internazionale definisce la pirateria come azioni illegali di violenza, arresto o aggressione per conseguire un vantaggio privato. Il codice penale russo contiene una definizione analoga, aggiungendo che gli atti di pirateria devono prevedere la cattura di un’altra nave e l’uso, o la minaccia dell’uso, della violenza. La pena prevista è da cinque a 15 anni di carcere.