Russia, un anno dopo la protesta delle Pussy Riot attacchi alla libertà d'espressione in aumento - Amnesty International Italia

Russia, un anno dopo la protesta delle Pussy Riot attacchi alla libertà d’espressione in aumento

20 febbraio 2013

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Un anno dopo la performance delle Pussy Riot, che all’interno della principale cattedrale ortodossa di Mosca cantarono un brano di protesta, Amnesty International ha dichiarato che la situazione della libertà d’espressione in Russia è peggiorata.

L’arresto e la condanna a due anni, nell’agosto 2012, di tre esponenti del gruppo punk femminista Pussy Riot, sulla base della dubbia accusa di ‘teppismo per motivi di odio religioso’, ha dato il via a un grave giro di vite nei confronti dei diritti umani. Da allora, la Russia ha adottato nuove leggi che prendono di mira gli attivisti politici e per i diritti umani, le organizzazioni non governative e coloro che criticano le autorità. Queste leggi sono in contrasto con gli obblighi internazionali del paese in materia di diritti umani.

Due delle tre Pussy Riot, Nadezhna Tolokonnikova e Maria Alekhina languono ancora in una colonia penale, lontano dalle loro famiglie e dai loro piccoli figli. Maria Alekhina è stata minacciata e posta in isolamento, mentre le condizioni di salute di Nadezhna Tolokonnikova sono peggiorate. Amnesty International continua a chiedere il loro rilascio. Ekaterina Samutsevich ha ottenuto in appello il rilascio condizionato.

‘Il fatto che Nadezhna Tolokonnikova e Maria Alekhina restino in prigione pur avendo figli piccoli è in qualche modo un’intimidazione. Chi se la sentirà di prendere parte a una protesta, sapendo che rischia di non vedere i suoi figli? Si tratta di crudeltà a scopo propagandistico, nient’altro’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

‘Il governo russo sta venendo meno alla promessa fatta ai cittadini 20 anni fa, dopo il collasso dell’Unione sovietica. Le autorità di Mosca devono impegnarsi urgentemente a rispettare i diritti umani e cessare di sostenere che le libertà civili da un lato e i diritti sociali ed economici e la stabilità politica dall’altro siano incompatibili’ – ha sottolineato Dalhuisen.

Nel giugno 2012 le autorità russe hanno introdotto regole ulteriormente restrittive sullo svolgimento delle manifestazioni, con multe che possono arrivare fino a 24.000 euro. Nello stesso mese, il reato di diffamazione ha fatto il suo ritorno nel codice penale, con multe ancora superiori al passato.

Nel novembre 2012 è entrata in vigore una nuova legge che richiede alle Organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi come ‘agenti stranieri’. Questo provvedimento non solo comporta maggiori doveri di rendicontazione ma, soprattutto, crea una negativa percezione delle loro attività, a causa del significato dell’espressione ‘agente straniero’ nel linguaggio russo.

Sempre lo scorso novembre è stata approvata una nuova e più ampia definizione di ‘tradimento’, che rischia di criminalizzare l’attivismo politico e per i diritti umani.

Infine, nel dicembre 2012, il parlamento russo ha approvato la cosiddetta legge Dima-Yakovlev, che impone ulteriori forti restrizioni nei confronti delle Organizzazioni non governative e introduce misure discriminatorie nei confronti di persone che hanno anche la cittadinanza statunitense.