Salvare vite in mare – L’editoriale - Amnesty International Italia

Salvare vite in mare – L’editoriale

10 luglio 2017

Tempo di lettura stimato: 3'

di Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia

Cara amica, caro amico,

i termini della questione sono semplici. Una persona che fugge dalla persecuzione che la colpisce o dalla guerra che affligge il suo paese ha diritto di essere protetta. Gli stati hanno l’obbligo di proteggerla e possibilmente d’istituire canali legali e sicuri per permettergli di giungere a un luogo sicuro.

Nella misura in cui questo, ahimè, non avviene, le persone che fuggono attraverso il mare e rischiano di naufragare hanno diritto di essere salvate. Non farlo, lasciarle andare a fondo, è illecito e inaccettabile, quale che sia la ragione addotta (fosse anche per il sacrosanto obiettivo di contrastare i trafficanti).

Salvare vite in mare è compito, oltre che degli stati attraverso le navi pubbliche, anche delle imbarcazioni private che si trovano nei paraggi.

Ebbene, le Ong fanno in modo di trovarcisi nei paraggi. Perché gli stati al momento stanno facendo poco o nulla per salvare chi si dirige verso le loro coste, evitano di avvicinarsi alle zone in cui i barconi affondano.

L’imperativo è di “contenere” gli arrivi, anche se ciò comporta non dare protezione a chi ne ha diritto, anche se ciò significa non salvare vite umane.

Le Ong sono un bastone tra le ruote di questa politica. E ciò spiega, forse, le insinuazioni, le calunnie, gli attacchi che hanno subito. Abbiamo ascoltato le audizioni in parlamento e le esternazioni televisive di un magistrato, che ha detto di non avere elementi su cui indagare ma nondimeno di supporre, di ritenere; e le parole di un ministro che si è affrettato a dire che costui “Ha ragione al cento per cento” (ma su cosa?). C’è stato un gran parlare “delle Ong”, poi di “alcune Ong”, poi di alcuni esponenti di alcune Ong, poi del capitano di un’imbarcazione di una Ong, la cui colpa sarebbe stata, in un solo caso, di non avere avvertito preventivamente la guardia costiera di un’operazione di salvataggio.

Dunque, nella migliore delle ipotesi è stato sollevato un polverone, nella peggiore si è lanciato fango

La speranza è che gli italiani non si facciano confondere le idee e che capiscano, appunto, quali sono i termini della questione.

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